
Fare l’amore… Una meravigliosa esperienza. Ogni volta.
Non è solo sesso, certo che no!
Non è solo tenerezza, affatto.
Non è solo comunione, neanche semplice comunicazione.
E’ un po’ di tutte queste cose insieme in una ricetta dal dosaggio perfetto.
E’ un piacere che si distende sul letto del tempo. Inizia ed è subito impeto, voglia, fame alchemica e si protrae fino allo sfinimento, allo stordimento dei sensi.
Sintetizzarsi nell’altro diventa un gioco in cui la percezione della somma stabilisce l’equilibrio funambolico di quegli attimi intensi
E il ritmo del respiro diventa una voce assordante che sovrasta la folla di tutto il resto.
E i gemiti… note sinfoniche che colano dal pentagramma dell’anima.
Fare l’amore è dirsi tutto quanto con le mani.
Fare l’amore è dare modo ai sussulti di divenire linguaggio e le parole carne e il tempo un semplice dettaglio
Fare l’amore è una gioia che riesce anche a far male tanto è intensa… quando è intensa.
Fare l’amore è averti negli occhi e nella bocca.
E sopra.
E dentro.

E’ scoppiata la moda dei sexy toys…. “Oddio”, mi dico, “ci sarà da divertirsi?”
Sempre più spesso sento parlare di “cassetti magici”,di “scatole delle sorprese”,di “ stanze dei giochi”, che mi chiedo “Ma proprio gli adulti non vogliono crescere?” Ma andando a fondo della questione mi rendo conto che quei cassetti, quelle scatole non sono esattamente piene di yo-yo o girandole.
La parola “vibratore” è ormai più comune di trigliceridi o di chiodi di garofano, il punto G è diventato più importante del punto A e di quello B, i sexy shop woman friendly sembrano essere la nuova frontiera per il sorriso delle ragazze… altro che shopping all’outlet di Gucci .
Entrare in un sexy shop non è più una cosa scandalosa. Maneggiare un pene di plastica sotto gli occhi divertiti di belle commesse (che nulla hanno a che fare con l’idea lercia e squallida di maitresse con calze a rete o salivose), è un’esperienza divertente. Così come è esilarante scoprire gadget per tutti i gusti…Certo trovarsi al cospetto di un Dildo
in titanio è un po’ inquietante ma la paura passa presto quando ti viene proposto
il Rabbit
ovvero un vibratore vaginale con le orecchie da coniglio….(che fanno il resto). E poi che meraviglia… ci sono i giochi waterproof (a prova di acqua) o quelli da conservare in frigo per un’ esperienza agghiacciante o le perle giapponesi, o certi ring
che luccicano più di fedi nuziali e la cosa entusiasmante, a sentire l’addetta alle vendite è che “ sono tutti lavabili con acqua e sapone”….”Azz,” penso io, “sai che sollievo a non doverli bollire a 300 gradi prima o dopo l’uso.
Forse ormai non ho più l’età…certo non sarò più la 25enne tutta gaia e tutta soda con tanta voglia di scoperta, ma ai miei tempi la possibilità di poter aver e un sabato sera a disposizione col mio ragazzo era l’idea più trasgressiva che potessi concedermi. Questo ha fatto in modo che conferissi al sesso quel ruolo importante di coadiuvante e collante all’interno di un rapporto. Oggi, mi fa un po’ impressione sentire che ragazze tra i 25 e i 30 anni , con un buon lavoro, un partner di tutto riguardo e una vita davvero gradevole debbano sentire il bisogno di concedersi qualche svago in più e di dar luce a quel fondo di cassetto che a quanto si dice è in ognuna di noi.
Non sono una bacchettona per costituzione, la mia mentalità elastica si allunga abbastanza fino a comprendere il bisogno fortissimo che ognuno di noi ha di conoscere se stesso e il proprio corpo. La sperimentazione dell’autoerotismo è legittima come quella della sopportazione del dolore o della resistenza in apnea, l’allargamento dei propri orizzonti dovrebbe sempre stimolarci ad una maggiore conoscenza anche in campo sessuale, ma un allenamento all’orgasmo mi pare una pratica un po’ sterile così come un po’ inutile mi pare trovare spazio a cosucce che alla fine provvederemmo a tenere ben nascoste.
Ma vi immaginate cosa potrebbe succedere se il nostro cane riuscisse ad infilarsi in bocca quel meraviglioso vibratore afro, ultimo acquisto del fine settimana, e se ne andasse in giro tutto contento proprio mentre è venuta a trovarci mammà o la delegata del comitato parrocchiale per la raccolta dei fondi per la festa della Madonna Della Catena?
Io penso che al giorno d’oggi, tempo in cui tutto ha una sua collocazione, legittimazione, diritto d’essere dovremmo davvero concederci più tempo per noi stessi, alla ricerca di ciò che siamo realmente. Alla ricerca di quella libertà mentale che possa definire nuovi contorni a ideali fondamentali come la cultura, la politica, l’educazione…. Anche il sesso certamente… ma alla fine suppongo sia meglio un “reale” compagno/a (questo poco importa) o anche due se si ama la confusione…in carne ed ossa.
Perché queste pratiche strumentali mi pare che aiutino solo a sopperire un eros stanco e annoiato…o no?
(Sarà per questo motivo che l’editoria ha subito un tracollo?)

“Avevo 43 anni e due figli quando ho perso l’orgasmo. Come si fa a perdere un orgasmo direte voi. Che cos’è un calzino? E’ finito in qualche cesta del bucato sessuale, in attesa di ricongiungersi col compagno in modo da diventare un orgasmo multiplo? La gente perde spesso delle cose. La pazienza. Il senso dell’umorismo. La linea (il termine “collant contenitivo” vi dice niente?). La ragione (dopo il parto di sicuro). Ma non l’orgasmo. Io però, non riuscivo più a trovarlo Era più sfuggente dell’ombra di Peter Pan. Credetemi, l’ho cercato più di quanto abbiano cercato il triangolo delle Bermuda, lo Yeti, Amelia Earhart, la Marie Celeste, il mostro di Loch Ness e gli scrupoli di George Bush…..”…(da “Come uccidere il marito” – Ketty Lette)

Quando ho letto questa pagina ho sorriso di gusto, veramente tutto il libro è un delizioso susseguirsi di immagini ironiche e divertenti, ma poi ho acceso una bella sigaretta, ho poggiato il libro sulle gambe e ho cominciato a pensare...
I miei 40 anni non sono i 43 della Lette però ci siamo vicini per cui dovrei pormi il problema di come sarà quando perderò l’orgasmo? Roba da rabbrividire direi, non ci avevo mai pensato. Ricordo perfettamente quando l’ho incontrato e sinceramente non ho molta voglia di dirgli addio. Sicuramente per quella bellissima sensazione che infonde fisicamente ma anche per l’attestazione di persona attiva e certamente felice ,anche se per un tempo effimero, che conferisce. Perderlo significherebbe perdere quella voglia di sedurre che viene prima dell’atto in se stesso. L’orgasmo è il fine ultimo di una danza complessa e suggestiva, fatta di sguardi, di approcci, di fiato sul collo e promesse sussurrate o solo supposte. Sarebbe troppo riduttivo non considerare che anche scegliere un vestito (o ringraziare per averlo fatto) non sia parte di quel sublime piacere, che ahimè scopro solo adesso, potrebbe andare smarrito. Che poi il sesso è un aspetto talmente presente nella vita di ognuno fin da quando si è bambini, da considerare impossibile di non considerarlo.
All’inizio è una scoperta meravigliosa, un gioco gradevole che ci fa sentire grandi. L’impaccio iniziale ci sfugge del tutto. E’ conquista.
Man mano si evolve in qualcosa di più intenso, la conquista cede il passo al possesso. Il gioco si fa più interessante perché il coinvolgimento diventa maggiore. Ma ha in se ancora qualcosa di …come dire?...Tagliente, appuntito, non levigato.
Fino a giungere alla maturità, all’affermazione. E proprio in questa fase tutta una serie di ulteriori scoperte rendono l’amplesso perfetto e appagante. Parlare di orgasmo multiplo sembra un po’ una roba da film hard (di quelli che se ne stanno li per ore a fare entra ed esci, su e giù, mettiti così e mettiti colì) e invece è un’esperienza disarmante, strabiliante direi. Perché è vero alla mia età il sesso diventa veramente roba raffinata, da gustare con calma e completamente. Ci si parla su, si ride, si gioca, si mangia…e quei quarto d’ora di un tempo diventano ore distese tra il fruscio delle lenzuola e la gratitudine di sentirsi ancora vivi. E belli. E contenti.
L’idea di dover cedere ad una resa fisiologica è quasi deprimente. Come procedere verso il rincoglionimento cosmico che muove tanti arzilli vecchietti, i quali ammiccano pure ma già si stancano al pensiero di un bacio.
Veramente uncinetto, balera e scopone scientifico basteranno a colmare il senso di vuoto?

Cosa c’è di più gratificante, di più entusiasmante, di più romantico che sentirsi dire dal proprio uomo “ti amo” o “sei la mia vita” o ancora “tu mi dai gioia e felicità”? Nulla suppongo, a patto che chi proferisce queste parole sia davvero il proprio uomo e non quello che un’altra inconsapevolmente ti cede part-time.
C’è una categoria di donne che da sempre si muove dietro le quinte, bravissime e silenziose si accontentano di momenti rubati, di briciole di tempo sottratte ad altre come piccoli uccellini ladri. Sono le amanti.
Donne, la cui unica colpa sembra essere quella di essersi innamorate del marito di un’altra.
Alcuni le definiscono “sfascia famiglie”, altri “puttane senza scrupoli” e invece sono esseri delegati a rendere un grande servigio alla società: Rafforzare i legami. Altrui.
Non per nulla Oscar Wild diceva che “La gioia dell’uomo sposato….è chi non ha sposato”anche se i suoi riferimenti erano altri.
Il fatto è che l’uomo piuttosto che affrontare i problemi di un matrimonio che funziona poco cerca ricovero tra le pieghe di un’altra a patto che non rompa le palle, che non diventi impegnativa o esigente.
Perché se poi vengono spaventati da situazioni che potrebbero divenire imprevedibili, allora tornano con la coda tra le gambe a casa, in attesa di non farcela di nuovo e fuggire tra le cosce di un’altra.
Nell’immaginario comune delle amanti c’è un’idea sempre uguale a se stessa ovvero che il “proprio” uomo viva in una condizione quasi terribile, che la sua vita sia tetra, muta, infelice entro le mura domestiche. E invece il più delle volte non è così. L’uomo non soffre a vivere in casa sua, a godere dei propri figli, delle proprie comodità, dei propri amici. E la cosa più sorprendente è che anche con la signora legittima ha i suoi bei rapporti sessuali, che magari consuma con cadenza settimanale o oltre, ma comunque comprensivi di amplesso ed eiaculazione di parole melliflue.
Ma allora il punto della situazione è che gli uomini sono dei gran bastardi? Che la colpa è tutta loro?
No. Non dico questo.
Il fatto è che in amore non esistono leggi. Può essere giusto tutto e il contrario di tutto.
Ci sono donne che scelgono il ruolo di amante per comodità. Che giocano con questo o con quello senza nessuna complicazione sentimentale. Quelle che usano i mariti delle altre mentre altre usano i loro. Quelle che non aspettano alcuna telefonata e non si rammaricano per un appuntamento disatteso, per un incontro saltato.
Però ci sono anche quelle che vivono rapporti lunghissimi e irrisolvibili. Quelle che diventano seconde mogli senza essersi liberate delle prime. Quelle che accettano un figlio non desiderato, solo per amore. E per amore tacciono e subiscono regalando a chi non lo merita anni che non torneranno indietro.
Ho letto da qualche parte che tale atteggiamento è pari ad una vera e propria perversione sentimentale, una bulimia del cuore, un atto di punizione pari a quei piccoli tagli che menti autolesioniste si producono sul corpo.
Ma quello che mi chiedo o meglio che vorrei chiedere ad una delle signore che hanno deciso di seguire questo percorso:
Ma per uno qualsiasi di questi maschietti, ne vale veramente la pena?
Perché se lui è un bel bamboccione che ama stare con un piede in due scarpe, che non sta con voi nell’attesa di lasciare la moglie ma sta con voi nell’attesa che lo lasciate per trovarne un’altra….o che vive tranquillamente prendendo a destra e a manca…
allora signore datevi da fare e fate scoppiare la bomba…magari giusto per l’ultimo dell’anno.
Sai che botti…..

Non ci sono più le puttane di un tempo. Parlo di quelle vere, di quelle che svolgevano la professione con impegno e dovizia. Parlo di quelle che avevano ereditato il mestiere dalle madri , di quelle che crescevano nei bordelli e che imparavano i rituali magici del donare piacere.
Fare la puttana non era per tutte. Saper manovrare l’arnese ,un tempo, era un’arte importante. Le mogli proprio non ci riuscivano, le amiche delle mogli forse lo facevano meglio ma con la filosofia del “ Non qui, non adesso”.
Oggi tutte si improvvisano puttane e più che quello riescono ad essere troie, che diciamocelo non è esattamente la stessa cosa.
Basta avere un bel culo e un bel paio di tette ed ecco tutte quante a fare la fila alla camera dei deputati o a Cologno Monzese che è poi la stessa cosa.
La legge Merlin aveva disposto la chiusura delle case chiuse, dei bordelli, forse per questo sono stati creati gli studi televisivi.
Non voglio improvvisarmi la bacchettona che non sono ma sinceramente di tutte queste letterine e letteronze, veline e velette, troniste ,naufraghe e sorelle del grande… fratello non se ne può più.
E’ una reale pietà vederle danzare a stento, sfilare incespicando sui tacchi, recitare ossignoreiddio a soggetto e cimentarsi in ogni settore possibile che tanto è spettacolo e dunque mica ci vuole preparazione.
Troie, troiette, troiettine pronte ad uscire con questo o con quello, a sniffare a ubriacarsi… che se ti va bene ti presentano il tipo giusto e poi finisce che ti sistemi, con un bel posto in una redazione o ancora meglio ti apri la tua bella boutique al centro.
Che ne sanno degli stantuffi che si usavano un tempo per fare le dovute abluzioni o il tempo che si passava a preparare l’alcova a secondo del cliente di turno?
Oggi sono puttane in serie, mi viene da dire “Buttane Industriali” ma anche quella è una citazione troppo colta al cospetto del “passaparola”inquietante.
Poi esiste questo strano connubio tra la gnocca e la politica, che allora mi viene da pensare che è pure uno scontro titanico tra "potere e potere". Perché ormai in Italia….dopo la biblica frase del nano gobbo (ma molto intelligente) “Il potere logora chi non ce l’ha”, si sono messi tutti quanti a “poterizzare”, dal posteggiatore all’ingresso di ogni ufficio pubblico all’ultimo impiegato comunale che ti chiede “la marchetta” per una fatturazione equa e solidale.
E allora il potere è diventato prostituzione tout court …
c’è chi fa vedere la figa e chi invece spalanca le cosce dei palazzi….E così poco importa se sei uomo o donna, bello o brutto, Costantino o Vittorio Emanuele…in Italia non fa differenza. Mele, gnocche e capitoni mi pare di essere al mercato.
E allora ti ritrovi a 40 anni senza un briciolo di invidia a guardare la tele del tardo pomeriggio che se anche non sei soda e fatale…c’hai una cosa che si chiama integrità nella quale ti sei esercitata leggendo, studiando e valutando e non è stato tempo perso ma forza guadagnata e non è da tutti. E poi c’è il rispetto per te stessa e quello vale più di di ogni altra cosa, perché a dare il peso a questo condizione è il sudore reale (non dei savoia o di scopate nel privato del pubblico) e il buttar sangue…che la preparazione fa sempre la differenza (anche se in questo post non sembra, ma ho dato corso ai miei pensieri usufruendo di una sorta di licenza poetica. Conosco l’italiano io, mica sono stata in esilio in Svizzera).


“Il dott. Visci Donato era un ometto come tanti altri in tutti i sensi. Piccolo borghese cresciuto in grembo all’azienda aveva faticato parecchio per arrivare al suo posto. 25 anni di ligio servigio erano bastati a stento a farlo accedere al quadro dei “quadri”. Arrancava sulla scala gerarchica ma da qualche anno il ruolo di capo del personale gli aveva conferito quell’aurea di potere, magnifica per ogni essere umano.
Certo si rendeva conto di suscitare negli altri una specie di repulsione, ma questi erano ormai solo dettagli. Il dott. Visci Donato si specchiò nel vetro del battente; I suoi 140 cm. di altezza e i 93 kg di peso non lo proiettavano nell’olimpo degli uomini di gran fascino. Anche la pelata arricchita da 2 ciuffi di peli ricci ai lati ,proprio sulle orecchie e il naso a nodo di cravatta non erano granché ma la caratteristica, che anche egli stesso, reputava abbastanza fastidiosa erano gli angoli della bocca costantemente bianchi per degli strani depositi di bava che continuavano a schiumare.
Eppure non poteva lamentarsi. Nonostante il fatto di non essere sposato la sua attività sessuale andava a meraviglia. Non era una pratica del tutto convenzionale ma comunque sortiva i suoi effetti. Perché il dott. Visci Donato aveva trovato una sorta di escamotage per aggirare il problema dei continui rifiuti. Lui si imponeva. Cazzo come era semplice.
Questo pensiero gli diede un’erezione blanda ma comunque pulsante.
Era semplice si. Bastava convocare qualche giovane fanciulla “da curriculum vitae” e il gioco era fatto. Anche se le meno resistenti erano le donne tra i 40 e i 50, quelle massacrate dalla vita insomma, quelle che cercavano un lavoro per il sostentamento di una famiglia appoggiata sul precariato. Le giovani laureate cominciavano a sbattergli la porta in faccia, stupide, piccole dottoresse del cazzo. Erano convinte che il loro bel titolo valesse più del culetto e che se non lì, sicuramente da un’altra part, avrebbero trovato “un posto fisso” senza qualche piccolo pom…ehm favore.
Le donne mature conoscevano il sapore amaro della sconfitta, conoscevano la frustrazione di un ulteriore fallimento . Non sopportavano il peso di un ritorno a casa a mani vuote.
E lui tutto contento preparava il suo altarino sulla scrivania per il colloquio di lavoro del giorno: fazzolettini imbevuti, preservativi e all’occorrenza quel nuovo gel lubrificante tanto pubblicizzato. Se fosse andata bene avrebbe rimediato una buona scopata e l’assicurazione che la neo assunta avrebbe soddisfatto le sue esigenze anche in periodi successivi, se invece la stronza gli avesse riso in faccia avrebbe sempre potuto chiamare nel suo ufficio quella ragazza disabile del centralino che nei casi di emergenza, anche se piangente, si girava verso il muro e subiva lamentandosi.
E si…... Lui nella vita era uno che era riuscito a realizzarsi.”
Ogni riferimento a persone somiglianti è puramente casuale. Ho voluto tracciare questo breve profilo per puntare l’attenzione su un terribile problema della nostra società, ovvero quelle delle molestie sessuali nel mondo del lavoro. Il paradosso consiste nel fatto che sempre la donna pur essendo la parte lesa, viene penalizzata in caso di denuncia. L’unica alternativa è l’abbandono del posto di lavoro. Dunque la molestia resta un fatto privato e doloroso, un duro prezzo da pagare per mantenere (spesso) l’unica fonte economica di sostentamento per le famiglie sempre più penalizzate dalla crisi economica. I meccanismi innescati da approcci sessuali negli ambienti lavorativi sono di reale sottomissione e accettazione schifata: le perplessità e la sfiducia nei confronti di chi denuncia rimanderebbero ad una serie di giudizi ed indagini umilianti e pietose nei confronti della parte lesa.
In Italia non esiste una normativa dettagliata in questo senso.
Gli artt.4 ed 8 della Legge 125/91 "Realizzazione parità uomo - donna", in base ai quali si prevede la "Possibilità di agire in giudizio contro il datore di lavoro per atti o comportamenti che portino ad una discriminazione anche indiretta sui lavoratori in ragion del sesso" non tutelano contro gli abusi sessuali.
In caso di molestie , si può ricorrere alle norme circa gli atti di libidine violenta, atti osceni, atti contrari alla pubblica decenza, violenza privata e aggressione; oppure all'artt.660 del Codice Penale, "molestia o disturbo" ed ancora al reato di "Abuso di atti di ufficio, concussione", e all'artt.2087 del Codice Civile: "dovere dell'imprenditore è di fare il necessario per tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro".
E' opportuno che le signore si facciano seguire o consigliare da un avvocato di sesso femminile.
Io sono molto più drastica. Punto tutto sull’evirazione.

L’argomento sesso tira sempre, tira le vendite, tira fuori provocazioni e dissensi, tira i bottoni dei pantaloni e i desideri nascosti. Il sesso è un po’ come Dio, esiste da sempre e in miliardi lo hanno adorato.
(Secondo il pensiero occidentale o primo mondo....)
...Le fasi del sesso sono un crescendo e se penso a questa cosa mi scappa un sorriso, se non altro, per la contentezza ( i miei quasi quarant’anni mi suggeriscono un certo contegno altrimenti salterei dalla gioia).
Abbiamo appurato che il sesso da ragazzini è robetta…uno strusciarsi , baciarsi e magari venire ma in maniera del tutto inconsulta. Poi comincia la fase della ricerca, del volere capire perché nel corso del tempo ogni essere umano ne è stato un adepto. E dopo c’è la sperimentazione e qui comincia il bello, perché ad un certo punto cominci a prenderci gusto.
Certamente a 20 anni è una conquista, ci si sente assolutamente in diritto di praticarlo aiutati dalla (più o meno) prestanza fisica e dal bisogno di affermarsi come adulti. L’associazione con l’amore è quasi dovuta, se non altro per giustificarne la reiterazione, ma spesso sono amori giustificativi…di comodo.
A 30, la faccenda si complica e proprio in quell’arco di tempo in cui ci si potrebbe divertire un casino, subentrano motivazioni morali e sentimentali a frenare un poco il tiro. Eh si, perché intorno ai 33- 35 cominci a farti delle seghe mentali non indifferenti del tipo figli, famiglia, stabilità emotiva e forse anche sentimentale. Comincia una fase nuova alla ricerca di una completezza difficilissima e improbabile. Il partner, compagno o marito, è sempre lo stesso e l’abitudine alla frequenza mette in secondo piano particolari fondamentali per l’argomento trattato. Diciamo le cose come stanno, il sesso “matrimoniale” è nella maggior parte dei casi una noia, un dovere, una valvola di sfogo e un modo come un altro per dirsi “ volemose bene”.
E poi arrivano i 40 anni. Spesso, chi giunge in questa fase ha delle grandi aspettative. I compagni di vita dovrebbero rilassarsi un pochetto, i figli cominciano a crescere, le rate del mutuo sono minori, il lavoro ormai ti conosce e sembra divenire più benevolo. Il tempo da dedicare a questa meravigliosa pratica sembra infinito se non fosse per quel muscoletto che duole, per quel tendine che tira, per la spalla che si blocca…e dunque il desiderio si ammoscia e non solo quello. Solitamente si tiene duro…perché non vuoi che questo magico decennio scivoli lentamente in quello successivo, ovvero i 50, quando il sesso diventa bellissimo e maturo e molto, molto “una tantum”. Perché diciamolo pure un orgasmo ogni 7/10 giorni non è che sia proprio il massimo della vita.
A parte questa inutile considerazione personale il mio ragionamento su tale argomento è volto ad una provocazione:
Perché la nostra complicatissima società occidentale concepisce la sessualità in un modo solo?
Quando pensiamo all’intimità siamo convinti che (a prescindere dalle posizioni e dalle perversioni) l'atto sessuale sia pura ricerca di piacere fisico e laddove è possibile interazione con i sentimenti e gli stessi pensieri del partner e invece studi molto approfonditi attestano che non è sempre così. Nelle culture tribali l’amore è un legame sociale, un legame che tiene insieme la comunità e il sesso diventa il mezzo di aggregazione più immediato. Le orge, le iniziazioni, l’astinenza, varie forme di omosessualità o bisessualità e strane combinazioni parentali o generazionali diventano “espressione” di gruppo e non individuale. Certo a nostro avviso (e a quello della Santissima Chiesa Cattolica) tutto questo sembra estremamente primordiale, peccaminoso, superato da millenni di educazione e civiltà…ma effettivamente cosa c’entra il sesso con la civiltà o con l’evoluzione? Il vero sesso è il nostro o l’altro?