


Attimi rubati a ricordi senza peso .
Labbra appiccicate ad altre labbra
e occhi che si chiudono in un battito di ciglia.
Battiti.
Attimi scontati quando tutto è consueto,
occhi spaventati e labbra aride di paura,
notti insonni a cercare di capire perché la vita è così dura.
Battiti.
Battiti di un cuore sempre appeso.
Battiti di storie ed un tam tam di segni e suoni
Ed un amore accartocciato in attimo sospeso.
Ti ho incontrato, avuto e poi perduto.
Un battito seduto,
senza forze ad affrontare
l’immenso senso che mi manca per capire....
(arietta)
L’aria è ferma, si poggia pesante su ciò che è stato e che ancora sarà.
Lo sguardo annaspa in un oceano d’ombra mentre il cuore galleggia gonfio e deforme. Sembra un’isola sperduta battuta dal vento dei ricordi.
Le tue espressioni emergono dal nulla, si aggrappano come naufraghi alla corda di questa passione che non vuole scemare.
Ho tempo mi dico.
Tempo per comprendere che se certe cose finiscono non è detto che sia un male oppure per sempre,
tempo per riabituarmi ad una vita che non ti comprendeva, quando la solitudine era tutto quello che avevo e il baccano del silenzio sembrava non arrestarsi mai.
Ho tempo, mi dico.
Tempo per ricucirmi addosso l’abito di pietra che avevo riposto nell’armadio delle mie paure.
Sembra seta questa roccia che scivola sulla pelle al posto dei tuoi sospiri.
Attimi spilli che bucano la pelle.
Lame parole che affettano i ricordi.
Ti ho perso subito e ancora ti cerco.
E… mai smetterò.
Perché mi ingrossi il sangue come un fiume in piena.
Perché ti infili tra me e le mie calze ogni mattina.
Perché ogni notte trovi spazio e ti diverti a complicarmi il sonno.
E… resti perché averti tra i miei pensieri è meglio che non averti.
Rimani incastrato tra ciò che è stato e ciò che ancora vorrei.
E… le tue mani diventano sostegno.
E… i tuoi occhi fonte di piacere.
E… i tuoi baci perla in un’ostrica.
E… sento il tuo respiro che si insinua tra i capelli
e scivola sul collo come un vento caldo.
E… resto immobile per esserne investita,
in un amplesso che mi scuote di continuo.
E… io ti amo pure quando ti odio.
E… forse non so amare ma nemmeno odiare.
A tutti quelli che….”quest’anno non faccio il regalo a nessuno” e poi si rovinano all’Euronix più vicino.
A tutti quelli che….”mi metto a dieta non appena finiscono le feste”, ma non si è ancora capito di quale anno.
A tutti quelli che….”che palle i tuoi parenti” e poi tra un brindisi e l’altro ti risposerebbero di nuovo e pure la tua famiglia.
A tutti quelli che….il Natale è dei bambini e poi stanno l’intero giorno a sparare petardi.
A tutti quelli che….Natale è una festa come le altre e poi si vestono di rosso ed entrano dalla parta urlando OH OH OH.
A tutti quelli che…. Non festeggerebbero più alcun Natale.
A tutti quelli che…. Sperano sia sempre Natale.
A tutti quelli che…ci credono davvero e non tengono conto di nulla, se non di Lui.
A tutti quelli che…. Nascono ancora in una grotta.
A tutti quelli che …. Non nasceranno.
Ai miei figli che hanno reso la mia vita la più bella da vivere.
Ai miei genitori, a cui ho reso la vita la più bella da rimpiangere.
Al mio cane e alle mie due tartarughe che morirebbero senza di me.
A chi sta tentando con grande tenacia di spalancare la porta del mio cuore.
All’uomo piccolo che non sa con quale meraviglioso dono stupire.
Alla stronza che se la tira un sacco che non sa cosa indossare.
Alla zoccola incoerente che invece lo sa (cosa non indossare).
A chi non c’è più, ma non per questo significa sia andato via.
A chi ho conosciuto per caso e mi è entrato nel cuore.
A chi ho perso per strada nella speranza di poterlo ritrovare.
Ai miei amici vicini e lontani.
Ai miei nemici che si mantengano il più a lungo lontani
A tutti quanti davvero

Hai coscienza dei tuoi occhi?
Me li appunti sulla pelle di continuo come spilli.
Invadenti mi entrano dentro nei momenti più indiscreti
e scavano, scavano,
piccoli minatori dell’anima.
Li sento al buio,
arrivano di soppiatto e mi allagano il cuore,
mi colmano di acqua argentata
che calda scivola giù
e mi tormenta di desiderio.
Hai coscienza dei tuoi occhi?
Della meraviglia che li intrappola
quando anticipo i tuoi pensieri?
Quando ti sorprendo col sorriso
e invece tu sospettavi solo pianto?
Quegli occhi,
i tuoi occhi
sono il mio altrove.
Lontano da qui…
Ho una cornice vuota lì sul muro.
Chi la vede mi dice –“ A che ti serve?”
Rispondo sempre che non lo so a che mi serve, però mi piace averla lì, forse perché gli spazi vuoti sono costruttivi, nel senso che danno speranza perché li si può ancora riempire.
Ma con cosa?
Cosa potrei infilarci dentro?
Un sogno?
Una speranza?
Una storia?
La fine di una storia?
Cosa?
I frantumi? Le schegge? I pezzetti?
I miei capelli rossi?
I miei tacchi alti?
Il mio cuore di bambina appiccicato con gli sputi al muro di questa stanza?
Un graffio, forse.
Quel graffio mai rimarginato che continua a sanguinare.
No!
Mi piace averla vuota, quella cornice, li sul muro.
Qualcosa prima o poi la trovo….
Un velo d’organza fascia il cielo
mentre il sole cerca ricovero in mare.
C’è un uomo sotto di esso che pensa
valga la pena sedersi
e lasciare che i sensi abbiano la meglio sul tempo.
E’ un uomo giovane e vecchio .
Un lupo di mare.

L’acqua si gonfia di respiro…..
un respiro silente,
come di chi dorme e riposa.
L’uomo giovane e vecchio conosce il suo mare,
vi si concede ogni giorno in un magnifico amplesso
con bracciate possenti ed estensione di muscoli.
Quel mare è compagno,
rifugio,
nemico e passione,
calore in inverno e frescura in estate.
Non potrebbe vivere lontano da lui
senza sentirne l’odore,
senza ascoltarne la voce,
senza catturarne l’umore.

Se l’esperienza acquisita e la forza sperimentata
divenissero materia,
darebbero all’uomo giovane e vecchio
l’aspetto di uno scoglio.
L’avere vissuto rischiando lo ha reso duro
e compatto
e reale
in un’equazione naturale
di acqua e pietra,
di luce e buio….

Forse, un giorno, avrà una casa bianca sulla spiaggia
e tende che si gonfiano di brezza marina.
Forse, un giorno, cucirà le sue reti
e dipingerà le pareti
con affreschi di vento e tempeste.
Forse, un giorno, ricorderà di quando
molto tempo prima, un tramonto lo ha rapito
inchiodandolo al suolo
e lo ha lasciato senza né parole né fiato.
Ti ho su di me.
Appiccicato addosso.
Pelle su pelle.
Fiato su fiato.
Con una specie di senso bagnato tra noi.
Ti ho addosso
Anche quando non mi sei accanto.
Quando mi sorprendi col tuo esserci in assenza.
quando allunghi lo sguardo
e con noncuranza mi incateni
e quelle catene hanno il peso di ciglia lunghissime
e di occhi chiari, come d’argento.
Ti ho addosso
e mi piace sentirti
quando mi inchiodi al muro della pazienza
e mi spingi la lingua sul collo
e percorri le parti di me
che a stento conosco