Chi Sono
Utente: arietta
...ma guarda un pò che arietta!...

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Labbra Blu - Diaframma
C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. .

C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano carro che non vuol cadere nella stupidita'. .

Sulle labbra era il sapore del mattino che hai inventato tu guarda adesso come piove sulle mie labbra blu. Guarda adesso come piove sui sentieri in fondo all'anima storie che non hanno odore, e' la mia realta'.br>
Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c'e'. ma ogni cosa e' una ferita che mi ricorda te.

Labbra blu - Diaframma

venerdì, 17 ottobre 2008
Susi

Sembrava inquieta Susi quella sera, aveva rimboccato le lenzuola a Damiano  e lo aveva guardato con la dolcezza che le colava dagli occhi. Aveva 10 anni e una tempra forte quel suo unico tesoro.

La vita non era stata semplice per lei, l’infanzia fredda, l’adolescenza turbolenta, la giovinezza un patchwork di emozioni e difficoltà. Aveva tirato a campare portandosi dentro il fardello che solo gli orfani riescono a sostenere … quel senso di rifiuto imbottito di consapevolezza dell’esser soli al mondo. Crescere in un istituto l’aveva resa massiccia dentro e guardinga. Dividere gli stessi spazi con altri come lei le aveva lasciato addosso il senso di non appartenenza a nulla, di assenza di legami veri.

Dopo il diploma delle medie all’interno dell’istituto aveva cominciato a lavorare. Un lavoro umile il suo, ma l’unico che fosse riuscita ad avere. Faceva le pulizie a casa di certa gente con un sacco di soldi. La mattina lasciava quei luoghi che le infondevano un gelo perenne  e vi faceva ritorno quasi a sera, dopo avere sgobbato per pochi soldi e 2 pasti neanche troppo sostanziosi. Però era una gran lavoratrice, non si stancava mai e non si tirava mai indietro. Aveva lasciato l’orfanotrofio che aveva 20 anni, aveva preso in affitto una piccola casa alle porte del paese, quella che poteva permettersi: una stanza nella quale dormiva, un piccolo cucinino ed un bagno buio e stretto con al posto della finestra una specie di feritoia posta in alto.

E poi aveva incontrato il suo bastardo personale, un ragazzotto di campagna che viveva poco distante. Lui  aveva riempito la  sua testa di stupidi sogni e di false promesse, le aveva riempito il letto e per ultimo anche il grembo. Ovviamente come conviene ad un losco figuro ,non appena intuito la gravida verità se l’era filata a gambe levate lasciandola sola ancora una volta. Ma per Susi era cominciata un’altra vita fatta di nuovi palpiti come uno sbattere di ali farfalla. Sentiva la sua creatura crescerle dentro e restava immobile per sentirsi completamente sopraffatta da quell’amore immenso. Non importava chi fosse il padre, non importata come o casa le avesse fatto, in fondo forse lo amava davvero, perché per primo le aveva donato qualcosa. Un figlio.

Quando nacque Damiano, rinacque anche lei in una simbiosi mistica, in un’equivalenza d’amore infinito, di felicità inspiegabile. Finalmente la solitudine non le apparteneva più, la tristezza non le offendeva il sangue, il silenzio non le bucava l’udito. Umiliarsi, strofinando in ginocchio gli atri che altri calpestavano, non le pesava più. La mattina lasciava il suo angelo nello stesso istituto in cui era cresciuta per ritornarvi non appena possibile. Restava tutta la notte con il suo amore fra le braccia e ne catturava ogni particella possibile. Gli affondava il naso fra le rosee carni e ne aspirava l’odore. Con i baci ne sentiva il sapore. E le carezze le rinvigorivano il tatto. Sensi materni di una passione indicibile. E poi Damiano cominciò a crescere e a frequentare la scuola. Era secco secco quel suo figliolo ma per lei era il più grande di tutti. Un bambino bravo e ubbidiente, un bambino silenzioso e dolcissimo.

Quella sera proprio non riusciva a staccarsi da lui, non comprendeva bene cosa stesse succedendo ma era come se uno strano presagio le impedisse di stendersi nel letto accanto.  Forse quella stessa notte qualcuno glielo avrebbe portato via, forse quella notte lui sarebbe sparito per sempre e lei sarebbe ripiombata nella solitudine più totale e la disperazione le avrebbe lacerato ogni infinitesima parte di quel suo stanco corpo. Per un attimo aveva pensato di svegliarlo nel cuore della notte, di coprirlo per bene e di fuggire con lui, ma era sicura che li avrebbero braccati e separati. Non poteva permetterlo. Mai.

Con la lucidità propria dei folli si era diretta in cucina e tirato fuori dal cassetto il coltellaccio che serviva a scannare gli animali che di tanto in tanto le venivano dati in cambio di qualche stirata o di qualche sporco lavoro.

E mentre il suo amore dormiva gli aveva infilzato il coltello nella carotide e con un gesto lesto gli aveva sottratto la vita.

-         Aspettami amore mio arrivo anch’io. –

Un gesto uguale su se stessa aveva messo fino a quella follia.

Insieme per sempre.

Non chiedetemi il perché di questa storia, non ricordo neanche di averla scritta. E’  stata lei a trovare me. Inquietante? Tranquilli sto bene….

Scritto da: arietta alle ore 21:32 | link | commenti (28) | Categoria: racconti, bambini, follia