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Labbra Blu - Diaframma
C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. .

C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano carro che non vuol cadere nella stupidita'. .

Sulle labbra era il sapore del mattino che hai inventato tu guarda adesso come piove sulle mie labbra blu. Guarda adesso come piove sui sentieri in fondo all'anima storie che non hanno odore, e' la mia realta'.br>
Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c'e'. ma ogni cosa e' una ferita che mi ricorda te.

Labbra blu - Diaframma

giovedì, 12 novembre 2009
Succede che ...
 
moi 
Succede che non sempre ciò che desideriamo è il meglio per noi, anzi in certe occasioni può essere l’esatto contrario.
Succede che ciò che adesso ci sembra impossibile, in un altro momento, sia invece l’unica possibilità di scelta che ci resta per salvarci la vita.
E il respiro diventa di vetro e le parole di carta.
Succede che ti siedi in terra e disponi sul pavimento tutti i tuoi pezzi cercando un ordine, un senso, una logica opportuna che ti possa restituire quello che ti scoccia aver perduto.
E l’anima è un peso e il fiato si addensa in fumo.
Succede che ti svegli nel cuore della notte e anneghi gli occhi nel buio aspettando un’alba che non vuole arrivare e nel silenzio urli senza voce tutta la rabbia per quello che non sei riuscito a dire, a spiegare e l’impotenza diventa un compromesso e la delusione un’arma per ferire te stesso.
E speravi in una seconda possibilità ma forse ti saresti accontentato anche di una possibilità di seconda mano.
Succede che stringi fra le mani una tazza di te caldo e appunti le spalle al muro e senti più freddo del solito. E la tua immagine ti restituisce solo una parte di te e il resto dovrai recuperarlo mille volte ancora…
Scritto da: arietta alle ore 18:19 | link | commenti (32) | Categoria: paure, dubbi, dentro dentro




martedì, 10 novembre 2009
Mi dispiace...
io io ioMi dispiace...
Faccio spazio alla tua mancanza, rimetto insieme i resti di un’esistenza che non ti accoglie più.

Mi dispiace ma...
Mi sento pronta a lasciare libero il mio addio.

Mi dispiace...
Sono un’altra ora.
Una più vecchia, una che sa che dopo un tradimento niente ritorna più come prima.

Mi dispiace ma...
C’è voluto tempo e sbagli e appigli per giungere fino a qui.
e ora che  ci sono e ci resto.

Mi dispiace ma...
Restituisco alla tua assenza ciò di cui l’avevo privata:
Disinteresse.

E adesso...
Scusami ma ho una vita che mi aspetta!
Scritto da: arietta alle ore 10:33 | link | commenti (19) | Categoria: emozioni, dubbi, dentro dentro




mercoledì, 04 novembre 2009
Praga (1)
praga 1
Praga la accolse con un inaspettato inverno. Il cielo sfidava la forza di gravità trattenendo un carico di nubi che pareva dovesse scivolare in terra da un momento all’altro. La luce era di un argento metallico nonostante fosse piena mattina.
Una dolce inquietudine la pervase.
Si strinse nel giubbotto di piume d’oca, spinse il berretto di lana fino sotto le orecchie e con il bagaglio a mano si affrettò all’uscita dell’aeroporto.
Ad attenderla c’era una vettura della società per la quale lavorava. L’autista, in un inglese spigliato, le comunicò che l’avrebbe accompagnata in albergo. Lei sprofondò nel sedile posteriore e si fece confortare dalla morbida pelle color crema, un sottile filo di musica classica le si insinuò nel cervello consegnandola ad un’altra dimensione.
Il tragitto non sembrò lungo, ben presto le strade furono ingombre di mezzi che si tuffavano in una consuetudine da metropoli, pedoni calpestavano il selciato con passo solerte ma non affannoso, giovani donne con stivali e baschi, anziani con sacchetti di plastica di ritorno dal mercato, uomini in giacca, cravatta, guanti e zainetto. Tutti quanti disegnavano traiettorie invisibili di un vivere quotidiano.
Periferia.
Le periferie raccontano sempre storie d’avanguardia. Le periferie si arrendono alle maestosità dei centri vivendo di vita propria, le periferie soccombono al fascino e si allargano a dismisura nel tentativo di introdurre modernità a storie di altri tempi. Le periferie reclamano attenzione e rispetto.
E danno sempre il benvenuto a chi giunge da un’altra parte.
Tutto sembrava ovattato non solo nei suoni ma anche in ciò che vedeva, una sorta di nebbia liquida si frapponeva tra gli occhi e le cose sfumandone i contorni, come i segni grigi di un carboncino assorbiti dai fogli spessi e ruvidi di un album da disegno.
Ad un tratto un esercito di guglie cominciarono a sfilare, altere e noncuranti, seguendo una cadenza senza tempo. Catturavano lo sguardo con l’imponenza delle architetture e della storia e di mille storie che avrebbero potuto narrare. Un muro alto e sostenuto tracciava un percorso infinito e incantevole, popolato da pioppi  ma anche da pompelmi e fichi che sostenendo la magia che aleggia sulla città sfidano le basse temperature e l’incredulità di chi le osserva.
Ad un tratto un nome le si insinuò sui fili stesi della memoria. Kafka.
Kafka era praghese e tutto sembrava che cominciasse ad  avere un senso.
Il fascino, l'inquietudine, il mistero. E quel castello di cui egli spesso parla, per averlo contemplato a lungo dalla sua casa dell Arco d'oro.
La maestosità del castello le metteva quasi un brivido di pelle e fluire di sangue, sfilò via il cappello e i guanti e si concesse ad una visione unica, di quelle che non si sarebbero più ripetute, perché le prime volte hanno in sé la magnificenza della sorpresa e dello stupore. E dalla torre di Dalibor, una delle tante, parve che una lacrima di violino le scivolasse addosso. In quella torre si narra vi fosse rinchiuso un cavaliere delicato, che per aver  preso parte alle rivolte del latifondo praghese si guadagnò una condanna a morte. Le note del suo violino scioglievano il cuore dei castellani che si accorsero della sua morte non udendo più la dolcezza della sua musica.
Palazzi aristocratici sfilavano in sequenza, rami spogli sembravano tracciare le tele di un ragno solerte e tutto pareva ingabbiato dal fumo spesso che si sprigiona dopo un incendio.  L’incendio dell’anima.
 
L’albergo era in centro, uno di quegli alberghi di ultima generazione che per sapienza di architetti validi riescono ad integrare il vetro e l’acciaio nella  pietra e nei marmi. Un calore hawaiano e stridente l’accolse restituendole colore alla guance. Si scorse allo specchio dell’ascensore che la proiettava a piani impensabili e nel consueto vedersi si accorse di una scintilla negli occhi, una scintilla Ceca.
 
Il primo incontro di lavoro si sarebbe svolto la sera, una cena “informale”, così recitava il programma. Da lì al primo evento effettivo sarebbero trascorse molte ore. Ore che parevano incanto davanti a quel mistero di guglie e pioppi e palazzi d’altri tempi…..Non c’era tempo per il riposo, giusto qualche attimo per rinforzare lo strato di indumenti che la avvolgevano….
(continua)
Scritto da: arietta alle ore 16:08 | link | commenti (19) | Categoria: viaggi, racconti, emozioni, dentro dentro




venerdì, 30 ottobre 2009
Praga
praga2[1]


Questo fine settimana sarò a…
 
PRAGA!


   
Che dire?
Scritto da: arietta alle ore 15:04 | link | commenti (12) | Categoria: viaggi, emozioni, dentro dentro




giovedì, 15 ottobre 2009
Un giorno ti incontrerò...
Un giorno ti incontrerò mio perduto amore…
E avrai gli occhi di mare e il respiro che sa di tabacco e stupore.
Avrai il vento fra i capelli d’argento e uno strano senso di stanchezza nella barba che si mostra appena tra i pori di un viso deciso.
 
Un giorno ti incontrerò mio bramato amore…
E il tuo cuore sarà di ardesia ed io potrò inciderci sopra con le mie unghie affilate.
Ti mostrerò i miei denti e i miei segreti.
Ti dirò delle mie paure e di cosa sono fatti i miei sogni e le mie fantasie.
 
Saprai ascoltarmi amore mio e vorrai raccontarmi di te e di ciò in cui non credi, in cui non speri, di cui non sogni.
Non ti offenderai ai miei rifiuti, alle mie distrazioni, ai miei tradimenti.
Mi ripagherai con la stessa moneta… perchè questo amore sarà al di sopra di ogni umile, umana consistenza.
 
Un giorno ti incontrerò mio anelato amore…
E i tuoi occhiali saranno di osso, le tue vene di carbonio e il tuo corpo di roccia.
La tua età sfiderà la mia, la tua intelligenza si approfitterà della mia, il tuo senso soccomberà al mio.
 
Un giorno ti incontrerò mio adorato amore
E 2 + 2 farà 4 e il rosso di sera porta buon tempo almeno si spera.
 
Tutto sarà scontato ed incredibile.
Tutto sarà come doveva essere
Scritto da: arietta alle ore 19:05 | link | commenti (21) | Categoria: poesie, amore, dentro dentro




martedì, 13 ottobre 2009
Attendo...
Soffia il vento. Un vento autunnale mi sembra, non freddo ma che promette acqua.
La mia calma non è apparente, è solo rubata.
Ripongo conchiglie e stelle cadenti e mi rimetto al mondo dopo un lungo intervallo.
La luce rossastra che mi ritrae è quella estiva, adesso mi sento grigia e offuscata, appesantita dagli oneri e dalle fini. Sempre in attesa…
 
Attendo l’odore delle caldarroste
E le nubi che si gonfiano di grigio.
Attendo che il mio cuore si fermi in un attimo
prima di un’incredibile corsa
e l’attesa diventa fremito
e il fremito impulso per quello che sarà.
Io non mi sono mai arresa
E il mio non arrendermi è attesa.
 
Mi accovaccio sul divano e stendo sulle gambe un plaid leggero, è autunno quasi, e il sentir d’inverno è ormai alle porte, almeno nel cuore. Ho bisogno di fermarmi e riposare ed incassare i colori scuri e metabolizzarne gli effetti. Ho bisogno di scrivere, ho bisogno di trasformare i pensieri in tessere che poi appiccicherò l’un l’altro vicini, in un mosaico di vetro e saliva. Ho bisogno di stare qui, in questa casa inespugnabile e vana al contempo. In questo posto mio, dove io sono io.
Scritto da: arietta alle ore 20:56 | link | commenti (18) | Categoria: dentro dentro




giovedì, 08 ottobre 2009
E poi, magari… capita
 
 
 
 
Magari capita che all’improvviso ti innamori, magari succede perché incontri una persona più giusta delle altre, una di quelle “AFFINI” a cui piacciono gli stessi argomenti che piacciono a te, gli stessi libri, gli stessi film.  
Magari ci piacevano gli stessi cibi e avevamo le stesse abitudini del tipo seratina tranquilla a casa, un bel film, un po’ di coccole e quella sensazione soave di cotone nel cuore.
Riflettevo la mia anima allo specchio e vedevo una donnina piacevole e intensa, una di quelle con cui è gradevole parlare magari di politica, magari di ciò che capita. Una donnina che ha sempre mille cose da fare e il sogno di un vero amore, uno giusto.
Così, magari capita che la vita va avanti e ci trascina con sé, non più in turbine, ma in uno strano meccanismo di dare e avere, di fare ed attendere. Di vivere.
E poi, magari capita che all’improvviso ti scuoti e sistemi i pezzi in modo inequivocabile. Tu sai chi sei veramente, tu sai cosa sospinge il tuo essere te stessa, quali sono le tue motivazioni, le tue proiezioni e le tue aspettative.
E scopri che sono passati anni di nulla, di mera compagnia, senza costruire, senza capire.
Magari capita che lo affronti e gli dici – “ Al momento ho bisogno di stare da sola”.
Magari capita che al centro commerciale scorgi il suo viso tra tanti e come in una pellicola al rallentatore, ti lasci assorbire dalla folla per essere inghiottita da un anonimo camerino di provincia.
Magari capita che non hai più lui, però hai te.
Scritto da: arietta alle ore 19:03 | link | commenti (8) | Categoria: dentro dentro




sabato, 04 luglio 2009
Un giorno...

La mia casa.

Mura alte e soffitti pieni.

 Un senso di pace che non so dire, le voci dei bambini che si accavallano a questo mio essere inquieto.

La mia casa, un non luogo che non so spiegare.

Un posto che mi appartiene anche se è tappezzato da un codice html che definisce colori e contorni.

Questa sono io, e quel che sono certe volte mi basta e altre mi spaventa.

Vorrei raccontarvi di ciò che mi è successo in questo periodo.

Di ciò che mi ha toccato e trafitto.

Di ciò che ho sperimentato.

Di ciò che ho immaginato e supposto e sperato….

E scansato.

La mia vita è cambiata un giorno in cui altre vite sono cambiate.

Una donna era in macchina coi sui bambini e percorreva una strada solita.

Sempre la solita.

Aveva salutato il marito poche ore prima, si erano dati appuntamento

per il pranzo.

Sempre il solito.

E lui aveva baciato i suoi ometti e loro lui in un gesto scontato.

E poi tutto è finito.

Un crash da ricordare per sempre.

E per sempre quelle vite sono diventate nulla.

Non so spiegare l’effetto.

Ma mi resta poco dentro e a stento riesco a trovarlo.

Forse un giorno saprò parlarne.

Forse un giorno….

Scritto da: arietta alle ore 00:44 | link | commenti (14) | Categoria: emozioni, dentro dentro




lunedì, 26 gennaio 2009
Momenti di dura realtà

Ho scoperto da poco Facebook. Non c’entra niente con splinder, lo so, ma è divertente. Lo associo  un po’ al  grande fratello che ovviamente non mi piace, (vi prego fidatemi della mia intelligenza) ma che di tanto in tanto guardo perché ogni personaggio ha comunque una storia, una realtà nella quale si muove e sicuramente delle motivazioni che lo spingono ad essere quello che è.

Mi piace il genere umano, se mi fosse possibile vivrei sempre in piazza ad osservare. Perché ogni persona è differente dalle altre, ha gesti propri, parole proprie, emozioni proprie ma non tutti realizzano che scrivere è una marcia in più…

Internet ha modificato le nostre vite, me ne sono accorta in questi giorni di buio perché non averlo mi ha fatto sentire a metà, quasi catapultata nell’età di mezzo o medioevo. Io con internet ci vivo, accendo la macchina non appena sveglia e tiro avanti fino a notte. Non chatto, mai, ma lo utilizzo per ogni cosa dalla ricerca dei numeri telefonici su pagine bianche, alle ricette da portare in tavola, dalle curiosità alle immagini, dalle recensioni alla musica da scaricare. Mi addentro negli archivi,  leggo il giornale, faccio le mie rimostranze e mi tengo in contatto con tutti con quintali di gB di posta.

E poi ho il mio blog. Che amo, che rileggo, che abbellisco e rimaneggio. Ma “senti che arietta” è lo specchio della mia anima, il mio momento interiore nel contesto di una giornata , niente a che vedere con tutto il resto.

Sto passando un periodo difficile. Un momento incerto in questa vita che certe volte pare fatta di cemento ed altre di cartone. A giorni avrò l’udienza per il divorzio, non che non la voglia, anzi, ma è un momento importante che gestisco male, sarà per i sensi di colpa nei confronti dei miei ragazzi, sarà perché la registrazione di un fallimento, nero su bianco, è sempre un frangente doloroso per ognuno di noi.

In certi momenti mi sembra mi manchino le parole per dare forma ai miei pensieri. Però qui mi sento a casa e a prescindere chi e in quanti mi leggono, ciò che ho da dire sarà inciso solo su queste pagine.

Torneranno le parole, tornerà quel mio lato impertinente che al momento è sepolto sotto quintali di dura realtà….

Scritto da: arietta alle ore 22:34 | link | commenti (10) | Categoria: dentro dentro




lunedì, 19 gennaio 2009
La quadratura del cerchio

Tratto da  una storia vera....

Era una ragazzina carina, dentro nascondeva una solitudine insopportabile e per questo fuori mostrava una sicurezza bugiarda, di quelle che fanno paura. Aveva conosciuto un tipo più grande di lei almeno di 10 anni, ragazzino anche lui ma con la macchina e la barba da fare tutti i giorni. Lei sembrava innamorata ma quell’amore era difficile da vivere perché 13 anni al cospetto di 24 sono davvero pochi.

Stavano insieme, così si dicevano quando all’uscita di scuola lui la passava a prendere con la sua golf beige di un beige orribile.

Poi una sera lei andò ad una festa, era carnevale e per quello si era vestita in maniera davvero estrosa con un costume viola e rosso di tulle, di una cugina che lo aveva utilizzato per un saggio di danza classica. Quel costume sembrava rafforzare una personalità inesistente perché tra tante bambine/ragazzine vestite da Cleopatra, dame e fate, un vestito da giullare di corte sembrava rompere con una certa consuetudine primi anni ottanta.

E poi a quella festa in un garage sotto un palazzo di periferia si imbatté  in lui, ragazzino figlio di puttana con un sacco di storie per storia e una gran voglia di finire nei guai. Un lento, poi un altro e alla fine la conquista di un anfratto buio e nascosto. Il sesso a quell’età è davvero curiosità e ricerca e per questo lei aveva infilato la mano nella patta guidata dalla voglia impertinente di un 15enne arrapato.

Baci, carezze e un’eiaculazione precoce e definitiva. Se solo avesse saputo che con quella pratica era inevitabile sporcarsi e tracciare le sorti di una vita…..

Alla fine della festa aveva raggiunto l’amica che l’aveva accompagnata e che guarda caso era proprio la sorella del giovanotto che tutte le mattine passava a prenderla con la sua golf dall’orribile colore beige…

-Ti sei sporcata – aveva precisato tracciando i contorni di un imbarazzo indicibile. Quella macchia di giovane sperma era lì davanti i suoi occhi, una macchia bianchiccia e sbavata. Una macchia per la vita.

L’indomani aveva incontrato il suo pseudo amore. Un incontro normale. Un incontro fatale che mai avrebbe dimenticato: Lui pareva sereno, aveva guidato fino ad un boschetto vicino al mare e si era posteggiato in tranquillità.

“So che ti sei divertita ieri sera” -  aveva detto senza mostrare alcuna emozione e mentre lei,  ragazzina carina, cercava giustificazioni appropriate le arrivò il primo colpo… e poi un altro e poi un altro ancora a sfinirla dal dolore.

Le spiegazioni a difesa servirono a poco , fu aperta nell’intimo a costatare se la sera precedente aveva causato quel danno che invece si compieva al momento e mentre lo stronzo 24enne veniva dentro di lei pronunciava il nome dell’altro, del quindicenne arrapato, figlio di puttana.

L’ironia della sorte malevola e troia volle che alla prima volta il senso della vita si completasse in un atto di odio e rancore.

Lei rimase incita.

Aveva 13 anni.

Lui la fece abortire dopo un paio di mesi tracciando le sorti di una vita sporca e inutile.

E poi come succede in questi casi il tempo (che è un gran galantuomo) scorse sul suo letto dando ai protagonisti di questa faccenda  storie diverse, motivi diversi, dannazioni diverse.

A distanza di 25 anni, quella gran troia dell’ironia della sorte non sembrava stanca di prendere per il culo faccende e faccendieri e per questo stabilì che la ragazzina carina e il ragazzino arrapato e figlio di puttana si rincontrassero. E finissero con lo  stare ancora insieme in una sorta di storia confusa e dannata. Lei gli diede tutto quello che aveva perché credeva fortemente nel senso di giustizia che ognuno vorrebbe per la sua esistenza. la quadratura del cerchio, il cerchio della vita che si chiude ad anello tra il prima e il dopo senza considerare il durante...

Morale della favola?

Fu lui a lasciarle, per ultimo, un figlio.

Scritto da: arietta alle ore 20:57 | link | commenti (11) | Categoria: amore, donne, racconti, emozioni, denuncia, dentro dentro




giovedì, 20 novembre 2008
C'è qualcuno?

I bambini e le loro solitudini. I bambini e il muto mondo degli adulti. I bambini e la loro ricerca costante di attenzione, poco importa da quale parte provenga, poco importa a cosa conduce.

Resto immobile davanti la nuova pubblicità televisiva di Telefono Azzurro (che ho invano cercato su youtube) forse perché quel mondo surreale e vuoto ,in parte, mi appartiene.

La traccia è efficace, la desolazione invadente, la paura nettamente percepibile: un bambino di circa 7/9 anni si guarda intorno e si ritrova completamente solo in un contesto metropolitano deserto, come se gli adulti fossero stati lì fino ad un batter di ciglia prima, la tazzina del caffè ancora fumante, le porte che ancora si muovono dall’ultimo passaggio veloce di qualcuno che non è più lì. Prima perplesso, poi sempre più impaurito chiede disperatamente se “C’è qualcuno?” ma nessuno risponde, nessuno si intravede. La paura diventa terrore e la visione si gonfia di angoscia perché qualsiasi cosa potrebbe accadere a quell’innocente bersaglio di distrazioni e disinteresse.

Un incontro qualsiasi sbagliato e determinante, una caduta rovinosa sul  percorso di questa cazzo di vita e le vite seguono traiettorie imprevedibili e dolorose che  trasformano gli agnelli in lupi, le menti lineari in menti contorte. La solitudine interiore nasce a quell’età e il vuoto scalza il senso di pieno che fino a qualche tempo prima sembrava reale e avvolgente.

Chi vive un’infanzia pesante diventa un adulto pesante. Chi subisce violenza si difende con violenza, chi non ha amore non conosce amore, chi non viene compreso da bambino in futuro non comprenderà i bambini.

Una carezza in più ai nostri piccoli non costa nulla e potrebbe risparmiare loro quella logorante domanda: “c’è qualcuno?

Scritto da: arietta alle ore 20:40 | link | commenti (12) | Categoria: bambini, paure, denuncia, dentro dentro




domenica, 16 novembre 2008
Appassionata

APPASSIONATA - by Patrick Mock - 24x30 on art canvas

Piano piano … dovrei farcela.

E’ che in questo momento riesco solo ad ascoltare il silenzio e la comunicazione passa attraverso un canale muto.

Sto costruendo la mia nuova … bellissima casa interiore.

Avrà fondamenta profonde e muri spessi, mi serve solidità per contenere questa mia vita appassionata.

Scritto da: arietta alle ore 09:51 | link | commenti (17) | Categoria: sogni, arte, dubbi, dentro dentro




venerdì, 24 ottobre 2008
Madre

La memoria a tratti svanisce. Lascia dei tremendi vuoti che sostituiscono ricordi e sensazioni. A colmarli solo buchi di niente, buio, assenza.

Per lungo tempo l’ho sfidata nell’inutile tentativo di rintracciarti, ho percorso i suoi corridoi angusti, ho cercato di vederti oltre ogni porta. Ma tu non c’eri. Non ci sei mai stata.

Sinceramente, nel corso della mia vita, ho tentato di sostituirti. Certe volte credevo di esserci riuscita ma erano solo palliativi. Mi sono arrogata il diritto di emularti e sono diventata madre.

Non ho parole per commentare questo mio ruolo.

In realtà mi resta solo questa mia pelle che assorbe.

Ho dentro un lago di sentimenti, sentimenti ristagnanti che alla fine male odorano. Maleodorante nell’amore, questo sono. Ma anche molto altro.

Tu mi hai vista, ero li, ero carne rosea e occhi vitrei alla ricerca di qualcosa che mi travolgesse. In fondo la culla mi ha assorbito. Cotone e legno… nient’altro. Forse le attenzioni distratte di un padre a cui poco importava. Fin dal  principio.

L’indifferenza mi ha travolta e di tale dolore ne ho fatto tesoro.

Sono una donna attenta adesso, registro ogni percettibile movimento, sia fisico, sia emotivo.

Io mi accorgo. Mi accorgo di un sacco di cose, dei bagliori che istantanei rientrano nella luce, degli acuti che imprimono tono ai suoni, dei silenzi che sintetizzano gli stati d’animo, delle ombre di pensiero che prima emergono e poi vengono assorbite dalla nostra capacità di sintesi e celate dentro. Parentesi di alito che nessuno ascolta.

L’essere viva è la cosa che maggiormente mi affanna. Mi entusiasma, ma in effetti  mi spaventa.

Non ricordo momenti di noi, se non da adulte quando serenamente ti pettinavo i capelli.  Ma io ero già un’altra… muscoli tesi e cuore in allarme.

Ho questa mia figlia con cui divido la vita. Lei mi sembra me ed io la riprendo dicendo che è stata sfortunata, che ha trovato una peggio di lei. Più  di quanto avrebbe potuto desiderare. E la amo di quell’amore che solo a tratti ho intuito, di quello che potenzialmente sarebbe potuto esser mio. Ma che mi esplode dentro ogni volta che la vedo, che la sento, che la odo e gusto.

Lei mi sorride beffarda, convinta che ciò che lega madre e figlia non può essere ne interrotto ne male erogato… e ha ragione, perché per quanto le mie ragioni ragionino alla fine le sue sono le più divertenti, le più sane, praticamente le migliori.

Eppure, nella tua latitanza, mi hai insegnato un sacco di cose, cose che in parte devo demolire e in parte salvare.

Mi hai insegnato a cavarmela da sola.

Mi hai insegnato a rispettare le chiusure.

 Mi hai insegnato ad ascoltare il mio dentro, perche dal fuori non percepivo molto… se non il rumore del mare (dalle finestre spalancate)  e lui è diventato più di quello che tu sei mai stata.

Ma sinceramente, tu sei mia madre. Tutto quello che ho a parte i miei figli, più del mio mare, più  di quanto avessi voluto sentire ed ascoltare.

Anche stasera ho sistemato la tua camicia, ho riso alle tue parole che adesso non ricordo e ho attorcigliato i tuoi capelli in un nodo precario. Ti ho avuta.

Come in ogni sera della mia vita ricordando momenti in cui baldanzosa mi sei venuta incontro, aiutandomi.

E penso che quando non ci sarai, non ci sarò.

Perché come dissi una volta, una madre è una madre, tutto il resto conta poco. Una figura che neanche una figlia può sostituire.

Scritto da: arietta alle ore 21:51 | link | commenti (29) | Categoria: dentro dentro




lunedì, 20 ottobre 2008
Movimento

Mi scavo dentro.

Ho un bisogno costante di conoscermi, di valutare ogni mia alterazione, di registrare ogni mutamento.

Sono una donna da struggimento. Stropiccio parti che sono solo mie e gioco ad identificarmi con gli altri per vedere cosa si prova a non essere me stessa.

Metto tutto in gioco. Sempre.

Mi spingo oltre e vivo in bilico.

Una che azzarda il precariato nei sentimenti, in effetti.

Mi chiedo perché alcuni nascono e vivono stabili. Mi chiedo perché alcuni vivono la staticità come un successo e l’inerzia come uno stato di grazia.

Ed io invece sono movimento anche solo col pensiero. Mi alleno nello step dell’anima con grande successo, salgo e scendo di continuo scalinate bianche come il gesso e nere come l’ebano, mi arrampico su contrafforti e spicco voli pindarici puntando su correnti emozionali .

Beh… si, in molti casi mi appiccico agli specchi.

 

Scritto da: arietta alle ore 21:19 | link | commenti (17) | Categoria: sogni, emozioni, dubbi, dentro dentro




domenica, 21 settembre 2008
Donne e... (capitolo primo)
madonna donna 

Tu pensi di essere forte.

Ti concedo questa illusione, ti renderai conto presto di quanto sia difficile ingoiare il boccone amaro della perdita. Della sconfitta.

Le donne sanno portare a termine con dovizia i loro impegni. Sono sempre molto coinvolte in ciò che accade, ma a loro (noi) è stata data una possibilità in più che le differenzia dall’uomo che partoriscono.

Il sentimentalismo delle donne ha radici arcaiche, bibliche e questo fardello ne ha fatto esseri speciali  e in certi casi davvero superiori.

Piangono, ascoltano, chiariscono, affrontano, certe (troppe) volte subiscono  e in molti casi perdonano.

Ma c’è un limite che proprio non riescono a superare ed è quello dell’annullamento totale al cospetto di un uomo. Al massimo si struggono toccando un fondo troppo profondo ma già quella è una vittoria perché in quel fondo è custodita la giusta spinta per la risalita. E quando una donna riemerge dal proprio dolore non credo possa ulteriormente essere scalfita da tutto il resto.

Anche la donna più stupida e vacua trae forza e dignità dalle proprie lacrime. Affronta il destino che la storia le ha assegnato nel modo in cui la storia le ha insegnato: Occhi bassi e mente lucida.

Vendetta, rivalsa, riscatto, superiorità oggettiva, chiamalo come vuoi ma è questo il motivo che le spinge oltre la delusione, oltre il rifiuto, oltre le umiliazioni.

E dopo un periodo più o meno lungo in cui è fondamentale prendere coscienza del proprio strazio

e dopo aver metabolizzato i colpi

e dopo aver mediato fra se stesse e  il proprio lutto….

…sanno sempre da dove ricominciare è solo questione di tempo.

Scritto da: arietta alle ore 10:06 | link | commenti (29) | Categoria: donne, emozioni, giorni no, capitoli, dentro dentro




lunedì, 15 settembre 2008
AMORE MIO

ma che figlia di p....Amore mio.

Mio piccolo enorme tesoro.

Non puoi immaginare cosa sento in questo momento, davvero non puoi e neanche lo vorrei.

Imparerai che l’amore per i figli è un tipo d’amore che non somiglia a nessun altro, né a quello per i genitori né a quello per chi ci terrà compagnia per tutta la vita.

Un figlio non ha termine di paragone.

Un figlio non ha rivali, non ha pari, non da alternative.

Un figlio è un figlio, tutto il resto conta poco.

Tu sei la mia bambina, bellissima e ubbidiente, studiosa e accomodante, tu sei il mio amore, la mia forza, la mia ragione di vita.

Per anni ti ho vista crescere e ridere e piangere. Per anni ti ho stretta e consolata e rimproverata e molto molto amata senza rendermi conto di nulla.

E adesso tu sei un’altra ed io devo farmene una ragione.

Ti ho visto spaventata oggi dal medico e lo ero anch’io ma il mio amore non conosce paure e mi ha concesso un sorriso materno, di quelli che non danno scampo e avvolgono e saziano. Un sorriso che sopravviverà  al collassamento dei tuoi e dei miei polmoni.

I figli sono ciò che non puoi mai mettere in discussione. Sono entità distinte che ci appartengono al punto da non poterle considerare proprietà ma priorità. E ci scavano nella carne e ci succhiano il sangue e si addormentano ogni notte trovando spazi nuovi nella nostra anima rigenerandone  i pezzi andati a male. E li guardi restando sorpresa di tanta bellezza anche se questa in effetti non c’è.

Il loro respiro è una sinfonia vitale.

Non ti accorgi se le note sono effettivamente stonate.

Non ti importa.

E’ comunque melodia.

Questa pagina potrebbe durare in eterno, un elenco infinito di sentimenti e sensazioni e parole importanti, per questo non ha senso che continui.

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Scritto da: arietta alle ore 14:12 | link | commenti (14) | Categoria: bambini, emozioni, giorni no, dentro dentro




mercoledì, 27 agosto 2008
Tutto passa. Sempre

Tutto passa.

E’ solo questione di tempo ma alla fine tutto passa.

Sempre.

E ciò che passa ci  lascia a volte attoniti e altre sollevati, magari stanchi  ma  talvolta anche febbrilmente  intenti a non voler mollare. E passa sui nostri corpi stanchi, fra le maglie delle nostre menti ingombre,su ciò che abbiamo costruito nel tempo con pazienza e fatica o solamente con molta fortuna.

Passano le manciate di minuti e le vite intere,

passa la voglia di giocare e le bambole sono pezzi di plastica ed i giochi si fanno più duri e scottarsi diventa abitudine.

Passa la paura del buio quando si scopre che può diventare complice di notti insonni alla ricerca di quel qualcosa che di giorno non c’è.

E passa il senso di sicurezza che sa infondere una madre perché oltre la soglia altri esseri ci accolgono con altre braccia e nasce il senso di amicizia e di amore, quel senso che ci scaraventa lontano. Nel mondo.

Passa il tempo, passa la stanchezza, passa la voglia e pure la fame.

Passano i momenti no quando tutto è fitto e pesante e scorgiamo  lontano un barlume che dirada la nebbia e ci lascia un respiro che dilata i polmoni nel continuo tentativo di rubare vita alla vita.

E passa la felicità ma quella si sa… dura sempre troppo poco.

Passa l’amore e ci lascia stanchi e vuoti e i pensieri pendono giù dal soffitto come stalattiti pietrificate in aghi di ghiaccio e dolore.

Passa la passione e ci lascia sterili e poveri, pezzi di legno esanimi.

Passa la vergogna  restituendoci  quella parte di noi che avevamo nascosto con cura.

Passa la pazienza di mantenere in essere qualcosa che non c’è più e passa la tristezza sottraendo un  sorriso a chi ne ha a sufficienza.

Passano i treni ed anche il rammarico per non essersi sfibrati in un’ultima corsa .

E passa il senso di vuoto  per una  perdita lasciando spazio alla rassegnazione.

E passo dopo passo tutto passa.

E’ solo questione di tempo.

Sempre.

 

Scritto da: arietta alle ore 16:04 | link | commenti (25) | Categoria: dentro dentro




mercoledì, 20 agosto 2008
Mancanze...

Ero in giardino col mio prendisole bianco e i capelli raccolti in due trecce, la luce del sole pomeridiano dissolveva i contorni imprigionando quella strana verità in una bolla di vetro cerebrale…

Mia madre mi viene incontro con l’aria assente di chi ha dimenticato tutto. La guardo avvicinarsi e non so  se piangere o ridere perché sono cosciente  che in quel momento tutti gli anni trascorsi tra noi, tutti gli eventi dolorosi e non, tutti i macigni e le macerie, tutte le carezze supposte, tutte le lacrime essiccate  non sono  compresi nei limiti di quella labile mente.

“Fai attenzione a salire sull’albero, potresti farti male”, queste parole risuonano come un colpo di fucile esploso tra pareti d’eco e senza accorgermene  mi sfilo le scarpe, alzo la gonna e sfido i rami di un anziano e possente carrubo.

Era quella l’immagine che le scorreva nello sguardo, quell’immagine a cui, tanto tempo fa, ha voluto negare l’attenzione.

Che importanza ha se nel mezzo sono trascorsi 30 anni? In questo momento le manca quella bambina.

E manca anche a me.

Mi manca la leggerezza del sorriso di un tempo, quando gli anni erano una manciata e le occasioni infinite.

Mi manca il gusto delle caramelle che si sciolgono in bocca... talmente buono da valere un furto.

Mi manca la paura del buio e il senso di ineluttabilità degli eventi. Mi manca lo stupore che avevo quando scoprivo che la realtà delle cose procedeva a doppio senso e i doppi sensi contenevano visioni incomprensibili.

Mi manca l’incoscienza ormai soprafatta dal buonsenso e la possibilità di una battuta d’arresto… tanto c’è tempo.

Mi manca la fiducia totale che riponevo in un amico e la sicurezza che sapevano infondermi gli abbracci. E i brividi di pelle quando altre mani le si poggiavano sopra  e il respiro che moriva in gola al suono di parole non ancora abusate.

Si…mi manco io come ero prima,

prima che diventassi un’autostrada percorsa dal tempo e  divelta dagli eventi.

 

Scritto da: arietta alle ore 14:12 | link | commenti (16) | Categoria: racconti, bambini, sogni, emozioni, dentro dentro




sabato, 16 agosto 2008
Ho tempo

L’aria è ferma, si poggia pesante su ciò che è stato e che ancora sarà.

Lo sguardo annaspa in un oceano d’ombra mentre  il cuore galleggia gonfio e deforme. Sembra un’isola sperduta battuta dal vento dei ricordi.

Le tue espressioni emergono dal nulla, si aggrappano come naufraghi  alla corda di questa passione che non vuole scemare.

Ho tempo mi dico.

Tempo per comprendere che se certe cose finiscono non è detto che sia un male oppure per sempre,

tempo  per riabituarmi ad una vita che non ti comprendeva, quando la solitudine era tutto quello che avevo e il baccano del silenzio sembrava non arrestarsi mai.

Ho tempo, mi dico.

Tempo per ricucirmi addosso l’abito di pietra che avevo riposto nell’armadio delle mie paure.

Sembra seta questa roccia che scivola sulla pelle al posto dei tuoi sospiri.

Scritto da: arietta alle ore 09:26 | link | commenti (12) | Categoria: poesie, giorni no, dentro dentro




martedì, 29 luglio 2008
Voglio vivere così...

Vorrei poter avere la stessa leggerezza d’animo di Ferruccio Tagliavini e consegnare il peso dei miei pensieri alla soavità di parole sostenute da musica e aria :

Voglio viver e goder

l'aria del monte

perchè questo incanto

             non costa niente….

E invece devo confrontarmi ogni giorni con una realtà il cui prezzo in certi casi è davvero esoso …

Non mi lamento, non lo faccio quasi mai tranne quando devo scaricare la spesa dall’auto dopo una mattinata all’ipermercato e questi 40 anni pesano più di tutte le confezioni di acqua minerale opportunamente impilate che devo tirar giù dal cofano e trasportare in casa.

Certe volte mi rendo conto di quanto sia difficile trasformare in parole ciò che provo… come posso spiegare che biologicamente e anagraficamente  gli anni sono 40 ma in realtà dentro sono fatta a strati?

Una parte di me è rimasta a circa 7, 8 anni. Di tanto in tanto mi  ritrovo sta fanciulla  per casa e sorrido nel vederla accucciare sul divano con un sacchetto di patatine a guardare  disney chanel.

Poi ce ne è un’altra, quella che non vuole smuoversi dai 15, quella che ruba i sospiri alla notte nella speranza di vedere una stella cadente ed esprimere tutti i desideri del mondo, quella a cui batte ancora forte il cuore, quella che non resiste ad aprire le braccia in volo quando la discesa invita la  bicicletta ad una corsa pazza.

E poi c’è la caparbietà dei 20 anni, la smania dei 25, la sicurezza dei 30 e l’arroganza dei 35.

Fino a qualche tempo fa tutto quanto era disordinatamente sparso sul pavimento della mia coscienza, poi ad un tratto, la signora delle pulizie, una certa signora Maturità ha cominciato a mettere ordine con dovizia e puntiglio. Gli scaffali dell’anima sono stati debitamente spolverati, le finestre del cuore spalancate a dare aria alle stanze e i tappeti interiori ,quelli in cui si accumulano un sacco di psico-acari, sono stati  battuti fuori dal balcone come si faceva un tempo prima che la magia del “Folletto” avesse il sopravvento.

La signora Maturità è una buona compagna, una amica sapiente, una consigliera attenta.

Pare che da qualche tempo abbia preso una sbandata per  mister Senno Di Poi (uno che arriva sempre in ritardo) ed insieme ,a parte qualche bisticcio,se la spassino allegramente ….

Voglio vivere così

col sole in fronte

e felice canto

beatamente

 

Scritto da: arietta alle ore 16:40 | link | commenti (17) | Categoria: emozioni, dentro dentro




domenica, 27 luglio 2008
I bilanci a domani, oggi solo festa...

Happy birthday to me

Scritto da: arietta alle ore 08:19 | link | commenti (44) | Categoria: dentro dentro




sabato, 12 luglio 2008
Immobile

Resto immobile.

Voglio sentire il peso del tempo che mi si poggia addosso. Il contatto è percettibile, quasi un’emozione così come la visione del  mare che si increspa quando il vento lo sfiora.

Spesso rincorriamo il tempo, lo aggrediamo  con la nostra fretta, lo dissacriamo con ritmi incalzanti e compulsi, lo zittiamo con fiumi di parole che lo riempiono tutto e ci annegano.

Resto immobile.

Voglio capire il senso del tempo quando averne o non averne non fa differenza. E’ potente quella sospensione interiore che si prova quando si ha la percezione di un attimo che dura un’eternità e il senso di eterno che  ci sfugge .

Resto immobile.

E mi perdo nel mare che si increspa quando il vento lo sfiora.

Scritto da: arietta alle ore 22:02 | link | commenti (33) | Categoria: mare, sogni, emozioni, dentro dentro




lunedì, 09 giugno 2008
La sintassi dell'amore

La sintassi dell’amore segue regole proprie. Le relazioni modulari creano visioni in cui trovano posto concretezze ed illusioni, sospiri e respiri, pelle e anima, amplessi ed estasi, una concatenazione di sintagmi che attorcigliano cuore e sensi in un groviglio impossibile da gestire.

I battiti diventano fonemi.

E la struttura del sentire, morfologia d’amore.

Ti guardo mentre mi guardi e sorrido. Ti cerco mentre sei distante e quando ti ho trovato mi sento a casa. Sento le tue dita che mi scavano dentro per far posto a parti interiori di te che a  nessun’ altra vorresti concedere e resto immobile nell’illusione che tutto questo possa durare per sempre, ma fra noi l’infinito dura il lasso di un gemito, di un singulto. Dovrò arrendermi all’idea che l’eternità, la nostra eternità, si cristallizza tra il verde chiaro del tuo sguardo e il marrone profondo del mio, che questa nostra eternità è solo un nodo di mani in un continuo tentavo di sorreggersi a vicenda su questo terreno instabile che è la quotidianità, indumento appiccicaticcio delle nostre  vite bislacche.

Ci siamo cercati  e ora che siamo l’uno al cospetto dell’altra ci perdiamo di continuo con estrema sofferenza. Però, a distanza di tempo siamo ancora qui. Quante parole, quante lacrime, quanti rifiuti inutili….tutto passa quando i nostri odori si mescolano e saturano l’aria, quando il fiato si stende sul collo e scivola a gocce giù per la schiena. E quel senso di appartenenza emerge dal fondo come uno scoglio in una notte  di bassa marea.

Le regole sono regole, vanno solo rispettate.

E il mio cervello non sa reggere il confronto con la forza del mio cuore 

Scritto da: arietta alle ore 13:17 | link | commenti (16) | Categoria: emozioni, dentro dentro




martedì, 27 maggio 2008
Palpiti

Volevo dirti che l’altra sera ho conosciuto uno, uno carino, un po’ impertinente. E’ stata una di quelle cose che ti riportano indietro nel tempo e ti danno una carezza di vita come a voler sottolineare che certe emozioni  ti prendono a qualsiasi età e il cuore batte con lo stesso impeto, con la stessa urgenza dei vent’anni.

Mi ricorda te, quell’aria da monello, quel sorriso disarmante. Parlavo con le mie amiche e si è intromesso come se ci conoscessimo da sempre , mi ha lasciato un sorriso e se ne è andato. L’ho rivisto un paio di volte, come sai la città è piccola e ci si conosce tutti. Credevo fosse una situazione come tante ma non ho considerato una variabile da non sottovalutare. La chimica. Quando scatta la chimica c’è poco da fare. La reazione è immediata, il botto  scontato, prima o poi succede per forza qualcosa e come in quelle scene teatrali rotanti eccoci da un’altra parte io e lui in un batter d’occhio. Gli altri? Boh forse erano qui , forse ci siamo sempre stati solo noi a seguire l’andirivieni paziente delle onde che si ripetono in un eterno scivolare ad incontrare la sabbia.

Mi hanno sorpreso  le sue parole ma non lo ho  dato  a vedere. Incarto ciò che mi ha detto con la carta pallina per evitare che possa infrangersi  e andare perduto per sempre, mi servirà in seguito a ricordare questi momenti.

Se ci fossi stato tu mi avresti ricordato che ogni lassata è persa, ovvero ogni occasione perduta può diventare rimpianto e mi avresti accompagnato a comprare un paio di jeans nuovi  come portafortuna.

Mi mancano queste cazzate Michè e mi manchi tu. I tuoi vivi silenzi  non questi eterni attimi di eterno riposo.

E siccome l’ironia della sorte è baldracca oltre che  leggendaria , il caso vuole che anche lui si chiami come te.

Un bacio tesoro, ti faccio sapere.

Scritto da: arietta alle ore 21:54 | link | commenti (25) | Categoria: emozioni, michele, dentro dentro




martedì, 20 maggio 2008
tirando le somme

Il sole mi scivola addosso, si scioglie come il miele sul fuoco e mi sporca.

Resto ferma,  

mi sento catturata dall’aria,

espugnata  dall’odore del mare,

invasa da tutto il tempo che mi resta da vivere.

osun perez

Questa è la vita?

Questo andare giù e poi su come se esistessero milioni di inferni e altrettanti cieli…

Questo mostrarsi e poi nascondersi…

Questo dare e poi pretendere…

Ed esserci per poi smarrirsi tra orde di attimi che affastellano gli spazi di cui ci nutriamo..

E non saziarsi mai?

Questo vivere mi prende e  come il vento di scirocco mi accarezza e si infila sotto la veste che mi sono cucita addosso… una veste seria, austera, pesante.

Ma io non mi voglio così… io sono e sarò sempre un’adorabile sbadata, di quelle che perdono sempre gli occhiali, le chiavi e un sacco di occasioni. 

Dopo uno stressante periodo di cerca e ricerca, di crescita (ma non si finisce mai?), di dubbi, di se, di forse, di ma…. tirando  le somme La Vita è in Debito con Me:

Ok bella, è giunto il momento di saldare il conto.

on air: Oversleeping  - I'M FROM BARCELLONA

olio su tela - O Sun - di Fabian Pèrez

Scritto da: arietta alle ore 14:58 | link | commenti (23) | Categoria: dentro dentro




sabato, 17 maggio 2008
Marenostrum (il mio mare)

Sono fatta così, ogni tanto rubo tempo a me stessa, mi zittisco, mi metto in disparte e sento il rumore che ho dentro. Magari continuo a vivere il quotidiano come se nulla fosse ma è un vivere in parte mentre al mio interno strati di pensieri e nuove sensazioni cercano nuovi alloggi, altre sistemazioni.

Ieri sono andata al mare, ho fatto qualche foto, ho camminato e ho ritrovato pezzi che non ricordavo di avere.

marenostrum

acquachiara

Sono stata travolta dallo stupore e dalla gioia di vivere.

Si, adesso mi sento bene.

Non mi serve altro.

Scritto da: arietta alle ore 07:12 | link | commenti (18) | Categoria: mare, emozioni, dentro dentro




lunedì, 28 aprile 2008
Save the Lap Dance???

Io sono una che si fa un sacco di seghe mentali.  Oggi dunque sto di merda, ma notevolmente di merda.

Il fatto è presto detto: Sabato sono uscita con un gruppo di amici, tutte persone più o meno della stessa età, tutti o quasi nella stessa condizione…separati, con figli e con la stessa identica volontà di non volersi arrendere al tempo che passa e che ci sfugge inesorabile. Siamo quei quarantenni che si illudono di avere ancora tutta la vita davanti e giocarsela a dadi in una notte di baldoria. Piccoli esseri contenti che esista una sindrome, quella di Peter Pan, a giustificare le cazzate che di tanto in tanto non ci lasciamo sfuggire.

Bene… abbiamo bevuto e abbiamo ballato. E quanto abbiamo bevuto… e come abbiamo ballato.

Ad un certo punto mi sono ritrovata sul tavolo del locale e li sono rimasta per tutta la notte ancheggiando come una ventenne disorientata. La nonna sul cubo. Squallido e tristissimo. Ovviamente eravamo l’attrazione del circo, tutti guardavano pietosamente ma a noi sembrava non ci interessasse nulla, ovviamente il rum e pera a cicchetti ha fatto la differenza.

Questa mattina mi sono guardata allo specchio. Questa mattina mi sono riconosciuta. Questa mattina ho dovuto fare i conti con me stessa nel tentativo di spiegarmi chi fosse quella della notte precedente. Avete presente quando particolari rimossi riaffiorano in flash disegnando uno scenario che invece si vorrebbe non ricordare? Avete presente la sensazione che si impossessa della testa e di tutto il corpo quando ci si rende conto che è ormai troppo tardi e che non è possibile cambiare l’accaduto? L’impotenza generata da una sorta di disperazione gratuita?

Io ho 2 figli. Sono ancora dei bambini ma ho sempre agito pensando a loro per primi. Ho sempre scelto di fare cose per le quali non dovermi vergognare rimediando giustificazioni da quattro soldi. Eppure ieri sera non pensavo a loro. Pensavo a me. Per una volta pensavo a me. E basta.

Adesso mi tocca riconquistare parte di quella dignità che devo aver lasciato appesa al palo della Lap dance di un postribolo a cui darei volentieri fuoco.

Scritto da: arietta alle ore 19:17 | link | commenti (44) | Categoria: giorni no, dentro dentro




mercoledì, 09 aprile 2008
...Senti che Arietta...

 

Il mio giardino...

giardino4

giardino2     giardino3

Questo l'orto...

orto1

orto2     orto3

E questo è il mio mondo all'interno... prego accomodatevi...

 

my world

Qui scrivo... parlo... respiro…vivo

e qui...

my  bed room

alcune volte dormo, ma spesso penso, piango, ascolto musica, leggo, coccolo i miei figli e mi strutturo... giorno per giorno, uno dopo l'altro....

E questa è la cappella di famiglia (come la chiamo io)… luogo di culto per me, perché nutrire chi amo è una vera missione…

cucina

Senti che arietta…

Scritto da: arietta alle ore 23:02 | link | commenti (61) | Categoria: dentro dentro




giovedì, 03 aprile 2008
Fare l'amore....

Fare l’amore… Una  meravigliosa esperienza. Ogni volta.

Non è solo sesso, certo che no!

Non è solo tenerezza, affatto.

Non è solo comunione, neanche semplice comunicazione.

E’ un po’ di tutte queste cose insieme in una ricetta dal dosaggio perfetto.

E’ un piacere che si distende sul letto del tempo. Inizia ed è subito impeto, voglia, fame alchemica e si protrae fino allo sfinimento, allo stordimento dei sensi.

Sintetizzarsi nell’altro diventa un gioco in cui la percezione della somma stabilisce l’equilibrio funambolico di quegli attimi intensi

E il ritmo del respiro diventa una voce assordante che sovrasta la folla di tutto il resto.

E i gemiti… note sinfoniche che colano dal pentagramma dell’anima.

Fare l’amore è dirsi tutto quanto con le mani.

Fare l’amore è dare modo ai sussulti di divenire linguaggio e le parole carne e il tempo un semplice dettaglio

Fare  l’amore è una gioia che riesce anche a far male tanto è intensa… quando è intensa.

Fare l’amore è averti negli occhi e nella bocca.

 E sopra.

 E dentro.

Scritto da: arietta alle ore 20:24 | link | commenti (37) | Categoria: sesso, emozioni, dentro dentro




sabato, 29 marzo 2008
delusione

La delusione ha il sapore amaro della birra scura dei frati trappisti.

La delusione ha il colore verde chiaro penicillina, l’odore di una polvere purgante e il peso di un macigno di calcestruzzo.

In un primo momento ti si palesa davanti come una nuvola nera che promette solo pioggia a catinelle.

Poi diventa una sorta di vapore e l’umidità si insinua sottopelle e infradicisce le ossa che sembrano gonfiarsi ed espandersi e premere, premere su quel vano strettissimo , quasi un loft di terz’ordine del nostro io più profondo.

La delusione è una lampada al neon la cui luce giallognola  scivola sull’intonaco bianco rendendo tutto asettico e ospedalizzato.

La delusione morde più di tutti i cagnacci che ti popolano il sonno dopo una notte di bagordi.

La delusione è meccanismo strano, si innesca quando ciò che credi perfetto comincia a manifestare segni di intolleranza e dunque a palesare strani e deformi bubboni.

Te la ritrovi nella scatola delle lettere del cuore a chiazze amebiche di muffa stantia e sai che nulla servirebbe a salvarne il contenuto, vanno solo buttate che quella carta non te la ricicla nessuno.

E i “ti amo” diventano “Chi sei?”

E Il tuo nome quello di un’altra.

E il sudore appiccichiaticcio invece di sensuale.

E le lacrime viscide invece di sanguigne.

La delusione trasforma tutto e rende le intelligenze kit di memoria e la bellezza un insieme di discreti difetti  e le  parole  maniera stilografica …

E me…

Una donna sola

al cospetto delle mie aspettative…

Scritto da: arietta alle ore 21:27 | link | commenti (39) | Categoria: dentro dentro