


La violenza sulle donne non è solo quella fisica che è sicuramente la più terribile per la profanazione di corpo e anima.
C’ è un altro tipo di violenza muta, pesante, subdola.
Una violenza che tarpa le ali a giovani e meno giovani farfalle,
che le zittisce e le annulla rinchiudendole nel regno del possesso che spesso gli uomini (piccoli uomini) fortificano con minacce e divieti.
Ci sono anime forti in corpi delicati che riescono a sottrarsi a tali sopraffazioni e ci sono anime lievi che invece non riescono ad opporsi ad ordini e cattiverie.
E subiscono, piccole stelle, vivendo tra la paura e l’infelicità di un rapporto che non vorrebbero ma dal quale non riescono a fuggire, per incapacità o volontà.
Il mio pensiero oggi è per loro e a tutte le donne voglio dedicare questa bellissima canzone di E. Bennato
La Fata.
Tratto da una storia vera....
Era una ragazzina carina, dentro nascondeva una solitudine insopportabile e per questo fuori mostrava una sicurezza bugiarda, di quelle che fanno paura. Aveva conosciuto un tipo più grande di lei almeno di 10 anni, ragazzino anche lui ma con la macchina e la barba da fare tutti i giorni. Lei sembrava innamorata ma quell’amore era difficile da vivere perché 13 anni al cospetto di 24 sono davvero pochi.
Stavano insieme, così si dicevano quando all’uscita di scuola lui la passava a prendere con la sua golf beige di un beige orribile.
Poi una sera lei andò ad una festa, era carnevale e per quello si era vestita in maniera davvero estrosa con un costume viola e rosso di tulle, di una cugina che lo aveva utilizzato per un saggio di danza classica. Quel costume sembrava rafforzare una personalità inesistente perché tra tante bambine/ragazzine vestite da Cleopatra, dame e fate, un vestito da giullare di corte sembrava rompere con una certa consuetudine primi anni ottanta.
E poi a quella festa in un garage sotto un palazzo di periferia si imbatté in lui, ragazzino figlio di puttana con un sacco di storie per storia e una gran voglia di finire nei guai. Un lento, poi un altro e alla fine la conquista di un anfratto buio e nascosto. Il sesso a quell’età è davvero curiosità e ricerca e per questo lei aveva infilato la mano nella patta guidata dalla voglia impertinente di un 15enne arrapato.
Baci, carezze e un’eiaculazione precoce e definitiva. Se solo avesse saputo che con quella pratica era inevitabile sporcarsi e tracciare le sorti di una vita…..
Alla fine della festa aveva raggiunto l’amica che l’aveva accompagnata e che guarda caso era proprio la sorella del giovanotto che tutte le mattine passava a prenderla con la sua golf dall’orribile colore beige…
-Ti sei sporcata – aveva precisato tracciando i contorni di un imbarazzo indicibile. Quella macchia di giovane sperma era lì davanti i suoi occhi, una macchia bianchiccia e sbavata. Una macchia per la vita.
L’indomani aveva incontrato il suo pseudo amore. Un incontro normale. Un incontro fatale che mai avrebbe dimenticato: Lui pareva sereno, aveva guidato fino ad un boschetto vicino al mare e si era posteggiato in tranquillità.
“So che ti sei divertita ieri sera” - aveva detto senza mostrare alcuna emozione e mentre lei, ragazzina carina, cercava giustificazioni appropriate le arrivò il primo colpo… e poi un altro e poi un altro ancora a sfinirla dal dolore.
Le spiegazioni a difesa servirono a poco , fu aperta nell’intimo a costatare se la sera precedente aveva causato quel danno che invece si compieva al momento e mentre lo stronzo 24enne veniva dentro di lei pronunciava il nome dell’altro, del quindicenne arrapato, figlio di puttana.
L’ironia della sorte malevola e troia volle che alla prima volta il senso della vita si completasse in un atto di odio e rancore.
Lei rimase incita.
Aveva 13 anni.
Lui la fece abortire dopo un paio di mesi tracciando le sorti di una vita sporca e inutile.
E poi come succede in questi casi il tempo (che è un gran galantuomo) scorse sul suo letto dando ai protagonisti di questa faccenda storie diverse, motivi diversi, dannazioni diverse.
A distanza di 25 anni, quella gran troia dell’ironia della sorte non sembrava stanca di prendere per il culo faccende e faccendieri e per questo stabilì che la ragazzina carina e il ragazzino arrapato e figlio di puttana si rincontrassero. E finissero con lo stare ancora insieme in una sorta di storia confusa e dannata. Lei gli diede tutto quello che aveva perché credeva fortemente nel senso di giustizia che ognuno vorrebbe per la sua esistenza. la quadratura del cerchio, il cerchio della vita che si chiude ad anello tra il prima e il dopo senza considerare il durante...
Morale della favola?
Fu lui a lasciarle, per ultimo, un figlio.
Fuori pioveva, le gocce battevano alla finestra senza sosta e ogni tanto un rombo di tuono squarciava il silenzio bagnato della notte. Piano si avvicinava al suo corpo disteso senza sfiorarlo realmente, temeva di svegliarlo e invece desiderava che continuasse a dormire. In realtà non voleva alterare con un qualsiasi movimento quello stato di cose. Si sentiva al sicuro. Si sentiva spaventata.
Una volta aveva avuto una vita diversa, una casa, una famiglia. Andava a scuola, al cinema, in discoteca. Era stata, dopo tutto, una ragazza come tutte le altre. Poi i suoi genitori si erano separati e lei aveva finito col perdere l’orientamento. Era diventata una nomade, si spostava di continuo senza sentirsi mai da nessuna parte, qualche giorno con la madre, poi dal padre, ma anche da qualche amica e di tanto in tanto dai nonni. Quando la notte si stendeva, attaccava gli occhi al soffitto, che bene o male era simile da tutte le parti e sorrideva al pensiero di considerare cemento e ducotone uniche certezze in quell’età di mezzo che stava vivendo. Poi gli eventi l’avevano portata in un’altra vita che poco le apparteneva. Avevo cominciato l’università ma dopo qualche materia aveva lasciato perdere, improvvisandosi adulta in un mondo di merda. Qualche lavoretto lo rimediava, commessa in un panificio, cameriera in una pizzeria il fine settimana, shampista in un salone di periferia.
Non capiva come le fosse stato possibile diventare una sbandata che ogni tanto beveva troppo o si sballava con l’hashish, sinceramente avrebbe desiderato essere un’altra ma non una di quelle da sogno, grande figa o ricca sfondata, solo una normale, una come milioni.
Una con una casa, sempre la stessa. Una con un lavoro, sempre lo stesso e con un mutuo, uno scooter, un’amica e un amore. Un grande amore. Un amore grande fatto di carezze e cenni d’assenso. Un amore immenso con camicie da stirare e bollette da pagare e cene insieme davanti al tg e gite fuori porta la domenica mattina. Un amore con una canzone, con un letto ikea, con la speranza di un figlio.
Un amore vero, non di quelli bugiardi e fragili che vengono giù al primo sentir di vento. Non uno di quegli amori costruiti in serie che ti danno la garanzia per un paio d’anni e dopo si sbaracca, pazienza per chi dentro c’è nato.
Questo potrebbe essere l’inizio di una storia ma è solo la trasposizione di una paura materna.
Molte volte mi capita di pensare a come reagiranno i miei figli all’urto di un divorzio che fortunatamente rientra nei termini civili di un disastro.
A parte il fatto che gli dedichiamo , col padre, tutto il tempo a nostra disposizione , riusciranno a comprendere che certi modi bruschi sono il frutto del peso della colpa? Riusciranno a perdonarci il fatto di aver amato più noi stessi che loro? Ci malediranno, quando adolescenti, vorrebbero aggrapparsi a certezze che invece gli mancano? Continueranno ad amarci anche quando realizzeranno che avremmo potuto togliergli la possibilitàdi essere "Uno Come Tanti"?
Già mi immagino a dover combattere con una tigre scatenata e un lupo famelico.
Tu pensi di essere forte.
Ti concedo questa illusione, ti renderai conto presto di quanto sia difficile ingoiare il boccone amaro della perdita. Della sconfitta.
Le donne sanno portare a termine con dovizia i loro impegni. Sono sempre molto coinvolte in ciò che accade, ma a loro (noi) è stata data una possibilità in più che le differenzia dall’uomo che partoriscono.
Il sentimentalismo delle donne ha radici arcaiche, bibliche e questo fardello ne ha fatto esseri speciali e in certi casi davvero superiori.
Piangono, ascoltano, chiariscono, affrontano, certe (troppe) volte subiscono e in molti casi perdonano.
Ma c’è un limite che proprio non riescono a superare ed è quello dell’annullamento totale al cospetto di un uomo. Al massimo si struggono toccando un fondo troppo profondo ma già quella è una vittoria perché in quel fondo è custodita la giusta spinta per la risalita. E quando una donna riemerge dal proprio dolore non credo possa ulteriormente essere scalfita da tutto il resto.
Anche la donna più stupida e vacua trae forza e dignità dalle proprie lacrime. Affronta il destino che la storia le ha assegnato nel modo in cui la storia le ha insegnato: Occhi bassi e mente lucida.
Vendetta, rivalsa, riscatto, superiorità oggettiva, chiamalo come vuoi ma è questo il motivo che le spinge oltre la delusione, oltre il rifiuto, oltre le umiliazioni.
E dopo un periodo più o meno lungo in cui è fondamentale prendere coscienza del proprio strazio
e dopo aver metabolizzato i colpi
e dopo aver mediato fra se stesse e il proprio lutto….
…sanno sempre da dove ricominciare è solo questione di tempo.
Giusto ieri ho sentito al telefono una delle persone a cui mi sento maggiormente legata. E’ un’amica che conosco ormai da 20 anni, una di quelle con cui ho condiviso momenti importanti e bellissimi. Una collega universitaria che ha saputo infondermi sicurezza e benevolenza in quegli anni di grande fermento interiore.
La vita è stata buona con la nostra amicizia riservandoci la possibilità di mantenerla in essere nel corso del tempo.
Se ripenso al nostro incontro ancora sorrido:
Frequentavo il corso di filosofia teoretica all’università di Palermo con il prof Plebe, un corso poco affollato perché davvero pesante e quasi insostenibile. A metà del corso conoscevo di vista tutti i colleghi che come me si ostinavano a non gettare la spugna, fra questi c’era una ragazza davvero imponente, oserei dire immensa. A parte l’aspetto fisico mi sentivo particolarmente attratta da questa per la sua intelligenza vivida e fluida, per quella sicurezza che le consentiva di confrontarsi con chiunque senza alcun problema. Le sue domande ai professori erano sempre calzanti, le sue esposizioni praticamente perfette. Sarebbe stata un’esperienza positiva potere avere la possibilità di studiare con lei. Per questo un giorno la avvicinai.
Premetto che il cognome della signora in questione è CICCIA. Aggiungo che alle scuole elementari avevo una compagna di classe che si chiamava MANZO e che anche la bambina in questione era di dimensioni non proprio minute….dunque per una strana combinazione di associazioni mentali e alimentari ho fatto un pasticcio. Di carne!
Mi presentai a questa giovane ragazza dalla mole Antonelliana e la invitai al bar della facoltà per un cappuccino. Cominciammo a parlare del più e del meno e a noi si unirono altri colleghi. Stavamo ridendo e scherzando quando il discorso cadde sull’argomento allergie… io che vantavo una reputazione da comica cominciai a parlare monopolizzando l’attenzione di tutti. Disquisendo sulle mie allergie dissi che dopo un’attenta valutazione medica mi furono riscontrate due intolleranze,
“una agli allergeni dei peli del gatto… ma si sa, io e i gatti non ci sopportiamo a vicenda per cui difficilmente finiamo col trovarci negli stessi ambienti e….
…Una agli allergeni dei peli della MUCCA, ma di quelle… a parte te (indicando la collega) non è che ne trovi parecchie sulla mia strada”
Cadde il gelo in quel piccolo tavolino sovraffollato di quel bar della facoltà di lettere e filosofia di Viale delle Scenze.
Tengo a precisare che io ero convinta che lei si chiamasse MUCCA di cognome.
Ad un certo punto, quasi trafitta dal suo sguardo mi resi conto che di gaffe doveva trattarsi. Lei con una nonchalance da manuale sostenne il mio ritmo incalzando:
“Anche a me non capita spesso di incontrare delle stronze… così secche poi…davvero mai!, sai dalle mie parti si magia ed evacua in gran quantità “
Quello è stato il principio della nostra grande, enorme amicizia, in cui lei ha messo tanto e io quello che ho potuto.
E’ scoppiata la moda dei sexy toys…. “Oddio”, mi dico, “ci sarà da divertirsi?”
Sempre più spesso sento parlare di “cassetti magici”,di “scatole delle sorprese”,di “ stanze dei giochi”, che mi chiedo “Ma proprio gli adulti non vogliono crescere?” Ma andando a fondo della questione mi rendo conto che quei cassetti, quelle scatole non sono esattamente piene di yo-yo o girandole.
La parola “vibratore” è ormai più comune di trigliceridi o di chiodi di garofano, il punto G è diventato più importante del punto A e di quello B, i sexy shop woman friendly sembrano essere la nuova frontiera per il sorriso delle ragazze… altro che shopping all’outlet di Gucci .
Entrare in un sexy shop non è più una cosa scandalosa. Maneggiare un pene di plastica sotto gli occhi divertiti di belle commesse (che nulla hanno a che fare con l’idea lercia e squallida di maitresse con calze a rete o salivose), è un’esperienza divertente. Così come è esilarante scoprire gadget per tutti i gusti…Certo trovarsi al cospetto di un Dildo
in titanio è un po’ inquietante ma la paura passa presto quando ti viene proposto
il Rabbit
ovvero un vibratore vaginale con le orecchie da coniglio….(che fanno il resto). E poi che meraviglia… ci sono i giochi waterproof (a prova di acqua) o quelli da conservare in frigo per un’ esperienza agghiacciante o le perle giapponesi, o certi ring
che luccicano più di fedi nuziali e la cosa entusiasmante, a sentire l’addetta alle vendite è che “ sono tutti lavabili con acqua e sapone”….”Azz,” penso io, “sai che sollievo a non doverli bollire a 300 gradi prima o dopo l’uso.
Forse ormai non ho più l’età…certo non sarò più la 25enne tutta gaia e tutta soda con tanta voglia di scoperta, ma ai miei tempi la possibilità di poter aver e un sabato sera a disposizione col mio ragazzo era l’idea più trasgressiva che potessi concedermi. Questo ha fatto in modo che conferissi al sesso quel ruolo importante di coadiuvante e collante all’interno di un rapporto. Oggi, mi fa un po’ impressione sentire che ragazze tra i 25 e i 30 anni , con un buon lavoro, un partner di tutto riguardo e una vita davvero gradevole debbano sentire il bisogno di concedersi qualche svago in più e di dar luce a quel fondo di cassetto che a quanto si dice è in ognuna di noi.
Non sono una bacchettona per costituzione, la mia mentalità elastica si allunga abbastanza fino a comprendere il bisogno fortissimo che ognuno di noi ha di conoscere se stesso e il proprio corpo. La sperimentazione dell’autoerotismo è legittima come quella della sopportazione del dolore o della resistenza in apnea, l’allargamento dei propri orizzonti dovrebbe sempre stimolarci ad una maggiore conoscenza anche in campo sessuale, ma un allenamento all’orgasmo mi pare una pratica un po’ sterile così come un po’ inutile mi pare trovare spazio a cosucce che alla fine provvederemmo a tenere ben nascoste.
Ma vi immaginate cosa potrebbe succedere se il nostro cane riuscisse ad infilarsi in bocca quel meraviglioso vibratore afro, ultimo acquisto del fine settimana, e se ne andasse in giro tutto contento proprio mentre è venuta a trovarci mammà o la delegata del comitato parrocchiale per la raccolta dei fondi per la festa della Madonna Della Catena?
Io penso che al giorno d’oggi, tempo in cui tutto ha una sua collocazione, legittimazione, diritto d’essere dovremmo davvero concederci più tempo per noi stessi, alla ricerca di ciò che siamo realmente. Alla ricerca di quella libertà mentale che possa definire nuovi contorni a ideali fondamentali come la cultura, la politica, l’educazione…. Anche il sesso certamente… ma alla fine suppongo sia meglio un “reale” compagno/a (questo poco importa) o anche due se si ama la confusione…in carne ed ossa.
Perché queste pratiche strumentali mi pare che aiutino solo a sopperire un eros stanco e annoiato…o no?
(Sarà per questo motivo che l’editoria ha subito un tracollo?)
Ci sono momenti in cui riflettere diventa una priorità del mio essere donna.
Ci sono momenti in cui mi sento talmente dimessa e bastonata da concedermi un po’ di tempo da dedicare a me stessa , nel tentativo di capire dove sto andando e perché.
Da ragazzina avevo questa incredibile mania di dare un senso a tutto. Non sapevo quello che so oggi e cioè che non tutto è controllabile, che molte cose sono imprevedibili. La logica mi diceva che ogni problema avesse in sé la soluzione, ogni oggetto una funzione specifica, ogni parola un senso assoluto.
Non conoscevo ancora i Fenomeni, le Alchimie, i Doppi Sensi per cui il confronto con la complessità del mondo reale mi appariva feroce.
Crescere ha significato cedere il passo agli eventi, riconoscere le cause per cui vale la pena lottare o scorgere i momenti in cui è più logico fermarsi e aspettare.
In momenti sfuggenti come questo, invece di rincorrere un ordine che dia senso a ciò che vivo, mi metto comoda e aspetto che ogni cosa trovi la sua disposizione naturale. I dolori diventeranno più sopportabili, i pesi meno gravosi e la vita più vivibile.
E’ forse crescita, è forse resa o forse solo stanchezza.
Però non riesco a controllare ciò che sento in alcuni frangenti ovvero il mio desiderio di perdermi in uno sguardo, di seguire il filo di certe parole,di lasciarmi andare ai battiti di un cuore qualsiasi, di approdare nei terreni sconfinati di un sogno che concederebbe un non senso dolcissimo alla mia esistenza….
E penso che se perdessi la mia dimensione dello stupore o quel forte desiderio di sbattere i piedi per terra e di mettere il muso…allora sarebbe davvero finita.
(Dedicato a tutte quelle donne che non smetteranno mai di essere delle ragazzine)
Ho 15 anni, mi chiamo Kisha, sono irachena. Ho sempre vissuto nel mio villaggio con la mia famiglia.
Tutti quanti ,tranne mia madre, mi trattano come una capra.Ridono di me, mi tirano i sassi, mi cacciano con le botte.I miei fratelli mi svegliano con i calci e dicono che sono un mostro.
La mia faccia è piatta, il mio naso schiacciato, i miei occhi lacrimano, la mia lingua è tagliuzzata. Ma non sono un mostro. Io non sono un mostro, sono una bambina che la notte ha freddo e che ha paura del buio.
L’altra notte sono entrati in casa, erano un gruppo di soldati cattivi.Mi hanno presa e portata via. Mia madre gridava, mio padre la picchiava. Mi hanno fatto salire su un camion e mi hanno portato nel deserto.
Gridavano e ridevano e fumavano.
Mi hanno strappato i vestiti di dosso, mi hanno coperto la faccia coi loro stracci, mi hanno bruciato la pelle con lame infuocate. Io sono solo una bambina.
Mi hanno infilato dentro i loro bastoni di carne, uno, due, tre, dieci. Mi hanno svuotato la pancia del sangue che ha cominciato a colare. Io sono solo una bambina.
Sono rimasta un giorno intero e una notte, legata e al buio. Ma avevo troppo dolore per sentire paura.
Questa mattina sono venuti da me. Ho gridato “No! Lasciatemi, ho male, sono una bambina io, sono un mostro, state lontani da me, ho male, ho male, ho male!”Ma loro mi hanno presa e lavata e vestita.
Mi hanno detto che nessuno mi avrebbe voluta e che al mio villaggio mi avrebbero uccisa per questo devo andare da Allah con i miei piedi.
Adesso cammino piano, mi brucia lì in mezzo alle gambe, ho un peso sulle spalle che a stento reggo.
E poi quando sarò al mercato dovrò tirare questo filo e BOOOOM Allah mi aprirà le sue porte.
Io sono solo una bambina.
Al Qaida utilizza donne e bambine down come Kamikaze.
Non credo di aver mai odiato nessuno se non chi oltraggia i più deboli, chi riversa la propria efferatezza sui bambini, chi si scaglia sui malati…. e stamani provo un enorme schifo.
Una lacrima per tutte quelle donnine violate, infibulate, uccise in nome di un’inferiorità che è solo nella mente dei loro aguzzini.
Una carezza a quegli angeli che hanno dovuto abbracciare la morte loro malgrado.
E’ quella breve camminata a fianco del figlio, vuoi lungo la navata di una cattedrale, vuoi su per i gradini di un ufficio comunale a puntualizzare lo stato. Perché pur essendosi esercitata per anni durante il periodo prematrimoniale, acquisisce solo in questo specifico momento l’investitura ufficiale di “Rottura di coglioni” .
Che lei nasce femmina e si trasforma in mostro, evolvendo in nonnapapera fino a giungere allo stato terminale di arteriosclerotica dura a tirare le cuoia, in un excursus di tritatura da manuale.
Inizialmente è solo la madre dell’uomo di cui ti sei innamorata. La scorgi per strada e ti sistemi la camicetta nel tentativo di darti un’aria accattivante. Lei finge di non vederti “piccola stronza” nel frattempo pensa “tu vorresti portarmi via il mio bambino? Dovrai passare sul mio cadavere” e sinceramente non è una cosa impossibile da realizzare. Basterebbe ucciderla. E togliersi il pensiero da subito.
Che se decidi di partire per un finesettimana col tuo fidanzato a lei le viene la colica renale, l’idea che entrerai in possesso dei “gioielli di famiglia” le fa gonfiare il pelo. Perchè il malloppo del figlio è sacro e se potesse lo imbalsamerebbe come ha fatto con il cordone ombelicale che ancora conserva mummificato come santa reliquia.
Lei ti sfida a colpi di mestolo e in questo caso devi registrare la sconfitta perché “le polpette di mamma” sono purtroppo imbattibili. Solo molti anni e mille sbattute di polpette al muro dopo riuscirai ad eguagliarne consistenza, sapore e forma (quando praticamente la tua progenie sarà in età maritabile e tu dunque pronta al passaggio delle consegne).
Lei compete. Questo la autorizza (in una distorsione concettuale) a considerarsi competente in qualsiasi aspetto della vita quotidiana.
Lei viene in casa e si guarda intorno, annusa, scoperchia,soppesa, valuta, quantifica, ficca il naso ovunque. Va in bagno e sicura della doppia mandata apre gli sportelli e i cassetti per assicurarsi che tutto sia entro i termini del normale. La vista dei Tampax la turba, qualcosa altro(a parte il succitato malloppo) ha accesso ai tuoi fondamentali….e se oggi trattasi di assorbenti domani chissà……
Guarda la tua montagna di biancheria da stirare e senza aver la minima intenzione di attrezzarsi con ferro e asse (come farebbe tua mamma)si informa se il figlio avrà un cambio per l’indomani….perchè quando lo aveva in casa lei, gli stirava pure il pigiama e i fazzoletti di cotone che ha abbondantemente inserito nel corredo di cui tu adesso sei la custode (ti venisse in mente di farlo piangere).
Ha la messa in piega perenne come da statuto di suocera e il rossetto nelle varianti di rosso e arancione per dare maggiore risalto all’ingresso della caverna dove ha ricovero la bestia: La lingua! Chi ormai è immunizzato al suo veleno è il principe consorte che può essere di 2 diverse tipologie: O gran filibustiere che la rende padrona in casa e cornuta in società, o minchione specializzato nel calare la testa ad ogni input. In entrambi i casi non lo vedrà neanche completamente assorbita dall’adorazione del figlio su cui tu hai allungato i tentacoli di femmina pericolosissima.
Se la vita vuole arriverà un erede che nel caso in cui dovesse trattarsi di bambinA come la tradizione richiede(va) dovrebbe ereditarne il nome. Al sud capita tutt’ora che le suocere dai nomi impossibili come: Crocetta, Crocifissa, Calogera, Assunta, Filomena, Carmela, Gaetana, Gerlandina, per i primi 6 mesi dopo la nascita della nipote, continuino a chiamare quest’ultima “ a piciridda” per non dovere prendere coscienza del fatto che invece il nome proprio è tipo Carlotta, Camilla, Giorgia, Giulia. Ma il nome mancato non costituisce un deterrente che la tenga a debita distanza, per cui “l’essere suocera” si aggira per le stanze del tuo piccolo appartamento fin dall’alba, correndo ad ogni gemito del neonato, facendo gli onori di casa ad ogni sentor di visite e demolendo ogni piccolo regalo sia stato offerto dai parenti della tua parte….
Solo col dovuto esercizio si riesce a neutralizzarne gli effetti e ad accompagnarla fino alla fine della SUA vita, un consiglio per il necrologio?fate come loro….![Lapide_suocera[1]](http://files.splinder.com/6543fb278093f9ab8312406d8606ac85.jpeg)
(ovviamente si potrebbe continuare all’infinito ….come infinite sono le suocere, ma in definitiva ad ognuno la sua….)
Cosa c’è di più gratificante, di più entusiasmante, di più romantico che sentirsi dire dal proprio uomo “ti amo” o “sei la mia vita” o ancora “tu mi dai gioia e felicità”? Nulla suppongo, a patto che chi proferisce queste parole sia davvero il proprio uomo e non quello che un’altra inconsapevolmente ti cede part-time.
C’è una categoria di donne che da sempre si muove dietro le quinte, bravissime e silenziose si accontentano di momenti rubati, di briciole di tempo sottratte ad altre come piccoli uccellini ladri. Sono le amanti.
Donne, la cui unica colpa sembra essere quella di essersi innamorate del marito di un’altra.
Alcuni le definiscono “sfascia famiglie”, altri “puttane senza scrupoli” e invece sono esseri delegati a rendere un grande servigio alla società: Rafforzare i legami. Altrui.
Non per nulla Oscar Wild diceva che “La gioia dell’uomo sposato….è chi non ha sposato”anche se i suoi riferimenti erano altri.
Il fatto è che l’uomo piuttosto che affrontare i problemi di un matrimonio che funziona poco cerca ricovero tra le pieghe di un’altra a patto che non rompa le palle, che non diventi impegnativa o esigente.
Perché se poi vengono spaventati da situazioni che potrebbero divenire imprevedibili, allora tornano con la coda tra le gambe a casa, in attesa di non farcela di nuovo e fuggire tra le cosce di un’altra.
Nell’immaginario comune delle amanti c’è un’idea sempre uguale a se stessa ovvero che il “proprio” uomo viva in una condizione quasi terribile, che la sua vita sia tetra, muta, infelice entro le mura domestiche. E invece il più delle volte non è così. L’uomo non soffre a vivere in casa sua, a godere dei propri figli, delle proprie comodità, dei propri amici. E la cosa più sorprendente è che anche con la signora legittima ha i suoi bei rapporti sessuali, che magari consuma con cadenza settimanale o oltre, ma comunque comprensivi di amplesso ed eiaculazione di parole melliflue.
Ma allora il punto della situazione è che gli uomini sono dei gran bastardi? Che la colpa è tutta loro?
No. Non dico questo.
Il fatto è che in amore non esistono leggi. Può essere giusto tutto e il contrario di tutto.
Ci sono donne che scelgono il ruolo di amante per comodità. Che giocano con questo o con quello senza nessuna complicazione sentimentale. Quelle che usano i mariti delle altre mentre altre usano i loro. Quelle che non aspettano alcuna telefonata e non si rammaricano per un appuntamento disatteso, per un incontro saltato.
Però ci sono anche quelle che vivono rapporti lunghissimi e irrisolvibili. Quelle che diventano seconde mogli senza essersi liberate delle prime. Quelle che accettano un figlio non desiderato, solo per amore. E per amore tacciono e subiscono regalando a chi non lo merita anni che non torneranno indietro.
Ho letto da qualche parte che tale atteggiamento è pari ad una vera e propria perversione sentimentale, una bulimia del cuore, un atto di punizione pari a quei piccoli tagli che menti autolesioniste si producono sul corpo.
Ma quello che mi chiedo o meglio che vorrei chiedere ad una delle signore che hanno deciso di seguire questo percorso:
Ma per uno qualsiasi di questi maschietti, ne vale veramente la pena?
Perché se lui è un bel bamboccione che ama stare con un piede in due scarpe, che non sta con voi nell’attesa di lasciare la moglie ma sta con voi nell’attesa che lo lasciate per trovarne un’altra….o che vive tranquillamente prendendo a destra e a manca…
allora signore datevi da fare e fate scoppiare la bomba…magari giusto per l’ultimo dell’anno.
Sai che botti…..
Non ci sono più le puttane di un tempo. Parlo di quelle vere, di quelle che svolgevano la professione con impegno e dovizia. Parlo di quelle che avevano ereditato il mestiere dalle madri , di quelle che crescevano nei bordelli e che imparavano i rituali magici del donare piacere.
Fare la puttana non era per tutte. Saper manovrare l’arnese ,un tempo, era un’arte importante. Le mogli proprio non ci riuscivano, le amiche delle mogli forse lo facevano meglio ma con la filosofia del “ Non qui, non adesso”.
Oggi tutte si improvvisano puttane e più che quello riescono ad essere troie, che diciamocelo non è esattamente la stessa cosa.
Basta avere un bel culo e un bel paio di tette ed ecco tutte quante a fare la fila alla camera dei deputati o a Cologno Monzese che è poi la stessa cosa.
La legge Merlin aveva disposto la chiusura delle case chiuse, dei bordelli, forse per questo sono stati creati gli studi televisivi.
Non voglio improvvisarmi la bacchettona che non sono ma sinceramente di tutte queste letterine e letteronze, veline e velette, troniste ,naufraghe e sorelle del grande… fratello non se ne può più.
E’ una reale pietà vederle danzare a stento, sfilare incespicando sui tacchi, recitare ossignoreiddio a soggetto e cimentarsi in ogni settore possibile che tanto è spettacolo e dunque mica ci vuole preparazione.
Troie, troiette, troiettine pronte ad uscire con questo o con quello, a sniffare a ubriacarsi… che se ti va bene ti presentano il tipo giusto e poi finisce che ti sistemi, con un bel posto in una redazione o ancora meglio ti apri la tua bella boutique al centro.
Che ne sanno degli stantuffi che si usavano un tempo per fare le dovute abluzioni o il tempo che si passava a preparare l’alcova a secondo del cliente di turno?
Oggi sono puttane in serie, mi viene da dire “Buttane Industriali” ma anche quella è una citazione troppo colta al cospetto del “passaparola”inquietante.
Poi esiste questo strano connubio tra la gnocca e la politica, che allora mi viene da pensare che è pure uno scontro titanico tra "potere e potere". Perché ormai in Italia….dopo la biblica frase del nano gobbo (ma molto intelligente) “Il potere logora chi non ce l’ha”, si sono messi tutti quanti a “poterizzare”, dal posteggiatore all’ingresso di ogni ufficio pubblico all’ultimo impiegato comunale che ti chiede “la marchetta” per una fatturazione equa e solidale.
E allora il potere è diventato prostituzione tout court …
c’è chi fa vedere la figa e chi invece spalanca le cosce dei palazzi….E così poco importa se sei uomo o donna, bello o brutto, Costantino o Vittorio Emanuele…in Italia non fa differenza. Mele, gnocche e capitoni mi pare di essere al mercato.
E allora ti ritrovi a 40 anni senza un briciolo di invidia a guardare la tele del tardo pomeriggio che se anche non sei soda e fatale…c’hai una cosa che si chiama integrità nella quale ti sei esercitata leggendo, studiando e valutando e non è stato tempo perso ma forza guadagnata e non è da tutti. E poi c’è il rispetto per te stessa e quello vale più di di ogni altra cosa, perché a dare il peso a questo condizione è il sudore reale (non dei savoia o di scopate nel privato del pubblico) e il buttar sangue…che la preparazione fa sempre la differenza (anche se in questo post non sembra, ma ho dato corso ai miei pensieri usufruendo di una sorta di licenza poetica. Conosco l’italiano io, mica sono stata in esilio in Svizzera).
![platinette[1]](http://files.splinder.com/02d741286d82bbb61c5b98aa82438c54.jpeg)
La vipera della famiglia delle GranButtana è un essere talmente velenoso da concedere poche possibilità di divertimento. Spegne ogni fantasia per cui è necessario conoscerla per evitarla.
Buttana c’è nata e su questo non ci piove. Al momento del parto esce dal ventre materno tutta blu (très chic) e attorcigliata in metri di cordone ombelicale che così la facciamo tragica fin da subito.
Antipatica e manesca fin dai primi anni di vita impara presto a scambiare caramelle con quattrini sonanti esercitandosi nella corruzione che è una gran figata e di cui disporrà per il resto della vita. Fa presto ad alzare la gonna che pare una pratica di sicuro successo.
Cresce rinvigorendosi nella sua bruttezza che non sempre è quella o solo quella fisica. Però praticamente è spesso la cozza del gruppo. L’invidia non le lascia fiato rischiando l’embolo impazzito di continuo. Ma c’ha “i sordi” e questo ritorna assai comodo. Per cui compra tutto o almeno ci prova.
Lei sa tutto. Di tutti.
Lei capisce tutto. Legge il labiale. Ha l’orecchio bionico e la lingua biforcuta.
Divulga la notizia meglio della rete.
Ma usa la lingua anche per altro, (che le vipere sono le migliori altro che bolognesi).
Vive con la pancia risucchiata all’interno.
E col culo speranzoso in fuori.
Va a Messa tutte le domeniche e la dottrina di cui è seguace è: "Ama Iddio e fotti il prossimo".
Venera S. Maria De Filippi che a spigoli e intrallazzi non è seconda a nessuno e che delle vipere è la santa protettrice.
Lei la da. Quando gliela chiedono. E siccome non capita spesso… si fa i cazzi degli altri tanto per restare in tema (che poi sono sempre meglio dei propri).
Ma sa anche essere una brava massaia: Taglia e cuce. Lei coltiva zizzania. Prepara bocconi amari. E lascia cuocere nel proprio brodo.
Lei è ovunque. Si materializza dal nulla quando cerchi discrezione.
E se ti scova per puro caso comincia a tremarle il sopracciglio sinistro e a tirarle l'angolo destro della bocca in un eccesso di felicità che questa non era in programma.
Lei non sparla, dice le cose così…tanto per dire. E le dice sorridendo che per poco non ci scappa la paresi facciale e intanto constata,soppesa, misura… il danno fatto . E se nota turbamento le si accellera il processo di crescita dei peli delle ascelle.
Ti incontra e ti gracchia “ Ma come sei sciupata!… sembri malata!!!” Questo significa che contestualmente gonfia dalla rabbia per la tua linea ritrovata, le si ingrossa il pelo, le gonfia la carotide e assume il definitivo aspetto di Platinette . Affaire compreso.
Ha l’antennino UMTS sottopelle che non gli serve comporre il numero. In mancanza di segnale usa la comunicazione telepatica perchè proprio non resiste a trattenersi dal divulgare alle compari l’ultima, succulenta, verità nascosta. Ogni pettegolezzo le giunge per incanto e se il canale è momentaneamente ostruito, non c’è problema: LO INVENTA.
Appena la vedi per abitudine prima ti tocchi le palle e poi ti giri guardinga con la sensazione di essere stata scoperta anche se se stai semplicemente buttando l’immondizia nel cassonetto.
Perché lei ti legge il pensiero. Altrimenti non potrebbe celebrare il processo alle intenzioni. Se ti vede parlare con qualcuno…suppone… e allora scatta la fase di indagine, che non avendo studiato diritto, quasi mai è preliminare ma fortemente definitiva. Senza possibilità d’appello.
Difficilmente trova la strada della redenzione. In tarda età la si trova spalmata al vetro della finestra alla quale ha tolto pure la tenda così spia meglio.
Ha sempre lo spiraglio della porta con un filo di luce che traspare, quando rientri la notte.
Perché lei non dorme. Veglia la notizia prima che si dissolva con le prime luci dell'alba.
E non muore presto perché quando è morta non sanno dove metterla.( In Paradiso no che è per pochissimi, al Purgatorio c’è la fila (roba di precari) e all’Inferno non si capisce una mazza perché con l’indulto si era svuotato un poco ma adesso ci sono i problemi di sempre….poveri dannati. E la vipera non la vogliono che già hanno il loro bel da fare col serpente).
La zoccola incoerente ci appartiene tutti. E’ la cugina di secondo grado. E’ la vicina di casa, la collega del nostro compagno, la cassiera della tabaccheria all’angolo.
E’ una donna femmina. E su questo non si discute.
Ed è incoerente perché uno ne ha sposato ma se li farebbe tutti. Che poi è pure simpatica, solo molto zoccola di suo, che c’ha i cromosomi coi tacchi a spillo e la tendenza a passeggiare.
Ha sempre meno della tua età. E più capelli. Di quelli lungi, rossi, bruni o biondi poco importa ma comunque scintillanti.
E ha l’occhio svelto , che non fai in tempo a fermarlo e te lo ritrovi stampato sul sorriso del bamboccione che hai accanto.
E’ disinvolta, molto sexy con i jeans a vita bassa e le autoreggenti che si vedono dalle gonne. Che a lei la cellulite non la attacca per una questione di principio. E la guardi con la coda dell’occhio per non farti notare. Tutta soda. Marmorea.Con un culo da paura. Un gran bel pezzo di gnocca.
Profuma di acqua di rose, che ti lascia la scia sul pianerottolo e ti fai 2 palle così perché nel tuo bilancio familiare la voce “profumo” compare ogni 3 mesi per cui lo usi con parsimonia. Quasi tutti i maschietti cadono nella sua trappola e siccome sono quasi tutti e non tutti speri che il tuo sia fra quelli illesi perché il tuo le altre non le guarda… (seee vabbè).
E invece ci sta eccome, insieme a tutti gli altri.
Che poi il suo, di marito, non è niente di che ma una tanto brava persona, gran lavoratore e in casa non c'è mai. Che non puoi mandarli a fanculo senza un motivo per una questione di deontologia umana, ma li aspetti al varco... prima o poi dovranno pur sbagliare in qualche cosa.
E ti incazzi quando la mattina te la ritrovi davanti col suo tailleur gessato da strafiga, che riempie di curve dolci e collinose laddove a te tira da promontorio della paura. E quando è in disordine ha questi fantastici capelli legati sulla nuca da una matita che le lascia cadere le giuste ciocche li sul collo, con nonchalance tricologica e gli occhialini da intellettuale e la tuta per star comodi che a te fa tanto befana e a lei abbastanza Nicole Kidman.
“Ciao, scusa” ti dice, “mi passi il tuo maritino che lo devo ragguagliare sull’ultima clausola del contratto” e tu speri che quel “mi passi” non sia in senso letterale e di li a poco vedi lui che si sposta col cordless e gira per casa ridendo e inciampando sulle parole come un cretino appena uscito dalla fase brufolosa adolescenziale. Sghignazza come una iena mentre si riportano gli ultimi pettegolezzi aziendali…. E ti rendi conto che sicuramente, ogni giorno, il suo attrezzo fa le flessioni al suo passaggio (e poi dice che non fa esercizio fisico).
La zoccola incoerente ti spacca i maroni ma con classe, perché lei non si arroga il diritto di ciò che è tuo, ma sa che se volesse potrebbe decidere della tua crisi. E allora non dici nulla per non fare cattiva figura, tanto per lei sono tutti uguali e speri che possa volgere la propria attenzione da qualche altra parte ma molto lontano da casa tua .
Lei si allena all’attività in cui è più brava: La seduzione.
Guarda gli uomini delle altre con uno sguardo che cola sensualità dalle lunghe e folte ciglia (ma chi era tua madre Bambi?), e si inumidisce le labbra con la lingua che se no poi si screpolano. Praticamente ti spiazza con la saliva.
Lei non cammina, scodinzola.
Lei non parla, squittisce.
Lei non si inchina a prendere qualcosa, si piega a 90 gradi come da manuale.
E la posizione del missionario è roba di chiesa che lei invece preferisce le mosse tantriche.
E ad ogni passo, con movimento fermo di tette, tutte sode, tutte sue pare dirti: “in campana Signore, che io non ho colpa se non siete come me”.
E tu di contro pensi “In campana zoccola che se continui così fra 15 anni ti ritrovi ad ingrossar le fila delle stronze”…o almeno lo speri.