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Labbra Blu - Diaframma
C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. .

C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano carro che non vuol cadere nella stupidita'. .

Sulle labbra era il sapore del mattino che hai inventato tu guarda adesso come piove sulle mie labbra blu. Guarda adesso come piove sui sentieri in fondo all'anima storie che non hanno odore, e' la mia realta'.br>
Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c'e'. ma ogni cosa e' una ferita che mi ricorda te.

Labbra blu - Diaframma

mercoledì, 21 ottobre 2009
Bugie mattutine...
Non è che in questo periodo io abbia qualcosa di particolare contro i maschi ma visto le tempeste e i giochi pirotecnici estivi adesso ho l’ormone depresso e poca voglia di confrontarmi con loro.
Se poi questi evidenziano una particolare deficienza mentale il tutto diventa più complicato.
C’è S. il marito della mia amica C., uomo belloccio del tipo frizzante, che in questo momento si fa portavoce  dei diritti dell’uomo di mezz’età annoiato e viziato  e  alla soglia dei suoi 45 anni ha deciso di guardarsi in giro
L’altro giorno lo vedo di sfuggita sullo scooter in compagnia di una tipa piuttosto giovane. Un paio di sere dopo lo rivedo con la stessa squinzia  mentre fumano una sigaretta intenti a discutere in un atteggiamento che lascia poco spazio all'immaginazione. Lui si accorge che io lo noto e mentre sorrido abbassa lo sguardo ammettendo un malintenzionato proposito.  
Fosse stato solo questo avrei continuato la mia vita ugualmente con , forse, una maggiore convinzione che se la mamma dei cretini è sempre incinta  quella degli stronzi è assidua nei parti plurigemellari,  invece no… me lo vedo piombare in casa , di buon’ora,  mentre sto preparandomi per uscire.
Avete presente una donna che sta preparandosi per uscire?
Beh, io sono una di quelle che saltella da una stanza all’altra sempre in ritardo , può capitare che mentre mi metto il rimmel passi la pezza sul lavabo nell’estremo tentativo di lasciare la casa in ordine oppure che prepari la tavola per il pranzo e allo stesso tempo cerchi di infilarmi gli stivali.  Ed ecco che  mentre sono al telefono con l’orecchio violentato dalle urla di mia figlia che ha dimenticato il compito di tecnica,lui mi prega di ascoltarlo in quel suo patetico tentativo di arrampicata  sugli specchi da gatto ubriaco.
Ma siamo impazziti?
Alle 7.30 di lunedì mattina? (ma a che ora è uscito da casa?)
Caxxo mi si è pure sfilata una calza! Quasi sudata già di prima mattina lo tengo a bada fuori della porta del bagno mentre mi cambio velocemente… ricaxxo sono  le 7,35 dovrei essere fuori già da 10 minuti.
Esco dal bagno. Lo pietrifico con lo sguardo. Lo invito graziosamente fuori dalla porta e sul pianerottolo mento spudoratamente comunicandogli che ho già riferito tutto alla moglie. Lo lascio qualche passo indietro e me la do a gambe levate  sghignazzando come una pazza.
Passerà una mattinata di mer..?
 
Deciderà di scusarsi con C ammettendo la colpa anche se lei “finge” di non sapere nulla?
 
O passerà un brutto periodo(giurando dentro di sé che non si ripeterà ancora) con gli occhi sempre incollati al pavimento sapendo che lei sa senza che in effetti sappia nulla?
 
Ihihih…
Scritto da: arietta alle ore 08:55 | link | commenti (32) | Categoria: amicizia, caricature, ihihih




lunedì, 12 ottobre 2009
Senza parole
Non sempre ciò che si riporta ad altri come “accaduto ad un amico” è qualcosa accaduto a noi stessi di cui abbiamo vergogna, è che certe volte abbiamo amici davvero fessi…
 
Si erano incontrati circa un anno fa e sembravano fatti l’uno per l’altra. Una coppia “adulta” 38 anni lei, 43 lui. Entrambi bellocci, benestanti, mai sposati. Avvocato lui, insegnante lei. La cosa che li differenziava era che lei aveva sempre pensato, sognato, bramato il matrimonio. Lui evidentemente no. Il rapporto non parte benissimo ma si sistema con il tempo e piano piano li  si vede sempre più spesso insieme, magari al cinema, magari  a cena, magari a fare spese ed anche la spesa.  Lei ancora in casa coi genitori, lui evidentemente…anche, nel senso che da sempre vive da solo in una graziosa casa di campagna poco fuori città ma che in realtà occupa abusivamente nei mesi invernali per poi renderla ai legittimi proprietari , mamma e papà, nei mesi estivi ricomponendo il nucleo familiare d’origine..
 E così la mia amica si ritrova a far la ragazzetta di 15 anni a dover consumare frettolosi amplessi sul sedile posteriore dell’automobile durante tutta l’estate (lunghissima e calda da queste parti). La cosa che non si spiegava era per quale motivo lui la tenesse sempre oltre il cancello della graziosa casa di campagna e non solo di quella. Quando gli anziani coniugi decisero di far ritorno in città tutti tirammo un sospiro di sollievo, l’avvocato 43enne per il recupero dei propri spazi, la mia amica per la riconquista di una apparente normalità quasi matrimoniale ed io per non dovere subire ore di telefonate farcite di non so quanti “Ma ti rendi conto?” o “ Ma ti pare possibile?”.
Ieri l’altro ero accovacciata sul mio divano a vedere la replica del bellissimo primo episodio di Flash Forward quando lo squillo del telefono mi sembrò più inquietante del solito.
“ Oddio Arietta è proprio uno stronzo…” e di lì giù a valanga. In pratica mentre lei si aspettava da un momento all’altro la più pomposa delle proposte di matrimonio con allegato anello magari antico della nonna, pare che lui si sia rivelato per quello che è e mentre si trastullavano sul letto nudi e crudi, dopo aver sentito un rumore che pareva di una porta che si apriva, lui pallido e sudato pare sia saltato giù dal talamo e con un gesto maldestro  le abbia scaraventato in faccia la borsa consigliandole di uscire dalla finestra.
Oddio, ho pensato, quella madre lì deve avergli bendato il cervello col cordone ombelicale.
Ho dunque invitato la mia amica ad uscire dal portale di questa storia senza farsi troppi scrupoli con la certezza che quello giusto arriverà di certo (e possibilmente orfano please)
Scritto da: arietta alle ore 19:26 | link | commenti (6) | Categoria: amicizia, caricature, ihihih




venerdì, 10 aprile 2009
Scritto il lunedì 6 aprile 2009
E poi… all’improvviso… tutto cambia. La sorte ama tirare ai dadi, oggi è capitato all’Abruzzo, domani chissà.
Per un attimo metto da parte torte e faccende varie e mi fermo a guardare i miei figli. Altri genitori, in questo momento, piangono i loro.
Li guardo ed è come se li vedessi per la prima volta, sforzandomi di immaginare a come sarebbe se fosse l’ultima.
Confrontarsi con la morte, con la disperazione, con l’impotenza è sempre difficile. Dopo valuteremo le colpe o gli onori, al momento c’è spazio solo per la tragedia.
Siamo, tutto sommato, un grande popolo. Fra un po’ cederemo alla routine di tutti i giorni e la disperazione di altri sarà per noi solo una dolorosa notizia da tg, ma in questo frangente tutta l’Italia è da una parte sola e questo mi riempie d’orgoglio. Perché a prescindere dalla destra o dalla sinistra, a prescindere dal credo o dalle preferenze sessuali oggi questo nostro paese è solo Abruzzo.
Cosa significa veramente trovarsi davanti alla propria casa in macerie? Cosa si prova veramente a scavare tra il disastro nella speranza di recuperare qualcosa che ci è appartenuto, qualcuno dal quale non avremmo mai voluto separarci, qualcosa che non recupereremo mai più se non nei ricordi che forse riemergeranno da una rimozione assoluta?
Sentivo di persone che si arrampicano sui tetti coi caschi da moto, per evitare calcinacci, nella speranza di sentire flebili sussurri di sopravvissuti. Ho sentito di alcuni giocatori della squadra di Rugby dell’Aquila che in cerca di un loro compagno hanno finito col soccorrere altri e altri ancora.
Mi sembrava orrendo che 27 persone fossero rimaste uccise, questo accadeva alle 11 di stamani, adesso sono le 15 e 35 e le vittime accertate sono già 92. Migliaia di sfollati, 1500 feriti e troppi dispersi ….
E poi ci sono i centri storici, veri ricami di pietra, che polverizzati esalano gli ultimi respiri e quella polvere si impasta alle lacrime di chi lì ha vissuto, di chi in quei posti ha visto il dipanare della propria esistenza e di quella di molti cari, matassa informe in queste ore.
Il governo apre le casse, gli ospedali aprono i battenti, gli italiani aprono i cuori… temo l’orribile ombra dei container e delle scuole di metallo, bidonville moderne… figlie dell’emergenza. Niente più piazze, ritrovo di amici, niente più bar dello sport dove fermarsi a sparlare, niente più mercato e ritrovarsi a fare la spesa….
Io credo in Dio, alcune volte è più difficile del solito, ma continuo a tenere duro…
Oggi è il giorno dei funerali....
Il papa aveva degli importanti impegni e ha dovuto passare oltre. certo il tenere questa notte la croce per la via crucis avrà significato mangiare parecchio alla sua tavola imbandita, per acquistar forze.
La via crucis è  nel cuore di chi ha ,ormai,  solo macerie.
Una cosa mi ha sconvolto e travolto più di tutte, una bara bianca, piccola, troppo piccola posta sopra una più grande...
madre e figlio.
Straziante!!!
Scritto da: arietta alle ore 21:25 | link | commenti (6) | Categoria: amicizia, emozioni, giorni no, dubbi




mercoledì, 04 febbraio 2009
le tue mani

Ci sono sensazioni impalpabili che vanno oltre ogni spiegazione e come un velo di umidità si appiccicano sulla pelle facendoci rabbrividire.

Ci sono presenze impalpabili che lievemente si frappongono fra noi e la nostra stessa ragione e riempiono attimi di vuoto che altrimenti ci distruggerebbero.

Ci sono ricordi impalpabili che si addensano in parole e scivolano solidi nero su bianco a significare ciò che siamo stati e quel che abbiamo vissuto.

"Mio caro Michele,

qui è tempo di sagra. Migliaia di persone per strada a rincorrere una primavera che anche da queste parti tarda a mandare i primi segnali. Piove sempre, il cielo da un lato è sgombro e dall’altro gonfio di nubi grigie e pesanti. Un po’ come il mio cuore che non riesce a decidere da che parte esporsi. Eppure ti sento, come ieri ad esempio, quando seduta sulla poltrona a leggere un libro ho avuto l’impressione di dita  fra i capelli a comporre note dolcissime di una carezza. Come se si trattasse di qualcosa di normale ho ceduto a quella sensazione piegando di lato la testa, consentendo a quel sentire di darmi un po’ di conforto.

Ho chiuso gli occhi e accennato un leggero sorriso.

Poi mi sono irrigidita ricordando di esser sola in casa, i ragazzi erano al doposcuola e questo tu lo sai bene.

Sei passato a tenermi un po’ di compagnia mentre sprofondavo tre pagine di una storia che non mi appartiene. Sei passato a ricordarmi che non sono mai sola anche quando uso questa condizione a difesa di una stabilità che si è arresa ormai da tempo.

Ma d’altra parte quale è davvero il senso di  un’amicizia come la nostra, se non questo? Trascendere i limiti umani dello spazio e del tempo. Offuscare la ragione con il calore dei ricordi e dare ai sogni un senso sempre nuovo.

Le tue mani le conosco bene, mi hanno sostenuto in momenti di precario equilibrio. Mi hanno imboccato quando il cibo era nemico, mi hanno scosso quando la stupidità prevaleva sul buonsenso, mi hanno acchiappato quando la mia voglia di fuggire avrebbe distrutto la mia vita.

Le tue mani hanno un senso, sono il mio appiglio a quella vita di cui tu non hai potuto godere fino in fondo come avresti voluto…, e che io non comprendo a dovere solo perché ce l’ho.

Le tue mani reali ancora le ricordo e non dimentico quel nostro modo di aggrapparci l’uno all’altra, per questo le ho disegnate..

Ciao tesoro, a presto, (speriamo).

Scritto da: arietta alle ore 16:07 | link | commenti (18) | Categoria: sogni, amicizia, emozioni, michele




domenica, 31 agosto 2008
Pasticcio di carne...

Giusto ieri ho sentito al telefono una delle persone a cui mi sento maggiormente legata. E’ un’amica che conosco ormai da 20 anni, una di quelle con cui ho condiviso momenti importanti e bellissimi. Una collega universitaria  che ha saputo infondermi sicurezza e benevolenza in quegli anni di grande fermento interiore.

La vita è stata buona con la nostra amicizia riservandoci la possibilità di mantenerla in essere nel corso del tempo.

Se ripenso al nostro incontro ancora sorrido:

Frequentavo il corso di filosofia teoretica all’università di Palermo con il prof Plebe, un corso poco affollato perché davvero pesante e quasi insostenibile.  A metà del corso conoscevo di vista tutti i colleghi che come me si ostinavano a non gettare la spugna, fra questi c’era una ragazza davvero imponente, oserei dire immensa. A parte l’aspetto fisico mi sentivo particolarmente attratta da questa per la sua intelligenza vivida e fluida, per quella sicurezza che le consentiva di confrontarsi con chiunque senza alcun problema. Le sue domande ai professori erano sempre calzanti,  le sue esposizioni praticamente perfette.  Sarebbe stata un’esperienza positiva potere avere la possibilità di studiare con lei. Per questo un giorno la avvicinai.

Premetto che il cognome della signora in questione è CICCIA. Aggiungo che alle scuole elementari avevo una compagna di classe che si chiamava MANZO e che anche la bambina in questione era di dimensioni non proprio minute….dunque per una strana combinazione di associazioni mentali e alimentari  ho fatto un pasticcio. Di carne!

Mi presentai a questa giovane ragazza dalla mole Antonelliana e la invitai al bar della facoltà per un cappuccino. Cominciammo a parlare del più e del meno e a noi si unirono altri colleghi. Stavamo ridendo e scherzando quando il discorso cadde sull’argomento allergie… io che vantavo una reputazione da comica cominciai a parlare monopolizzando l’attenzione di tutti.  Disquisendo sulle mie allergie dissi che dopo un’attenta valutazione medica mi furono riscontrate due intolleranze,

una agli allergeni dei peli del gatto… ma si sa, io e i gatti non ci sopportiamo a vicenda per cui difficilmente finiamo col trovarci negli stessi ambienti e….

…Una agli allergeni dei peli della MUCCA, ma di quelle… a parte te (indicando la collega) non è che ne trovi parecchie sulla mia strada”

Cadde il gelo in quel piccolo tavolino sovraffollato  di quel  bar della facoltà di lettere e filosofia di Viale delle Scenze.

Tengo a precisare che io ero convinta che lei si chiamasse MUCCA di cognome.

Ad un certo punto, quasi trafitta dal suo sguardo mi resi conto che di gaffe doveva trattarsi. Lei con una nonchalance da manuale sostenne il mio ritmo incalzando:

“Anche a me non capita spesso di incontrare delle stronze…  così secche poi…davvero mai!, sai dalle mie parti si magia ed evacua in gran quantità 

Quello è stato il principio della nostra grande, enorme amicizia, in cui lei ha messo tanto e io quello che ho potuto.

Scritto da: arietta alle ore 10:47 | link | commenti (18) | Categoria: donne, racconti, amicizia, ihihih




lunedì, 25 agosto 2008
L'impavido Ulisse

UlisseLo avevo visto sfrecciare nel mio giardino come un fulmine e avevo pensato di aver immaginato quel movimento fra le piante ma l’istinto da cacciatori dei miei cani ,oltre all’autorità di padroni conquistata nel tempo, mi avevano chiarito il concetto che fra noi ci fosse un intruso.

Il piccolo guidato da una forte irresponsabilità aveva continuato a nascondersi negli angoli più remoti della nostra proprietà sfidando la sorte e le fauci di due enormi pastori maremmani che sicuramente non gli avrebbero dato pace come, del resto, succede a tutti gli altri esponenti del mondo animale che per sfortuna si aggirano da queste parti. Ero quasi dispiaciuta della fine che avrebbe fatto, secondo me non avrebbe superato la notte.

E invece me lo ritrovai davanti la mattina successiva non appena spalancate le persiane del balcone sul terrazzo della cucina. Piccolo, spaventato e gioioso allo stesso tempo... ma soprattutto affamato.

Quella mattina,  circa un mese fa, trascorse  tra l’euforia dei bambini per il sopravvissuto e le mille cure di primo intervento. Bagno, coccole, pasti continui ed una prima visita dal veterinario decretarono l’adozione ufficiale del cucciolo. Un cane. Un altro.

Un meticcio secco secco, con gli occhi lucidi e il pelo  bianco e miele dalle capacità di sospensione davvero impressionanti.

Dovevamo scegliere un nome! Scartati subito i vari Dik, Mik, Nik, avevamo optato per più simpatici appellativi quali Canuzzu (piccolo cane), Tappo e Birillo ma poi, mio figlio con l’aria disarmante che solo i ragazzini sanno osare disse che dovevamo dargli il nome di un eroe, di un sopravvissuto agli eventi da manuale. Robinson Crusoe sembrava troppo lungo e la scelta cadde sul definitivo Ulisse. Impavido e testardo.

La convivenza coi padroni di casa a quattro zampe non fu immediatamente facile ma con quel fare impertinente e buffo caratteristico dei piccoli di ogni specie riuscì a conquistarli entrambi. E ci ha conquistati tutti

E’ trascorso un mese, un mese in cui a solo guardarlo sfuggiva un sorriso in più anche quando, dimentichi di cosa significhi avere un cino-lattante in giro,ci ritrovavamo al cospetto di rosicchiature varie e panni sparsi in ogni dove.

Però come ogni nuovo arrivato ha portato con se una fantastica dose di tenerezza e novità. Ai ragazzi non pareva vero di scorazzare in bici col prode Ulisse alle calcagna ed io restavo appoggiata al battente della porta seguendoli con lo sguardo nel tentativo di cogliere istanti gonfi di spensieratezza e risate. Qualcosa molto simile alla felicità.

Poi stamani un tonfo. Secco. Agghiacciante.

Nessun guaito, alcun tremito. Basta. Stop.

Un'idiota qualsiasi ,il cui destino per una frazione di secondo lo ha evidenziato tra gli stronzi ai quali pare impossibile veder un rettilineo sgombro e silenzioso senza premere sull'accelleratore, aveva deciso di mettere fine a questa storia d’amore collettiva fatta di uomini e animali. Di bambini e cuccioli.

Lo abbiamo seppellito in un angolo ombroso, sotto un ficus benjamin. Questa era la sua casa, lui stesso la aveva scelta.

Non è stato facile parlarne ai ragazzi, i loro occhi si sono allagati di lacrime e il cuore è stato inondato da una tristezza densa come fango. L'amicizia prescinde i limiti razziali e approda in un terreno neutro in cui convivono sentimenti potenti che un giorno trasformeranno questi bambini in adulti attenti e rispettosi della vita altrui.

Ciao ciao Ulisse. E' stato meglio averti avuto per un mese che non conoscerti per nulla.

Scritto da: arietta alle ore 08:41 | link | commenti (13) | Categoria: bambini, amicizia, emozioni, giorni no




mercoledì, 23 luglio 2008
Amici?
don camillo e peppone

Spesso gli adulti sono come i bambini, piantano i piedi per terra e cominciano la convulsa danza del capriccio.  Quella dimensione fanciullesca da cui cerchiamo di liberarci per assurgere al ruolo di persona matura e consapevole è uguale ad un virus latente, un Herpes Zoster, che continua a sopravvivere al nostro interno nell’attesa tacita di uno sfogo che lo riporti in vita.

Capita dunque che in certi casi le reazioni siano inconsulte e sorprendenti, plateali e smisurate.

Poco importa, mi dico, alla fine è facile voler bene a chi si comporta sempre in modo impeccabile, senza sbavature o cadute di stile. Il nostro affetto diventa potente quando invece riesce a ri-germogliare, ri-crescere, ri- attecchire su terreni che al momento ci sembrano sterili. E’ un affetto sincero, voluto, conquistato e dunque consapevole.

Noi stessi  scegliamo le nostre amicizie, le coltiviamo, le alimentiamo con confidenze e intimità, le sorreggiamo quando fallendo i passi sembrano vacillare, le soccorriamo quando incidentalmente si feriscono. Non sempre gli amici sono quelli che ci aspettiamo, essendo altri rispetto a noi possono prescindere da ciò che crediamo  e agire come mai avremmo pensato.

Tendo sempre la mano per prima, non per buonismo, non per egocentrismo forse perché trovo stupido perdere tempo in quella pratica in cui tutti sembriamo eccellere, ovvero il tiro incrociato di rimproveri, attese e recriminazioni che finisce col renderci astiosi e critici per poi dovere affrontare la realtà dello sbaglio e dunque delle dovute scuse (comunque). Preferisco non dovermi confrontare con  l'acrimonia di quelle persone a cui tengo, temo che certe parole o azioni possano non essere cancellate del tutto e dunque rimanere invadenti nell'aria.

Aver perso il più grande degli amici mi ha dato una consapevolezza estrema di questo sentimento,per cui mi piace pensare che se un’amicizia invecchia e perde la grinta di un tempo  va trattata come una persona cara e anziana a cui fa piacere di tanto in tanto prendere aria al parco su una panchina all’ombra tra un gelato alla crema e un atterraggio di colombe.

Scritto da: arietta alle ore 10:40 | link | commenti (10) | Categoria: amicizia, dubbi