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Labbra Blu - Diaframma
C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. .

C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano carro che non vuol cadere nella stupidita'. .

Sulle labbra era il sapore del mattino che hai inventato tu guarda adesso come piove sulle mie labbra blu. Guarda adesso come piove sui sentieri in fondo all'anima storie che non hanno odore, e' la mia realta'.br>
Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c'e'. ma ogni cosa e' una ferita che mi ricorda te.

Labbra blu - Diaframma

sabato, 06 dicembre 2008
l'addio

                             Edward Hopper – Hotel-room 1931. Oil on canvas 60 x 65 inches

Ben’s brothers – Let Me Out

“Niente intorno a me  è familiare se non i miei stessi indumenti che ordinatamente ho riposto accanto al letto.

Avevo pensato che andando via tutto sarebbe stato più sopportabile e invece mi ritrovo in una camera qualsiasi ,di un hotel qualsiasi, in un posto qualsiasi continuando a soppesare questo mio incredibile senso di vuoto.

Odio esser trattata male e questo tu lo hai sempre saputo, non fa differenza  se non hai mai alzato un dito sulla mia persona… i tuoi atteggiamenti, i tuoi modi sgarbati, la tua arroganza mi offendono  in egual modo, forse tanto quanto l’indifferenza atavica di cui ho vissuto dal giorno in cui sono nata.

Le parole sono fendenti, puntute, scorticanti. E tu riesci ad usarle ad arte.

Le tue parole sanno diventare una massa d’acqua che travolge ogni cosa trovi lungo il percorso che le scivola sotto. Le tue parole, i tuoi rimproveri, le tue offese sgretolano gli attimi intensi di sintesi fra noi, annientano la nostra continua ricerca di una formula matematica che possa comporre  entità diverse fra parentesi, in un unico, inscindibile binomio.

Non ho smesso di amarti però ho smesso di credere in noi. La mia stanchezza non lascia spazio ad ulteriori tentativi di rimedio, certo il periodo non è esattamente quello giusto, con il Natale alle porte la sensazione di esser sola al mondo diventerà ancora più angosciante, ma il coraggio non mi è mai mancato e  le grandi opere hanno comunque un inizio e una fine a prescindere dal tempo e dallo spazio.

Al momento mi sento come fossi una cosa, una cosa qualunque posata da qualche parte… cosa vuoi che importi dove…

Questo è il mio addio.

Nient’altro da aggiungere”.

Rileggeva in silenzio le righe scritte all’uomo che le scoppiava dentro  e quella camera qualsiasi, di un hotel qualsiasi, in un posto qualsiasi era l’unica certezza in quel suo scampolo di vita.

 

Scritto da: arietta alle ore 12:19 | link | commenti (21) | Categoria: musica, racconti, arte, capitoli




domenica, 16 novembre 2008
Appassionata

APPASSIONATA - by Patrick Mock - 24x30 on art canvas

Piano piano … dovrei farcela.

E’ che in questo momento riesco solo ad ascoltare il silenzio e la comunicazione passa attraverso un canale muto.

Sto costruendo la mia nuova … bellissima casa interiore.

Avrà fondamenta profonde e muri spessi, mi serve solidità per contenere questa mia vita appassionata.

Scritto da: arietta alle ore 09:51 | link | commenti (17) | Categoria: sogni, arte, dubbi, dentro dentro




domenica, 06 luglio 2008
(a)EST (d)A TE

C’è una sottile linea di separazione fra la felicità e l’abisso. E noi, funamboli improvvisati, cerchiamo un equilibrio troppe volte impossibile.

pattino_30x90

L’estate confonde le menti. Le imprigiona con l’aria salmastra e i colori sfumati e concede attimi di incontenibile leggerzza dell’essere.  Momenti che sembrano emergere da realtà già vissute e per nulla dimenticate.

marina-lunga-e-conchigle

Pensieri come pezzi di conchiglie.

Sentimenti che scivolano sulla sabbia come onde schiumose.

Certezze e incertezze che si incrociano su quel filo di orizzonte che incolla il cielo al mare .

marina-con-scogli

Certe volte penso quanto  sia bello essere un essere unano e farsi scuotere   da correnti interne a generare ondate di sensazioni, maree che avanzano e si ritirano ossigenando il sangue. Il poggiare lo sguardo su un tramonto estivo o su uno scoglio incrostato di salsedine e alghe dà potere alla vista che nel corso del tempo mi ha insegnato ad allagare il cuore di visioni mozziafiato. Essere un essere umano è una fortuna e una dannazione per il dolore e l’impotenza che ogni tanto ci investe.

C’è una sottile linea di separazione fra la felicità e l’abisso. E noi, funamboli improvvisati, cerchiamo un equilibrio troppe volte impossibile.

 

Opere: Agostino Cancogni

On air: Apologize - Timbaland

 

Scritto da: arietta alle ore 17:56 | link | commenti (18) | Categoria: mare, sogni, arte, emozioni




martedì, 01 luglio 2008
Van Gogh, i Coldplay e... mia nonna

Coldplay – Viva la vida  da Viva or Death and All His friends (2008)

 

Mia nonna era una pittrice .

 Vivevamo nella stessa grande casa ed io piuttosto che correre in giardino a giocare restavo a guardarla per ore mentre dipingeva.  I giorni estivi trascorrevano dolcemente nella terrazza che si affacciava sul mare. Credo che il mio amore per l’arte sia nato in quei pomeriggi assolati e distesi. Mentre mi sporcavo le dita coi colori ad olio ascoltavo i suoi racconti. Mi parlava di artisti dai nomi esotici, mi raccontava la storia dell’arte come solo chi ci vive dentro può fare.

Mi sono innamorata di Van Gogh al primo sguardo e da quel momento non ho potuto fare a meno di continuare ad amarlo. 

Lo incontrai in“Un paio di scarpe”, un olio su tela del 1887  .

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Mi pareva impossibile come un pittore, un vero pittore potesse aver dedicato tanta attenzione ad un soggetto così poco aulico. Nel mio immaginario infantile gli artisti riproducevano particolari della realtà che proponevano le ampiezze della campagna,  le trasparenze  dei fiori o al massimo l’opulenza cromatica dei cesti di frutta. Quelle scarpe mi parvero una magnifica nota stonata in un contesto in cui la perfezione regnava sovrana. Chi fosse veramente quell’uomo lo scoprii di li a poco.

Tra gli effetti di mia nonna trovai un libriccino nel quale Van Gogh narrava se stesso in una raccolta di lettere al fratello Theo, sostegno di vita. In questa raccolta trovai le sue stesse parole a svelare la costruzione delle sue opere ma al contempo   ne veniva  fuori il ritratto di un essere mortificato dal suo stesso genio, sovrastato dall’intensità delle sue percezioni .

In quelle scarpe avevo visto un sacco di cose , ma solo attraverso le sue parole e  solo in un secondo momento capii che parlavano dell’appartenenza alla terra, del duro lavoro, della fame. Narravano le storie  dei minatori di Wasmes di cui tratterà nei suoi primi schizzi. Le loro  condizioni di vita, le loro esistenze.  A questa precarietà, nel corso della sua produzione (immensa) associa per contrasto gli ambienti aperti e sconfinati, le campagne, le vedute sui laghi, i cieli stellati.

Queste scarpe mi danno il senso di appartenenza alla vita e forse il senso della vita stessa.

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Per questo, da qualche giorno, in maniera del tutto spontanea, associo queste tele al nuovo singolo dei COLDPLAY  “viva la vida” . Dare voce e musicalità alle immagini mi aiuta a capirle meglio o forse solo a creare un file interiore per poterle meglio catalogare e conservare dentro di me.

Questo nuovo album "Viva la vida or death  all his friends"è bellissimo. Mi pare stia in quello spazio immaginario ed impegnato che precede una prossima e assoluta commercializzazione del prodotto, ovvero la stessa musica del gruppo.

C’è una frase che vista danzare tra note e pentagramma potrebbe essere resa alla perfezione da quelle inquietanti ed incantevoli visioni di Van Gogh:

Era un lungo e scuro Dicembre
quando le banche diventarono cattedrali
e la nebbia,diventò Dio

Preti aggrappati alle loro Bibbie
bucate per provare i loro fucili
e la croce era tenuta alta.

Seppelliscimi con l’ armatura
quando sarò morto e colpisci il terreno.
Il mio amore si oppone ma non si piega

se tu mi ami
non mi lasceresti sapere?

Spesso le farneticazioni danno vita a probabilità improprie, ma altrimenti che gusto ci sarebbe ad avere pensieri diversi dagli altri in questa varia umanità?

 

Scritto da: arietta alle ore 04:19 | link | commenti (23) | Categoria: sogni, arte, emozioni




lunedì, 16 giugno 2008
risvegli

On air: Coldplay – Beautiful world

woman_resting_daylight chen bolan - Copia

Risvegli….

girl_lilac chen bolanMi piace restare fra le lenzuola quando , appena sveglia, la luce per nulla timida invade la stanza. I miei sogni sono ancora lì, aleggiano nell’aria come sospesi, la saturano e quasi mi stordiscono.

siesta chen bolan

In questi momenti tutto sembra impalpabile. La realtà non è ancora chiara, resta ai margini di questi attimi in cui parti di me ancora intorpidite riprendono piano a respirare.

midnight_repose chen bolan

 

 

Fra un po’ farai irruzione in me, coi tuoi sorrisi accennati, coi tuoi sguardi prepotenti, con le parole che non mi hai mai detto e con quelle che mi hai urlato nella speranza che mi raggiungessero. Mi allungo sul letto e la tua idea fa tendere i miei muscoli in una pulsione istintiva e vitale.

by_the_window II chen bolan

Guardo fuori, la vita mi danza davanti e le sue evoluzioni rapiscono il mio sguardo. Il suo respiro gonfia le tende e indugia fra i miei capelli come in un gioco sensuale. Mi invita a seguirla, questa esistenza puttana, che oggi mi strega e domani mi inganna.

E a me non resta altro che alzarmi e andarle incontro… 

Procedo verso te in un continuo risveglio.

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Original oils on canvas – Chen Bolan

Scritto da: arietta alle ore 09:44 | link | commenti (32) | Categoria: sogni, arte, emozioni




lunedì, 14 aprile 2008
Padri e Figli
dad_and_son

Di padri amorevoli che accudiscono e allevano i propri figli poco si dice. Eppure sono uno schieramento la cui forza va oltre il quotidiano vivere .

Sono uomini intensi.

Sono uomini attenti.

Amorevoli, fieri e orgogliosi del proprio ruolo, accompagnano i figli nella crescita.

Le separazioni e i divorzi sono in aumento, spesso (quasi sempre) tali realtà assomigliano a puzzle, a mosaici, i cui pezzi  offrono una visione interamente frantumata di un insieme che non è più insieme.

fathers_love

E il padre è il pezzo più solo di tutti.

Quasi sempre, per motivi  più o meno legittimi, i figli vengono affidati alle madri, la cui cura, si dice, sia maggiormente adatta alla crescita di questi. Ovviamente non sempre è così. Perché ci sono madri impegnate, stanche, deluse, menefreghiste e qualunquiste. Madri la cui attenzione è sempre rivolta ad altro. Ad altri.

I padri amano come le madri  ed è sempre stato così. Oggi hanno scoperto un nuovo modo per esprimere questo sentimento, abbandonando consapevolmente quell’immagine rigida e grigia da anni 50. Oggi i padri giocano coi figli, li aiutano nello studio, li accompagnano , li seguono, gli parlano. Ma alcuni fra questi, uomini speciali, fanno molto di più: Li crescono. Si prendono cura di essi in ogni particolare, dalla cena al bucato, dal bagnetto alle coliche. E questo loro impegno fa la differenza. Rende i figli forti e giusti.

Un consiglio alle donne separate che armano lotte ingiuste contro gli ex: il fatto che questi siano stati dei pessimi compagni non sempre significa che siano dei cattivi padri, anzi  non lo sono quasi mai.

Amare i propri figli significa concedere loro il meglio. Un padre è il 50% di questo meglio che difficilmente riesce ad esprimersi in un fine settimana su 2. Non poniamo ostacoli spazio temporali all’amore. Non precludiamo ai nostri figli la possibilità di essere felici, anche se in maniera differente, è il minimo che si possa fare.

my_son

Padre, se anche tu non fossi il mio

 

Padre se anche fossi a me un estraneo,

per te stesso egualmente t'amerei.

Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno

Che la prima viola sull'opposto

Muro scopristi dalla tua finestra

E ce ne desti la novella allegro.

Poi la scala di legno tolta in spalla

Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.

Noi piccoli stavamo alla finestra.

 

E di quell'altra volta mi ricordo

Che la sorella mia piccola ancora

Per la casa inseguivi minacciando

(la caparbia aveva fatto non so che).

Ma raggiuntala che strillava forte

Dalla paura ti mancava il cuore:

ché avevi visto te inseguir la tua

piccola figlia, e tutta spaventata

tu vacillante l'attiravi al petto,

e con carezze dentro le tue braccia

l'avviluppavi come per difenderla

da quel cattivo che eri il tu di prima.

 

Padre, se anche tu non fossi il mio

Padre, se anche fossi a me un estraneo,

fra tutti quanti gli uomini già tanto

pel tuo cuore fanciullo t'amerei.

 

Camillo Sbarbaro (raccolta poesie – Pianissimo 1914)

On air: father and son – cat Stevens

Le opere: oli su tela – lindsay dawson

 

Scritto da: arietta alle ore 09:55 | link | commenti (44) | Categoria: musica, bambini, seriamente, arte, pop , denuncia




sabato, 22 marzo 2008
sospiri e lenzuola

Sarei già andato davvero lontano, tanto lontano quando è grande il mondo, se non mi trattenessero le stelle che hanno legato il mio al tuo destino”….(Goethe)

zhaoming wu 6

E’ davvero tanto caparbio l’amore?

E’ davvero tanto arrogante da spazzare via ogni nostra convinzione e sistemarsi al centro di tutto?

E  davvero  tanto potente da  non darci possibilità di scelta se andare o  restare?

Ci lascia, l’amore, senza via di scampo, annullando ogni nostra volontà a reagire?

zhaoming wu 2

Vorrei poter sciogliere  questo nodo scorsoio di stelle e sospiri… vorrei poter  guardarti mentre vai via di spalle senza voltarti indietro. E non sentire nulla, se non il rumore dei tuoi passi che si perdono ai margini di una strada che non è più la nostra.

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Ho superato ostacoli maggiori, mi dico, eppure  questa realtà non serve a lenire il dolore che giorno dopo giorno si sistema a strati come fogli di carta in pila  sui quali  vi è traccia di inchiostro di te e di me e dei nostri sguardi, delle nostre parole, dei nostri baci.

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Avevo paura e tu lo sapevi, adesso sono qui ad incassare il colpo.

Vorrei poter gridare che l’amore non è per me,

che non ho la forza giusta per sorreggerlo,

che non ho la pazienza dovuta per assecondarlo,

che non ho la capacità necessaria per contenerlo.

zhaoming wu 1

Io  non so mediare l’amore. Mi confonde, certe volte mi offende, altre mi dimentica. E’ come se per avermi non concepisse riguardi. Mi fa prigioniera dei miei stessi sogni e  delle mie lenzuola. zhaoming wu 4

 Devo andare via.

On air :Adele – Chasing Pavements

Le opere sono di Zhaoming Wu

 

Scritto da: arietta alle ore 10:04 | link | commenti (33) | Categoria: arte, emozioni, dentro dentro




venerdì, 29 febbraio 2008
La ballerina di flamenco

Ogni sera indossava il suo vestito rosso e saliva sul palco. Quando il sipario si apriva lei rivolgeva le spalle al pubblico ed il silenzio calava come il buio nella sala  lasciando spazio solo ad un luce bianca che le illuminava le spalle.

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Poi… la musica:             

E all’improvviso non esisteva altro. Ritmi africani, accenni arabi, passionalità gitana…tutto questo si concentrava in lei  contraendole i muscoli. I tendini tesi disegnavano il flamenco sul suo corpo e la carne pulsante lasciava trasparire il senso del suono in una composizione di ossa e pelle e gestualità sciamanica.

Perez 2

 

Non guardava mai il suo  pubblico, quei minuti erano solo suoi e della  musica, come in un amplesso. Emozioni e sensualità la pervadevano liberandola da tutto. E la sua essenza andalusa si stendeva sulla platea adorante…

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Poi sfinita si poggiava su una sedia e lì restava immobile fino a quando le tende di pesante velluto la inghiottivano fino alla prossima esibizione.

Perez 4

 

Le opere sono di un giovane artista argentino, Fabian Perèz  nato a Buenos  Aires  nel 1967.  Dopo aver viaggiato e studiato in Italia, negli states e in Giappone  è ritornato in Argentina dove vive tutt’ora. Tutta la sua produzione pittorica è contraddistinta da un’intensità quasi misteriosa, da atmosfere cupe e fumose, da donne bellissime ed emotivamente coinvolte in danze sensuali, ma anche colte in momenti intimi, in attimi sospesi sulle ringhiere dei balconi dai quali si affacciano. I tessuti le avvolgono e la plasticità delle sete e dei rasi le rendono reali….Guardando le sue tele si resta aggrovigliati  come in una trama di ragno…e ancora una volta l'arte diventa inganno sensoriale.

On air: la hungara – corazon flamenco

Scritto da: arietta alle ore 16:03 | link | commenti (41) | Categoria: musica, arte, emozioni




mercoledì, 06 febbraio 2008
Silenzio.... è Arte

Può il silenzio avere forma, occupare uno spazio fisico? Può il silenzio creare una scena teatrale in cui attimi bloccati divengono protagonisti di una, di mille storie?

Questo può accadere in quella magica dimensione parallela alla realtà ovvero “L’Arte”.

E  così nella pittura il silenzio diviene colore, la solitudine interiore si trasforma in poesia visiva e il linguaggio pittorico prevale su l’assenza di suono, di visuale, di contatto.

Sun in an Empty Room

stanza hopper

In questa stanza il silenzio racconta se stesso e l’appropriarsi di ogni angolo che deve  dividere con un sole invadente. Ciò che era prima o che ci sarà in seguito qui non ha importanza, l’attimo vuoto diventa “per sempre” in un alchimia di cromie e spirito.

E a narrare momenti sospesi in una sorta di infinità teatrale è Edward Hopper, padre del realismo americano e “poeta che dipinge la solitudine” come fu definito dalla critica degli anni 50.

Tutta l’opera di Hopper segue il filo di un’interiorità individuale, dalle tele raffiguranti essere umani a quelle in cui i soggetti sono architetture o angoli rubati da un occhio attento che segue la realtà nella sua linearità, fino a cogliere l’attimo esatto in cui il tempo si ferma trasformando il particolare in universale.

A quest’altra tela invece ho voluto dare un’altra interpretazione, veramente sembra che questa pagina tratta da” Non ti muovere” di Margaret Mazzantini, abbia trovato una sua possibile collocazione, e le parole diventano tratti sovrapposti su piani paralleli:

hopper

 

“Hai ragione Elsa, sono una merda egoista. Sto rovinando la vita a tutte le persone che mi circondano, ma credimi non so nemmeno io cosa voglio, sto semplicemente prendendo tempo. Ho desiderio di una donna ma forse mi vergogno di lei, mi vergogno di desiderarla. Ho paura di perderti ma forse sto facendo di tutto per essere lasciato. Si, mi piacerebbe vederti preparare una valigia e scomparire nel cuore della notte. Correrei da Italia e forse lì scoprirei che mi manchi. Ma tu rimani qui, aggrappata a me,al nostro letto,no, non te ne andrai nella notte, non lo farai, non correrai il rischio, perché io potrei non avere nostalgia di te, e tu sei una donna prudente.”

E l’arte si cristallizza, rigenerando se stessa in eterno.

Edward Hopper nasce e studia in America. Kenneth  Miller ,suo insegnante, lo aiuta a definire la sua espressione pittorica rendendola pulita e definita. Poi come d’obbligo per ogni artista d’oltre mare  passa un certo periodo in Europa muovendosi tra Parigi, Berlino, Bruxelles, Londra. Ma è soprattutto nella prima capitale europea che svolge un’interessante lavoro formativo prediligendo il gioco di luce e ombra, anzi facendo dell’ombra il vero direttore di regia, capace di regalare emozioni, conferendo alle opere quelle atmosfere sospese ma non per questo meno teatrali . Riferendosi a Degas nelle ambientazioni e nei corpi scenici affina il suo tratto che diviene deciso e dolcissimo insieme. Hopper diventa il massimo esponente del realismo americano anni 50, un realismo attinente e poetico. Le scene sub-urbane diventano set cinematografici  in cui le figure rubano la scena alla vita stessa.Ed egli si impone su tutti.Incapace di adeguarsi ad uno stile, Hopper deve adattarsi alle esigenze quotidiane, per questo lavora come illustratore pubblicitario. Il successo arriva in un secondo momento quando la maturità lo aiuta a tradurre la propria esperienza interiore nelle  immagini di una New York quasi “Alleniana “

Scritto da: arietta alle ore 20:54 | link | commenti (40) | Categoria: arte, emozioni




giovedì, 11 ottobre 2007
Quando l'eros si fa arte - Guttuso

rgDi Renato Guttuso ho scritto intere pagine, siano state queste di tesi di laurea o di un moleskine che custodisce i miei sentimenti più intensi, poco importa.

Considero come se fra noi esistesse un legame sanguigno dato dall’essere conterranei  e così come ho gia scritto:“La carnalità delle sue opere mi appartiene. La sua visione “pesante” della realtà mi appartiene. I suoi colori forti e caldi  mi appartengono. Perché sono gli stessi colori che colgo ogni giorno nelle strade, nei caffè, nel cielo quando questo si poggia sui tetti delle case.” (Per leggere il post su Guttuso cliccare  caffegrazie.splinder.com/post/12004113#comment) Quasi fosse quel dialetto cantileneto e trascinato della mia terra.

Renato Guttuso diceva:

"La pittura è il mio mestiere. Cioè è il mio mestiere ed il mio modo di avere rapporto con il mondo. Vorrei essere appassionato e semplice, audace e non esagerato. Vorrei arrivare alla totale libertà in arte, libertà che, come nella vita, consiste nella verità."

Appassionato lo è stato veramente così come audace ma la sua ricerca della verità lo ha portato ben oltre dall’essere semplice o non esagerato. La sua complessità o l’esagerazione intesa come drammaticità hanno reso un gran servigio al mondo dell’arte donandoci tele intrise di umano senso.

La sua produzione pittorica è un tentativo costante di ragionamento sulla realtà circostante, quasi un combattimento su carta o tela affinchè possa essere chiara la reale percezione della propria verità da donare agli altri.

Ma l’aspetto che oggi voglio considerare è la sensualità che permea i soggetti che tracciano i contorni dell’eros secondo l’autore.

Le sue figure di donne hanno un reale potere evocativo tale da creare istanti che si fissano nella memoria,costituendo  momenti di eternità visiva. Il suo realismo pittorico avanza con arroganza tra le cosce delle donne da lui rappresentate per dare respiro ad immagini dalla metrica poetica.

"umida bocca tonda - umida carezza
che mi sospende a una voce
la carne interrompe la sua vita
e i sensi si fanno cielo."    

Renato Guttuso

E fin dal 1936 alla sua morte avvenuta nel 1987 Renato Guttuso  accarezzerà i suoi nudi di donna con china, matita, carboncino, acrilico, colori ad olio, spalmando forme ed odori su carta e tele.

Uno dei particolari che mi ha molto colpito è che il pittore in queste particolari opere si arrende al sesso femminile tralasciando il volto del soggetto che rappresenta. Il protagonismo è consegnato alle curve, alle pieghe, alle anse di pelle, ai particolari rapporti che i tessuti delle calze o delle giarrettiere o ancora delle lenzuola stabiliscono con la morbidezza della pelle  femminea.

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Solo nella rappresentazione dell’amplesso fra 2 donne rende visibili i contorni del viso a volere sottolineare l’intensità di un legame, forse dell’amore.

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Scritto da: arietta alle ore 07:59 | link | commenti (19) | Categoria: arte