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Labbra Blu - Diaframma
C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. .

C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano carro che non vuol cadere nella stupidita'. .

Sulle labbra era il sapore del mattino che hai inventato tu guarda adesso come piove sulle mie labbra blu. Guarda adesso come piove sui sentieri in fondo all'anima storie che non hanno odore, e' la mia realta'.br>
Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c'e'. ma ogni cosa e' una ferita che mi ricorda te.

Labbra blu - Diaframma

sabato, 15 agosto 2009
Io non sto zitta

Le nostre vite cambiano. Sentimenti, interessi, paure e scopi si modificano così come il nostro corpo. E' la vita!

da un pò non entravo su splinder e questa sera, dopo averlo fatto, ho trovato 14 pvt dalla redazione. Riporto il testo:

a causa di violazioni di copyright o di non rispetto delle condizioni di utilizzo di Splinder (TOS) e' stato rimosso il file caricato il 12/11/2007 - 10:49, dal titolo: anoressia2 |

In futuro, per evitare la cancellazione del tuo account, ti consigliamo di leggere attentamente i TOS di Splinder, prima di caricare altri file.

la Redazione di Splinder

fermo restando che le immagini riportate le ho trovate sul web, deduco che forse il testo potrebbe sembrare oltraggioso o dannaso.

Ma de che?

a parte il fatto che il "ti consigliamo" già mi pesa sui cog...... perchè a sbagliare sono bravissima da me, io ho parlato di un problema vissuto e rivissuto sulla mia pellaccia.

Io ancora visualizzo il post in questione e se anche per voi è lo stesso, dategli una scorsa... perchè è fondamentale non sottavalutare IL MIO PUNTO DI VISTA.

Se mi si volesse cancellare l'account che facciano pure... dalle mie parti si dice

minchiate....

sopravvivo senza splinder ma  che non mi si censuri perchè sono una persona stabile e molto responsabile e non vado in giro a fottere le persone con idee insane.

Io parlo di ciò che credo e rispondo alla mia coscienza.. non ad una redazione bacchettona e parruccona (e tra l'altro pure ignorante)....

see you lather?

perhaps!

Scritto da: arietta alle ore 04:24 | link | commenti (11) | Categoria: seriamente, denuncia, anoressia




mercoledì, 28 gennaio 2009
... Ma da sempre tu sei quella che paga di più...
possessività

La violenza sulle donne non è solo quella fisica che è  sicuramente la più terribile per la profanazione di corpo e anima.

C’ è un altro tipo di violenza muta, pesante, subdola.

Una violenza che tarpa le ali a giovani e meno giovani farfalle,

che le zittisce e le annulla rinchiudendole nel regno del possesso che spesso gli uomini (piccoli uomini) fortificano con minacce e divieti.

Ci sono anime forti in corpi delicati che riescono a sottrarsi a tali sopraffazioni  e ci sono  anime lievi che invece non riescono ad opporsi ad ordini e cattiverie.

E subiscono, piccole stelle, vivendo tra la paura e l’infelicità di un rapporto che non vorrebbero ma dal quale non riescono a fuggire, per incapacità o volontà.

Il mio pensiero oggi è per loro e a tutte le donne voglio dedicare questa bellissima canzone di E. Bennato

La Fata.

Scritto da: arietta alle ore 14:51 | link | commenti (8) | Categoria: musica, donne, denuncia




lunedì, 19 gennaio 2009
La quadratura del cerchio

Tratto da  una storia vera....

Era una ragazzina carina, dentro nascondeva una solitudine insopportabile e per questo fuori mostrava una sicurezza bugiarda, di quelle che fanno paura. Aveva conosciuto un tipo più grande di lei almeno di 10 anni, ragazzino anche lui ma con la macchina e la barba da fare tutti i giorni. Lei sembrava innamorata ma quell’amore era difficile da vivere perché 13 anni al cospetto di 24 sono davvero pochi.

Stavano insieme, così si dicevano quando all’uscita di scuola lui la passava a prendere con la sua golf beige di un beige orribile.

Poi una sera lei andò ad una festa, era carnevale e per quello si era vestita in maniera davvero estrosa con un costume viola e rosso di tulle, di una cugina che lo aveva utilizzato per un saggio di danza classica. Quel costume sembrava rafforzare una personalità inesistente perché tra tante bambine/ragazzine vestite da Cleopatra, dame e fate, un vestito da giullare di corte sembrava rompere con una certa consuetudine primi anni ottanta.

E poi a quella festa in un garage sotto un palazzo di periferia si imbatté  in lui, ragazzino figlio di puttana con un sacco di storie per storia e una gran voglia di finire nei guai. Un lento, poi un altro e alla fine la conquista di un anfratto buio e nascosto. Il sesso a quell’età è davvero curiosità e ricerca e per questo lei aveva infilato la mano nella patta guidata dalla voglia impertinente di un 15enne arrapato.

Baci, carezze e un’eiaculazione precoce e definitiva. Se solo avesse saputo che con quella pratica era inevitabile sporcarsi e tracciare le sorti di una vita…..

Alla fine della festa aveva raggiunto l’amica che l’aveva accompagnata e che guarda caso era proprio la sorella del giovanotto che tutte le mattine passava a prenderla con la sua golf dall’orribile colore beige…

-Ti sei sporcata – aveva precisato tracciando i contorni di un imbarazzo indicibile. Quella macchia di giovane sperma era lì davanti i suoi occhi, una macchia bianchiccia e sbavata. Una macchia per la vita.

L’indomani aveva incontrato il suo pseudo amore. Un incontro normale. Un incontro fatale che mai avrebbe dimenticato: Lui pareva sereno, aveva guidato fino ad un boschetto vicino al mare e si era posteggiato in tranquillità.

“So che ti sei divertita ieri sera” -  aveva detto senza mostrare alcuna emozione e mentre lei,  ragazzina carina, cercava giustificazioni appropriate le arrivò il primo colpo… e poi un altro e poi un altro ancora a sfinirla dal dolore.

Le spiegazioni a difesa servirono a poco , fu aperta nell’intimo a costatare se la sera precedente aveva causato quel danno che invece si compieva al momento e mentre lo stronzo 24enne veniva dentro di lei pronunciava il nome dell’altro, del quindicenne arrapato, figlio di puttana.

L’ironia della sorte malevola e troia volle che alla prima volta il senso della vita si completasse in un atto di odio e rancore.

Lei rimase incita.

Aveva 13 anni.

Lui la fece abortire dopo un paio di mesi tracciando le sorti di una vita sporca e inutile.

E poi come succede in questi casi il tempo (che è un gran galantuomo) scorse sul suo letto dando ai protagonisti di questa faccenda  storie diverse, motivi diversi, dannazioni diverse.

A distanza di 25 anni, quella gran troia dell’ironia della sorte non sembrava stanca di prendere per il culo faccende e faccendieri e per questo stabilì che la ragazzina carina e il ragazzino arrapato e figlio di puttana si rincontrassero. E finissero con lo  stare ancora insieme in una sorta di storia confusa e dannata. Lei gli diede tutto quello che aveva perché credeva fortemente nel senso di giustizia che ognuno vorrebbe per la sua esistenza. la quadratura del cerchio, il cerchio della vita che si chiude ad anello tra il prima e il dopo senza considerare il durante...

Morale della favola?

Fu lui a lasciarle, per ultimo, un figlio.

Scritto da: arietta alle ore 20:57 | link | commenti (11) | Categoria: amore, donne, racconti, emozioni, denuncia, dentro dentro




giovedì, 20 novembre 2008
C'è qualcuno?

I bambini e le loro solitudini. I bambini e il muto mondo degli adulti. I bambini e la loro ricerca costante di attenzione, poco importa da quale parte provenga, poco importa a cosa conduce.

Resto immobile davanti la nuova pubblicità televisiva di Telefono Azzurro (che ho invano cercato su youtube) forse perché quel mondo surreale e vuoto ,in parte, mi appartiene.

La traccia è efficace, la desolazione invadente, la paura nettamente percepibile: un bambino di circa 7/9 anni si guarda intorno e si ritrova completamente solo in un contesto metropolitano deserto, come se gli adulti fossero stati lì fino ad un batter di ciglia prima, la tazzina del caffè ancora fumante, le porte che ancora si muovono dall’ultimo passaggio veloce di qualcuno che non è più lì. Prima perplesso, poi sempre più impaurito chiede disperatamente se “C’è qualcuno?” ma nessuno risponde, nessuno si intravede. La paura diventa terrore e la visione si gonfia di angoscia perché qualsiasi cosa potrebbe accadere a quell’innocente bersaglio di distrazioni e disinteresse.

Un incontro qualsiasi sbagliato e determinante, una caduta rovinosa sul  percorso di questa cazzo di vita e le vite seguono traiettorie imprevedibili e dolorose che  trasformano gli agnelli in lupi, le menti lineari in menti contorte. La solitudine interiore nasce a quell’età e il vuoto scalza il senso di pieno che fino a qualche tempo prima sembrava reale e avvolgente.

Chi vive un’infanzia pesante diventa un adulto pesante. Chi subisce violenza si difende con violenza, chi non ha amore non conosce amore, chi non viene compreso da bambino in futuro non comprenderà i bambini.

Una carezza in più ai nostri piccoli non costa nulla e potrebbe risparmiare loro quella logorante domanda: “c’è qualcuno?

Scritto da: arietta alle ore 20:40 | link | commenti (12) | Categoria: bambini, paure, denuncia, dentro dentro




giovedì, 30 ottobre 2008
Minchiate Spaziali

L’economia non è solo in crisi, è proprio in stallo e da ogni dove giungono ventate di recessione. Gli stati emergono da un sonno primordiale e prendono in seria considerazione  l’idea di fare “STATO” supportando quel mondo  finanziario , oggi malato, ma che  in altri tempi ha sovvenzionato e sostenuto baracca e burattini.

Bene, mi dico, procediamo. Si sente parlare di tagli al punto che è diventato un reale imperativo assoluto, una vera compulsiva ricerca della quadratura del cerchio, una necessità oltre che un dovere da parte di tutti. E così si taglia a scuola dove giustamente, dove ingiustamente. Si taglia nelle amministrazioni locali, ma pure in casa, in tavola e in quei pochi piaceri che di tanto in tanto ci danno l’illusione di un’effimera felicità. L’unica cosa che non subisce tagli sono le trattenute e se una tassa viene eliminata … state tranquilli che  altre vengono dilatate. La pressione fiscale ci snerva, ci stressa, ci preclude la possibilità ad essere sereni e con questi nostri sforzi fisici e psicologici, con i nostri sacrifici, con le nostre perplessità andiamo ad alimentare le casse di questi stati scassati. Ci immoliamo. Ma perché?  mi domando. Perché è giusto pagare per poter usufruire di un sistema organizzato che renda la mia vita più agevole e vivibile. Punterei su aspetti pratici e sostanziali quale l’istruzione, la salute e la previdenza sociale.

Bene. Poi sento del fatto che hanno mandato in orbita un ultimo satellite di una serie di miliardi tra euro e dollari e una domanda sorge spontanea: Coglioni loro o coglioni noi? No, perché qualcosa da dire ce l’avrei anche. Se si parla di  recessione, se si parla di crisi mondiale, se si porla di impoverimento globale è ugualmente importante parlare di difesa spaziale, conquista delle orbite e presidi umani su pianeti che con noi non sono per nulla compatibili? E’ davvero così importante mandare 1, 2, 3, robot che costano interi bilanci statali per appurare che le forme di vita in pianeti lontani milioni di anni luce, erano monocellulari oppure che forse 150 milioni di anni fa scorrevano vie d’acqua? Se il mondo fosse prospero sarei  la prima a sostenere  qualsiasi progetto di questo genere, la mia sana curiosità si alimenta anche di queste notizie ma quando è guerra è guerra per tutti.

Ma dico … ci siamo impazziti?

E mentre lor signori giocano a Spazio1999 i nostri figli devono fare i conti con le riduzioni del tempo pieno ed noi adulti con la scomparsa  di certi indici e tassi  d’interesse e le nostre sicurezze fatte di muri e tetti e voglia di festeggiare il Natale.

Perché dovrei finanziare progetti spaziali con la mia illusione di un’effimera felicità?

Minchia, però sai che soddisfazione quando saremo con le pezze nel culo e guarderemo in alto a quel nuovo centro di incontri intelletual-filosofico-scientifici tra Plutone e Giove …  minchia davvero.

Scritto da: arietta alle ore 12:44 | link | commenti (17) | Categoria: politica, dubbi, denuncia, complimenti vivissimi




martedì, 07 ottobre 2008
Il papa veste Prada
Papa_Fashion[1]

“I soldi passano, la parola di Dio no”,

queste le parole del pontefice pronunciandosi sulla crisi finanziaria che sta colpendo l’intero pianeta. D’accordo mi dico, questa linea di pensiero potrebbe essere accettabile se nel nome di Dio non fosse stato versato tutto il sangue possibile, così come per il potere o il denaro.

Che poi puntualizzerei pure che la parola di Dio sfama l’anima ma non riempie lo stomaco di chi si trova da innocente al centro di questo tiro incrociato in una guerra che si combatte a suon di derivati, tassi, percentuali e indici.

Pur essendo una cattolica “abbastanza” praticante con grande difficoltà accetto le dichiarazioni pontificie che mi sanno di presa per il culo. E quando vedrò un papa che non appena investito della carica (per cui ha lottato e sbavato e tramato per tutta una vita come un qualsiasi manager d’impresa o politico) rinuncerà a tutto e vivrà nelle periferie del mondo, senza calzari e con un semplice saio allora io stessa mi batterò per un credo che pratica e non blatera.

Mio caro Ratz, non sarebbe male liberarsi di alcune (e dico solo alcune) delle molteplici ricchezze della chiesa per far fronte ai primi soccorsi indispensabili per aiutare tutti quelli che onestamente si segnano con la croce tutte le mattine prima di andare  a lavorare. E parlo di tutti quelli che non vivono nei palazzi, non indossano scarpe da 800 euro e non si spostano in elicottero, jet privato o mercedes.

Perché è davvero troppo facile affacciarsi da una finestra e predicare al mondo la rinuncia alla mondanità e poi dare inizio al pranzo serviti e riveriti come monarchi d’altri tempi.

E cchecazzo, un po’ di coerenza please! (ma proprio non capiscono che sarebbe meglio tacere?)

Scritto da: arietta alle ore 16:29 | link | commenti (16) | Categoria: chiesa, dubbi, denuncia




domenica, 05 ottobre 2008
Minchioni... si nasce

(perdonate la volgarità)

E’ ufficiale, gli uomini sono abbastanza minchioni.

Non me ne vogliano i lettori di sesso maschile ma con mio sommo piacere posso dire di avere prove inconfutabili.

Generalizzare non mi è mai piaciuto, per cui riconoscendo senza alcuna difficoltà che le eccezioni sono legittime ma non costituiscono la regola, mi ripeto asserendo che gli uomini sono abbastanza minchioni.

Perché se la tirano un sacco e poi basta il manuale della “piccola fetente” per farli ruzzolare giù dall’albero come pere cotte.  Non ci sarebbe nulla di male a vederli capitolare mestamente se non fosse per tutto il tempo che hanno dedicato all’impalcatura  di un ego che di li a poco diventerà lego.

Perché loro ti dicono che hanno poco tempo  e quando anche tu avanzi un appuntamento per i fatti tuoi di sabato sera, il poco tempo di cui sopra lo sprecano ad sms atti a verificare che non li stai cornificando e come o quanto ti stai divertendo.

Perché loro sono quelli tosti, quelli che non abbassano mai la guardia, quelli che ce l’hanno duro e poi col primo freddo ti stramazzano a terra raffreddati morti e ti fanno impazzire perché c’hanno la bua e gli scoppia la testa e non riescono a deglutire… sapessero quante volte abbiamo mandato giù il peggiore dei bocconi senza neanche battere ciglio.

Vantano il primato della scoperta dell’acqua calda che in questo contesto si traduce in un teorema spicciolo che per statuto ripetono a menadito non appena varcata la soglia dell’adolescenza:

“Prendi una donna,

trattale male,

lascia che ti aspetti per ore….

E vedrai che lei t’amerà

Chi meno ama è il più forte si sa…”

e  poi patteggiano la pena da scontare per tutta la vita o quasi con chi, questo teorema lo ha inventato nella notte  dei tempi comodamente seduta in un verde giardino sotto un melo il cui frutto profumava di presa per il culo. In quel tempo pare che abbiano sprecato l’unica possibilità di parola regalando ai loro simili un’imprecazione che sa di vera sconfitta: Puttana Eva

E’ bellissimo vederli correre a destra e a manca convinti che stanno andando dalla parte giusta, è divertentissimo far finta di soccombere stritolate dai loro silenzi infiniti … che fa “più mistero nei sentimenti” e poi registrare le molteplici chiamate con una scusa qualsiasi per accertarsi di non essere stati dimenticati, abbandonati e  per sentirsi tanto tanto amati.

Potrebbero costituire un vero partito politico e studiare programmi, avanzare proposte, comporre slogan e decidere un simbolo.

Questo non sarebbe male…

minchioni

Scritto da: arietta alle ore 09:11 | link | commenti (46) | Categoria: scemenze, dubbi, denuncia, ihihih




giovedì, 11 settembre 2008
Senti ma....

donnescialle[1]Ma questi siciliani saranno un po’ rompicoglioni?

Stanno dappertutto.

Nelle scuole del nord.

Negli ospedali del nord.

Negli stadi del nord.

Fra gli ignoranti da manuale (redatto dai colti del nord).

Basta, che ci siamo rotti i maroni….gingilli

(Fra qualche giorno gli diamo pure l’obbligo di esibire il passaporto  allo stretto di Messina così arginiamo l’ondata).

Quando ci vuole ci vuole, si saranno "mica" messi in testa che sono come tutti gli altri questi qui ….?

Scritto da: arietta alle ore 16:15 | link | commenti (14) | Categoria: seriamente, denuncia, caricature, complimenti vivissimi




domenica, 29 giugno 2008
Lettera ad uno stronzo....

Il non aver nulla a cui dedicarsi, l’assenza concreta di interessi e passioni ti spinge oggi nella mia direzione.

Il fastidio che credi di crearmi è davvero relativo visto l’esiguità del tempo che in questo periodo dedico a queste pagine.

Mi pare strano tu non sappia che oggi gli utenti anonimi non lo sono più su questa piattaforma visto che ogni commento anonimo è contraddistinto da un AI ovvero un numero identificativo. Nei giorni scorsi ho provveduto a cancellare i tuoi commenti di disturbo, oggi invece ho fatto pervenire a splinder i vari numeri seriali, la polizia postale farà il resto.

Questo… quanto riportato da splinder: Quelli che vedi sono degli A.I. ovvero degli anonymous indentifier - identificatori di anonimi.

In ottemperanza alla legge sulla privacy ( legge n. 675 del 31 dicembre 1996 ) abbiamo oscurato gli IP degli utenti anonimi, in quanto questi possono essere considerati dei dati personali (seppur non sensibili).

L'IP dei commentatori viene criptato e associato a un
A.I. univoco: ciò consente ai gestori dei blog di riconoscere volta per volta lo stesso commentatore anonimo, anche senza vederne direttamente l'IP - che viene comunque registrato per ragioni di sicurezza sui DB Splinder

 

Adesso non potrai più infilarti in casa mia, spero che la tua esistenza sia piacevole comunque, ma non credo visto la pochezza che ti avvolge.

Credo di non avere altre parole per te.

Ops dimenticavo, il mio sistema operativo è Vista più difficilmente attaccabile da virus e robaccia varia.

Mi spiace…..

Scritto da: arietta alle ore 08:09 | link | commenti (10) | Categoria: denuncia




sabato, 28 giugno 2008
Evidentemente.....

…La mamma dei coglioni è sempre incinta!

Per cui sono costretta a bloccare i commenti anonimi.

Scusate eventuali disagi. I virus mentali dei cervelli devastati dal nulla mi inquietano più di quelli informatici.

A presto (spero)

Scritto da: arietta alle ore 12:19 | link | commenti (2) | Categoria: giorni no, denuncia




giovedì, 12 giugno 2008
senza parole

Morti abbracciati…

(per esalazioni di monossido e fango.)

Quando ci decideremo a fare qualcosa?

Scritto da: arietta alle ore 13:05 | link | commenti (27) | Categoria: giorni no, denuncia




lunedì, 14 aprile 2008
Padri e Figli
dad_and_son

Di padri amorevoli che accudiscono e allevano i propri figli poco si dice. Eppure sono uno schieramento la cui forza va oltre il quotidiano vivere .

Sono uomini intensi.

Sono uomini attenti.

Amorevoli, fieri e orgogliosi del proprio ruolo, accompagnano i figli nella crescita.

Le separazioni e i divorzi sono in aumento, spesso (quasi sempre) tali realtà assomigliano a puzzle, a mosaici, i cui pezzi  offrono una visione interamente frantumata di un insieme che non è più insieme.

fathers_love

E il padre è il pezzo più solo di tutti.

Quasi sempre, per motivi  più o meno legittimi, i figli vengono affidati alle madri, la cui cura, si dice, sia maggiormente adatta alla crescita di questi. Ovviamente non sempre è così. Perché ci sono madri impegnate, stanche, deluse, menefreghiste e qualunquiste. Madri la cui attenzione è sempre rivolta ad altro. Ad altri.

I padri amano come le madri  ed è sempre stato così. Oggi hanno scoperto un nuovo modo per esprimere questo sentimento, abbandonando consapevolmente quell’immagine rigida e grigia da anni 50. Oggi i padri giocano coi figli, li aiutano nello studio, li accompagnano , li seguono, gli parlano. Ma alcuni fra questi, uomini speciali, fanno molto di più: Li crescono. Si prendono cura di essi in ogni particolare, dalla cena al bucato, dal bagnetto alle coliche. E questo loro impegno fa la differenza. Rende i figli forti e giusti.

Un consiglio alle donne separate che armano lotte ingiuste contro gli ex: il fatto che questi siano stati dei pessimi compagni non sempre significa che siano dei cattivi padri, anzi  non lo sono quasi mai.

Amare i propri figli significa concedere loro il meglio. Un padre è il 50% di questo meglio che difficilmente riesce ad esprimersi in un fine settimana su 2. Non poniamo ostacoli spazio temporali all’amore. Non precludiamo ai nostri figli la possibilità di essere felici, anche se in maniera differente, è il minimo che si possa fare.

my_son

Padre, se anche tu non fossi il mio

 

Padre se anche fossi a me un estraneo,

per te stesso egualmente t'amerei.

Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno

Che la prima viola sull'opposto

Muro scopristi dalla tua finestra

E ce ne desti la novella allegro.

Poi la scala di legno tolta in spalla

Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.

Noi piccoli stavamo alla finestra.

 

E di quell'altra volta mi ricordo

Che la sorella mia piccola ancora

Per la casa inseguivi minacciando

(la caparbia aveva fatto non so che).

Ma raggiuntala che strillava forte

Dalla paura ti mancava il cuore:

ché avevi visto te inseguir la tua

piccola figlia, e tutta spaventata

tu vacillante l'attiravi al petto,

e con carezze dentro le tue braccia

l'avviluppavi come per difenderla

da quel cattivo che eri il tu di prima.

 

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche fossi a me un estraneo,

fra tutti quanti gli uomini già tanto

pel tuo cuore fanciullo t'amerei.

 

Camillo Sbarbaro (raccolta poesie – Pianissimo 1914)

On air: father and son – cat Stevens

Le opere: oli su tela – lindsay dawson

 

Scritto da: arietta alle ore 09:55 | link | commenti (44) | Categoria: musica, bambini, seriamente, arte, pop , denuncia




lunedì, 07 aprile 2008
Differenze?

La realtà, in certi casi, mi confonde e mi strapazza e mentre in Francia la fiaccola olimpica arresta la sua magnifica marcia e salta sul pulman che la condurrà incolume fino in Cina, proprio da questa porzione di oriente giunge una storia che ha saputo restituirmi, per qualche istante, quel mio sorriso di bambina. Perché alcune volte la natura, saggia e ironica, sfida e vince se stessa mettendo in scena la massima rappresentazione del Gioco delle Parti.

Allo zoo di Pechino (mi pare fosse proprio quello) un lupo si innamora di una capretta e questo amore è talmente deciso e arrogante da spiazzare ogni volontà di contrasto e dare ai 2 la possibilità di mettere su casa insieme. La storia comincia quando uno dei guardiani  dimentica di chiudere il recinto della piccola che, mossa da curiosità, decide di sfidare le convenzioni e si intrufola secca secca e impertinente (per il bosco) nell’area di rifugio del baldanzoso lupo. Al mascalzone non sembra vero e giunge di fretta leccandosi i baffi che lo rendono l’irresistibile marpione che è. La sciagurata signorina  pare abbia cominciato a tremare e quel tremore le ha conferito quell’aspetto irresistibile che ha fatto la differenza. Il lupo, infatti, dopo averla odorata a dovere (sotto gli occhi terrorizzati degli avventori) è esploso in un ululato liberatorio “ Ecco, ho trovato la mia compagna”sembrava urlare ad una luna incredula. Adesso i  2 vivono nello stesso loft per la gioia di grandi e bambini, l’unica cosa che non riescono a condividere sono i pasti infatti l’ovina(?) non rinuncia alle sue erbette e insalatine mentre lui (?) non accetta che bistecche.

Tutto questo ha poco a che vedere con gli stupidi uomini che proprio non riescono a cedere alla tentazione di mettersi in discussione… tracotanti  e rigidi come pali della luce non accettano che la propria ragione possa arrendersi alle mille altre esistenti.

I cinque cerchi olimpici sono divenuti manette e io me le sento ai polsi perché le ingiustizie mi legano al palo della mortificazione e le catene pesano come quella logica irrazionale che difficilmente riusciamo ad accantonare. Non voglio giudicare la riottosità di certe menti ma non posso non sentirmi frantumata contro il muro di gomma  dello scontro fisico e ideologico in nome di stupide verità le cui  certezze oggettive  di alcuni  sono   soggettive per altri.

Mi piacerebbe invitare chi di competenza a riflettere. Nulla è insormontabile, forse difficile, forse improbabile, ma non necessariamente impossibile. Se la natura cede a se stessa in casi come quello citato o ancora come nel caso della piccola Lala, bimba indiana, nata con due facce e cioè 4 occhi, 2 nasi, 2 bocche e per questo venerata come una dea dai genitori e dagli abitanti del suo villaggio che proprio non vogliono considerare la possibilità di operarla, allora perché certe maggioranze non possono cedere ad alcune minoranze che non ledono e non offendono?

Scritto da: arietta alle ore 21:28 | link | commenti (22) | Categoria: seriamente, pop , dubbi, denuncia




mercoledì, 12 marzo 2008
Tarantella macabra (racconto breve)

Guardando fuori dalla finestra del suo dorato bunker, don Ciro non poteva che registrare la sconfitta. La più dolorosa. Quella finale.

La sua ascesa al potere era cominciata mezzo secolo prima, quando l’indole sanguinaria e spietata, la freddezza negli affari, l’orgoglio granitico e quella particolare caratteristica di parlare pochissimo, avevano segnato i contorni del profilo del Boss dei boss.

Le sue attività illegali lo impegnavano su tutti i fronti: dal racket delle estorsioni al traffico di droga; dalla prostituzione al gioco d’azzardo; dallo smaltimento dei rifiuti al riciclaggio di denaro sporco.

Eppure anche il boss aveva un punto debole, ovvero la sua famiglia. La vita non era stata semplice anzi il loro continuo nascondersi nel timore che i rivali li freddassero o che il potere costituito li scovasse aveva reso l’esistenza una vera e propria latitanza per l’intero gruppo ma don Ciro aveva sempre fatto del proprio meglio per proteggerli controllando la provincia campana entro la quale si muovevano con un vero e proprio esercito privato, valutando ogni spostamento, blindando le vite, non tracciando itinerari.

Ma quel giorno il capo dei capi capitolava sotto i colpi inferti dal più temibile dei nemici: La Diossina.

1 anno prima  una leucemia fulminante aveva strappato il nipote di 10 anni dalle braccia della madre, sua figlia, la quale a sua volta era stata invasa dalle cellule malefiche di un cancro all’apparato respiratorio. Anche la moglie di don Ciro lo aveva lasciato di recente dopo indicibili sofferenze causate da un tumore maligno allo stomaco, uno dei più impietosi, lo stesso genere che adesso si infilava dentro i tessuti del suo intestino crasso. Gli specialisti che aveva interpellato, luminari italiani e americani e svedesi, avevano concordato nella diagnosi la cui causa era ancora la stessa: Avvelenamento da diossina, con valori talmente alti da non lasciare scampo.

A nulla era valsa la sua attenzione, la sua determinazione nel proteggerli, il loro nemico era stato lui stesso in un macabro gioco al rialzo.

Quando vide spegnersi il nipotino, l’estate precedente, davanti ai suoi occhi si materializzò l’immagine che tanto lo aveva elettrizzato molto tempo prima. Era il 1994 e per la prima volta aveva assistito allo spargimento e appianamento di fango infetto, denso di sostanze tossiche, sui terreni campani destinati all’agricoltura e all’allevamento. I suoi uomini si divertivano parecchio a guidare i trattori che premevano la merda sulle zolle di terra. Erano tutti convinti che quella pratica avrebbe creato solo ricchezza. Ma quel liquame velenoso gi si era infilato dentro il sangue, il  suo e dei suoi cari, sottoforma di lattuga e pomodoro e carciofi e piselli e latte marcio e formaggio assassino. Avevano inghiottito la loro morte avidamente, cucinata dalle mani di abili chef.

Adesso gli rimaneva poco da vivere e ancora meno per chiedere perdono.

Ridendo pensò che chi di merda ferisce, di merda perisce.

(così…almeno dovrebbe essere)

 

Perché le mafie sono tutte uguali….i carnefici spietati e le vittime quasi sempre innocenti…

Scritto da: arietta alle ore 07:57 | link | commenti (29) | Categoria: pop , dubbi, denuncia