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lunedì, 14 aprile 2008

Padri e Figli

dad_and_son

Di padri amorevoli che accudiscono e allevano i propri figli poco si dice. Eppure sono uno schieramento la cui forza va oltre il quotidiano vivere .

Sono uomini intensi.

Sono uomini attenti.

Amorevoli, fieri e orgogliosi del proprio ruolo, accompagnano i figli nella crescita.

Le separazioni e i divorzi sono in aumento, spesso (quasi sempre) tali realtà assomigliano a puzzle, a mosaici, i cui pezzi  offrono una visione interamente frantumata di un insieme che non è più insieme.

fathers_love

E il padre è il pezzo più solo di tutti.

Quasi sempre, per motivi  più o meno legittimi, i figli vengono affidati alle madri, la cui cura, si dice, sia maggiormente adatta alla crescita di questi. Ovviamente non sempre è così. Perché ci sono madri impegnate, stanche, deluse, menefreghiste e qualunquiste. Madri la cui attenzione è sempre rivolta ad altro. Ad altri.

I padri amano come le madri  ed è sempre stato così. Oggi hanno scoperto un nuovo modo per esprimere questo sentimento, abbandonando consapevolmente quell’immagine rigida e grigia da anni 50. Oggi i padri giocano coi figli, li aiutano nello studio, li accompagnano , li seguono, gli parlano. Ma alcuni fra questi, uomini speciali, fanno molto di più: Li crescono. Si prendono cura di essi in ogni particolare, dalla cena al bucato, dal bagnetto alle coliche. E questo loro impegno fa la differenza. Rende i figli forti e giusti.

Un consiglio alle donne separate che armano lotte ingiuste contro gli ex: il fatto che questi siano stati dei pessimi compagni non sempre significa che siano dei cattivi padri, anzi  non lo sono quasi mai.

Amare i propri figli significa concedere loro il meglio. Un padre è il 50% di questo meglio che difficilmente riesce ad esprimersi in un fine settimana su 2. Non poniamo ostacoli spazio temporali all’amore. Non precludiamo ai nostri figli la possibilità di essere felici, anche se in maniera differente, è il minimo che si possa fare.

my_son

Padre, se anche tu non fossi il mio

 

Padre se anche fossi a me un estraneo,

per te stesso egualmente t'amerei.

Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno

Che la prima viola sull'opposto

Muro scopristi dalla tua finestra

E ce ne desti la novella allegro.

Poi la scala di legno tolta in spalla

Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.

Noi piccoli stavamo alla finestra.

 

E di quell'altra volta mi ricordo

Che la sorella mia piccola ancora

Per la casa inseguivi minacciando

(la caparbia aveva fatto non so che).

Ma raggiuntala che strillava forte

Dalla paura ti mancava il cuore:

ché avevi visto te inseguir la tua

piccola figlia, e tutta spaventata

tu vacillante l'attiravi al petto,

e con carezze dentro le tue braccia

l'avviluppavi come per difenderla

da quel cattivo che eri il tu di prima.

 

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche fossi a me un estraneo,

fra tutti quanti gli uomini già tanto

pel tuo cuore fanciullo t'amerei.

 

Camillo Sbarbaro (raccolta poesie – Pianissimo 1914)

On air: father and son – cat Stevens

Le opere: oli su tela – lindsay dawson

 

Photobucketarietta alle ore 09:55 | link | commenti (43)
categorie: musica, bambini, seriamente, arte, pop , denuncia
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lunedì, 07 aprile 2008

Differenze?

La realtà, in certi casi, mi confonde e mi strapazza e mentre in Francia la fiaccola olimpica arresta la sua magnifica marcia e salta sul pulman che la condurrà incolume fino in Cina, proprio da questa porzione di oriente giunge una storia che ha saputo restituirmi, per qualche istante, quel mio sorriso di bambina. Perché alcune volte la natura, saggia e ironica, sfida e vince se stessa mettendo in scena la massima rappresentazione del Gioco delle Parti.

Allo zoo di Pechino (mi pare fosse proprio quello) un lupo si innamora di una capretta e questo amore è talmente deciso e arrogante da spiazzare ogni volontà di contrasto e dare ai 2 la possibilità di mettere su casa insieme. La storia comincia quando uno dei guardiani  dimentica di chiudere il recinto della piccola che, mossa da curiosità, decide di sfidare le convenzioni e si intrufola secca secca e impertinente (per il bosco) nell’area di rifugio del baldanzoso lupo. Al mascalzone non sembra vero e giunge di fretta leccandosi i baffi che lo rendono l’irresistibile marpione che è. La sciagurata signorina  pare abbia cominciato a tremare e quel tremore le ha conferito quell’aspetto irresistibile che ha fatto la differenza. Il lupo, infatti, dopo averla odorata a dovere (sotto gli occhi terrorizzati degli avventori) è esploso in un ululato liberatorio “ Ecco, ho trovato la mia compagna”sembrava urlare ad una luna incredula. Adesso i  2 vivono nello stesso loft per la gioia di grandi e bambini, l’unica cosa che non riescono a condividere sono i pasti infatti l’ovina(?) non rinuncia alle sue erbette e insalatine mentre lui (?) non accetta che bistecche.

Tutto questo ha poco a che vedere con gli stupidi uomini che proprio non riescono a cedere alla tentazione di mettersi in discussione… tracotanti  e rigidi come pali della luce non accettano che la propria ragione possa arrendersi alle mille altre esistenti.

I cinque cerchi olimpici sono divenuti manette e io me le sento ai polsi perché le ingiustizie mi legano al palo della mortificazione e le catene pesano come quella logica irrazionale che difficilmente riusciamo ad accantonare. Non voglio giudicare la riottosità di certe menti ma non posso non sentirmi frantumata contro il muro di gomma  dello scontro fisico e ideologico in nome di stupide verità le cui  certezze oggettive  di alcuni  sono   soggettive per altri.

Mi piacerebbe invitare chi di competenza a riflettere. Nulla è insormontabile, forse difficile, forse improbabile, ma non necessariamente impossibile. Se la natura cede a se stessa in casi come quello citato o ancora come nel caso della piccola Lala, bimba indiana, nata con due facce e cioè 4 occhi, 2 nasi, 2 bocche e per questo venerata come una dea dai genitori e dagli abitanti del suo villaggio che proprio non vogliono considerare la possibilità di operarla, allora perché certe maggioranze non possono cedere ad alcune minoranze che non ledono e non offendono?

Photobucketarietta alle ore 21:28 | link | commenti (22)
categorie: seriamente, pop , dubbi, denuncia
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giovedì, 21 febbraio 2008

Carmen

In queste ultime settimane la legge 194 ha fatto da cassa di risonanza a schieramenti e convinzioni.

L’aborto in se stesso è stato strumentalizzato.

Parlandone non dico nulla di nuovo, nulla che non sia stato già sentito e ribadito però ad un certo punto mi sono ricordata di Carmen:

Circa 6 anni fa frequentavo il CAV (Centro Aiuto alla Vita), più per espiare un grosso peccato che per altro. Il grosso peccato è forse quello di essere una persona che vive da privilegiata in una società sempre più povera, sempre più infelice.

In quel luogo ho conosciuto Carmen, una volontaria come tante. Non era particolarmente silenziosa ma neanche troppo loquace. Restava delle ore a sistemare il magazzino del centro invaso da ogni sorta di merce. Qualche attimo di confidenza nel corso del tempo mi consegnarono una verità troppo pesante anche solo da ascoltare.

Non aveva molti amici, aveva studiato fino quasi alla laurea e viveva con la madre e una sorella.

Carmen aveva abortito, era praticamente una bambina quando era successo.

Si era innamorata o credeva di esserlo, di un ragazzo di 10 anni più grande di lei. Avevano avuto dei rapporti diciamo consenzienti  se a 13 anni questo è legittimo. Era rimasta incinta subito e con altrettanta solerzia era stata portata ad abortire. Non le era stata data possibilità di scelta. Perché a 13 anni si può solo ubbidire alle sollecitazioni che giungono dall’esterno, un esterno spesso aggressivo e doloroso. E così Carmen col suo corpo da donnina (e neanche tanto) e con lo stupore negli occhi si era ritrovata carne da macello. Brutto a dirsi, vero? Anche un po’ scontato forse…parafrasando Francesco Guccini. Però questo aveva effettivamente provato.

In seguito la sua vita era stata disastrosa. Un uomo dopo l’altro che potesse sopperire la perdita, non solo di quel probabile figlio ma principalmente di se stessa . Una vita sregolata in una famiglia tanto colpevole, per non essersi accorta di nulla, quanto il prolifico mezza tacca che l’aveva condannata.

In sostanza quella donna era il fantasma di se stessa, la copia su carta velina di quella che avrebbe dovuto essere in effetti. Se non le avessero succhiato via il sangue con un frullatore, come vampiri.

Il periodo di espiazione al centro è finito e di Carmen mi è rimasto solo il ricordo. Un ricordo fatto di occhi alla continua ricerca di qualcosa  che potesse riempire  gli spazi di un’esistenza a perdere. Mi fa rabbia pensare che anche il padre ragazzino non abbia avuto nessuna altra soluzione se non quella di eliminare l’ostacolo da un punto di vita maschilista. Quale altro rimedio al più classico degli errori? Una scopata è una scopata…cosa c’entrano i figli?.

Erano i primi anni 80 ed il suo aborto era stato effettuato in uno studio medico alquanto rudimentale.

La legge ci serve per definire i parametri civili entro i quali muoversi. La legge ci serve a disciplinare ciò che comunque verrebbe fatto, perché una cosa è la legalità e un’altra la moralità.

Però è pur vero che ognuno vive una propria vita fatta di esperienze e cultura che andrebbero riconosciute e comunque tutelate. Una madre  deve decidere di esserlo o non esserlo. A propria discrezione, secondo le proprie capacità. In ogni caso

Una cosa è concepire( in questo siamo bravi tutti più o meno) un’altra cosa è affrontare tutto il resto.

Io penso , ritenendo l’aborto sbagliato,che questa decisione  sia già una condanna per la donna che lo deve affrontare .

La legge c’entra poco.

Chi sceglie questa possibilità già perde in partenza….per quello che la vita le riserverà… per quel senso di colpa che sicuramente  naufragherà nella  vergogna per se stesse.

E un naufragio è un naufragio.

Perché anche la più indefessa sostenitrice di questa pratica si troverà ,almeno per un attimo, al cospetto della propria coscienza.

Per il resto, tutto mi sembra superfluo.

Photobucketarietta alle ore 09:12 | link | commenti (20)
categorie: seriamente, emozioni, dubbi
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martedì, 11 dicembre 2007

Sarà un grande natale, il più grande!

Oggi è stata una giornata da paura.

In coda al distributore di benzina per 50 minuti che poi ho dovuto anche pagare e facendo due conti ho perso un euro a minuto perché la mia dolce compagna di viaggio ha fatto il pieno. E siccome con la testa tra le mani non ci so stare mi è pure toccato di pensare.

Nel tardo pomeriggio sono giunta al supermercato. Strabiliante. Ho visto la gente litigare alla cassa mentre spingeva carrelli che soccombevano al peso di tutta la roba possibile.

Ecco come gli italiani spenderanno la loro tredicesima. In viveri. Perché siamo in  stato di guerra.

Ho girato i tacchi e sono andata via senza comprare neanche il pane, forse domani mi toccherà fare la fila anche per quello.

Però, adesso, seduta al mio pc sorrido.

Spero che gli autotrasportatori non mollino. Questo mi crea disaggio, ma prego perché tengano duro. Che blocchino questo paese. Che inneschino la bomba del mercato nero.

Che diano inizio alla danze.

Intanto comincio a pregare affinchè i signori che ci governano si mettano addosso una bella paura.

E che comincino SUBITO a lavorare per noi, perché noi proprio non ce la facciamo più a lavorare per loro.

Che capiscano che gli italiani si sono rotti davvero i coglioni.

E che lavorare è prima di tutto un diritto e poi un dovere.

E che capiscono che morire sul lavoro è un dato infamante e non allarmante.

E che con 1.200,00 euro al mese una famiglia non può vivere se deve nutrirsi di pane che subisce rincari, se deve usare il carburante ma mica per fare andare la macchina che ormai è un lusso, ma per accendere quegli stessi motori che poi esplodono e sommergono vite sotto un mare di fuoco e olio.

I Tir bloccano tutto? E Le industrie mandano a casa i dipendenti e sospendono la produzione pure del Pandoro. A Natale! Ma stiamo scherzando? (e non per il pandoro ovviamente ma per tutte le famiglie che temono una natività al freddo e al gelooooooo).

E che capiscano che  i pensionati sono i nostri e i loro padri. Gente anziana che deve gestirsi con 360,00 al mese. E si mettono in coda a guardare il “Red Carpet” della prima alla Scala….non ci pensano davvero a guardare l’opera a loro basta vedere sfilare le ministre e le mogli dei finanzieri tutte bardate. Che bello spettacolo.

Che si rendano conto che si uccide per spiccioli. Perché la fame è nera.

Ma cosa gli ci vuole per accorgersi che viviamo come se fossimo in guerra?  Forse sono solo confusi dal fatto che giocano entrambi i ruoli. Quello di carnefici  e di difensori. Un vero paradosso.

Sono una pacifista, ma qui col buonismo non battiamo chiodo.

Ci pigliano per brava gente, pensano che noi in quanto popolo possiamo accettare tutto, sopportare ancora di più.

D’altra parte anche loro si credono popolo, perché da qui giù son passati….e adesso svolazzano sui predellini.

Spero che quelle 4 vite passino alla storia come l’inizio della rinascita.

Spero che quegli uomini sui loro carri d’acciaio e metallo diventino truppe di rivoluzione.

C’è una strana arietta….

Spero davvero che sia un Grande  Natale!

Il più grande!

Photobucketarietta alle ore 23:06 | link | commenti (36)
categorie: politica, seriamente, pop
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lunedì, 10 dicembre 2007

La cosa

bandieraQuesta è una bandiera rossa.

perizomaQuesto è un perizoma rosso.....

A chi sia venuto in mente di chiamarla Cosa Rossa, anche se provvisoriamente, non  è ben chiaro. Però è sicuro che in certi casi vogliamo farci del male. Già il solo pensiero di chiamare una qualsiasi cosa… “cosa” appunto, mi lascia un po’ interdetta, suvvia tutto ha un nome e l’approssimazione non depone mai a vantaggio di nessuno soprattutto di un partito politico.

 La cosa rossa è un cosa che non si capisce cosa sia e che facilmente da adito a battutine del genere “e si vede che è irritata…” oltre a quella divertentissima della Littizzetto che ovviamente la ha attribuita alla Brambilla laggiù….

Però i nostri politici hanno un po’ perso il senso delle ragioni che gli hanno lastricato la strada fin lassù. Ormai rifondare i partiti significa puro e semplice restyling , un fatto di colori, di gradazioni, di nomi, di numeri. I simboli sono diventati più importanti dei proponimenti per cui il fatto che la falce e il martello non siano visibili sullo stendardo significa che la sinistra non considera più il lavoro e i lavoratori come il punto fondamentale della propria ideologia .I programmi vengono dopo, se vengono…e comunque sono solo un pretesto che li autorizzi a restare al vertice e non mollare quell’appiglio di potere per cui darebbero via il culo. Perché spesso i programmi vengono distorti, disattesi, aggirati. Io proprio non mi rassegno a questo scempio. Mi sembra di vivere in un film diretto da un ibrido di Almodovar e Tarantino, mi sembra tutto così pulp, così aggressivo e isterico.

La politica non è più politica. E’ una specie di nuovo network televisivo, una passerella  nella quale dar mostra di se e delle proprie capacità comunicative e di impatto col pubblico. E’ una azienda di relatori pubblici mossi dall’urgenza di giustificare ciò che viene proposto più che proporre realmente.

E allora penso che dovremmo pensare a come venire fuori da questo casino.

Ma il popolo italiano cosa vuole veramente? Più giustizia? Ma allora perché continua ad accettare le ingiustizie?

Tu, popolo italiano cosa vuoi veramente?

Photobucketarietta alle ore 21:01 | link | commenti (33)
categorie: politica, seriamente, scemenze, pop
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mercoledì, 28 novembre 2007

Abramo uccidi tuo figlio....

Mai un genitore dovrebbe sopravvivere ad un figlio. Non è naturale. Non è accettabile.

E invece la vita segue percorsi  la cui logica disattende teoremi, distanze calcolate di iperboli, ellissi simmetriche, fattori elevati a potenza.

La vita ha in comune con la logica matematica solo  il concetto di incognita. Ma in questo caso quasi mai calcolabile. Quasi mai prevedibile.

E dunque succede che un padre debba piangere la morte di un figlio. E mai più la sua vita sarà la stessa, non sarebbe neanche vita se non per quella necessità vaga di respirare e nutrirsi e piangere.

Ma che un genitore sia la causa della morte della sua stessa progenie  non è plausibile.

fratellini pappalardi

Non mi scaglio contro Pappalardi  il padre di Gravina di Puglia  così come non mi sono scagliata contro Anna Maria Franzoni  o contro quei genitori per i quali non è possibile accertare un’effettiva  colpevolezza, mi astengo dal formulare congetture e attendo che la giustizia compia il suo corso. Però la sola ipotesi  sfinisce il mio senso materno.

Le accuse sono talmente gravi da apparire ridicole. Uccidere entrambi i figli in un eccesso d’ira per aver disatteso un divieto? Avere inveito in maniera talmente violenta  su 2 innocenti  da causarne la morte? E per quale offesa? Per esser stati trovati in piazza a spruzzarsi acqua da pistole giocattolo, piuttosto che in camera a scontare una punizione la cui efficacia doveva garantire un’educazione pregevole ?

Mio Dio, la verità non può essere tanto feroce.

Le braccia che avrebbero dovuto accoglierli a riparo di tutto il male del mondo  sono diventate armi impietose generatrici di morte? Machete? Clava? Cappio?

Non posso accettare questa condanna. Perché in questo caso dovrei concepirne la colpa. E la mia piccola mente non è in grado di lasciare spazi che possano essere invasi da realtà tanto abbiette.

Voglio appellarmi(non solo in questo caso) a quell’unico ragionevole dubbio che fa di un assassino un presunto colpevole.

Per onor del vero ad inchiodare Filippo Pappalardi non ci sarebbero prove tangibili ma una minuziosa ricostruzione dei fatti. Frasi estrapolate da intercettazioni alle utenze convaliderebbero la sua colpevolezza… e invece  non voglio credere a tanto orrore che si cela dietro una presunta lucidità reiterata davanti ai media per un anno e mezzo.

 E mai vorrei un finale comune ai fratellini Brigida e quella madre piegata in due sul sito circoscritto da bande a strisce bianche e rosse  il cui viso resta impresso nella mia memoria come la maschera di dolore più macabra che abbia mai visto.

Guardo i  miei figli in faccia. Gli leggo gli occhi, ne assaporo i baci. Uso il mio corpo come scudo e coperta. Faccio da cassa di risonanza ai loro sogni. Gli insegno l’amore che per le cattiverie e gli abomini ci penserà questo cazzo di mondo….

 

Photobucketarietta alle ore 14:50 | link | commenti (41)
categorie: bambini, seriamente, emozioni
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martedì, 20 novembre 2007

io. cazzo! (piccola revisione al post)

 

lady in black

Sono un mostro.

Ho la faccia di bronzo, il corpo di pietra e il cuore di plastica.

e inoltre aggiungo:

Chi cazzo sei?

Che vuoi da me? Che volete da me e dico a chi punta il dito?

Non capite e pretendete. Non vi soffermate e giudicate.

Tu questo, tu quello. Tu di qua, tu di la.

Mica ti tedio con le mie questioni intime e intimistiche. Sono una che tira dritto io. Non mi soffermo. Devo andare avanti, devo sempre andare avanti. Perché nessuno si aspetta niente ma neanche che mi soffermi sui miei dolori.

Non c’è pace  lo so, l’ho sempre saputo e allora ho dovuto fare alchimie è trasformare il tessuto cardiaco in pvc  affinchè non si ledesse con questi continui sussulti.

Mi hanno crocifissa anzitempo perché ero come ero e allora a darci dentro in tanti “che tanto da te ci aspettiamo grandi cose”. Tutti ad aspettarsi qualcosa, la testa, il cuore, la figa.

Eccomi qui, sono carne da macello.

Venghino signori che qui c’è roba buona…..

Che ne sai delle mie lacrime? Che ne sai delle mie paure? Di come tengo stretto il cuscino di notte quando intorno c’è solo gelo?

Che ne sai di quello che si prova a cercare certezze in un pozzo senza fondo di rifiuti e porte chiuse?

Sono stata mille io diverse, ogni volta nella speranza di accontentar qualcuno.

Quale tremenda verità  ferisce te più di me?

Che l’amore mi sfiora ma non mi travolge?

Pensi che questo supplizio ferisca più te o più me?

Hai pensato a cosa si prova a portarsi appresso una zavorra al posto del cuore. Ci hai pensato cazzo?

Eri tu che cercavi amore in me mentre io ti dicevo che avresti trovato solo mattoncini lego con cui costruire castelli ed ipotetiche alcove.

Cosa credevi? Che ti dicessi queste cose per far la preziosa? Per fare quella che se la tira con le sue ARIETTE da principessina da salvare.

No tesoro, qui c’e strazio allo stato puro. Un mondo di dolore che ammorba ogni cellula sconfitta. Qui c’è il suicidio che si è arreso alla vita. Una vita uguale e fine a se stessa.

Non c’è posto per l’amore qui dentro e parlo di quell'amore che lega 2 persone in un unico affare.

Cerco di rispettare il prossimo e pretendo di essere ripagata con la stessa moneta, parlo chiaro sempre, metto me stessa sopra un tavolo per non esser accusata di pubblicità ingannevole.

E non dire che non ti avevo avvertito. Hai voluto sfidare la sorte ma i dadi ti hanno detto male questa sera.

 

Photobucketarietta alle ore 16:31 | link | commenti (35)
categorie: seriamente, dentro dentro
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lunedì, 12 novembre 2007

"io non mi voglio"

Mi infilo la vestaglia e mi alzo dal letto, solo pochi passi per giungere alla finestra.

C’è sempre il mondo lì fuori.

Ma non mi appartiene.

Nulla mi appartiene se non queste ossa

che pesano come se avessi altri corpi sopra il mio.

Anche ieri non ho mangiato.

Sono stata brava.

Devo continuare così.

Prima danzavo, adesso non posso.

 Ma quando troverò la mia “forma” ideale dovrò riprendere le esercitazioni.

Forse un giorno riuscirò ad essere come mi voglio.

Ma come mi voglio?

In effetti non lo so.

Io non mi voglio.

Perché altri non mi hanno voluto.

E l’essenza diventa assenza.

Assenza dell’essere in un corpo da annientare.

Torno a farmi assorbire dalle molecole del materasso.

Loro non mi respingono anzi mi accolgono.

Mi inghiottono.

E forse anche oggi riuscirò a non mangiare.

 

Sui cartelloni pubblicitari delle nostre città non campeggia più l’immagine di Isabelle Caro, la modella anoressica che ha fatto discutere nei mesi passati. L’attenzione è calata su questo argomento che comunque sarà rispolverato alla prossima morte. Saremo tutti li a guardare nuove immagini di orrori che comunque continuano ad accatastarsi a mucchi.

Allora di tanto in tanto io mi occuperò di questo argomento. Per tenere alta l’attenzione. La mia sicuramente e di tutti quelli che vorranno lasciarsi condurre su questo sentiero doloroso. Le manifestazioni di questo disturbo sono molteplici. Le motivazioni infinite. L’aiuto necessita di informazione.

Pubblico qui sotto alcune immagini. Immagini forti, immagini che parlano chiaro. Immagini che non lasciano possibilità di interpretazione, che hanno il potere di scuotere gli animi.

anoressia 1

L’anoressia è una malattia che prima di giungere al corpo nasce nell’anima.

Ci vogliono almeno un paio di mesi prima che la perdita di peso cominci ad essere rilevante ed i certi casi anche di più. Il comportamento di una persona anoressica è chiaramente individuabile. Basta notarlo.

anoressia3

E’ fondamentale non attaccare chi è vittima di disturbi alimentari, un consiglio per chi decide di affrontare l’argomento con la “vittima” è quello di prepararsi in anticipo.

La comunicazione con queste persone, in alcuni casi, passa anche per il silenzio. Non occorrono parole, è sufficiente la presenza. L’esserci per l’altro.

Carezze volutamente distratte, baci lievi come l’aria, piccole attenzioni da nulla possono fare molto.

Occorre stabilire un reale contatto fisico fatto di comprensione ed accettazione prima di affrontare qualsiasi discorso in merito al problema.

 

anoressia2

La giusta attenzione a chi ci sta accanto può scongiurare l’ipotesi di un reale calvario e in alcuni casi anche di morte.

I nostri figli, i nostri alunni, i nostri ragazzi in genere hanno bisogno di noi.

Non abbassiamo la guardia.

MAI.

(grazie)

Photobucketarietta alle ore 10:57 | link | commenti (25)
categorie: seriamente, anoressia
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domenica, 11 novembre 2007

"complimenti vivissimi" I (razzolando)

Oggi voglio inaugurare una nuova rubrica, quella dei “complimenti vivissimi” che andranno a chi si è distinto per una particolare azione, parola, idea.

La vincitrice di oggi domenica 11 novembre 2007 è la signora Mariella Mazzetto nonché capogruppo della lega nord di Padova. La cronaca del misfatto campeggia oggi su tutti i quotidiani dunque spenderò poche parole in merito. L’idea strabiliante della signora è stata quella di condurre al guinzaglio un maialino innocente su quello che avrebbe dovuto essere il sito della nuova moschea, destinato dalla amministrazione del comune veneto. Che c’è di male? Avranno pensato in molti, ebbene codesta azione ha scongiurato la possibilità di una costruzione dell’edificio del culto islamico perché contaminato dalla presenza dell’animale considerato impuro dagli islamici. Padova ha così “riavuto” il suo terreno e forse anche la tranquillità di chi la pensa nello stesso modo della capogruppo.

Inutile dire che questa azione è stata, per me, disonesta e meschina inoltre non è che una negazione del diritto che la lega nord vuole invece che le sia riconosciuto, ovvero di potere esprimere il proprio parere in merito. Se continueremo ad agire senza possibilità di dialogo è facile pensare che ben presto ognuno si arrogherà il diritto per qualcosa a prescindere dagli altri. Un casino insomma.

La lega ci tiene a specificare che l’idea è da appoggiare ma non nei modi (dovere di cronaca) ma questo non costerà il posto alla signora e la soddisfazione per la “maialata”.

Se ne avessi l’opportunità vorrei fare qualche domanda alla signora Mazzetto, come per esempio:

-          Pensa dunque che l’identità italiana di ognuno di noi possa vacillare con l’edificazione di un luogo di culto di un credo differente al nostro?

-          Ritiene che tale identità sia direttamente proporzionale ai mt.quadri? o cubici?

-          Possiamo noi del sud (isole comprese) esprimere il nostro giudizio o i Km fungono da variabile identificativa?

-          Dovremo abituarci all’idea di vedere graziosi maialini in giro a delimitare percorsi mentali e fisici?

Oggi è il compleanno del mio bambino, vorrei potergli regalare la speranza di un mondo migliore. Un mondo in cui un rumeno è un rumeno e non un assassino. Un mondo tranquillo in cui il giorno di ringraziamento a Dio (uno) i figli possano andare per mano coi padri e pregare. Un mondo in cui il confronto dovrebbe essere difeso ad ogni costo ed il parlare non fosse una necessità di offesa. E che la madri musulmane non debbano temere di non potere piangere sui corpi dei figli nei casi di morte, perché disintegrati in una esplosione. E che i popoli possano vivere secondo le proprie tradizioni nel rispetto di tutte le moltitudini.

Vorrei regalargli l’idea di un mondo da vivere.

E non questo senso di distruzione imminente.

 

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giovedì, 08 novembre 2007

Visci Donato e le molestie

“Il dott. Visci Donato era un ometto come tanti altri in tutti i sensi. Piccolo borghese cresciuto in grembo all’azienda aveva faticato parecchio per arrivare al suo posto. 25 anni di ligio servigio erano bastati a stento a farlo accedere al quadro dei “quadri”. Arrancava sulla scala gerarchica ma da qualche anno il ruolo di capo del personale gli aveva conferito quell’aurea di potere, magnifica per ogni essere umano.

Certo  si rendeva conto di suscitare negli altri una specie di repulsione, ma questi erano ormai solo dettagli. Il dott. Visci Donato si specchiò nel vetro del battente; I suoi 140 cm. di altezza e i  93 kg di peso non lo proiettavano nell’olimpo degli uomini di gran fascino. Anche la pelata arricchita da 2 ciuffi di peli ricci ai lati ,proprio sulle orecchie e il naso a nodo di cravatta non erano granché ma la caratteristica, che anche egli stesso, reputava abbastanza fastidiosa erano gli angoli della bocca costantemente bianchi per degli strani depositi di bava che continuavano a schiumare.

Eppure non poteva lamentarsi. Nonostante il fatto di non essere sposato la sua attività sessuale andava a meraviglia. Non era una pratica del tutto convenzionale ma  comunque sortiva i suoi effetti. Perché il dott. Visci Donato aveva trovato una sorta di escamotage per aggirare il problema dei continui rifiuti. Lui si imponeva. Cazzo come era semplice.

Questo pensiero gli diede un’erezione blanda ma comunque pulsante.

Era semplice si. Bastava convocare qualche giovane fanciulla “da curriculum vitae” e il gioco era fatto. Anche se le meno resistenti erano le donne tra i 40 e i 50, quelle massacrate dalla vita insomma, quelle che cercavano un lavoro per il sostentamento di una famiglia appoggiata sul precariato. Le giovani laureate cominciavano a sbattergli la porta in faccia, stupide, piccole dottoresse del cazzo. Erano convinte che il loro bel titolo valesse più del culetto e che se non lì, sicuramente da un’altra part, avrebbero trovato “un posto fisso” senza qualche piccolo pom…ehm  favore.

Le donne mature conoscevano il sapore amaro della sconfitta, conoscevano la frustrazione di un ulteriore fallimento . Non sopportavano il peso di un ritorno a casa a mani vuote.

E lui tutto contento preparava il suo altarino sulla scrivania per il colloquio di lavoro del giorno: fazzolettini imbevuti, preservativi e all’occorrenza quel nuovo gel lubrificante tanto pubblicizzato. Se fosse andata bene avrebbe rimediato una buona scopata e l’assicurazione che la neo assunta avrebbe soddisfatto le sue esigenze anche in periodi successivi, se invece la stronza gli avesse riso in  faccia avrebbe sempre potuto chiamare nel suo ufficio quella ragazza disabile del centralino che nei casi di emergenza, anche se piangente, si girava verso il muro e subiva lamentandosi.

E si…... Lui nella vita era uno che era riuscito a realizzarsi.”

 

Ogni riferimento a persone somiglianti è puramente casuale. Ho voluto tracciare questo breve profilo per puntare l’attenzione su un terribile problema della nostra società, ovvero quelle delle molestie sessuali nel mondo del lavoro. Il paradosso consiste nel fatto che sempre la donna pur essendo la parte lesa, viene penalizzata in caso di denuncia. L’unica alternativa è l’abbandono del posto di lavoro. Dunque la molestia resta un fatto privato e doloroso, un duro prezzo da pagare per mantenere (spesso) l’unica fonte economica di sostentamento per le famiglie sempre più penalizzate dalla crisi economica. I meccanismi innescati da approcci sessuali negli ambienti lavorativi sono di reale sottomissione e accettazione schifata: le perplessità e la sfiducia nei confronti di chi denuncia rimanderebbero ad una serie di giudizi ed indagini umilianti e pietose nei confronti della parte lesa.

In Italia non esiste una normativa dettagliata in questo senso.

Gli artt.4 ed 8 della Legge 125/91 "Realizzazione parità uomo - donna", in base ai quali si prevede la "Possibilità di agire in giudizio contro il datore di lavoro per atti o comportamenti che portino ad una discriminazione anche indiretta sui lavoratori in ragion del sesso" non tutelano contro gli abusi sessuali.

In caso di molestie , si può ricorrere alle norme circa gli atti di libidine violenta, atti osceni, atti contrari alla pubblica decenza, violenza privata e aggressione; oppure all'artt.660 del Codice Penale, "molestia o disturbo" ed ancora  al reato di "Abuso di atti di ufficio, concussione", e all'artt.2087 del Codice Civile: "dovere dell'imprenditore è di fare il necessario per tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro".

E' opportuno che le signore si facciano seguire o consigliare da un avvocato di sesso femminile.

Io sono molto più drastica. Punto tutto sull’evirazione.

 

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mercoledì, 26 settembre 2007

Anoressia, un urlo dirompente

Scoprire le paure aiuta davvero  a superarle? O è un atto dovuto per quietarsi la coscienza?

Mi sono posta queste domande seguendo il caso dell’ultima  pubblicità “shock” di Oliviero Toscani per Nolita il fashion brand Flash&Partner di Padova ma già da tempo ho trovato risposte esaustive e profonde.

Non posso che chinare il capo al cinismo studiato e imperfetto di questo mago della comunicazione. Toscani ha sempre saputo fare il proprio mestiere  fin dai tempi delle pubblicità United Colors of Benetton quando ancor prima di bloccare in immagini ossa umane o neonati appena partoriti o morti ammazzati per mafia  aveva puntato la sua attenzione sui “colori vitali” delle razze e delle lane in uno scenario affascinante e cosmopolita quando ancora l’Italia era un paese di retrovia.

Lui sapeva fin da allora che le  scelte audaci e scioccanti creano sempre un tam tam di voci e opinioni. Sconvolgono alcuni, inducono alla riflessione altri, ma comunque non lasciano indifferenti.

E non lascia indifferente l’immagine di  Isabelle Caro la ragazza francese che ha scelto di esporre la propria sofferenza fissata in 31 kg per 1.65 cm di altezza.  il suo linguaggio: L'ANORESSIA

L’anoressia è un vero problema e questo lo sappiamo. E come tutti i veri problemi, essendo una realtà costante vive di momenti bui e di momenti in cui i riflettori vengono puntati con prepotenza.

D’accordo non se ne parla. Ma c’è.

Così come per l’AIDS,  per le droghe, per il terrorismo, come per tutti i grandi flagelli che opprimono l’umanità se ne parla solo quando scoppia il caso eclatante al quale è impossibile mostrare indifferenza e forse per questo motivo lo spessore morale di alcune "teste" ha voluto che quell’immagine campeggiasse su strade e giornali. Rendiamoci conto che questa realtà non è  un terminale per una certa categoria di persone, non è una scelta di chi vuol apparire in un certo modo e poi perde il controllo.

No signori…l’anoressia è auto cancellazione volontaria e insieme inconscia. E’ “il mio desiderio di non esserci più…ma prima di andar via voglio palesare tutto l’orrore per la non considerazione a chi, in definitiva, non si è accorto di me”.

E che vogliate crederci o no questo messaggio è indirizzato quasi esclusivamente ai genitori o chi ne fa  le veci.

Una giovane ragazza di 14, 18, 22 anni non rincorre il mito della magrezza fino alla morte solo per il desiderio di entrare dentro una "38" che poi diventa una "36" e più in là una taglia "10 anni". Per quanto deficienti vogliamo farle ste ragazzine  se sono sane di cervello, se vivono in ambienti sani, se comunicano sanamente con chi sta loro vicino alla fine non resistono ad un “Mc che cavolo ne so” pieno di grasso e salse varie o ad una porzione di patatine o ad un gelato. Quelle che si ficcano le dita in gola o che allontanano il cibo con dovizia, lo fanno perché convinte che se anche non esistessero sarebbe uguale. Vivono dentro una sorta di invisibilità dell’anima che le conduce dritto all’inferno. E in quell’inferno non ci vanno da sole o da soli ma si portano dietro le famiglie da cui tutto è stato generato. L’anoressia diventa una punizione a svantaggio proprio e di chi sta loro accanto, perché nessun’altra punizione potrebbe essere tanto efficace quanto l’immagine di una catasta di ossa che giace sanguinolenta su un letto e della consapevolezza che se avessimo voluto potevamo evitarlo.

“Non mi vedevi? Non ti accorgevi di me? Non mi volevi?  Bene adesso prima che io vada a fanculo per sempre goditi questo spettacolo per un po’! “

Ecco cosa grida silenziosamente chi giunge all’ultimo stadio. Perché chi vi giunge ha comunque molto da dire anche se non troverà mai più la forza per farlo

E allora genitori del 2000 e passa,

uomini e donne del 3 millennio sempre di corsa tra lavoro, circoli culturali e problemi del cazzo,

oppure genitori poco sensibili con problemi reali ma non unici….attenzione!

i nostri ragazzi MUOIONO  DI ANORESSIA