


E’ che oggi c’è una giornata bellissima… che si potrebbe pure (hai voglia) andare al mare se…
Se fossi stata di una lungimiranza giuliacciana e dunque sterminato fino all’ultimo pelo magari ieri o ieri l’altro e invece con quel poco di fresco dei giorni passati ho rimandato l’appuntamento con l’estetista.
Che tu li vedi tutti lì piccoli peli allineati in fila per tre col resto di due, antipatici e antiestetici che poi, cavolo, in casa non c’è neanche mezzo uomo a cui rubare il rasoio.
Devo ricordarmi di aggiungere questo particolare alla nota della spesa, che fa sempre comodo averne qualcuno in casa…
Uomo rasoiomunito
Che però non so in quale reparto guardare.
Magari lo chiedo ai commessi.
Che però sia di quelli completi che ti fanno pure il contropelo.
(perdonate la volgarità)
E’ ufficiale, gli uomini sono abbastanza minchioni.
Non me ne vogliano i lettori di sesso maschile ma con mio sommo piacere posso dire di avere prove inconfutabili.
Generalizzare non mi è mai piaciuto, per cui riconoscendo senza alcuna difficoltà che le eccezioni sono legittime ma non costituiscono la regola, mi ripeto asserendo che gli uomini sono abbastanza minchioni.
Perché se la tirano un sacco e poi basta il manuale della “piccola fetente” per farli ruzzolare giù dall’albero come pere cotte. Non ci sarebbe nulla di male a vederli capitolare mestamente se non fosse per tutto il tempo che hanno dedicato all’impalcatura di un ego che di li a poco diventerà lego.
Perché loro ti dicono che hanno poco tempo e quando anche tu avanzi un appuntamento per i fatti tuoi di sabato sera, il poco tempo di cui sopra lo sprecano ad sms atti a verificare che non li stai cornificando e come o quanto ti stai divertendo.
Perché loro sono quelli tosti, quelli che non abbassano mai la guardia, quelli che ce l’hanno duro e poi col primo freddo ti stramazzano a terra raffreddati morti e ti fanno impazzire perché c’hanno la bua e gli scoppia la testa e non riescono a deglutire… sapessero quante volte abbiamo mandato giù il peggiore dei bocconi senza neanche battere ciglio.
Vantano il primato della scoperta dell’acqua calda che in questo contesto si traduce in un teorema spicciolo che per statuto ripetono a menadito non appena varcata la soglia dell’adolescenza:
“Prendi una donna,
trattale male,
lascia che ti aspetti per ore….
E vedrai che lei t’amerà
Chi meno ama è il più forte si sa…”
e poi patteggiano la pena da scontare per tutta la vita o quasi con chi, questo teorema lo ha inventato nella notte dei tempi comodamente seduta in un verde giardino sotto un melo il cui frutto profumava di presa per il culo. In quel tempo pare che abbiano sprecato l’unica possibilità di parola regalando ai loro simili un’imprecazione che sa di vera sconfitta: Puttana Eva …
E’ bellissimo vederli correre a destra e a manca convinti che stanno andando dalla parte giusta, è divertentissimo far finta di soccombere stritolate dai loro silenzi infiniti … che fa “più mistero nei sentimenti” e poi registrare le molteplici chiamate con una scusa qualsiasi per accertarsi di non essere stati dimenticati, abbandonati e per sentirsi tanto tanto amati.
Potrebbero costituire un vero partito politico e studiare programmi, avanzare proposte, comporre slogan e decidere un simbolo.
Questo non sarebbe male…

A 15 anni ho letto tutta quanta la bibbia.
A 20 la torah.
A 30 il Corano.
A 39 il libro del Tao e mi accingo alla lettura della dottrina buddista e delle sue 4 nobili verità:
Per realizzare le quattro Sante Verità (Sul dolore, Sull’origine del dolore, Sulla soppressione del dolore, Sulla via che porta alla soppressione del dolore) ognuno deve passare da una condizione di ignoranza a quella di conoscenza liberatrice e liberatoria e per questo occorre procedere su una via difficile e lunga.
Contenti loro…
preferirei di gran lunga scorazzare su una strada comoda e sicura liberamente consapevole di una certa inettitudine.
Mi hanno educato, mi hanno insegnato, mi hanno inculcato teorie e teoremi che in parte condivido e in parte accetto. Mi hanno detto di Dio e del suo entourage che a quanto pare cambia a seconda dei paralleli e dei meridiani quasi ci fosse una sorte di equilibrio longitudinale da rispettare, tipo fuso orario.
Mi chiedo se Dio (in qualsiasi forma lo si voglia intendere) non si diverta un sacco a vederci sbattere e rimbalzare di continuo, piccoli, folli esseri viventi con un cervello corrotto da pagine scritte e riscritte.
Che neanche lui si spiega come sia riuscito ad ispirare tutto e il contrario di tutto contestualmente.
Gli insegnamenti ricevuti si frappongono fra noi e noi stessi amputando pensieri e dilatando le nostre visioni. Consideriamo certe verità e ne neghiamo altre...
che tutte quante proprio non si riesce tenerle a mente.
Ma alla base di tutte le dottrine un unico punto focale concentra l’attenzione: Il Dolore.
Dunque l’uomo è essenza pura di autolesionismo mistico.
Sarà anche un po’ coglione?
A parte la scomodissima questione del cilicio e la sadica disciplina della fustigazione di continuo aggiornata (Vedi Tafazzi), le Seghe Mentali trovano spazio fra le righe di un corsivo mancino e di un ricamo destro, passando per la verticalità di idiomi esotici? Oppure sono una latente volontà soggettiva di aggravare il peso del quotidiano vivere, che se si soffre di più, poi, forse, si gode anche meglio?
No, perché se così fosse allora io mi divertirò un sacco.
Giusto ieri ho sentito al telefono una delle persone a cui mi sento maggiormente legata. E’ un’amica che conosco ormai da 20 anni, una di quelle con cui ho condiviso momenti importanti e bellissimi. Una collega universitaria che ha saputo infondermi sicurezza e benevolenza in quegli anni di grande fermento interiore.
La vita è stata buona con la nostra amicizia riservandoci la possibilità di mantenerla in essere nel corso del tempo.
Se ripenso al nostro incontro ancora sorrido:
Frequentavo il corso di filosofia teoretica all’università di Palermo con il prof Plebe, un corso poco affollato perché davvero pesante e quasi insostenibile. A metà del corso conoscevo di vista tutti i colleghi che come me si ostinavano a non gettare la spugna, fra questi c’era una ragazza davvero imponente, oserei dire immensa. A parte l’aspetto fisico mi sentivo particolarmente attratta da questa per la sua intelligenza vivida e fluida, per quella sicurezza che le consentiva di confrontarsi con chiunque senza alcun problema. Le sue domande ai professori erano sempre calzanti, le sue esposizioni praticamente perfette. Sarebbe stata un’esperienza positiva potere avere la possibilità di studiare con lei. Per questo un giorno la avvicinai.
Premetto che il cognome della signora in questione è CICCIA. Aggiungo che alle scuole elementari avevo una compagna di classe che si chiamava MANZO e che anche la bambina in questione era di dimensioni non proprio minute….dunque per una strana combinazione di associazioni mentali e alimentari ho fatto un pasticcio. Di carne!
Mi presentai a questa giovane ragazza dalla mole Antonelliana e la invitai al bar della facoltà per un cappuccino. Cominciammo a parlare del più e del meno e a noi si unirono altri colleghi. Stavamo ridendo e scherzando quando il discorso cadde sull’argomento allergie… io che vantavo una reputazione da comica cominciai a parlare monopolizzando l’attenzione di tutti. Disquisendo sulle mie allergie dissi che dopo un’attenta valutazione medica mi furono riscontrate due intolleranze,
“una agli allergeni dei peli del gatto… ma si sa, io e i gatti non ci sopportiamo a vicenda per cui difficilmente finiamo col trovarci negli stessi ambienti e….
…Una agli allergeni dei peli della MUCCA, ma di quelle… a parte te (indicando la collega) non è che ne trovi parecchie sulla mia strada”
Cadde il gelo in quel piccolo tavolino sovraffollato di quel bar della facoltà di lettere e filosofia di Viale delle Scenze.
Tengo a precisare che io ero convinta che lei si chiamasse MUCCA di cognome.
Ad un certo punto, quasi trafitta dal suo sguardo mi resi conto che di gaffe doveva trattarsi. Lei con una nonchalance da manuale sostenne il mio ritmo incalzando:
“Anche a me non capita spesso di incontrare delle stronze… così secche poi…davvero mai!, sai dalle mie parti si magia ed evacua in gran quantità “
Quello è stato il principio della nostra grande, enorme amicizia, in cui lei ha messo tanto e io quello che ho potuto.
Avete mai notato il disinteresse altrui quando si parla del più e del meno?
Io da un po’ di tempo ci faccio caso, non con l’atteggiamento da inquisitrice o di chi ci resta particolarmente male ma con un sano interesse per il comportamento del genere umano.
Giusto ieri ho messo in atto uno stratagemma per avvalorare la mia tesi:
Cena di fine anno con la classe di uno dei miei ragazzi.
95 persone riunite in una pizzeria all’aperto.
Adulti, ragazzi, genitori, insegnanti etc etc . I soliti convenevoli di rito. La ballata del “come stai?”, “ come è andata?”, “Da quanto tempo….” Ma superata la fase iniziale dei saluti ecco che comincio a notare l’occhio vitreo e assente di chi si perde nei meandri dei propri cazzi . Al secondo sguardo che galleggia nel nulla delle mie parole (sempre le stesse) decido di essere determinata e cattiva:
Ad una mamma comincio ad elencare i nomi dei 7 nani (che sono 7 ma non so perché finisco col dimenticarne sempre un paio e mai gli stessi), la persona che ho di fronte annuisce garbatamente e per rendere il momento ancora più suggestivo, fra Brontolo e Cucciolo, interviene verbalmente con un “ certo… certo” che è tutto un programma.
Sorrido e mi avventuro in questa rilevazione statistica mirata a quantificare il grado di scazzamento universale.
Ad un altro genitore, dopo il primo breve momento che segna l’impatto d’interesse, comincio a raccontare che "la Nonna è preoccupata perché Cappuccetto Rosso non le ha ancora portato le focacce", mi guarda fisso negli occhi e allora penso di essere stata colta in flagrante ma poi mi rendo conto del particolare stato di smarrimento emotivo perché mi risponde che “al giorno d’oggi tutti i ragazzi hanno perso i loro punti di riferimento” a quel punto la confusa sono io… la risposta potrebbe essere calzante se non fosse che una quarantenne sta parlando con un cinquantenne, nel giardino di una pizzeria, di Cappuccetto Rosso, della nonna e fra un po’ pure del lupo.
Sono assolutamente convinta che questo atteggiamento non è volutamente maleducato ma diventa una spia della visione "monoesistenzialista" (non credo esista davvero questo termine, ma rende perfettamente l'idea) di ognuno di noi, di quanto ci perdiamo restando incastrati nella ferraglia dei nostri pensieri. Certo questo non avviene tutte le volte, magari quando un certo vissuto o certi sentimenti ci uniscono ad altri che chiamiamo amici allora la faccenda assume altri contorni, esiste un reale interesse ma in genere questo accade al cospetto di chi non ci appartiene se non visivamente o per pura cordiale educazione.
Fate la prova…. Io intanto ho trasformato una serata “tritapalle” in un momento di esilarante divertimento.
(Vi prego, guardate il videoooo…)il video è opera di SilvioSuperStar e lo ho trovato su you Tube
Ok, Ok, il cavaliere con molte macchie e alcune paure ha vinto, onore al merito forse… oppure onore e merito vanno a quella caxxo di sinistra che dopo 2 anni ancora se la menava dicendo “C’è tempo per pensare realmente al paese”
Adesso il tempo dovranno scontarlo nelle segrete del parlamento e del senato…registrando giornalmente debacle e sconfitte, sputi, bivaccate a base di mortadelle e ammonimenti a suon di “Coglioni”..
E noi sinistri, sinistroidi e via dicendo conteremo i giorni che ci separano dalle prossime elezioni evidenziando le cadute di stile del nostro amabile premier…
Certo quest’uomo è riuscito a stupirci con effetti speciali, come l’inspiegabile elevazione dal suolo, l’inaspettata ricrescita dei capelli e l’espressione estatica da lifting.
E visto che i discepoli… ops, futuri ministri saranno dodici mi inquieta la volontà” cavalleresca ” di volere uguagliare le capacità di un Dio in cui ripongo ben altre speranze. Magari venisse a casa mia (Berlusconi dico) a moltiplicare i pani e i pesci, ne comprerei pochini e poi inviterei una moltitudine di genti per sdebitarmi da inviti e obblighi. Questo sarebbe un ottimo modo per sconfiggere inflazione e aumento di prezzi….
Sicuri che non si sia affidato a queste sue possibilità? Perché l’Italia di miracoli ha bisogno
Alcuni sono già visibili.
Cuffaro da mafioso è divenuto senatore.
La Santanchè….da gnocca è stata trombata…e visto che lei è una stronza che se la tira un sacco giusto un miracolo ci voleva.
Mastella, Bertinotti e Prodi svaniti nel nulla e Fassino, Dini, Boselli …polvere erano e polvere sono tornati.
Di Pietro…beh…di pietra è rimasto… ma non la pietra angolare che egli stesso sperava.
Vabbè avremo modo di divertirci in questo lasso di tempo (lunghissimo) e triste che ci separa da altre speranze…e tra parabole e citazioni , quelle più accreditate pare siano tratte da “ Il vangelo secondo Gianni Letta”, tra brambille assunte in cielo e carrocci trainati da un 8% per nulla da sottovalutare ci accodiamo alla carovana circense che farà dell’Italia “qualcosa di cui sparlare”.
La stravaganza umana si manifesta ad ogni “che”, ma c’è un “che” in cui tale peculiarità rasenta davvero il ridicolo. E parlo del “Che… suoneria del cellulare”.
Ne ho sentite di tutti i tipi e ancora mi sorprendono, talvolta mi inquietano, perlopiù mi infastidiscono, ma il mio grado di tolleranza è superiore al buon gusto di certa gente, per cui mi adeguo all’esigenza di tanti di affascinare con effetti sonori da circo.
Ieri l’altro ho accompagnato mia madre dal medico, mentre lei si faceva visitare io la aspettavo in sala d’attesa. Ero indecisa se occupare il tempo leggendo una rivista ma quelle a disposizione raggiungevano tutte uno spessore di una decina di cm, suppongo fossero gonfie di saliva per quella assurda abitudine che hanno le persone di leccarsi l’indice per girare le pagine, presa da un leggero senso di schifo, sono sprofondata nella mia sediolina optando per la pratica che mi riesce meglio in queste occasioni ovvero dare il permesso ai miei occhi di vagare gioiosamente nel nulla. Improvvisamente la mia fluida sonnolenza è stata interrotta da un gallo che cantava. Un gallo? Dal mio medico di famiglia? Non riuscendo a comprendere bene il come e il perché mi sono irrigidita nell’attesa di vedere comparire il pennuto con la cresta buona, quella da indossare quando si decide di fare 4 passi fuori dall’aia. Ovviamente nessun volatile. Neanche a dirlo di li a poco il gallo ha ripreso a cantare e quel suo chicchirichì era forte e chiaro neanche fossero le 5 del mattino. Ebbene si, il mio vicino d’attesa aveva questo orribile annuncio di chiamata. Io rimanevo perplessa, lui alquanto indifferente…
Il fatto è che io ho un banalissimo drin drin di quelli da telefono fisso quando ancora il telefono era davvero fisso e stava in una zona della casa accessibile a tutti, tipo ingresso o corridoio o cucina…per cui sentire un cane che abbaia in tasca o un bambino che piange in borsa mi fa davvero impressione. Se tale perversione colpisse solo i fanciulli, i ragazzetti adolescenti, le giovincelle in minigonna e legs potrei anche capire, dopo tutto “Son ragassi”, ma essere interrotti mentre parli con la farmacista di quella fastidiosa eruzione cutanea ,dall’inno di guerra dei Maori, mi pare davvero eccessivo.
Allora mi chiedo: Ma cosa spinge un essere umano ad infilare dentro al cellulare la filarmonica scaligera in una fantastica esecuzione della cavalleria rusticana? E’ un problema acustico o la studiata volontà di stupire? Cosa mai può indurre a scegliere tra una risata satanica o una manifestazione di aerofagia (erutto) da primo premio?
La simpatia di una persona è attestata veramente dal motivetto polifonico che gli fa da colonna sonora durante la giornata?
Che poi si limitassero solo a questo…da qualche tempo è uso farlo parlare quel maledetto telefonino, per cui può capitare di essere in riunione col capo o magari a cena coll’amico di un amico( che ti piace tanto) e senti la figlia di lui che dice “ Pa… rispondi al telefono!” che tu pensi “ma sarà scemo oppure è talmente succube della ragazzina che è meglio toglierci mani?”.
Il fatto di credere che la nostra vera identità dipenda da come riusciamo a distinguerci in particolari inutili è aberrante ,da mono-cellulari direi…
“Avevo 43 anni e due figli quando ho perso l’orgasmo. Come si fa a perdere un orgasmo direte voi. Che cos’è un calzino? E’ finito in qualche cesta del bucato sessuale, in attesa di ricongiungersi col compagno in modo da diventare un orgasmo multiplo? La gente perde spesso delle cose. La pazienza. Il senso dell’umorismo. La linea (il termine “collant contenitivo” vi dice niente?). La ragione (dopo il parto di sicuro). Ma non l’orgasmo. Io però, non riuscivo più a trovarlo Era più sfuggente dell’ombra di Peter Pan. Credetemi, l’ho cercato più di quanto abbiano cercato il triangolo delle Bermuda, lo Yeti, Amelia Earhart, la Marie Celeste, il mostro di Loch Ness e gli scrupoli di George Bush…..”…(da “Come uccidere il marito” – Ketty Lette)

Quando ho letto questa pagina ho sorriso di gusto, veramente tutto il libro è un delizioso susseguirsi di immagini ironiche e divertenti, ma poi ho acceso una bella sigaretta, ho poggiato il libro sulle gambe e ho cominciato a pensare...
I miei 40 anni non sono i 43 della Lette però ci siamo vicini per cui dovrei pormi il problema di come sarà quando perderò l’orgasmo? Roba da rabbrividire direi, non ci avevo mai pensato. Ricordo perfettamente quando l’ho incontrato e sinceramente non ho molta voglia di dirgli addio. Sicuramente per quella bellissima sensazione che infonde fisicamente ma anche per l’attestazione di persona attiva e certamente felice ,anche se per un tempo effimero, che conferisce. Perderlo significherebbe perdere quella voglia di sedurre che viene prima dell’atto in se stesso. L’orgasmo è il fine ultimo di una danza complessa e suggestiva, fatta di sguardi, di approcci, di fiato sul collo e promesse sussurrate o solo supposte. Sarebbe troppo riduttivo non considerare che anche scegliere un vestito (o ringraziare per averlo fatto) non sia parte di quel sublime piacere, che ahimè scopro solo adesso, potrebbe andare smarrito. Che poi il sesso è un aspetto talmente presente nella vita di ognuno fin da quando si è bambini, da considerare impossibile di non considerarlo.
All’inizio è una scoperta meravigliosa, un gioco gradevole che ci fa sentire grandi. L’impaccio iniziale ci sfugge del tutto. E’ conquista.
Man mano si evolve in qualcosa di più intenso, la conquista cede il passo al possesso. Il gioco si fa più interessante perché il coinvolgimento diventa maggiore. Ma ha in se ancora qualcosa di …come dire?...Tagliente, appuntito, non levigato.
Fino a giungere alla maturità, all’affermazione. E proprio in questa fase tutta una serie di ulteriori scoperte rendono l’amplesso perfetto e appagante. Parlare di orgasmo multiplo sembra un po’ una roba da film hard (di quelli che se ne stanno li per ore a fare entra ed esci, su e giù, mettiti così e mettiti colì) e invece è un’esperienza disarmante, strabiliante direi. Perché è vero alla mia età il sesso diventa veramente roba raffinata, da gustare con calma e completamente. Ci si parla su, si ride, si gioca, si mangia…e quei quarto d’ora di un tempo diventano ore distese tra il fruscio delle lenzuola e la gratitudine di sentirsi ancora vivi. E belli. E contenti.
L’idea di dover cedere ad una resa fisiologica è quasi deprimente. Come procedere verso il rincoglionimento cosmico che muove tanti arzilli vecchietti, i quali ammiccano pure ma già si stancano al pensiero di un bacio.
Veramente uncinetto, balera e scopone scientifico basteranno a colmare il senso di vuoto?
Fermo restando che le poste italiane sono le poste italiane…il post è fatto.
La situation Poste Italiane, dalle alpi alle isole …giù per la dorsale appenninica, è all’incirca la stessa, ovvero:
Casino, di quello che neanche un’intelligenza artificiale riuscirebbe a metterci mani.
Distributore dei ticket sempre ingolfato con la zia Pina in pole position che non ci capisce una mazza di Post Pay, contrassegno e postamat.
Il tipo che, mani in tasca, occhiali sulla fronte e gomma da masticare, dondola nella fila destabilizzando il tuo già equilibrio precario.
La trafelata (c’è sempre una trafelata) che maledice l’altro avanti e le sue 100 raccomandate che manco a farlo apposta giusto quel giorno, quell’ora e quel luogo doveva scegliere….
Ci sono i sedili disposti come al cinema e allora intuisci che è un suggerimento a metterti comoda e che la direzione ti augura buona visione soprattutto dei display e della loro tragica e criptica danza : A089P- AB045 – PP119 , Fibonacci allo stato puro.
Poi c’è caldo. …alla posta italiana c’è sempre caldo, che in inverno funzionano i riscaldamenti e in estate “ col cazzo che funziona l’aria condizionata!”.
E poi ci sono loro.
Gli impiegati.
Chi si occupa delle risorse umane alle poste è un genio.
Per carità tutta gente per bene, per lo più educata ma….lenta, incredibilmente lenta.
Loro ti guardano dal vetro doppio e ti scrutano, poi prendono il bollettino che gli passi dalla fessura neanche avessi l’aviaria e… leggono… Loro leggono!
Lentamente alzano l’indice della mano destra e comincia la caccia al tesoro, una versione postale di Indiana Jhones alla ricerca del tasto perduto.
3 minuti dopo dall’inizio della Tua operazione come per incanto compare sempre l’impiegato “ometto di dietro” che ti arriva con fogli e pennini e ti blocca per almeno 5 minuti buoni , che nella stanza del capoufficio c’è sempre la zoccola di turno che non c’ha voglia di fare la fila e fa appello a tutte le conoscenze, ufficio per ufficio, (d)ente per (d)ente (che gli sputeresti volentieri in un occhio biblicamente parlando).
E poi ci sono le impiegate di qualità, quelle raffinate, quelle che camminano tutte impettite, belle donne stagionate, ossigenate, agghindate. Loro se la passano bene, loro hanno l’ufficetto. Un loculo di plexiglass tutto blu e giallo. Che ti fa venire l’angoscia da sepoltura e allora capisci perché sono incartapecorite , povere stelle.
Se poi ci vai per un pacco rischi la mancata ossigenazione cerebrale . Perché allo sportello più trafficato di tutti:
C’è lei! Quella che scrive gli sms e fa l’amore col cellulare piatto fucsia.
Ti accorgi che tra un’operazione e l’altra ti guarda e abbassa gli occhi di continuo. Sta scrivendo. Che poi sbaglia con la pressione sui tasti e manda geroglifici a destra e a manca E tu la guardi e le dici sfinita “il mio pacco…., la prego….mi dia il mio pacco .E’ stato spedito 23 giorni fa e arriva solo adesso. I salumi saranno diventati pezzi di legno e il resto saprà di cacio cavallo!”
Ma lei ha lo sguardo assente perché è in crisi di astinenza di PVT, di C6? di TVB e allora pensi dirle che ce la può fare, che non è difficile venirne fuori , che come primo passo occorre ammettere a se stessi ed agli altri di avere un problema e poi tutto diventa più facile.
Dopo infiniti attimi di ordinaria disperazione, eccolo, è lui, malmesso, acciaccato, maleodorante ma ha il tuo nome sopra e questa è l’unica cosa che conta. Adesso sei tu che li guardi tutti…firmi, sorridi, ti soffermi più volte sul gesto dell’ombrello in direzione dei 4 punti cardinali e te ne vai…sfinita, e felice.
UNA PAGURA (praticamente).
Ti prepari a far visita a casa del morto. Uno qualsiasi, uno di quelli che da vivo avrai visto 4 o 5 volte. Non una conoscenza stretta, uno tipo: lo zio di 2° grado di tuo marito o la madre della collega di lavoro o ancora il fratello della signora del 7 piano. Una persona insomma che se c’è o non c’è… è la stessa, identica cosa.
Ti vesti:
Pantalone nero e maglia nera…no, che poi ti tocca ricevere le condoglianze.
Pantalone nero e camicia bianca…neanche, che illudi gli avventori facendogli credere che c’è il servizio catering.
Pantalone bianco e camicia nera … manco a parlarne, che pare una bestemmia evocando ricordi da febbre del sabato sera.
Praticamente ti maledici perché riesci a crearti il problema del “Che mi metto?” pure in una circostanza simile neanche fosse il funerale di Lady D con annesso concerto di Elton John e opti per la gonna grigia e il maglioncino della tonalità degli anonimi… avion.
Ti presenti con nulla in mano perché così impongono le circostanze e speri che il tutto proceda velocemente..
Se ti va bene…trovi poca gente che mai avresti pensato di incontrare e dopo qualche parola lasci i congiunti nel loro dolore defilandoti , fingi interesse per chi staziona nelle altre stanze e poi imboccato il lungo corridoio ti appiattisci alla parete con gli occhi bassi e le mani dietro l’orecchio a sistemare i capelli. Guadagni la porta e “Viaaaa, più veloce della luce”.
Se giusto quel giorno quello stronzo di Saturno decide di transitare in una tua casa qualsiasi, neanche fossi la signora Gabetti, sono cazzi. …
E allora quando entri ti accorgi che è una di quelle famiglie ciarliere, allegre, amichevoli, che ti danno la sedia e ti raccontano a turno le ultime 18 ore del morto ma da angolazioni diverse. Alla 5° versione prima di esser colta da un’emiparesi fulminante ti offri di far cosa gradita e come compete a chi non è della famiglia vai in cucina a preparare il caffè. Ci trovi sempre le più pettegole dell’essemblement. E mentre traffichi con acqua e il resto scopri che il fu , era un vecchio porco che cornificava la moglie, che la moglie si gioca tutto al poker elettronico, che il figlio illegittimo di lui si tromba la badante e la stessa entra ed esce di galera e …. bla bla bla, bla bla bla, praticamente una scena da "Ciranda De Pedra". Nel gruppo c’è pure un arzillo amico del defunto che comincia a farti l’occhiolino mentre tu supponevi un Parkinson d’effetto con annessa fluidificazione di saliva esagerata. Il tempo trascorre lentissimo come una lumaca in un eccesso di stanchezza su per lo Stelvio.
Al momento del commiato come da prassi gli stretti stretti devono fare la loro parte e allora cominciano a piagnucolarti addosso dicendo che lui si ricordava di te ( ma se l’ultima volta che ci siamo visti è stata ad un matrimonio qualunque…un sacco di tempo fa??)e le lacrime di scena ti si appiccicano sulla guancia come una pellicola che asciugandosi ti tira da tutte le parti quasi fosse bava di cane. Finalmente lo strazio giunge al termine e ti tocca pure mandare a fanculo quell’ anzianotto in un impeto di adolescenza senile che nel modo di salutarti si è fatto prestare la mano dallo stecchito e te l’ha posata graziosamente sui glutei.
Tutto questo fardello determina la classica espressione facciale che caratterizza chi viene a conoscenza della morte di un altro. Ovale contratto, mano alla bocca, occhi lucidi….e una frase che scorre in sovraimpressione ad annebbiare la vista “Minchia, no!”…(raramente è disperazione per la perdita).

Emanuele Filiberto - Papino, papino mi canti la storiella che mi piace tanto?
Vittorio Emanuele - Ma certo creti…bellino, vieni qui vicino a papino:

“C’era una volta ….
un ‘epoca in cui ai nani diceva bene
e più che sbavare dietro Biancaneve
gli uscivan gli occhi fuori dalle orbite per il potere.
C’era anche un regno incantato
da questi nani popolato
la cui forma di stivale,
gli concesse un onore tale
della cacciata
con nel sedere una gran pedata.
Il sovrano che era poi tuo nonno,
ci perse la casa e pure il sonno
E grazie a lui e al suo regnare strano
Tu non hai potuto imparare bene l’italiano”

Marina Doria – Scusa tonto… ehm… mio sovrano, ma ti rendi conto che per colpa di quel nano, io non posso più di tanto, fare acquisti per incanto?
Vittorio Emanuele - Hai ragione mia regina,fra le tante la più bellina, ma sono o no il re del tuo stivale? E allora vedrai quanto vale…

…260 milioni di euro, ecco quanto vale a sentire loro! Ed anche la restituzione di tutte le proprietà avocate allo stato, fra questi il Quirinale a Roma, Palazzo Carignani e Palazzo Madama e il Palazzo Reale a Torino, palazzi meno noti ma comunque opulenti e bellissimi, appezzamenti, borghi e via dicendo…però c’è chi ha fatto i conti ancora meglio che padre e figlio e allora sarebbe il caso di precisare alla famiglia felice che solo un ventesimo di quanto richiesto entrerebbe nelle loro reali tasche.
Perché lo stato confiscò o avocò a sé solo un quinto dei possedimenti dei Savoia, quelli relativi ad Umberto II. Di questi beni un’unica parte andrebbe ai reali del mio stivale e le altre tre, alle sorelle cenerentole, Titti, Tetti e Tutti…
Ma c’è un piccolo particolare non proprio insignificante che andrebbe tenuto in considerazione e che non deporrebbe a favore dei richiedenti:
il fu regnante e padre, Umberto II, privò Vittorio Emanuele di titolo e rango passando il testimone al nipote Amedeo D’Aosta….o il nunzio reale non è ancora giunto a palazzo col bando ad informare la famiglia Stucazz?
Stenderei un velo pietoso sulle posizioni “reali” che consegnarono il nostro paese nella mani del fascismo e del nazismo e che costarono la vita di migliaia e migliaia di italiani mal difesi o per niente protetti dal proprio sovrano che pur di lavarsi le mani alla Ponzio Pilato delegava ogni potere al noto nano despota, definendosi egli stesso: Cieco, sordo e non competente.
“Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura…te lo rivelan gli occhi e le battute della gente…”
Veramente una mezza idea a chi chiederlo oggi, io ce la avrei….
Dissertando di politica, che è un argomento che al momento mi diverte assai, pensavo:
Mi sento un po’ confusa….
Vittorio Emanuele vuole essere risarcito perché suo padre ha lasciato che la nostra nazione fosse violata, oltraggiata, defraudata ed in parte assassinata.
Il governo Prodi di sinistra, così si dice, priva con tasse gravose ed inutili gli italiani di eurini che deposita in un conticino chiamato tesoretto e che tutti conoscono ma nessuno sa a che o a chi serve.
L’esponente più alto (ihihihihi) del maggiore partito di destra, cioè Berlusconi, gioca a fare il mancino, sostituendosi ad una sinistra ,che in Italia quasi non esiste, "con il partito del popolo o il polo del popolo o la casa del popolo o il popolo del popolo e tutti a casa del polo o il popolo a casa e lui al polo, oppure tutto il polo del popolo a prendere un thè in gazebo…"
E si, sono confusa.
Un aiutino si può avere?
![creaz_2[1]](http://files.splinder.com/c62d0e436ea25b80801efd6c6b07d955.jpeg)
L’uomo o meglio la mente umana non finirà mai di sorprendermi.
Andando in giro per il web mi sono imbattuta in una bizzarra notizia ovvero:
Rumeno querela Dio.
Un omicida rumeno di 40anni, tale Mircea Pavel ,ha querelato Dio per Abuso d’ufficio. Al cospetto di una corte che gli aveva inferto una pena di 20 anni di galera per omicidio questo fantasioso malandrino ha voluto chiamare in causa chi, secondo lui, è stato l’artefice delle sue malefatte . L’uomo sosteneva che Dio“in persona” non aveva tenuto atto al patto sancito con il battesimo e lasciandolo senza alcuna protezione non lo ha protetto dal male che invece lo ha investito in pieno. E perciò lo ha denunciato. Ovviamente il giudice ha dovuto respingere l’istanza perché non era possibile inviare un mandato di comparizione per sconosciuto indirizzo ufficiale. Sarebbe stato forse più indicato un mandato di Apparizione?
Ma la sorpresa vera e propria giunge da un’ulteriore notizia correlata a questa, Ernie Chambers un senatore di Omaha cita anch’esso in giudizio il creatore perché lo ritiene responsabile di "infinite morti, eccidi e calamità naturali" (nelle parole del deputato), questo per creare un precedente legale al quale ogni essere umano potrà fare riferimento in caso di incidenti, disgrazie, avversità.
Adesso dico io...ma un viaggetto a Lourdes per entrambi no? Magari nella speranza di un patteggiamento misericordioso….
Hai capito il buon Gianfranco Fini? Zitto zitto e buono buono ha dato il benestare all’ avvocato Giulia Bongiorno ,deputato di AN e portavoce dello stesso, di confermare tutte le indiscrezioni trapelate nei mesi passati.
La faccenda è comune alle metà della popolazione mondiale ovvero separazione dalla coniuge (Daniela Di Sotto, in questo caso) e coronamento ,suggellato da una futura nascita, dell’amore segreto con una nuova compagna (la signora Elisabetta Tulliani già ex di quel gran signore di Luciano Gaucci ex presidente del Perugia calcio, nonché latitante per le vicissitudini del fallimento della sua gestione).
Fin qui niente di strano a parte qualche zaffata di gossip disinteressato, ma siccome sono un’imperdonabile cattivella sghignazzo sotto i baffi (che non ho, merito della ceretta) e mi interrogo su un aspetto più costituzionale…. gridando a gran voce:
Cazzo Gianfranco sei anche tu un PAX al momento…
Come la mettiamo?
Ihihih
Ihihihih.
Mastella" mi fa morire". (Un po’ come la storia di Berlusconi che è amico di Apicella) .
Il nostro guardasigilli, che fra un po’ guarderà quelli degli “altri” ,ha un unico problema:
NON C’HA LE FISIQUE DU ROLE.
Tieni duro tesoro…..
a quanto pare la crisi al momento è scongiurata, aggiornamento delle 21.10 ma terrà,? Non è che la vedo benissimo.... Ma forse dovremo considerare il precariato come uno status di diritto. Tutto in Italia sembra precario, dal governo, al lavoro, ai guadagni. Siamo una nazione fondata sul PRECARIATO altro che lavoro....
Provate a leggerla in rima….
“Era d’agosto e un povero uccelletto, ferito dalla fionda di un maschietto,andò per riposare l’ala offesa, sulla finestra aperta di una chiesa.
Dalle tendine del confessionale , il parroco intravide l’animale, ma pressato dal ministero urgente rimase intento a confessar la gente.
Mentre in ginocchio e alcuni altri a sedere dicevano i fedeli le preghiere, una donna..notato l’uccelletto, lo prese al caldo e se lo mise al petto.
D’un tratto un cinguettio ruppe il silenzio e il prete a quel rumore il ruolo abbandonò di confessare, e scuro in viso peggio della pece, s’arrampicò sul pulpito e poi fece: “Fratelli, chi ha l’uccello, per favore, esca dal tempio del Signore!”
I maschi un po’ stupiti a quel parole, si accinsero a sollevar le suole ma il prete a quell’errore madornale “Fermi,” gridò, “mi sono espresso male, rientrate tutti e statemi a sentire, solo chi ha preso l’uccello deve uscire! ”
A testa bassa e con la corona in mano, cento donne si alzarono pian piano ma mentre se ne andavano ecco allora che il parroco strillò …”Sbagliate ancora, rientrate tutte quante figlie amate, che io non volevo dire quel che pensate, ecco quel che ho detto torno a dire, solo chi ha preso l’uccello deve uscire, ma mi rivolgo, non ci sia sorpresa, soltanto a chi l’uccello ha preso in chiesa.”
Finì la frase e nello stesso istante le monache si alzaron tutte quante e col volto pieno di rossore lasciavano la casa del Signore, “ O Santa Vergine!” esclamò il buon prete, “fatemi la grazia se potete, poi senza fare rumore, dico, pian piano s’alzi soltanto chi ha l’uccello in mano.”
Una ragazza che col fidanzato s’era messa in un angolo appartato sommessa mormorò col viso smorto…”Che ti dicevo? Hai visto…se ne è accorto…”
Ihihihih