
(Vi prego, guardate il videoooo…)il video è opera di SilvioSuperStar e lo ho trovato su you Tube
Ok, Ok, il cavaliere con molte macchie e alcune paure ha vinto, onore al merito forse… oppure onore e merito vanno a quella caxxo di sinistra che dopo 2 anni ancora se la menava dicendo “C’è tempo per pensare realmente al paese”
Adesso il tempo dovranno scontarlo nelle segrete del parlamento e del senato…registrando giornalmente debacle e sconfitte, sputi, bivaccate a base di mortadelle e ammonimenti a suon di “Coglioni”..
E noi sinistri, sinistroidi e via dicendo conteremo i giorni che ci separano dalle prossime elezioni evidenziando le cadute di stile del nostro amabile premier…
Certo quest’uomo è riuscito a stupirci con effetti speciali, come l’inspiegabile elevazione dal suolo, l’inaspettata ricrescita dei capelli e l’espressione estatica da lifting.
E visto che i discepoli… ops, futuri ministri saranno dodici mi inquieta la volontà” cavalleresca ” di volere uguagliare le capacità di un Dio in cui ripongo ben altre speranze. Magari venisse a casa mia (Berlusconi dico) a moltiplicare i pani e i pesci, ne comprerei pochini e poi inviterei una moltitudine di genti per sdebitarmi da inviti e obblighi. Questo sarebbe un ottimo modo per sconfiggere inflazione e aumento di prezzi….
Sicuri che non si sia affidato a queste sue possibilità? Perché l’Italia di miracoli ha bisogno
Alcuni sono già visibili.
Cuffaro da mafioso è divenuto senatore.
La Santanchè….da gnocca è stata trombata…e visto che lei è una stronza che se la tira un sacco giusto un miracolo ci voleva.
Mastella, Bertinotti e Prodi svaniti nel nulla e Fassino, Dini, Boselli …polvere erano e polvere sono tornati.
Di Pietro…beh…di pietra è rimasto… ma non la pietra angolare che egli stesso sperava.
Vabbè avremo modo di divertirci in questo lasso di tempo (lunghissimo) e triste che ci separa da altre speranze…e tra parabole e citazioni , quelle più accreditate pare siano tratte da “ Il vangelo secondo Gianni Letta”, tra brambille assunte in cielo e carrocci trainati da un 8% per nulla da sottovalutare ci accodiamo alla carovana circense che farà dell’Italia “qualcosa di cui sparlare”.
arietta alle ore 13:10 | link | commenti (53)
La stravaganza umana si manifesta ad ogni “che”, ma c’è un “che” in cui tale peculiarità rasenta davvero il ridicolo. E parlo del “Che… suoneria del cellulare”.
Ne ho sentite di tutti i tipi e ancora mi sorprendono, talvolta mi inquietano, perlopiù mi infastidiscono, ma il mio grado di tolleranza è superiore al buon gusto di certa gente, per cui mi adeguo all’esigenza di tanti di affascinare con effetti sonori da circo.
Ieri l’altro ho accompagnato mia madre dal medico, mentre lei si faceva visitare io la aspettavo in sala d’attesa. Ero indecisa se occupare il tempo leggendo una rivista ma quelle a disposizione raggiungevano tutte uno spessore di una decina di cm, suppongo fossero gonfie di saliva per quella assurda abitudine che hanno le persone di leccarsi l’indice per girare le pagine, presa da un leggero senso di schifo, sono sprofondata nella mia sediolina optando per la pratica che mi riesce meglio in queste occasioni ovvero dare il permesso ai miei occhi di vagare gioiosamente nel nulla. Improvvisamente la mia fluida sonnolenza è stata interrotta da un gallo che cantava. Un gallo? Dal mio medico di famiglia? Non riuscendo a comprendere bene il come e il perché mi sono irrigidita nell’attesa di vedere comparire il pennuto con la cresta buona, quella da indossare quando si decide di fare 4 passi fuori dall’aia. Ovviamente nessun volatile. Neanche a dirlo di li a poco il gallo ha ripreso a cantare e quel suo chicchirichì era forte e chiaro neanche fossero le 5 del mattino. Ebbene si, il mio vicino d’attesa aveva questo orribile annuncio di chiamata. Io rimanevo perplessa, lui alquanto indifferente…
Il fatto è che io ho un banalissimo drin drin di quelli da telefono fisso quando ancora il telefono era davvero fisso e stava in una zona della casa accessibile a tutti, tipo ingresso o corridoio o cucina…per cui sentire un cane che abbaia in tasca o un bambino che piange in borsa mi fa davvero impressione. Se tale perversione colpisse solo i fanciulli, i ragazzetti adolescenti, le giovincelle in minigonna e legs potrei anche capire, dopo tutto “Son ragassi”, ma essere interrotti mentre parli con la farmacista di quella fastidiosa eruzione cutanea ,dall’inno di guerra dei Maori, mi pare davvero eccessivo.
Allora mi chiedo: Ma cosa spinge un essere umano ad infilare dentro al cellulare la filarmonica scaligera in una fantastica esecuzione della cavalleria rusticana? E’ un problema acustico o la studiata volontà di stupire? Cosa mai può indurre a scegliere tra una risata satanica o una manifestazione di aerofagia (erutto) da primo premio?
La simpatia di una persona è attestata veramente dal motivetto polifonico che gli fa da colonna sonora durante la giornata?
Che poi si limitassero solo a questo…da qualche tempo è uso farlo parlare quel maledetto telefonino, per cui può capitare di essere in riunione col capo o magari a cena coll’amico di un amico( che ti piace tanto) e senti la figlia di lui che dice “ Pa… rispondi al telefono!” che tu pensi “ma sarà scemo oppure è talmente succube della ragazzina che è meglio toglierci mani?”.
Il fatto di credere che la nostra vera identità dipenda da come riusciamo a distinguerci in particolari inutili è aberrante ,da mono-cellulari direi…

Tempo di elezioni, esce dal letargo una razza mai in estinzione: Il Candidato.
Ad ogni nuova tornata elettorale la specie si arricchisce di nuovi elementi sostanzialmente suddivisi in due categorie: Quelli che ci credono e Quelli reclutati per fare numero. In entrambi i casi la maggior parte di questi potrebbero passare per comici se non fossero patetici e tristi.
Che loro c’hanno le mogli, le madri e le figlie che rispolverano all’occorrenza il vestito quello buono, la pelliccia di topo meticcio e il sorriso elettorale con visuale sull’epiglottide. Vengono di solito collocate davanti al telefono in turni infrasettimanali che poi nel week and per dare visibilità ad un nome e cognome si battono le piazze e in certi casi pure i marciapiedi . Come operatrici di call-center esperte scorrono l’elenco del telefono, le rubriche personali e tutti i bigliettini da visita raccolti tra una legislatura e un’altra per scovare un voto sepolto, imprevisto. Dal lunedì al venerdì non si concedono pause, non perdono tempo, non ripetono altro – “ Ciao! Da quanto non ci si vede? E da quanto non ci si sente? come stai? Come sto? Come stiamo? Che si dice? Tutto bene? Tutto a posto? Tutto ok?” perché nulla effettivamente ci accomuna se non le liste.
Ed ecco che la compagna di scuola, la zia della cugina, la vicina di tram ci rifila la domanda da un milione di dollari “ Hai già un impegno per il voto?”
Un impegno? Ma se ho il carnet pieno di cognomi e di simboli,sono sepolta dai santini elettorali e ho pure appeso un grafico sul frigorifero con le proiezioni e l’andamento di amici e nemici nelle ultime politiche tenendo conto del riferimento ipertestuale delle regionali in considerazione del trend opposto alle previsioni statistiche delle provinciali ……
Ovvero un bordello.
E questi poveri centroavanti di sfondamento, queste teste di ariete se non fossero prima teste di cazzo, fanno il lavoro sporco per un partito e un leader che se vince al massimo gli concede lo spillino da giacca e una menzione nel ciclostile delle sede locale.
Loro invece sognano i banchetti in noce massiccio, quelli dove ti puoi scaccolare ripreso dalle telecamere solo se guadagni 15 mila euro al mese… più tutto quanto pagato (voli, tagli di capelli, party a base di cocaina e veline riciclate).
Qualcuno vince, moltissimi perdono, tutti quanti giurano che ci riproveranno… tanto le prossime sono già dietro l’angolo per la gioia di tutti gli scrutinatori e presidenti di seggio che ormai hanno deciso di fondare un albo di categoria con relativo esame di ammissione (e pare che siano cominciate le prime segnalazioni per così dire amichevoli, leggasi raccomandazioni, per una spinta alla carriera para-elettorale).
Ma si…buttiamola sul ridere che è meglio, anche se a questo pare ci abbia pensato il mio amato Veltroni…..

E’ quella breve camminata a fianco del figlio, vuoi lungo la navata di una cattedrale, vuoi su per i gradini di un ufficio comunale a puntualizzare lo stato. Perché pur essendosi esercitata per anni durante il periodo prematrimoniale, acquisisce solo in questo specifico momento l’investitura ufficiale di “Rottura di coglioni” .
Che lei nasce femmina e si trasforma in mostro, evolvendo in nonnapapera fino a giungere allo stato terminale di arteriosclerotica dura a tirare le cuoia, in un excursus di tritatura da manuale.
Inizialmente è solo la madre dell’uomo di cui ti sei innamorata. La scorgi per strada e ti sistemi la camicetta nel tentativo di darti un’aria accattivante. Lei finge di non vederti “piccola stronza” nel frattempo pensa “tu vorresti portarmi via il mio bambino? Dovrai passare sul mio cadavere” e sinceramente non è una cosa impossibile da realizzare. Basterebbe ucciderla. E togliersi il pensiero da subito.
Che se decidi di partire per un finesettimana col tuo fidanzato a lei le viene la colica renale, l’idea che entrerai in possesso dei “gioielli di famiglia” le fa gonfiare il pelo. Perchè il malloppo del figlio è sacro e se potesse lo imbalsamerebbe come ha fatto con il cordone ombelicale che ancora conserva mummificato come santa reliquia.
Lei ti sfida a colpi di mestolo e in questo caso devi registrare la sconfitta perché “le polpette di mamma” sono purtroppo imbattibili. Solo molti anni e mille sbattute di polpette al muro dopo riuscirai ad eguagliarne consistenza, sapore e forma (quando praticamente la tua progenie sarà in età maritabile e tu dunque pronta al passaggio delle consegne).
Lei compete. Questo la autorizza (in una distorsione concettuale) a considerarsi competente in qualsiasi aspetto della vita quotidiana.
Lei viene in casa e si guarda intorno, annusa, scoperchia,soppesa, valuta, quantifica, ficca il naso ovunque. Va in bagno e sicura della doppia mandata apre gli sportelli e i cassetti per assicurarsi che tutto sia entro i termini del normale. La vista dei Tampax la turba, qualcosa altro(a parte il succitato malloppo) ha accesso ai tuoi fondamentali….e se oggi trattasi di assorbenti domani chissà……
Guarda la tua montagna di biancheria da stirare e senza aver la minima intenzione di attrezzarsi con ferro e asse (come farebbe tua mamma)si informa se il figlio avrà un cambio per l’indomani….perchè quando lo aveva in casa lei, gli stirava pure il pigiama e i fazzoletti di cotone che ha abbondantemente inserito nel corredo di cui tu adesso sei la custode (ti venisse in mente di farlo piangere).
Ha la messa in piega perenne come da statuto di suocera e il rossetto nelle varianti di rosso e arancione per dare maggiore risalto all’ingresso della caverna dove ha ricovero la bestia: La lingua! Chi ormai è immunizzato al suo veleno è il principe consorte che può essere di 2 diverse tipologie: O gran filibustiere che la rende padrona in casa e cornuta in società, o minchione specializzato nel calare la testa ad ogni input. In entrambi i casi non lo vedrà neanche completamente assorbita dall’adorazione del figlio su cui tu hai allungato i tentacoli di femmina pericolosissima.
Se la vita vuole arriverà un erede che nel caso in cui dovesse trattarsi di bambinA come la tradizione richiede(va) dovrebbe ereditarne il nome. Al sud capita tutt’ora che le suocere dai nomi impossibili come: Crocetta, Crocifissa, Calogera, Assunta, Filomena, Carmela, Gaetana, Gerlandina, per i primi 6 mesi dopo la nascita della nipote, continuino a chiamare quest’ultima “ a piciridda” per non dovere prendere coscienza del fatto che invece il nome proprio è tipo Carlotta, Camilla, Giorgia, Giulia. Ma il nome mancato non costituisce un deterrente che la tenga a debita distanza, per cui “l’essere suocera” si aggira per le stanze del tuo piccolo appartamento fin dall’alba, correndo ad ogni gemito del neonato, facendo gli onori di casa ad ogni sentor di visite e demolendo ogni piccolo regalo sia stato offerto dai parenti della tua parte….
Solo col dovuto esercizio si riesce a neutralizzarne gli effetti e ad accompagnarla fino alla fine della SUA vita, un consiglio per il necrologio?fate come loro….![Lapide_suocera[1]](http://files.splinder.com/6543fb278093f9ab8312406d8606ac85.jpeg)
(ovviamente si potrebbe continuare all’infinito ….come infinite sono le suocere, ma in definitiva ad ognuno la sua….)

Fermo restando che le poste italiane sono le poste italiane…il post è fatto.
La situation Poste Italiane, dalle alpi alle isole …giù per la dorsale appenninica, è all’incirca la stessa, ovvero:
Casino, di quello che neanche un’intelligenza artificiale riuscirebbe a metterci mani.
Distributore dei ticket sempre ingolfato con la zia Pina in pole position che non ci capisce una mazza di Post Pay, contrassegno e postamat.
Il tipo che, mani in tasca, occhiali sulla fronte e gomma da masticare, dondola nella fila destabilizzando il tuo già equilibrio precario.
La trafelata (c’è sempre una trafelata) che maledice l’altro avanti e le sue 100 raccomandate che manco a farlo apposta giusto quel giorno, quell’ora e quel luogo doveva scegliere….
Ci sono i sedili disposti come al cinema e allora intuisci che è un suggerimento a metterti comoda e che la direzione ti augura buona visione soprattutto dei display e della loro tragica e criptica danza : A089P- AB045 – PP119 , Fibonacci allo stato puro.
Poi c’è caldo. …alla posta italiana c’è sempre caldo, che in inverno funzionano i riscaldamenti e in estate “ col cazzo che funziona l’aria condizionata!”.
E poi ci sono loro.
Gli impiegati.
Chi si occupa delle risorse umane alle poste è un genio.
Per carità tutta gente per bene, per lo più educata ma….lenta, incredibilmente lenta.
Loro ti guardano dal vetro doppio e ti scrutano, poi prendono il bollettino che gli passi dalla fessura neanche avessi l’aviaria e… leggono… Loro leggono!
Lentamente alzano l’indice della mano destra e comincia la caccia al tesoro, una versione postale di Indiana Jhones alla ricerca del tasto perduto.
3 minuti dopo dall’inizio della Tua operazione come per incanto compare sempre l’impiegato “ometto di dietro” che ti arriva con fogli e pennini e ti blocca per almeno 5 minuti buoni , che nella stanza del capoufficio c’è sempre la zoccola di turno che non c’ha voglia di fare la fila e fa appello a tutte le conoscenze, ufficio per ufficio, (d)ente per (d)ente (che gli sputeresti volentieri in un occhio biblicamente parlando).
E poi ci sono le impiegate di qualità, quelle raffinate, quelle che camminano tutte impettite, belle donne stagionate, ossigenate, agghindate. Loro se la passano bene, loro hanno l’ufficetto. Un loculo di plexiglass tutto blu e giallo. Che ti fa venire l’angoscia da sepoltura e allora capisci perché sono incartapecorite , povere stelle.
Se poi ci vai per un pacco rischi la mancata ossigenazione cerebrale . Perché allo sportello più trafficato di tutti:
C’è lei! Quella che scrive gli sms e fa l’amore col cellulare piatto fucsia.
Ti accorgi che tra un’operazione e l’altra ti guarda e abbassa gli occhi di continuo. Sta scrivendo. Che poi sbaglia con la pressione sui tasti e manda geroglifici a destra e a manca E tu la guardi e le dici sfinita “il mio pacco…., la prego….mi dia il mio pacco .E’ stato spedito 23 giorni fa e arriva solo adesso. I salumi saranno diventati pezzi di legno e il resto saprà di cacio cavallo!”
Ma lei ha lo sguardo assente perché è in crisi di astinenza di PVT, di C6? di TVB e allora pensi dirle che ce la può fare, che non è difficile venirne fuori , che come primo passo occorre ammettere a se stessi ed agli altri di avere un problema e poi tutto diventa più facile.
Dopo infiniti attimi di ordinaria disperazione, eccolo, è lui, malmesso, acciaccato, maleodorante ma ha il tuo nome sopra e questa è l’unica cosa che conta. Adesso sei tu che li guardi tutti…firmi, sorridi, ti soffermi più volte sul gesto dell’ombrello in direzione dei 4 punti cardinali e te ne vai…sfinita, e felice.
UNA PAGURA (praticamente).

Ti prepari a far visita a casa del morto. Uno qualsiasi, uno di quelli che da vivo avrai visto 4 o 5 volte. Non una conoscenza stretta, uno tipo: lo zio di 2° grado di tuo marito o la madre della collega di lavoro o ancora il fratello della signora del 7 piano. Una persona insomma che se c’è o non c’è… è la stessa, identica cosa.
Ti vesti:
Pantalone nero e maglia nera…no, che poi ti tocca ricevere le condoglianze.
Pantalone nero e camicia bianca…neanche, che illudi gli avventori facendogli credere che c’è il servizio catering.
Pantalone bianco e camicia nera … manco a parlarne, che pare una bestemmia evocando ricordi da febbre del sabato sera.
Praticamente ti maledici perché riesci a crearti il problema del “Che mi metto?” pure in una circostanza simile neanche fosse il funerale di Lady D con annesso concerto di Elton John e opti per la gonna grigia e il maglioncino della tonalità degli anonimi… avion.
Ti presenti con nulla in mano perché così impongono le circostanze e speri che il tutto proceda velocemente..
Se ti va bene…trovi poca gente che mai avresti pensato di incontrare e dopo qualche parola lasci i congiunti nel loro dolore defilandoti , fingi interesse per chi staziona nelle altre stanze e poi imboccato il lungo corridoio ti appiattisci alla parete con gli occhi bassi e le mani dietro l’orecchio a sistemare i capelli. Guadagni la porta e “Viaaaa, più veloce della luce”.
Se giusto quel giorno quello stronzo di Saturno decide di transitare in una tua casa qualsiasi, neanche fossi la signora Gabetti, sono cazzi. …
E allora quando entri ti accorgi che è una di quelle famiglie ciarliere, allegre, amichevoli, che ti danno la sedia e ti raccontano a turno le ultime 18 ore del morto ma da angolazioni diverse. Alla 5° versione prima di esser colta da un’emiparesi fulminante ti offri di far cosa gradita e come compete a chi non è della famiglia vai in cucina a preparare il caffè. Ci trovi sempre le più pettegole dell’essemblement. E mentre traffichi con acqua e il resto scopri che il fu , era un vecchio porco che cornificava la moglie, che la moglie si gioca tutto al poker elettronico, che il figlio illegittimo di lui si tromba la badante e la stessa entra ed esce di galera e …. bla bla bla, bla bla bla, praticamente una scena da "Ciranda De Pedra". Nel gruppo c’è pure un arzillo amico del defunto che comincia a farti l’occhiolino mentre tu supponevi un Parkinson d’effetto con annessa fluidificazione di saliva esagerata. Il tempo trascorre lentissimo come una lumaca in un eccesso di stanchezza su per lo Stelvio.
Al momento del commiato come da prassi gli stretti stretti devono fare la loro parte e allora cominciano a piagnucolarti addosso dicendo che lui si ricordava di te ( ma se l’ultima volta che ci siamo visti è stata ad un matrimonio qualunque…un sacco di tempo fa??)e le lacrime di scena ti si appiccicano sulla guancia come una pellicola che asciugandosi ti tira da tutte le parti quasi fosse bava di cane. Finalmente lo strazio giunge al termine e ti tocca pure mandare a fanculo quell’ anzianotto in un impeto di adolescenza senile che nel modo di salutarti si è fatto prestare la mano dallo stecchito e te l’ha posata graziosamente sui glutei.
Tutto questo fardello determina la classica espressione facciale che caratterizza chi viene a conoscenza della morte di un altro. Ovale contratto, mano alla bocca, occhi lucidi….e una frase che scorre in sovraimpressione ad annebbiare la vista “Minchia, no!”…(raramente è disperazione per la perdita).


Ci sono 2 tipi di sfigati. Gli sfigati genetici e gli sfigati di acquisizione .(maschio e femmina Dio li creò ….)
I primi sono quelli nati così, quelli a cui la sfiga si cronicizza col passare del tempo, quelli che non hanno scampo. Cominciano il loro calvario con l’impiegato dell’anagrafe che gli sbaglia il nome, quelli che invece di chiamarsi Dario si chiamano Vario. Sembra poco e invece è il destino che si arrotola su una consonante.
Da piccoli sono malaticci, da adolescenti sono brufolosi, da uomini sono di una noia mortale.
Si fanno le seghe davanti al poster di Pamela Anderson e il sabato vedono C’è posta per te con mammina e la zia Pina.
Si tagliuzzano mentre si fanno la barba tutte le mattine, hanno l'alluce valgo e l'unghia incarnita nello stesso piede e l'herpes zoster che si manifesta a giorni alterni.
Sono di quelli che lavorano al catasto e che indossano il grigio in inverno e il beige in estate così si mimetizzano con la sabbia. Seguono passo passo l’almanacco di suor Germana che è una lettura interessante e al massimo leggono 1 o 2 volte l’anno quattro ruote …che è meglio tenersi aggiornati non si sa mai, mentre spolverano la panda celestina che papà buonanima aveva comprato nel 1984… Che a poco ci vanno Fiorello e Baldini ad imporgli la rottamazione.
Amano la stessa donna dall’infanzia, la cugina anonima, siciliana, coi baffi, perché come fa lei i cannoli non li fa nessuno e prepara pure il rosolio meglio di mammà.
Alle feste aziendali ci restano malissimo quando concretizzano che anche questa volta non ci sarà la tombola e si attaccano al muro tipo carta da parati.
I 4 amici di sempre (tutti sfigati) si fanno compagnia per la vita. La partita a bocce…il tressette al bar, la partita del Genoa. Poi i 4 diventano 3, i 3….2 e l’ultimo (quello più sfigato di tutti) resta in eterno….il primo del suo paese a guidare ancora coi suoi 107 anni. Lucidissimo. E qual è la peggior sfiga se non quella di avere lo spirito di un uccellino e il corpo da testuggine?
Lo sfigato di acquisizione è quello che se la passa male da poco. Quello che gli capita qualcosa e se la tira addosso di brutto. Quello che la moglie lo ha lasciato e allora ha scoperto il mondo miracoloso di internet che pure col pigiama verde penicillina e la canottiera dice alla tigre che staziona dall’altra parte cosa le farebbe e cosa le direbbe. E quello che la calvizie gli ha preso pure le palle e le eruzione cutanee hanno fatto il resto. Quello che buca la ruota della macchina solo quando piove e ha dimenticato il cellulare. Quello che al lavoro staziona dietro gli occhiali e non se ne perde una, macchiandosi di inchiostro le dita che poi si asciuga il sudore e pare un sioux. Quello che cerca. Quello che ammicca. Quello che ci tenta ed inciampa nell’estremo tentativo di fare il simpaticone imitando Lino Banfi. Quello che se gli dice bene, nella vecchiaia, incontra la vedova del piano di sotto e cominciano una tresca che tutto il condominio s’ammazza dalle risate.
Capita che si incontrino per strada del tutto casualmente. Ed entrambi si toccano le palle a mo di scongiuro. …“Azz c’è chi sta peggio di me”….pensano all’unisono.
E mentre l’uno si affretta a tornare a casa che mamma ha preparato l’ossobuco, l’altro si ferma in videoteca ad affittare “Quel gran pezzo dell’Ubalda…”


“Il dott. Visci Donato era un ometto come tanti altri in tutti i sensi. Piccolo borghese cresciuto in grembo all’azienda aveva faticato parecchio per arrivare al suo posto. 25 anni di ligio servigio erano bastati a stento a farlo accedere al quadro dei “quadri”. Arrancava sulla scala gerarchica ma da qualche anno il ruolo di capo del personale gli aveva conferito quell’aurea di potere, magnifica per ogni essere umano.
Certo si rendeva conto di suscitare negli altri una specie di repulsione, ma questi erano ormai solo dettagli. Il dott. Visci Donato si specchiò nel vetro del battente; I suoi 140 cm. di altezza e i 93 kg di peso non lo proiettavano nell’olimpo degli uomini di gran fascino. Anche la pelata arricchita da 2 ciuffi di peli ricci ai lati ,proprio sulle orecchie e il naso a nodo di cravatta non erano granché ma la caratteristica, che anche egli stesso, reputava abbastanza fastidiosa erano gli angoli della bocca costantemente bianchi per degli strani depositi di bava che continuavano a schiumare.
Eppure non poteva lamentarsi. Nonostante il fatto di non essere sposato la sua attività sessuale andava a meraviglia. Non era una pratica del tutto convenzionale ma comunque sortiva i suoi effetti. Perché il dott. Visci Donato aveva trovato una sorta di escamotage per aggirare il problema dei continui rifiuti. Lui si imponeva. Cazzo come era semplice.
Questo pensiero gli diede un’erezione blanda ma comunque pulsante.
Era semplice si. Bastava convocare qualche giovane fanciulla “da curriculum vitae” e il gioco era fatto. Anche se le meno resistenti erano le donne tra i 40 e i 50, quelle massacrate dalla vita insomma, quelle che cercavano un lavoro per il sostentamento di una famiglia appoggiata sul precariato. Le giovani laureate cominciavano a sbattergli la porta in faccia, stupide, piccole dottoresse del cazzo. Erano convinte che il loro bel titolo valesse più del culetto e che se non lì, sicuramente da un’altra part, avrebbero trovato “un posto fisso” senza qualche piccolo pom…ehm favore.
Le donne mature conoscevano il sapore amaro della sconfitta, conoscevano la frustrazione di un ulteriore fallimento . Non sopportavano il peso di un ritorno a casa a mani vuote.
E lui tutto contento preparava il suo altarino sulla scrivania per il colloquio di lavoro del giorno: fazzolettini imbevuti, preservativi e all’occorrenza quel nuovo gel lubrificante tanto pubblicizzato. Se fosse andata bene avrebbe rimediato una buona scopata e l’assicurazione che la neo assunta avrebbe soddisfatto le sue esigenze anche in periodi successivi, se invece la stronza gli avesse riso in faccia avrebbe sempre potuto chiamare nel suo ufficio quella ragazza disabile del centralino che nei casi di emergenza, anche se piangente, si girava verso il muro e subiva lamentandosi.
E si…... Lui nella vita era uno che era riuscito a realizzarsi.”
Ogni riferimento a persone somiglianti è puramente casuale. Ho voluto tracciare questo breve profilo per puntare l’attenzione su un terribile problema della nostra società, ovvero quelle delle molestie sessuali nel mondo del lavoro. Il paradosso consiste nel fatto che sempre la donna pur essendo la parte lesa, viene penalizzata in caso di denuncia. L’unica alternativa è l’abbandono del posto di lavoro. Dunque la molestia resta un fatto privato e doloroso, un duro prezzo da pagare per mantenere (spesso) l’unica fonte economica di sostentamento per le famiglie sempre più penalizzate dalla crisi economica. I meccanismi innescati da approcci sessuali negli ambienti lavorativi sono di reale sottomissione e accettazione schifata: le perplessità e la sfiducia nei confronti di chi denuncia rimanderebbero ad una serie di giudizi ed indagini umilianti e pietose nei confronti della parte lesa.
In Italia non esiste una normativa dettagliata in questo senso.
Gli artt.4 ed 8 della Legge 125/91 "Realizzazione parità uomo - donna", in base ai quali si prevede la "Possibilità di agire in giudizio contro il datore di lavoro per atti o comportamenti che portino ad una discriminazione anche indiretta sui lavoratori in ragion del sesso" non tutelano contro gli abusi sessuali.
In caso di molestie , si può ricorrere alle norme circa gli atti di libidine violenta, atti osceni, atti contrari alla pubblica decenza, violenza privata e aggressione; oppure all'artt.660 del Codice Penale, "molestia o disturbo" ed ancora al reato di "Abuso di atti di ufficio, concussione", e all'artt.2087 del Codice Civile: "dovere dell'imprenditore è di fare il necessario per tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro".
E' opportuno che le signore si facciano seguire o consigliare da un avvocato di sesso femminile.
Io sono molto più drastica. Punto tutto sull’evirazione.

![platinette[1]](http://files.splinder.com/02d741286d82bbb61c5b98aa82438c54.jpeg)
La vipera della famiglia delle GranButtana è un essere talmente velenoso da concedere poche possibilità di divertimento. Spegne ogni fantasia per cui è necessario conoscerla per evitarla.
Buttana c’è nata e su questo non ci piove. Al momento del parto esce dal ventre materno tutta blu (très chic) e attorcigliata in metri di cordone ombelicale che così la facciamo tragica fin da subito.
Antipatica e manesca fin dai primi anni di vita impara presto a scambiare caramelle con quattrini sonanti esercitandosi nella corruzione che è una gran figata e di cui disporrà per il resto della vita. Fa presto ad alzare la gonna che pare una pratica di sicuro successo.
Cresce rinvigorendosi nella sua bruttezza che non sempre è quella o solo quella fisica. Però praticamente è spesso la cozza del gruppo. L’invidia non le lascia fiato rischiando l’embolo impazzito di continuo. Ma c’ha “i sordi” e questo ritorna assai comodo. Per cui compra tutto o almeno ci prova.
Lei sa tutto. Di tutti.
Lei capisce tutto. Legge il labiale. Ha l’orecchio bionico e la lingua biforcuta.
Divulga la notizia meglio della rete.
Ma usa la lingua anche per altro, (che le vipere sono le migliori altro che bolognesi).
Vive con la pancia risucchiata all’interno.
E col culo speranzoso in fuori.
Va a Messa tutte le domeniche e la dottrina di cui è seguace è: "Ama Iddio e fotti il prossimo".
Venera S. Maria De Filippi che a spigoli e intrallazzi non è seconda a nessuno e che delle vipere è la santa protettrice.
Lei la da. Quando gliela chiedono. E siccome non capita spesso… si fa i cazzi degli altri tanto per restare in tema (che poi sono sempre meglio dei propri).
Ma sa anche essere una brava massaia: Taglia e cuce. Lei coltiva zizzania. Prepara bocconi amari. E lascia cuocere nel proprio brodo.
Lei è ovunque. Si materializza dal nulla quando cerchi discrezione.
E se ti scova per puro caso comincia a tremarle il sopracciglio sinistro e a tirarle l'angolo destro della bocca in un eccesso di felicità che questa non era in programma.
Lei non sparla, dice le cose così…tanto per dire. E le dice sorridendo che per poco non ci scappa la paresi facciale e intanto constata,soppesa, misura… il danno fatto . E se nota turbamento le si accellera il processo di crescita dei peli delle ascelle.
Ti incontra e ti gracchia “ Ma come sei sciupata!… sembri malata!!!” Questo significa che contestualmente gonfia dalla rabbia per la tua linea ritrovata, le si ingrossa il pelo, le gonfia la carotide e assume il definitivo aspetto di Platinette . Affaire compreso.
Ha l’antennino UMTS sottopelle che non gli serve comporre il numero. In mancanza di segnale usa la comunicazione telepatica perchè proprio non resiste a trattenersi dal divulgare alle compari l’ultima, succulenta, verità nascosta. Ogni pettegolezzo le giunge per incanto e se il canale è momentaneamente ostruito, non c’è problema: LO INVENTA.
Appena la vedi per abitudine prima ti tocchi le palle e poi ti giri guardinga con la sensazione di essere stata scoperta anche se se stai semplicemente buttando l’immondizia nel cassonetto.
Perché lei ti legge il pensiero. Altrimenti non potrebbe celebrare il processo alle intenzioni. Se ti vede parlare con qualcuno…suppone… e allora scatta la fase di indagine, che non avendo studiato diritto, quasi mai è preliminare ma fortemente definitiva. Senza possibilità d’appello.
Difficilmente trova la strada della redenzione. In tarda età la si trova spalmata al vetro della finestra alla quale ha tolto pure la tenda così spia meglio.
Ha sempre lo spiraglio della porta con un filo di luce che traspare, quando rientri la notte.
Perché lei non dorme. Veglia la notizia prima che si dissolva con le prime luci dell'alba.
E non muore presto perché quando è morta non sanno dove metterla.( In Paradiso no che è per pochissimi, al Purgatorio c’è la fila (roba di precari) e all’Inferno non si capisce una mazza perché con l’indulto si era svuotato un poco ma adesso ci sono i problemi di sempre….poveri dannati. E la vipera non la vogliono che già hanno il loro bel da fare col serpente).

La zoccola incoerente ci appartiene tutti. E’ la cugina di secondo grado. E’ la vicina di casa, la collega del nostro compagno, la cassiera della tabaccheria all’angolo.
E’ una donna femmina. E su questo non si discute.
Ed è incoerente perché uno ne ha sposato ma se li farebbe tutti. Che poi è pure simpatica, solo molto zoccola di suo, che c’ha i cromosomi coi tacchi a spillo e la tendenza a passeggiare.
Ha sempre meno della tua età. E più capelli. Di quelli lungi, rossi, bruni o biondi poco importa ma comunque scintillanti.
E ha l’occhio svelto , che non fai in tempo a fermarlo e te lo ritrovi stampato sul sorriso del bamboccione che hai accanto.
E’ disinvolta, molto sexy con i jeans a vita bassa e le autoreggenti che si vedono dalle gonne. Che a lei la cellulite non la attacca per una questione di principio. E la guardi con la coda dell’occhio per non farti notare. Tutta soda. Marmorea.Con un culo da paura. Un gran bel pezzo di gnocca.
Profuma di acqua di rose, che ti lascia la scia sul pianerottolo e ti fai 2 palle così perché nel tuo bilancio familiare la voce “profumo” compare ogni 3 mesi per cui lo usi con parsimonia. Quasi tutti i maschietti cadono nella sua trappola e siccome sono quasi tutti e non tutti speri che il tuo sia fra quelli illesi perché il tuo le altre non le guarda… (seee vabbè).
E invece ci sta eccome, insieme a tutti gli altri.
Che poi il suo, di marito, non è niente di che ma una tanto brava persona, gran lavoratore e in casa non c'è mai. Che non puoi mandarli a fanculo senza un motivo per una questione di deontologia umana, ma li aspetti al varco... prima o poi dovranno pur sbagliare in qualche cosa.
E ti incazzi quando la mattina te la ritrovi davanti col suo tailleur gessato da strafiga, che riempie di curve dolci e collinose laddove a te tira da promontorio della paura. E quando è in disordine ha questi fantastici capelli legati sulla nuca da una matita che le lascia cadere le giuste ciocche li sul collo, con nonchalance tricologica e gli occhialini da intellettuale e la tuta per star comodi che a te fa tanto befana e a lei abbastanza Nicole Kidman.
“Ciao, scusa” ti dice, “mi passi il tuo maritino che lo devo ragguagliare sull’ultima clausola del contratto” e tu speri che quel “mi passi” non sia in senso letterale e di li a poco vedi lui che si sposta col cordless e gira per casa ridendo e inciampando sulle parole come un cretino appena uscito dalla fase brufolosa adolescenziale. Sghignazza come una iena mentre si riportano gli ultimi pettegolezzi aziendali…. E ti rendi conto che sicuramente, ogni giorno, il suo attrezzo fa le flessioni al suo passaggio (e poi dice che non fa esercizio fisico).
La zoccola incoerente ti spacca i maroni ma con classe, perché lei non si arroga il diritto di ciò che è tuo, ma sa che se volesse potrebbe decidere della tua crisi. E allora non dici nulla per non fare cattiva figura, tanto per lei sono tutti uguali e speri che possa volgere la propria attenzione da qualche altra parte ma molto lontano da casa tua .
Lei si allena all’attività in cui è più brava: La seduzione.
Guarda gli uomini delle altre con uno sguardo che cola sensualità dalle lunghe e folte ciglia (ma chi era tua madre Bambi?), e si inumidisce le labbra con la lingua che se no poi si screpolano. Praticamente ti spiazza con la saliva.
Lei non cammina, scodinzola.
Lei non parla, squittisce.
Lei non si inchina a prendere qualcosa, si piega a 90 gradi come da manuale.
E la posizione del missionario è roba di chiesa che lei invece preferisce le mosse tantriche.
E ad ogni passo, con movimento fermo di tette, tutte sode, tutte sue pare dirti: “in campana Signore, che io non ho colpa se non siete come me”.
E tu di contro pensi “In campana zoccola che se continui così fra 15 anni ti ritrovi ad ingrossar le fila delle stronze”…o almeno lo speri.

Il contrappeso all’uomo piccolo è la stronza che se la tira un sacco. E siccome deve reggere il paragone se la tira veramente tanto.
Ha un’età indefinita ma portata benissimo ( almeno ne è assolutamente convinta) ma al contrario della sua figura speculare è stata sposata e giustamente “posata”.
C’ha il SUV. Che ci vuole un sacco di spazio a caricarci le buste dello shopping. E poi c'ha un sacco di vani portaoggetti per tutta la roba che se no le gonfia la baguette. E poi così guarda tutti dall’alto in basso che per pochi cm non gli scatta l’autonomia per le comunità montane.
C’ha pure il volpino, che fa tanto Paris Hilton, povera bestia confezionata come un pacco regalo. Ma con l’impermeabilino di Burberry’s . Che quando la sera va a fare popò ci incontra gli amici. Quattro cani per strada….
Va in palestra. Fa just pump. C’ha la tutina DEHA. La Fascetta DEHA. E l’asciugamano DEHA. Come vuoi che si senta una così? Uno straccio che non va dal parrucchiere da tre giorni. Perché lei c’ha il colpo di sole feroce e le vele e le spagnole e i colpi di luce che con tutti sti colpi si è polverizzato il salottino del cervelletto e ora giace sbrindellato sul pavimento della scatola cranica.
C’ha le unghia con le french, che non se le mangia perché è pure lei sempre a dieta. E non lava i piatti . E fanno la mano più sexy che è quello che importa veramente.
Si fa la ceretta 2 volte a settimana che il pelo è il primo nemico da sconfiggere, altro che colesterolo e radicali liberi.
C’ha le scarpe Prada. E Pure la Borsa Prada. Che se non ci fossero loro col cazzo che Miuccia si poteva permettere la Luna e pure Rossa.
Lavora nella azienda dell’ex marito. Si occupa di public relation. Cioè non fa una benemerita minchia, però c'ha i bigliettini da visita e il sito personale per pubblicizzare le sue specialità...professionali come tuttologa, arredatrice, manager e confidente .
Fa pure volontariato. Porta da mangiare ai gatti randagi dei quartieri degli altri perché nel suo non ci possono entrare che ci vuole il pedigree.
E’ intollerante al silicone scadente, l’ultimo labbro le è scoppiato come niente. E ogni tanto le tira la palpebra che il botox è un ottimo socializzatore e pare che fa l’occhiolino pure al postino. E si scopa il giardiniere alla Eva Longoria di Disperate Houswife. Perchè lei è una disperate Houswife nel profondo dell'anima.
La stronza che se la tira un sacco ha una abilità specifica…rompere i coglioni a “chi che sia “. Parla di continuo dell’ultimo acquisto “una cosa carinissima che pareva fatta apposta per lei” e dell’ultimo viaggio in quella nuova beauty farm “una tappa obbligatoria per allentare lo stress” E ci credo con sto gran tirare e… pure la pesantezza del SUV.
Va al cinema ogni settimana che poi c'è il dopo film e l'indomani può scrivere le recensioni (delle amiche) sul suo blog segreto. Che lei c'ha il blog "AssssssolutamenteIoooooooo" e di nik fa "svampitacool" e dice di avere 25 anni.
Legge Vanity Fair che è interessantissimo con tutta quella pubblicità che ti da le dritte su cosa indossare.
Ascolta Madonna e sorseggia un merlot nella bolla mentre si veste per l’appuntamento serale e balla davanti lo specchio come la Demi di Streaptease. E si mette le canottierine Liu-Jo (ma c’hai 40 anni…cretina).
Inevitabilmente, porta il sigaro all’uomo piccolo e fanno 4 chiacchiere al mare, che lui c’ha pure il coltello ed è ancora libero.
Ma in realtà cambia "ragazzo" ogni 2 settimane, che non si capisce perchè non c'è verso di trattenerne uno più a lungo di tanto.
Però tutti "piccoli" li sceglie, perchè gli altri sono troppo spessi di cervello. E pesano parecchio. E parlano sempre loro.
Quando è con l'uomo piccolo pensi che è bello vederli insieme. Credi nell’esistenza di Dio e di come talvolta sbagli (confortante)generando " l’apoteosi del nulla" in mezzo a tanta perfezione.

Gli uomini “piccoli” hanno un difetto. Sono piccoli.
E per piccoli intendo piccoli dentro, quasi microbici.
(Ma al momento non te ne accorgi).
Sono belli. Quasi tutti. Hanno una buona posizione sociale, un buon lavoro e un buon conto in banca.
La cosa allarmante è che sono singles. E allora ti domandi come ha fatto un bel 40enne (tra i 40 e i 50) a non sposarsi….
C’ha la macchina bella. C’ha pure la moto…bella. E manco a dirlo, neanche la mountain bike sembra da meno.
E’ tutto griffatello. Con la tracolla di Gucci per metterci i 3 telefonini e pure l’I pod. E pure il viks sinex che con la moto prende aria e poi gli cola il naso.
Si è fatto tatuare le sue iniziali sui bicipidi nel caso lo trovano morto in mare perché è affogato con la sua attrezzatura da sub. Che… c’ha pure il coltello da sub che sfodera nel caso dovesse servire, come per esempio tagliare la cima…del sigaro che gli porta la zoccola di turno.
E di zoccole ce ne sono assai. E quindi ha un sacco di sigari. E usa un sacco di volte il coltello.
Colleziona Ray-Ban , mutande con l’elastico che si vede dai pantaloni (ma c’hai 40 anni… coglione!) e scarpe di ginnastica ma solo Nike che sono le più belle.
Non c’ha figli ma c’ha i nipoti che la sera lo tengono a casa a giocare con la play-station e gli scaricano le minchiate sul cellulare col Bluetooth. E i nipoti sono come i figli. Ma di sua sorella.
Ha i capelli alla marines, i muscoloni che gli sbocciano dalla camicia e la pelle scura perché lui è tosto e i tosti se non si tostano alla luce di 10.000 lampadine che tosti sono?
E’ figo, con il vestito gessato e le scarpe da tennis. Contatta con gli sms e ti dice “Tranq, ki 6? Nn so”.
E’ sempre a dieta e poi quando si va tutti al ristorante mangia come un porco perché lui mangia solo pesce. Così resta leggero (di testa).
E siccome è piccolo vive ancora a casa dei genitori ,però camuffa la sostanza col fatto che d’inverno resta al mare nella casa estiva. E si paga la bolletta del cellulare. E pure la cena a base di that’s amore findus che sono i surgelati più buoni di tutti. E la biancheria la lava la mamma che altrimenti ci resta male.
Non va in palestra perché c’ha l’attrezzatura a casa coi ganci al soffitto alla Richard Gere di American Gigolo però non li usa che se gli va il sangue alla testa poi gli cala la pressione e lui sta solo in casa (3 mesi l’anno… che qui l’estate dura tanto) e se gli viene un collasso resta appeso e diventa il prosciutto più grosso del mondo.
Scopa discretamente bene (questo lo salva…in parte) ma siccome è piccolo soddisfa poco.
L’uomo piccolo resta piccolo e ama attorniarsi di amici grandi, perché gli specchietti per le allodole fanno sempre comodo, anche se c’è differenza tra allodole e passere .
Ma a lui le passere gli svolazzano intorno perché è uno brillante (manco fossero falene).
Un consiglio per l’uomo piccolo : Non scegliere mai una compagna dalla mente troppo aguzza…il contatto intellettuale potrebbe pregiudicare le sue prestazioni.
E se l’uomo piccolo si buca e si sgonfia sono cazzi perché in realtà è solo un pallone gonfiato….