
E’ scoppiata la moda dei sexy toys…. “Oddio”, mi dico, “ci sarà da divertirsi?”
Sempre più spesso sento parlare di “cassetti magici”,di “scatole delle sorprese”,di “ stanze dei giochi”, che mi chiedo “Ma proprio gli adulti non vogliono crescere?” Ma andando a fondo della questione mi rendo conto che quei cassetti, quelle scatole non sono esattamente piene di yo-yo o girandole.
La parola “vibratore” è ormai più comune di trigliceridi o di chiodi di garofano, il punto G è diventato più importante del punto A e di quello B, i sexy shop woman friendly sembrano essere la nuova frontiera per il sorriso delle ragazze… altro che shopping all’outlet di Gucci .
Entrare in un sexy shop non è più una cosa scandalosa. Maneggiare un pene di plastica sotto gli occhi divertiti di belle commesse (che nulla hanno a che fare con l’idea lercia e squallida di maitresse con calze a rete o salivose), è un’esperienza divertente. Così come è esilarante scoprire gadget per tutti i gusti…Certo trovarsi al cospetto di un Dildo
in titanio è un po’ inquietante ma la paura passa presto quando ti viene proposto
il Rabbit
ovvero un vibratore vaginale con le orecchie da coniglio….(che fanno il resto). E poi che meraviglia… ci sono i giochi waterproof (a prova di acqua) o quelli da conservare in frigo per un’ esperienza agghiacciante o le perle giapponesi, o certi ring
che luccicano più di fedi nuziali e la cosa entusiasmante, a sentire l’addetta alle vendite è che “ sono tutti lavabili con acqua e sapone”….”Azz,” penso io, “sai che sollievo a non doverli bollire a 300 gradi prima o dopo l’uso.
Forse ormai non ho più l’età…certo non sarò più la 25enne tutta gaia e tutta soda con tanta voglia di scoperta, ma ai miei tempi la possibilità di poter aver e un sabato sera a disposizione col mio ragazzo era l’idea più trasgressiva che potessi concedermi. Questo ha fatto in modo che conferissi al sesso quel ruolo importante di coadiuvante e collante all’interno di un rapporto. Oggi, mi fa un po’ impressione sentire che ragazze tra i 25 e i 30 anni , con un buon lavoro, un partner di tutto riguardo e una vita davvero gradevole debbano sentire il bisogno di concedersi qualche svago in più e di dar luce a quel fondo di cassetto che a quanto si dice è in ognuna di noi.
Non sono una bacchettona per costituzione, la mia mentalità elastica si allunga abbastanza fino a comprendere il bisogno fortissimo che ognuno di noi ha di conoscere se stesso e il proprio corpo. La sperimentazione dell’autoerotismo è legittima come quella della sopportazione del dolore o della resistenza in apnea, l’allargamento dei propri orizzonti dovrebbe sempre stimolarci ad una maggiore conoscenza anche in campo sessuale, ma un allenamento all’orgasmo mi pare una pratica un po’ sterile così come un po’ inutile mi pare trovare spazio a cosucce che alla fine provvederemmo a tenere ben nascoste.
Ma vi immaginate cosa potrebbe succedere se il nostro cane riuscisse ad infilarsi in bocca quel meraviglioso vibratore afro, ultimo acquisto del fine settimana, e se ne andasse in giro tutto contento proprio mentre è venuta a trovarci mammà o la delegata del comitato parrocchiale per la raccolta dei fondi per la festa della Madonna Della Catena?
Io penso che al giorno d’oggi, tempo in cui tutto ha una sua collocazione, legittimazione, diritto d’essere dovremmo davvero concederci più tempo per noi stessi, alla ricerca di ciò che siamo realmente. Alla ricerca di quella libertà mentale che possa definire nuovi contorni a ideali fondamentali come la cultura, la politica, l’educazione…. Anche il sesso certamente… ma alla fine suppongo sia meglio un “reale” compagno/a (questo poco importa) o anche due se si ama la confusione…in carne ed ossa.
Perché queste pratiche strumentali mi pare che aiutino solo a sopperire un eros stanco e annoiato…o no?
(Sarà per questo motivo che l’editoria ha subito un tracollo?)
