
Siamo ridotti all’osso e Lui… il taumaturgo del paese, che fa? Concede un prestito di 300 milioni di euro ad Alitalia….
Sinceramente l’idea che la nostra compagnia aerea di bandiera vada nelle mani di scrocconi francesi o comunque stranieri, certo, mi disturba…ma che gli prestasse i suoi di soldini e non i miei o quelli della zia Pina che poveraccia ancora bestemmia per la pensione da fame che percepisce e quasi non riesce a mangiare tutti i giorni del mese.
L’Europa si interroga, anzi ci interroga e pretende risposte mentre Padre (papà) Silvio farnetica un intervento continentale… un aiutino, manco fossimo al quiz giornaliero della Clerici e Bigazzi (sti cazzi).
Sarà mica colpa dell’ UE se il consiglio di amministrazione di Alitalia ha polverizzato un capitale pazzesco?
Sarà mica colpa dell’ UE se i manager con le ali (ai miei tempi c’erano i porci con le ali, ma mi pare che non siamo molto lontani) non hanno avuto la lungimiranza di assicurarsi sul caropetrolio e dunque non hanno potuto ammortare il costo del biglietto che al contrario delle altre compagnie continua a lievitare manco fosse un soufflé?
Cominciamo bene dunque…
A parte che già litigano e la cosa mi fa morir dal ridere:
Formigoni resta abbarbicato al Pirellone (col cazzo che lo molla) mentre a Bossi di duro pare sia rimasto solo il nervo facciale che lo costringe ad una smorfia grottesca. Sinceramente trovo, in un certo senso, giusta l’idea del federalismo fiscale, la gestione del denaro pubblico deve essere monitorata ad evitare sperperi agghiaccianti di caste e mafie….ma sarebbe opportuno riequilibrare, almeno inizialmente, le regioni italiani e quei 300 milioni di euro che vengono fuori dal cilindro magico un po’ servirebbero.
Poi c’è il totoministri e qui ne ho sentite delle belle:
La Brambilla ministro dell’ambiente? E certo …sicuramente la signora, figlia di una delle dinastie industriali dell’acciaio, sarà cresciuta in odor di ecologia e rispetto dell’ambientino da lei frequentato(almeno Pecoraro Scanio aveva il nome a supporto della carica).

Bossi e Calderoli alle riforme istituzionali? Cazzo, siamo messi benino, ogni famiglia italiana dovrà possedere per legge un fucile e prestare il proprio servizio (almeno una volta a settimana)per le ronde di quartiere.
La Prestigiacomo alla difesa? Almeno godranno i nostri soldatini all’estero quando la ministra andrà a fargli gli auguri a natale.
Castelli alla giustizia? Ihihih dopo Mastella tutto è legittimo.
E dulcis in fundo Elio Vito ai rapporti col parlamento….
Hops dimenticavo, la Carfagna alla famiglia e a mia figlia nessuno toglierà dalla testa che per affermarsi nella vita, l’unica strada da seguire sarà quella del “velinaggio”.
Non tacciatemi di qualunquismo o superficialità…sto solo tentando di far trascorrere allegramente parte di questi 5 anni….

(Vi prego, guardate il videoooo…)il video è opera di SilvioSuperStar e lo ho trovato su you Tube
Ok, Ok, il cavaliere con molte macchie e alcune paure ha vinto, onore al merito forse… oppure onore e merito vanno a quella caxxo di sinistra che dopo 2 anni ancora se la menava dicendo “C’è tempo per pensare realmente al paese”
Adesso il tempo dovranno scontarlo nelle segrete del parlamento e del senato…registrando giornalmente debacle e sconfitte, sputi, bivaccate a base di mortadelle e ammonimenti a suon di “Coglioni”..
E noi sinistri, sinistroidi e via dicendo conteremo i giorni che ci separano dalle prossime elezioni evidenziando le cadute di stile del nostro amabile premier…
Certo quest’uomo è riuscito a stupirci con effetti speciali, come l’inspiegabile elevazione dal suolo, l’inaspettata ricrescita dei capelli e l’espressione estatica da lifting.
E visto che i discepoli… ops, futuri ministri saranno dodici mi inquieta la volontà” cavalleresca ” di volere uguagliare le capacità di un Dio in cui ripongo ben altre speranze. Magari venisse a casa mia (Berlusconi dico) a moltiplicare i pani e i pesci, ne comprerei pochini e poi inviterei una moltitudine di genti per sdebitarmi da inviti e obblighi. Questo sarebbe un ottimo modo per sconfiggere inflazione e aumento di prezzi….
Sicuri che non si sia affidato a queste sue possibilità? Perché l’Italia di miracoli ha bisogno
Alcuni sono già visibili.
Cuffaro da mafioso è divenuto senatore.
La Santanchè….da gnocca è stata trombata…e visto che lei è una stronza che se la tira un sacco giusto un miracolo ci voleva.
Mastella, Bertinotti e Prodi svaniti nel nulla e Fassino, Dini, Boselli …polvere erano e polvere sono tornati.
Di Pietro…beh…di pietra è rimasto… ma non la pietra angolare che egli stesso sperava.
Vabbè avremo modo di divertirci in questo lasso di tempo (lunghissimo) e triste che ci separa da altre speranze…e tra parabole e citazioni , quelle più accreditate pare siano tratte da “ Il vangelo secondo Gianni Letta”, tra brambille assunte in cielo e carrocci trainati da un 8% per nulla da sottovalutare ci accodiamo alla carovana circense che farà dell’Italia “qualcosa di cui sparlare”.
arietta alle ore 13:10 | link | commenti (53)
Di padri amorevoli che accudiscono e allevano i propri figli poco si dice. Eppure sono uno schieramento la cui forza va oltre il quotidiano vivere .
Sono uomini intensi.
Sono uomini attenti.
Amorevoli, fieri e orgogliosi del proprio ruolo, accompagnano i figli nella crescita.
Le separazioni e i divorzi sono in aumento, spesso (quasi sempre) tali realtà assomigliano a puzzle, a mosaici, i cui pezzi offrono una visione interamente frantumata di un insieme che non è più insieme.

E il padre è il pezzo più solo di tutti.
Quasi sempre, per motivi più o meno legittimi, i figli vengono affidati alle madri, la cui cura, si dice, sia maggiormente adatta alla crescita di questi. Ovviamente non sempre è così. Perché ci sono madri impegnate, stanche, deluse, menefreghiste e qualunquiste. Madri la cui attenzione è sempre rivolta ad altro. Ad altri.
I padri amano come le madri ed è sempre stato così. Oggi hanno scoperto un nuovo modo per esprimere questo sentimento, abbandonando consapevolmente quell’immagine rigida e grigia da anni 50. Oggi i padri giocano coi figli, li aiutano nello studio, li accompagnano , li seguono, gli parlano. Ma alcuni fra questi, uomini speciali, fanno molto di più: Li crescono. Si prendono cura di essi in ogni particolare, dalla cena al bucato, dal bagnetto alle coliche. E questo loro impegno fa la differenza. Rende i figli forti e giusti.
Un consiglio alle donne separate che armano lotte ingiuste contro gli ex: il fatto che questi siano stati dei pessimi compagni non sempre significa che siano dei cattivi padri, anzi non lo sono quasi mai.
Amare i propri figli significa concedere loro il meglio. Un padre è il 50% di questo meglio che difficilmente riesce ad esprimersi in un fine settimana su 2. Non poniamo ostacoli spazio temporali all’amore. Non precludiamo ai nostri figli la possibilità di essere felici, anche se in maniera differente, è il minimo che si possa fare.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
Che la prima viola sull'opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell'altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.
Camillo Sbarbaro (raccolta poesie – Pianissimo 1914)
On air: father and son – cat Stevens
Le opere: oli su tela – lindsay dawson
arietta alle ore 09:55 | link | commenti (43)
La realtà, in certi casi, mi confonde e mi strapazza e mentre in Francia la fiaccola olimpica arresta la sua magnifica marcia e salta sul pulman che la condurrà incolume fino in Cina, proprio da questa porzione di oriente giunge una storia che ha saputo restituirmi, per qualche istante, quel mio sorriso di bambina. Perché alcune volte la natura, saggia e ironica, sfida e vince se stessa mettendo in scena la massima rappresentazione del Gioco delle Parti.
Allo zoo di Pechino (mi pare fosse proprio quello) un lupo si innamora di una capretta e questo amore è talmente deciso e arrogante da spiazzare ogni volontà di contrasto e dare ai 2 la possibilità di mettere su casa insieme. La storia comincia quando uno dei guardiani dimentica di chiudere il recinto della piccola che, mossa da curiosità, decide di sfidare le convenzioni e si intrufola secca secca e impertinente (per il bosco) nell’area di rifugio del baldanzoso lupo. Al mascalzone non sembra vero e giunge di fretta leccandosi i baffi che lo rendono l’irresistibile marpione che è. La sciagurata signorina pare abbia cominciato a tremare e quel tremore le ha conferito quell’aspetto irresistibile che ha fatto la differenza. Il lupo, infatti, dopo averla odorata a dovere (sotto gli occhi terrorizzati degli avventori) è esploso in un ululato liberatorio “ Ecco, ho trovato la mia compagna”sembrava urlare ad una luna incredula. Adesso i 2 vivono nello stesso loft per la gioia di grandi e bambini, l’unica cosa che non riescono a condividere sono i pasti infatti l’ovina(?) non rinuncia alle sue erbette e insalatine mentre lui (?) non accetta che bistecche.
Tutto questo ha poco a che vedere con gli stupidi uomini che proprio non riescono a cedere alla tentazione di mettersi in discussione… tracotanti e rigidi come pali della luce non accettano che la propria ragione possa arrendersi alle mille altre esistenti.
I cinque cerchi olimpici sono divenuti manette e io me le sento ai polsi perché le ingiustizie mi legano al palo della mortificazione e le catene pesano come quella logica irrazionale che difficilmente riusciamo ad accantonare. Non voglio giudicare la riottosità di certe menti ma non posso non sentirmi frantumata contro il muro di gomma dello scontro fisico e ideologico in nome di stupide verità le cui certezze oggettive di alcuni sono soggettive per altri.
Mi piacerebbe invitare chi di competenza a riflettere. Nulla è insormontabile, forse difficile, forse improbabile, ma non necessariamente impossibile. Se la natura cede a se stessa in casi come quello citato o ancora come nel caso della piccola Lala, bimba indiana, nata con due facce e cioè 4 occhi, 2 nasi, 2 bocche e per questo venerata come una dea dai genitori e dagli abitanti del suo villaggio che proprio non vogliono considerare la possibilità di operarla, allora perché certe maggioranze non possono cedere ad alcune minoranze che non ledono e non offendono?

E’ scoppiata la moda dei sexy toys…. “Oddio”, mi dico, “ci sarà da divertirsi?”
Sempre più spesso sento parlare di “cassetti magici”,di “scatole delle sorprese”,di “ stanze dei giochi”, che mi chiedo “Ma proprio gli adulti non vogliono crescere?” Ma andando a fondo della questione mi rendo conto che quei cassetti, quelle scatole non sono esattamente piene di yo-yo o girandole.
La parola “vibratore” è ormai più comune di trigliceridi o di chiodi di garofano, il punto G è diventato più importante del punto A e di quello B, i sexy shop woman friendly sembrano essere la nuova frontiera per il sorriso delle ragazze… altro che shopping all’outlet di Gucci .
Entrare in un sexy shop non è più una cosa scandalosa. Maneggiare un pene di plastica sotto gli occhi divertiti di belle commesse (che nulla hanno a che fare con l’idea lercia e squallida di maitresse con calze a rete o salivose), è un’esperienza divertente. Così come è esilarante scoprire gadget per tutti i gusti…Certo trovarsi al cospetto di un Dildo
in titanio è un po’ inquietante ma la paura passa presto quando ti viene proposto
il Rabbit
ovvero un vibratore vaginale con le orecchie da coniglio….(che fanno il resto). E poi che meraviglia… ci sono i giochi waterproof (a prova di acqua) o quelli da conservare in frigo per un’ esperienza agghiacciante o le perle giapponesi, o certi ring
che luccicano più di fedi nuziali e la cosa entusiasmante, a sentire l’addetta alle vendite è che “ sono tutti lavabili con acqua e sapone”….”Azz,” penso io, “sai che sollievo a non doverli bollire a 300 gradi prima o dopo l’uso.
Forse ormai non ho più l’età…certo non sarò più la 25enne tutta gaia e tutta soda con tanta voglia di scoperta, ma ai miei tempi la possibilità di poter aver e un sabato sera a disposizione col mio ragazzo era l’idea più trasgressiva che potessi concedermi. Questo ha fatto in modo che conferissi al sesso quel ruolo importante di coadiuvante e collante all’interno di un rapporto. Oggi, mi fa un po’ impressione sentire che ragazze tra i 25 e i 30 anni , con un buon lavoro, un partner di tutto riguardo e una vita davvero gradevole debbano sentire il bisogno di concedersi qualche svago in più e di dar luce a quel fondo di cassetto che a quanto si dice è in ognuna di noi.
Non sono una bacchettona per costituzione, la mia mentalità elastica si allunga abbastanza fino a comprendere il bisogno fortissimo che ognuno di noi ha di conoscere se stesso e il proprio corpo. La sperimentazione dell’autoerotismo è legittima come quella della sopportazione del dolore o della resistenza in apnea, l’allargamento dei propri orizzonti dovrebbe sempre stimolarci ad una maggiore conoscenza anche in campo sessuale, ma un allenamento all’orgasmo mi pare una pratica un po’ sterile così come un po’ inutile mi pare trovare spazio a cosucce che alla fine provvederemmo a tenere ben nascoste.
Ma vi immaginate cosa potrebbe succedere se il nostro cane riuscisse ad infilarsi in bocca quel meraviglioso vibratore afro, ultimo acquisto del fine settimana, e se ne andasse in giro tutto contento proprio mentre è venuta a trovarci mammà o la delegata del comitato parrocchiale per la raccolta dei fondi per la festa della Madonna Della Catena?
Io penso che al giorno d’oggi, tempo in cui tutto ha una sua collocazione, legittimazione, diritto d’essere dovremmo davvero concederci più tempo per noi stessi, alla ricerca di ciò che siamo realmente. Alla ricerca di quella libertà mentale che possa definire nuovi contorni a ideali fondamentali come la cultura, la politica, l’educazione…. Anche il sesso certamente… ma alla fine suppongo sia meglio un “reale” compagno/a (questo poco importa) o anche due se si ama la confusione…in carne ed ossa.
Perché queste pratiche strumentali mi pare che aiutino solo a sopperire un eros stanco e annoiato…o no?
(Sarà per questo motivo che l’editoria ha subito un tracollo?)

La stravaganza umana si manifesta ad ogni “che”, ma c’è un “che” in cui tale peculiarità rasenta davvero il ridicolo. E parlo del “Che… suoneria del cellulare”.
Ne ho sentite di tutti i tipi e ancora mi sorprendono, talvolta mi inquietano, perlopiù mi infastidiscono, ma il mio grado di tolleranza è superiore al buon gusto di certa gente, per cui mi adeguo all’esigenza di tanti di affascinare con effetti sonori da circo.
Ieri l’altro ho accompagnato mia madre dal medico, mentre lei si faceva visitare io la aspettavo in sala d’attesa. Ero indecisa se occupare il tempo leggendo una rivista ma quelle a disposizione raggiungevano tutte uno spessore di una decina di cm, suppongo fossero gonfie di saliva per quella assurda abitudine che hanno le persone di leccarsi l’indice per girare le pagine, presa da un leggero senso di schifo, sono sprofondata nella mia sediolina optando per la pratica che mi riesce meglio in queste occasioni ovvero dare il permesso ai miei occhi di vagare gioiosamente nel nulla. Improvvisamente la mia fluida sonnolenza è stata interrotta da un gallo che cantava. Un gallo? Dal mio medico di famiglia? Non riuscendo a comprendere bene il come e il perché mi sono irrigidita nell’attesa di vedere comparire il pennuto con la cresta buona, quella da indossare quando si decide di fare 4 passi fuori dall’aia. Ovviamente nessun volatile. Neanche a dirlo di li a poco il gallo ha ripreso a cantare e quel suo chicchirichì era forte e chiaro neanche fossero le 5 del mattino. Ebbene si, il mio vicino d’attesa aveva questo orribile annuncio di chiamata. Io rimanevo perplessa, lui alquanto indifferente…
Il fatto è che io ho un banalissimo drin drin di quelli da telefono fisso quando ancora il telefono era davvero fisso e stava in una zona della casa accessibile a tutti, tipo ingresso o corridoio o cucina…per cui sentire un cane che abbaia in tasca o un bambino che piange in borsa mi fa davvero impressione. Se tale perversione colpisse solo i fanciulli, i ragazzetti adolescenti, le giovincelle in minigonna e legs potrei anche capire, dopo tutto “Son ragassi”, ma essere interrotti mentre parli con la farmacista di quella fastidiosa eruzione cutanea ,dall’inno di guerra dei Maori, mi pare davvero eccessivo.
Allora mi chiedo: Ma cosa spinge un essere umano ad infilare dentro al cellulare la filarmonica scaligera in una fantastica esecuzione della cavalleria rusticana? E’ un problema acustico o la studiata volontà di stupire? Cosa mai può indurre a scegliere tra una risata satanica o una manifestazione di aerofagia (erutto) da primo premio?
La simpatia di una persona è attestata veramente dal motivetto polifonico che gli fa da colonna sonora durante la giornata?
Che poi si limitassero solo a questo…da qualche tempo è uso farlo parlare quel maledetto telefonino, per cui può capitare di essere in riunione col capo o magari a cena coll’amico di un amico( che ti piace tanto) e senti la figlia di lui che dice “ Pa… rispondi al telefono!” che tu pensi “ma sarà scemo oppure è talmente succube della ragazzina che è meglio toglierci mani?”.
Il fatto di credere che la nostra vera identità dipenda da come riusciamo a distinguerci in particolari inutili è aberrante ,da mono-cellulari direi…

Guardando fuori dalla finestra del suo dorato bunker, don Ciro non poteva che registrare la sconfitta. La più dolorosa. Quella finale.
La sua ascesa al potere era cominciata mezzo secolo prima, quando l’indole sanguinaria e spietata, la freddezza negli affari, l’orgoglio granitico e quella particolare caratteristica di parlare pochissimo, avevano segnato i contorni del profilo del Boss dei boss.
Le sue attività illegali lo impegnavano su tutti i fronti: dal racket delle estorsioni al traffico di droga; dalla prostituzione al gioco d’azzardo; dallo smaltimento dei rifiuti al riciclaggio di denaro sporco.
Eppure anche il boss aveva un punto debole, ovvero la sua famiglia. La vita non era stata semplice anzi il loro continuo nascondersi nel timore che i rivali li freddassero o che il potere costituito li scovasse aveva reso l’esistenza una vera e propria latitanza per l’intero gruppo ma don Ciro aveva sempre fatto del proprio meglio per proteggerli controllando la provincia campana entro la quale si muovevano con un vero e proprio esercito privato, valutando ogni spostamento, blindando le vite, non tracciando itinerari.
Ma quel giorno il capo dei capi capitolava sotto i colpi inferti dal più temibile dei nemici: La Diossina.
1 anno prima una leucemia fulminante aveva strappato il nipote di 10 anni dalle braccia della madre, sua figlia, la quale a sua volta era stata invasa dalle cellule malefiche di un cancro all’apparato respiratorio. Anche la moglie di don Ciro lo aveva lasciato di recente dopo indicibili sofferenze causate da un tumore maligno allo stomaco, uno dei più impietosi, lo stesso genere che adesso si infilava dentro i tessuti del suo intestino crasso. Gli specialisti che aveva interpellato, luminari italiani e americani e svedesi, avevano concordato nella diagnosi la cui causa era ancora la stessa: Avvelenamento da diossina, con valori talmente alti da non lasciare scampo.
A nulla era valsa la sua attenzione, la sua determinazione nel proteggerli, il loro nemico era stato lui stesso in un macabro gioco al rialzo.
Quando vide spegnersi il nipotino, l’estate precedente, davanti ai suoi occhi si materializzò l’immagine che tanto lo aveva elettrizzato molto tempo prima. Era il 1994 e per la prima volta aveva assistito allo spargimento e appianamento di fango infetto, denso di sostanze tossiche, sui terreni campani destinati all’agricoltura e all’allevamento. I suoi uomini si divertivano parecchio a guidare i trattori che premevano la merda sulle zolle di terra. Erano tutti convinti che quella pratica avrebbe creato solo ricchezza. Ma quel liquame velenoso gi si era infilato dentro il sangue, il suo e dei suoi cari, sottoforma di lattuga e pomodoro e carciofi e piselli e latte marcio e formaggio assassino. Avevano inghiottito la loro morte avidamente, cucinata dalle mani di abili chef.
Adesso gli rimaneva poco da vivere e ancora meno per chiedere perdono.
Ridendo pensò che chi di merda ferisce, di merda perisce.
(così…almeno dovrebbe essere)
Perché le mafie sono tutte uguali….i carnefici spietati e le vittime quasi sempre innocenti…

La signora Clinton resuscita dalle proprie ceneri come l’araba fenice e riprende, a lunghe falcate, la corsa verso la presidenza regalando qualche emozione al teatrino della politica internazionale (meglio delle liti nostrane e dei relativi scioperi della fame, delle sete…ma del sesso mai?)
Certo la lady di “corno” dura e tutta d’un pezzo lotterà fino allo stremo per scippare a Barak il certificato di residenza a Washingot D.C., d’altra parte lei conosce ogni ambito, ogni corridoio della White House e sogna da tempo la stanza ovale e un folto gruppo di stagisti tutti maschi…ma anche tutti bianchi ?…(non so se mi spiego)
La vera competizione la giocano membri dello stesso partito democratico che ha avuto la grande intuizione di schierare nelle proprie fila 2 teste di serie. Chi scegliere? Io propenderei per la donna che diventerebbe “la prima donna presidente” ma anche l’uomo non è da meno visto che sarebbe “il primo nero presidente” regalando un minimo di credibilità a tutte quelle pellicole che da tempo suggeriscono una colorazione bipartisan dell'uomo più potente del mondo.
McCain soffre silenziosamente , tanto è consapevole che a questo giro dovrà passare la mano schiacciato da 2 avversari da primato storico e da un Bush uscente la cui politica ha quasi “tappetizzato” gli States, (ditemi che non ce ne sarranno altri...vi prego).
Ecchecavolo…invece qui è sempre la stessa manfrina, praticamente un’apoteosi del nulla. Mi pare che sia tutto uguale a sempre, anzi forse si è un pò fortificata la convinzione di Berlusconi di esser lui il padre eterno con quel “ITALIA RIALZATI” (e cammina) di lazzariana memoria ma per il resto nessuna sottana a contendergli il posto o nessuna nota di colore particolare se non il pelo rosso della Brambilla.
E se volessimo fare anche noi le cose in grande? Al massimo riusciremmo a mettere insieme una mezza farsa con la rispettabilissima Rita Levi Montalcini ma coetanea del buon Veronesi e monsignor Milingo.
Beh signori politici…. decidetevi a rendere questa campagna elettorale convincente e mordente altrimenti ci saranno più italiani davanti al televisore per il “November 2008” che alle urne il 13 e 14 aprile.

Tempo di elezioni, esce dal letargo una razza mai in estinzione: Il Candidato.
Ad ogni nuova tornata elettorale la specie si arricchisce di nuovi elementi sostanzialmente suddivisi in due categorie: Quelli che ci credono e Quelli reclutati per fare numero. In entrambi i casi la maggior parte di questi potrebbero passare per comici se non fossero patetici e tristi.
Che loro c’hanno le mogli, le madri e le figlie che rispolverano all’occorrenza il vestito quello buono, la pelliccia di topo meticcio e il sorriso elettorale con visuale sull’epiglottide. Vengono di solito collocate davanti al telefono in turni infrasettimanali che poi nel week and per dare visibilità ad un nome e cognome si battono le piazze e in certi casi pure i marciapiedi . Come operatrici di call-center esperte scorrono l’elenco del telefono, le rubriche personali e tutti i bigliettini da visita raccolti tra una legislatura e un’altra per scovare un voto sepolto, imprevisto. Dal lunedì al venerdì non si concedono pause, non perdono tempo, non ripetono altro – “ Ciao! Da quanto non ci si vede? E da quanto non ci si sente? come stai? Come sto? Come stiamo? Che si dice? Tutto bene? Tutto a posto? Tutto ok?” perché nulla effettivamente ci accomuna se non le liste.
Ed ecco che la compagna di scuola, la zia della cugina, la vicina di tram ci rifila la domanda da un milione di dollari “ Hai già un impegno per il voto?”
Un impegno? Ma se ho il carnet pieno di cognomi e di simboli,sono sepolta dai santini elettorali e ho pure appeso un grafico sul frigorifero con le proiezioni e l’andamento di amici e nemici nelle ultime politiche tenendo conto del riferimento ipertestuale delle regionali in considerazione del trend opposto alle previsioni statistiche delle provinciali ……
Ovvero un bordello.
E questi poveri centroavanti di sfondamento, queste teste di ariete se non fossero prima teste di cazzo, fanno il lavoro sporco per un partito e un leader che se vince al massimo gli concede lo spillino da giacca e una menzione nel ciclostile delle sede locale.
Loro invece sognano i banchetti in noce massiccio, quelli dove ti puoi scaccolare ripreso dalle telecamere solo se guadagni 15 mila euro al mese… più tutto quanto pagato (voli, tagli di capelli, party a base di cocaina e veline riciclate).
Qualcuno vince, moltissimi perdono, tutti quanti giurano che ci riproveranno… tanto le prossime sono già dietro l’angolo per la gioia di tutti gli scrutinatori e presidenti di seggio che ormai hanno deciso di fondare un albo di categoria con relativo esame di ammissione (e pare che siano cominciate le prime segnalazioni per così dire amichevoli, leggasi raccomandazioni, per una spinta alla carriera para-elettorale).
Ma si…buttiamola sul ridere che è meglio, anche se a questo pare ci abbia pensato il mio amato Veltroni…..

Si narra che ai tempi degli antichi greci il figlio di Teseo ,Acamante, guerriero acheo, durante un viaggio verso Troia si fermò nelle coste meridionali della Sicilia presso la città di Akragas. Qui conobbe Fililide una principessa Tracia. I due si innamorarono ma furono costretti a separarsi per gli obblighi di guerra del giovane. Pare che la principessa lo attese per più di 10 anni ma sfinita, temendo di averlo perso per sempre, si lasciò morire dal dolore.
La dea Atena commossa da tanto amore trasformò il corpo di Fililide in un albero di mandorlo. L'innamorato tornò e conosciuto il destino della amata,ormai persa per sempre, strinse a se l’albero in un abbraccio infinito. Fililide ricambiò l’amore di Acamante con un’esplosione di fiori rosati anticipando di molto la primavera.
In una terra in cui mito e leggenda si arrampicano come l’edera alle colonne di tufo degli splendidi templi è facile lasciarsi incantare da antiche storie che vedono il susseguirsi di culture e dominazioni differenti. E così dai greci ai latini, dagli arabi ai normanni Akragas, Agrigentum, Kerkent , Girgenti ovvero Agrigento è stata culla della storia, città aperta alle genti e luogo invaso dal sole.

E’ magnifico immergersi nella primavera quando invece è pieno inverno. L’aria si trasforma all’improvviso e crea un suggestivo incanto. Qui il clima è più africano che europeo. I colori, gli odori si confondono tra la sabbia e il mare. I suoni sembrano emergere dal profondo delle conchiglie. Il freddo non resiste a lungo deve cedere il passo alle temperature miti, ai contrasti pastello, all’esplodere dei germogli anzitempo.
A parte ogni narrazione mitologica , lo scenario è davvero suggestivo. Chi vive da queste parti ne resta sempre incantato. Certe volte, quando il freddo è più pungente del solito è davvero inspiegabile come migliaia di fiori possano sfidare le condizioni metereologiche e ufficializzare l’arrivo della bella stagione.
Nel 1934, Alfonso Gaetani, il conte di Naro,un piccolo centro a pochi Km dalla valle pensò di sfruttare questo particolare momento per pubblicizzare i prodotti dell’agrigentino e soprattutto della mandorla che tanto lustro ha dato a questi luoghi.
Alla sagra popolare in seguito è stato associato il Festival Internazionale del Folklore, momento in cui simbolicamente tutte le popolazioni della terra si uniscono per festeggiare la primavera in nome della pace globale. Gruppi folkloristici di tutto il mondo si danno dunque appuntamento nella prima decade di febbraio vestendo la città a festa. Centinaia di persone in costume, testimoni delle proprie culture, narratori delle proprie storie, giungono in questa piccola parte di mondo trasformandola in una enorme centro cosmopolita. Il momento dell’accensione del tripode dell’amicizia ai piedi del Tempio della Concordia da inizio alla festa che vedrà, per 10 giorni, il loro continuo esibirsi per le strade, nei teatri, nelle scuole, nei giardini, su piccoli palchi o al cospetto di grandi platee. La manifestazione si conclude con uno spettacolo che dura l’intera giornata nel cuore della valle e che vedrà premiato uno dei gruppi che si è distinto più degli altri per danze e costumi.
![concordia[1]](http://files.splinder.com/5584d6d167627faf411540de35d90c7c.jpeg)
Ho visto sfilare, negli anni, superbi cortei etnici. Artisti della lontana Cina con dragoni di cartapesta, giovani messicani nelle loro danze Azteche, incredibili tribù africane avvolte nelle cromie più fantasiose e ho sempre pensato che il mondo dovrebbe essere questo.
Sempre.
Uno spazio aperto a chiunque inondato da musiche e linguaggi differenti e con un unico interesse comune, la tolleranza, l’interscambio e il vivere civile. Pacificamente.

La politica è schifosamente stressante. Nauseabonda. Orripilante. Sorriderei pure ma mi vergogno troppo per la figura di merda che facciamo nel mondo e non c’ho voglia.
I complimenti vivissimi andrebbero a tutti quanti, da destra a sinistra passando per il centro…periferie e isole comprese.
Ma ovviamente the winner is: Il senatore Barbato, il quale sodo come un uovo ha ben pensato di sputare in faccia al traditore ovvero il senatore Cusumano.
Ora, a parte che quest’ultimo è anche mio concittadino, persona che conosco e oserei aggiungere educatissima (se non fosse un politico) ma santo Iddio lo sputo in faccia di Barbato no! Che poi pare avesse mangiato delle bruschette all'aglio "calabrese" portategli da Mastella e allora la saliva è diventata di cemento armato e una singola gocciolina ha steso al tappeto l'agrigentino che è stato portato in ospedale. Pare Barbato abbia detto al Mastellone : Why not?
Ecchecazzo.
Se il tradimento c’è stato è da valutare, il buon Cusumano aveva dato la propria faccia, il proprio appoggio, la propria lealtà a questo governo e pare lo abbia mantenuto, gli altri al massimo hanno rispolverato il vecchio tailleur di Voltagabbana.
E’ notizia di questo minuto: Il governo Prodi è caduto e nonostante sia stato un governo di merda, troppo impicciato e appiccicato come la carta di una gomma da masticare era pur sempre un governo di sinistra (per quel che è servito….). Che poi vorrei sapere per quale cavolo di motivo Prodi più di 2 anni non riesce a tirare….
Va bene, ora ricominceremo con tutte le manfrine elettorali, “noi questo, voi quello, gli altri l’altro”. Le promesse saranno mongolfiere, i cazzi nel di dietro siluri e noi poveri meschini dovremo sorbirci di tutto….tanto è gratis!
Santoro se ne tornerà a casa ( questa sera ritorna anno zero), Bossi farà la sua guerra del condominio, Mastella coltiverà il giardinetto a Ceppaloni e milioni di italiani spereranno che il prossimo sia meno peggiore dell’ultimo, che poi essendo la speranza l’ultima a morire, il Buon Berlusconi sicuramente al momento avrà quella che la storia registrerà come la sua ultima erezione.
Che dire se non:
The show must go on!!!
Io, per quanto mi riguarda ho già deciso, non voterò, ma questo non frega a nessuno. Però…però se in tanti la pensassero così chissà cosa si potrebbe ottenere con l’astensione. Intanto un governo di larghe intese non sembra poi un’idea meno brutta delle altre, certo meno schifosa di uno sputo in faccia o dell’ultima erezione del cavaliere.

“Avevo 43 anni e due figli quando ho perso l’orgasmo. Come si fa a perdere un orgasmo direte voi. Che cos’è un calzino? E’ finito in qualche cesta del bucato sessuale, in attesa di ricongiungersi col compagno in modo da diventare un orgasmo multiplo? La gente perde spesso delle cose. La pazienza. Il senso dell’umorismo. La linea (il termine “collant contenitivo” vi dice niente?). La ragione (dopo il parto di sicuro). Ma non l’orgasmo. Io però, non riuscivo più a trovarlo Era più sfuggente dell’ombra di Peter Pan. Credetemi, l’ho cercato più di quanto abbiano cercato il triangolo delle Bermuda, lo Yeti, Amelia Earhart, la Marie Celeste, il mostro di Loch Ness e gli scrupoli di George Bush…..”…(da “Come uccidere il marito” – Ketty Lette)

Quando ho letto questa pagina ho sorriso di gusto, veramente tutto il libro è un delizioso susseguirsi di immagini ironiche e divertenti, ma poi ho acceso una bella sigaretta, ho poggiato il libro sulle gambe e ho cominciato a pensare...
I miei 40 anni non sono i 43 della Lette però ci siamo vicini per cui dovrei pormi il problema di come sarà quando perderò l’orgasmo? Roba da rabbrividire direi, non ci avevo mai pensato. Ricordo perfettamente quando l’ho incontrato e sinceramente non ho molta voglia di dirgli addio. Sicuramente per quella bellissima sensazione che infonde fisicamente ma anche per l’attestazione di persona attiva e certamente felice ,anche se per un tempo effimero, che conferisce. Perderlo significherebbe perdere quella voglia di sedurre che viene prima dell’atto in se stesso. L’orgasmo è il fine ultimo di una danza complessa e suggestiva, fatta di sguardi, di approcci, di fiato sul collo e promesse sussurrate o solo supposte. Sarebbe troppo riduttivo non considerare che anche scegliere un vestito (o ringraziare per averlo fatto) non sia parte di quel sublime piacere, che ahimè scopro solo adesso, potrebbe andare smarrito. Che poi il sesso è un aspetto talmente presente nella vita di ognuno fin da quando si è bambini, da considerare impossibile di non considerarlo.
All’inizio è una scoperta meravigliosa, un gioco gradevole che ci fa sentire grandi. L’impaccio iniziale ci sfugge del tutto. E’ conquista.
Man mano si evolve in qualcosa di più intenso, la conquista cede il passo al possesso. Il gioco si fa più interessante perché il coinvolgimento diventa maggiore. Ma ha in se ancora qualcosa di …come dire?...Tagliente, appuntito, non levigato.
Fino a giungere alla maturità, all’affermazione. E proprio in questa fase tutta una serie di ulteriori scoperte rendono l’amplesso perfetto e appagante. Parlare di orgasmo multiplo sembra un po’ una roba da film hard (di quelli che se ne stanno li per ore a fare entra ed esci, su e giù, mettiti così e mettiti colì) e invece è un’esperienza disarmante, strabiliante direi. Perché è vero alla mia età il sesso diventa veramente roba raffinata, da gustare con calma e completamente. Ci si parla su, si ride, si gioca, si mangia…e quei quarto d’ora di un tempo diventano ore distese tra il fruscio delle lenzuola e la gratitudine di sentirsi ancora vivi. E belli. E contenti.
L’idea di dover cedere ad una resa fisiologica è quasi deprimente. Come procedere verso il rincoglionimento cosmico che muove tanti arzilli vecchietti, i quali ammiccano pure ma già si stancano al pensiero di un bacio.
Veramente uncinetto, balera e scopone scientifico basteranno a colmare il senso di vuoto?

Fermo restando che le poste italiane sono le poste italiane…il post è fatto.
La situation Poste Italiane, dalle alpi alle isole …giù per la dorsale appenninica, è all’incirca la stessa, ovvero:
Casino, di quello che neanche un’intelligenza artificiale riuscirebbe a metterci mani.
Distributore dei ticket sempre ingolfato con la zia Pina in pole position che non ci capisce una mazza di Post Pay, contrassegno e postamat.
Il tipo che, mani in tasca, occhiali sulla fronte e gomma da masticare, dondola nella fila destabilizzando il tuo già equilibrio precario.
La trafelata (c’è sempre una trafelata) che maledice l’altro avanti e le sue 100 raccomandate che manco a farlo apposta giusto quel giorno, quell’ora e quel luogo doveva scegliere….
Ci sono i sedili disposti come al cinema e allora intuisci che è un suggerimento a metterti comoda e che la direzione ti augura buona visione soprattutto dei display e della loro tragica e criptica danza : A089P- AB045 – PP119 , Fibonacci allo stato puro.
Poi c’è caldo. …alla posta italiana c’è sempre caldo, che in inverno funzionano i riscaldamenti e in estate “ col cazzo che funziona l’aria condizionata!”.
E poi ci sono loro.
Gli impiegati.
Chi si occupa delle risorse umane alle poste è un genio.
Per carità tutta gente per bene, per lo più educata ma….lenta, incredibilmente lenta.
Loro ti guardano dal vetro doppio e ti scrutano, poi prendono il bollettino che gli passi dalla fessura neanche avessi l’aviaria e… leggono… Loro leggono!
Lentamente alzano l’indice