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Labbra Blu - Diaframma
C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. .

C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano carro che non vuol cadere nella stupidita'. .

Sulle labbra era il sapore del mattino che hai inventato tu guarda adesso come piove sulle mie labbra blu. Guarda adesso come piove sui sentieri in fondo all'anima storie che non hanno odore, e' la mia realta'.br>
Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c'e'. ma ogni cosa e' una ferita che mi ricorda te.

Labbra blu - Diaframma

venerdì, 30 gennaio 2009
foto di famiglia ... (e sensi di colpa)

Era appena nata, qualche secondo prima era dentro di me e poi con un gesto sapiente di un chirurgo pratico me la ero ritrovata sanguinante e brutta/bella sul mio seno. I nostri cuori palpitavano all’unisono ma dall’esterno. Era una sensazione nuova e realmente carnale. Una sensazione profonda che difficilmente potrò dimenticare tra mille voci che mi tranquillizzavano sullo stato delle cose e quell’odore impastato di fluidi corporei e mentali.

Come ad alcune capita i giorni a seguire furono caratterizzati da una sensibilità acuta, piangevo e ridevo contestualmente, colpa del calo di ormoni, così dicevano. Eppure ricordo come fosse ora un giorno di quasi 11 anni fa quando, con lei fra le mie braccia, misi per la prima volta in discussione me stessa..

Le promisi che avrei fatto di tutto per renderla felice, che non le avrei mai (volutamente) causato dolore, anzi, che la avrei difesa con tutta me stessa da ogni bruttezza e che l’avrei sorretta ad ogni duro colpo.

Sono una madre intensa, una di quelle che spiega tutto, una di quelle che non si nasconde dietro un dito… brutale in qualche occasione, sincera sempre, flessibile quando occorre.

Eppure mi sento in colpa. Il mio sentire  è dovuto da una promessa infranta, da un compito non portato a temine.

Ieri sera l’ho scoperta mentre piangeva. Aveva una fotografia in cui tutti e 4 sembravamo felici. La mia inadeguatezza di madre è esplosa in una rabbia sorda, le ho urlato che quella realtà non esisteva più e doveva farsene una ragione.

Stamani l’ho svegliata riempiendola di baci, lei pareva avere dimenticato e come tutte le mattine mi ha abbracciato come se niente fosse successo. Aveva realmente dimenticato? Aveva registrato quella mia perdita di senso? Era riuscita a mediare con se stessa(più di me) su quanto accaduto? Oppure è ormai abituata  agli sbalzi d’umore di una madre profonda e approssimativa insieme?

Mentre lei era ancora a scuola ho preso quella foto, scattata 9 anni fa per il battesimo del fratello, una di quelle foto da studio con il capofamiglia in piedi ed io in poltrona col neonato in braccio e la piccola al mio fianco in una espressione spiritosa. L’ho inquadrata in una grande cornice d’argento e l’ho messa nello scaffale centrale della libreria nella sua camera.

Quella, per lei, è una realtà a cui fare riferimento. E’ la solidità del suo essere a prescindere da tutto. E’ la sua storia, il suo albero genealogico, il suo DNA. La sua certezza di essere. La sua famiglia. Le sue radici.

Ringrazio il mio tesoro per avermi insegnato il rispetto per i sentimenti di altri. Per avermi dato la capacità di vedere altro. Per la volontà di essere una persona e una madre migliore.

Le distanze tra genitori e figli sono frutto di sensi di colpa non eviscerati.

Il mio è un invito alla riflessione, Ciò che non si affronta scava buchi, trincee, voragini. I nostri figli sono frutto ed incipit di ciò che siamo e di ciò che diventeremo…..

Scritto da: arietta alle ore 23:39 | link | commenti (15) | Categoria: bambini, famiglia, emozioni, dubbi




mercoledì, 28 gennaio 2009
... Ma da sempre tu sei quella che paga di più...
possessività

La violenza sulle donne non è solo quella fisica che è  sicuramente la più terribile per la profanazione di corpo e anima.

C’ è un altro tipo di violenza muta, pesante, subdola.

Una violenza che tarpa le ali a giovani e meno giovani farfalle,

che le zittisce e le annulla rinchiudendole nel regno del possesso che spesso gli uomini (piccoli uomini) fortificano con minacce e divieti.

Ci sono anime forti in corpi delicati che riescono a sottrarsi a tali sopraffazioni  e ci sono  anime lievi che invece non riescono ad opporsi ad ordini e cattiverie.

E subiscono, piccole stelle, vivendo tra la paura e l’infelicità di un rapporto che non vorrebbero ma dal quale non riescono a fuggire, per incapacità o volontà.

Il mio pensiero oggi è per loro e a tutte le donne voglio dedicare questa bellissima canzone di E. Bennato

La Fata.

Scritto da: arietta alle ore 14:51 | link | commenti (8) | Categoria: musica, donne, denuncia




lunedì, 26 gennaio 2009
Momenti di dura realtà

Ho scoperto da poco Facebook. Non c’entra niente con splinder, lo so, ma è divertente. Lo associo  un po’ al  grande fratello che ovviamente non mi piace, (vi prego fidatemi della mia intelligenza) ma che di tanto in tanto guardo perché ogni personaggio ha comunque una storia, una realtà nella quale si muove e sicuramente delle motivazioni che lo spingono ad essere quello che è.

Mi piace il genere umano, se mi fosse possibile vivrei sempre in piazza ad osservare. Perché ogni persona è differente dalle altre, ha gesti propri, parole proprie, emozioni proprie ma non tutti realizzano che scrivere è una marcia in più…

Internet ha modificato le nostre vite, me ne sono accorta in questi giorni di buio perché non averlo mi ha fatto sentire a metà, quasi catapultata nell’età di mezzo o medioevo. Io con internet ci vivo, accendo la macchina non appena sveglia e tiro avanti fino a notte. Non chatto, mai, ma lo utilizzo per ogni cosa dalla ricerca dei numeri telefonici su pagine bianche, alle ricette da portare in tavola, dalle curiosità alle immagini, dalle recensioni alla musica da scaricare. Mi addentro negli archivi,  leggo il giornale, faccio le mie rimostranze e mi tengo in contatto con tutti con quintali di gB di posta.

E poi ho il mio blog. Che amo, che rileggo, che abbellisco e rimaneggio. Ma “senti che arietta” è lo specchio della mia anima, il mio momento interiore nel contesto di una giornata , niente a che vedere con tutto il resto.

Sto passando un periodo difficile. Un momento incerto in questa vita che certe volte pare fatta di cemento ed altre di cartone. A giorni avrò l’udienza per il divorzio, non che non la voglia, anzi, ma è un momento importante che gestisco male, sarà per i sensi di colpa nei confronti dei miei ragazzi, sarà perché la registrazione di un fallimento, nero su bianco, è sempre un frangente doloroso per ognuno di noi.

In certi momenti mi sembra mi manchino le parole per dare forma ai miei pensieri. Però qui mi sento a casa e a prescindere chi e in quanti mi leggono, ciò che ho da dire sarà inciso solo su queste pagine.

Torneranno le parole, tornerà quel mio lato impertinente che al momento è sepolto sotto quintali di dura realtà….

Scritto da: arietta alle ore 22:34 | link | commenti (10) | Categoria: dentro dentro




venerdì, 23 gennaio 2009

Ma voi ci siete su FACEBOOK?

datemi anche con PVT i vostri contatti e vi aggiungo fra gli amici....

Scritto da: arietta alle ore 17:15 | link | commenti (8) | Categoria:




lunedì, 19 gennaio 2009
La quadratura del cerchio

Tratto da  una storia vera....

Era una ragazzina carina, dentro nascondeva una solitudine insopportabile e per questo fuori mostrava una sicurezza bugiarda, di quelle che fanno paura. Aveva conosciuto un tipo più grande di lei almeno di 10 anni, ragazzino anche lui ma con la macchina e la barba da fare tutti i giorni. Lei sembrava innamorata ma quell’amore era difficile da vivere perché 13 anni al cospetto di 24 sono davvero pochi.

Stavano insieme, così si dicevano quando all’uscita di scuola lui la passava a prendere con la sua golf beige di un beige orribile.

Poi una sera lei andò ad una festa, era carnevale e per quello si era vestita in maniera davvero estrosa con un costume viola e rosso di tulle, di una cugina che lo aveva utilizzato per un saggio di danza classica. Quel costume sembrava rafforzare una personalità inesistente perché tra tante bambine/ragazzine vestite da Cleopatra, dame e fate, un vestito da giullare di corte sembrava rompere con una certa consuetudine primi anni ottanta.

E poi a quella festa in un garage sotto un palazzo di periferia si imbatté  in lui, ragazzino figlio di puttana con un sacco di storie per storia e una gran voglia di finire nei guai. Un lento, poi un altro e alla fine la conquista di un anfratto buio e nascosto. Il sesso a quell’età è davvero curiosità e ricerca e per questo lei aveva infilato la mano nella patta guidata dalla voglia impertinente di un 15enne arrapato.

Baci, carezze e un’eiaculazione precoce e definitiva. Se solo avesse saputo che con quella pratica era inevitabile sporcarsi e tracciare le sorti di una vita…..

Alla fine della festa aveva raggiunto l’amica che l’aveva accompagnata e che guarda caso era proprio la sorella del giovanotto che tutte le mattine passava a prenderla con la sua golf dall’orribile colore beige…

-Ti sei sporcata – aveva precisato tracciando i contorni di un imbarazzo indicibile. Quella macchia di giovane sperma era lì davanti i suoi occhi, una macchia bianchiccia e sbavata. Una macchia per la vita.

L’indomani aveva incontrato il suo pseudo amore. Un incontro normale. Un incontro fatale che mai avrebbe dimenticato: Lui pareva sereno, aveva guidato fino ad un boschetto vicino al mare e si era posteggiato in tranquillità.

“So che ti sei divertita ieri sera” -  aveva detto senza mostrare alcuna emozione e mentre lei,  ragazzina carina, cercava giustificazioni appropriate le arrivò il primo colpo… e poi un altro e poi un altro ancora a sfinirla dal dolore.

Le spiegazioni a difesa servirono a poco , fu aperta nell’intimo a costatare se la sera precedente aveva causato quel danno che invece si compieva al momento e mentre lo stronzo 24enne veniva dentro di lei pronunciava il nome dell’altro, del quindicenne arrapato, figlio di puttana.

L’ironia della sorte malevola e troia volle che alla prima volta il senso della vita si completasse in un atto di odio e rancore.

Lei rimase incita.

Aveva 13 anni.

Lui la fece abortire dopo un paio di mesi tracciando le sorti di una vita sporca e inutile.

E poi come succede in questi casi il tempo (che è un gran galantuomo) scorse sul suo letto dando ai protagonisti di questa faccenda  storie diverse, motivi diversi, dannazioni diverse.

A distanza di 25 anni, quella gran troia dell’ironia della sorte non sembrava stanca di prendere per il culo faccende e faccendieri e per questo stabilì che la ragazzina carina e il ragazzino arrapato e figlio di puttana si rincontrassero. E finissero con lo  stare ancora insieme in una sorta di storia confusa e dannata. Lei gli diede tutto quello che aveva perché credeva fortemente nel senso di giustizia che ognuno vorrebbe per la sua esistenza. la quadratura del cerchio, il cerchio della vita che si chiude ad anello tra il prima e il dopo senza considerare il durante...

Morale della favola?

Fu lui a lasciarle, per ultimo, un figlio.

Scritto da: arietta alle ore 20:57 | link | commenti (11) | Categoria: amore, donne, racconti, emozioni, denuncia, dentro dentro




giovedì, 01 gennaio 2009
E arrivato ...

E’ arrivato serenamente, è scivolato sul broccato della tavola imbandita, si è immerso nell’aria allegra di brindisi e baci, ha allargato le braccia di chi mi era accanto. Ho guardato l’orlo ondeggiante della gonna “fru-fru” di mia figlia che si impigliava ad ogni passo, l’ho vista chiamare il padre, con il fratello, al cellulare 30 secondi prima della mezzanotte per condividere anche con lui quel momento che alla loro  età sembra davvero un nuovo inizio ogni volta. Ho potuto tenerli stretti a me nell’attimo in cui il nuovo scalzava il vecchio in un’implosione interiore di speranza e forza ed immenso amore.

Mi sento fortunata, questa sera mi sento davvero fortunata, colma di tanto più di quanto avessi sperato.

I miei 40 anni prendono a pedate nel culo qualsiasi tentativo di buon proposito da formulare per l’occorrenza… sarò … farò … avrò…

Mi piacerebbe pensare di poter avere ciò che "normalmente" si può desiderare, non grandi eventi ma un quotidiano vivere senza grandi problemi da dover affrontare. Bello vero?

E invece saremo tutti qui, intenti a gestire  l'unica vita che ci sia data da vivere.

Buon anno a tutti.

Scritto da: arietta alle ore 21:37 | link | commenti (19) | Categoria: amore, bambini, sogni, emozioni