
Mi infilo la vestaglia e mi alzo dal letto, solo pochi passi per giungere alla finestra.
C’è sempre il mondo lì fuori.
Ma non mi appartiene.
Nulla mi appartiene se non queste ossa
che pesano come se avessi altri corpi sopra il mio.
Anche ieri non ho mangiato.
Sono stata brava.
Devo continuare così.
Prima danzavo, adesso non posso.
Ma quando troverò la mia “forma” ideale dovrò riprendere le esercitazioni.
Forse un giorno riuscirò ad essere come mi voglio.
Ma come mi voglio?
In effetti non lo so.
Io non mi voglio.
Perché altri non mi hanno voluto.
E l’essenza diventa assenza.
Assenza dell’essere in un corpo da annientare.
Torno a farmi assorbire dalle molecole del materasso.
Loro non mi respingono anzi mi accolgono.
Mi inghiottono.
E forse anche oggi riuscirò a non mangiare.
Sui cartelloni pubblicitari delle nostre città non campeggia più l’immagine di Isabelle Caro, la modella anoressica che ha fatto discutere nei mesi passati. L’attenzione è calata su questo argomento che comunque sarà rispolverato alla prossima morte. Saremo tutti li a guardare nuove immagini di orrori che comunque continuano ad accatastarsi a mucchi.
Allora di tanto in tanto io mi occuperò di questo argomento. Per tenere alta l’attenzione. La mia sicuramente e di tutti quelli che vorranno lasciarsi condurre su questo sentiero doloroso. Le manifestazioni di questo disturbo sono molteplici. Le motivazioni infinite. L’aiuto necessita di informazione.
Pubblico qui sotto alcune immagini. Immagini forti, immagini che parlano chiaro. Immagini che non lasciano possibilità di interpretazione, che hanno il potere di scuotere gli animi.

L’anoressia è una malattia che prima di giungere al corpo nasce nell’anima.
Ci vogliono almeno un paio di mesi prima che la perdita di peso cominci ad essere rilevante ed i certi casi anche di più. Il comportamento di una persona anoressica è chiaramente individuabile. Basta notarlo.

E’ fondamentale non attaccare chi è vittima di disturbi alimentari, un consiglio per chi decide di affrontare l’argomento con la “vittima” è quello di prepararsi in anticipo.
La comunicazione con queste persone, in alcuni casi, passa anche per il silenzio. Non occorrono parole, è sufficiente la presenza. L’esserci per l’altro.
Carezze volutamente distratte, baci lievi come l’aria, piccole attenzioni da nulla possono fare molto.
Occorre stabilire un reale contatto fisico fatto di comprensione ed accettazione prima di affrontare qualsiasi discorso in merito al problema.

La giusta attenzione a chi ci sta accanto può scongiurare l’ipotesi di un reale calvario e in alcuni casi anche di morte.
I nostri figli, i nostri alunni, i nostri ragazzi in genere hanno bisogno di noi.
Non abbassiamo la guardia.
MAI.
(grazie)
