
La delusione ha il sapore amaro della birra scura dei frati trappisti.
La delusione ha il colore verde chiaro penicillina, l’odore di una polvere purgante e il peso di un macigno di calcestruzzo.
In un primo momento ti si palesa davanti come una nuvola nera che promette solo pioggia a catinelle.
Poi diventa una sorta di vapore e l’umidità si insinua sottopelle e infradicisce le ossa che sembrano gonfiarsi ed espandersi e premere, premere su quel vano strettissimo , quasi un loft di terz’ordine del nostro io più profondo.
La delusione è una lampada al neon la cui luce giallognola scivola sull’intonaco bianco rendendo tutto asettico e ospedalizzato.
La delusione morde più di tutti i cagnacci che ti popolano il sonno dopo una notte di bagordi.
La delusione è meccanismo strano, si innesca quando ciò che credi perfetto comincia a manifestare segni di intolleranza e dunque a palesare strani e deformi bubboni.
Te la ritrovi nella scatola delle lettere del cuore a chiazze amebiche di muffa stantia e sai che nulla servirebbe a salvarne il contenuto, vanno solo buttate che quella carta non te la ricicla nessuno.
E i “ti amo” diventano “Chi sei?”
E Il tuo nome quello di un’altra.
E il sudore appiccichiaticcio invece di sensuale.
E le lacrime viscide invece di sanguigne.
La delusione trasforma tutto e rende le intelligenze kit di memoria e la bellezza un insieme di discreti difetti e le parole maniera stilografica …
E me…
Una donna sola
al cospetto delle mie aspettative…
