


Vorrei poter avere la stessa leggerezza d’animo di Ferruccio Tagliavini e consegnare il peso dei miei pensieri alla soavità di parole sostenute da musica e aria :
Voglio viver e goder
l'aria del monte
perchè questo incanto
non costa niente….
E invece devo confrontarmi ogni giorni con una realtà il cui prezzo in certi casi è davvero esoso …
Non mi lamento, non lo faccio quasi mai tranne quando devo scaricare la spesa dall’auto dopo una mattinata all’ipermercato e questi 40 anni pesano più di tutte le confezioni di acqua minerale opportunamente impilate che devo tirar giù dal cofano e trasportare in casa.
Certe volte mi rendo conto di quanto sia difficile trasformare in parole ciò che provo… come posso spiegare che biologicamente e anagraficamente gli anni sono 40 ma in realtà dentro sono fatta a strati?
Una parte di me è rimasta a circa 7, 8 anni. Di tanto in tanto mi ritrovo sta fanciulla per casa e sorrido nel vederla accucciare sul divano con un sacchetto di patatine a guardare disney chanel.
Poi ce ne è un’altra, quella che non vuole smuoversi dai 15, quella che ruba i sospiri alla notte nella speranza di vedere una stella cadente ed esprimere tutti i desideri del mondo, quella a cui batte ancora forte il cuore, quella che non resiste ad aprire le braccia in volo quando la discesa invita la bicicletta ad una corsa pazza.
E poi c’è la caparbietà dei 20 anni, la smania dei 25, la sicurezza dei 30 e l’arroganza dei 35.
Fino a qualche tempo fa tutto quanto era disordinatamente sparso sul pavimento della mia coscienza, poi ad un tratto, la signora delle pulizie, una certa signora Maturità ha cominciato a mettere ordine con dovizia e puntiglio. Gli scaffali dell’anima sono stati debitamente spolverati, le finestre del cuore spalancate a dare aria alle stanze e i tappeti interiori ,quelli in cui si accumulano un sacco di psico-acari, sono stati battuti fuori dal balcone come si faceva un tempo prima che la magia del “Folletto” avesse il sopravvento.
La signora Maturità è una buona compagna, una amica sapiente, una consigliera attenta.
Pare che da qualche tempo abbia preso una sbandata per mister Senno Di Poi (uno che arriva sempre in ritardo) ed insieme ,a parte qualche bisticcio,se la spassino allegramente ….
Voglio vivere così
col sole in fronte
e felice canto
beatamente
Spesso gli adulti sono come i bambini, piantano i piedi per terra e cominciano la convulsa danza del capriccio. Quella dimensione fanciullesca da cui cerchiamo di liberarci per assurgere al ruolo di persona matura e consapevole è uguale ad un virus latente, un Herpes Zoster, che continua a sopravvivere al nostro interno nell’attesa tacita di uno sfogo che lo riporti in vita.
Capita dunque che in certi casi le reazioni siano inconsulte e sorprendenti, plateali e smisurate.
Poco importa, mi dico, alla fine è facile voler bene a chi si comporta sempre in modo impeccabile, senza sbavature o cadute di stile. Il nostro affetto diventa potente quando invece riesce a ri-germogliare, ri-crescere, ri- attecchire su terreni che al momento ci sembrano sterili. E’ un affetto sincero, voluto, conquistato e dunque consapevole.
Noi stessi scegliamo le nostre amicizie, le coltiviamo, le alimentiamo con confidenze e intimità, le sorreggiamo quando fallendo i passi sembrano vacillare, le soccorriamo quando incidentalmente si feriscono. Non sempre gli amici sono quelli che ci aspettiamo, essendo altri rispetto a noi possono prescindere da ciò che crediamo e agire come mai avremmo pensato.
Tendo sempre la mano per prima, non per buonismo, non per egocentrismo forse perché trovo stupido perdere tempo in quella pratica in cui tutti sembriamo eccellere, ovvero il tiro incrociato di rimproveri, attese e recriminazioni che finisce col renderci astiosi e critici per poi dovere affrontare la realtà dello sbaglio e dunque delle dovute scuse (comunque). Preferisco non dovermi confrontare con l'acrimonia di quelle persone a cui tengo, temo che certe parole o azioni possano non essere cancellate del tutto e dunque rimanere invadenti nell'aria.
Aver perso il più grande degli amici mi ha dato una consapevolezza estrema di questo sentimento,per cui mi piace pensare che se un’amicizia invecchia e perde la grinta di un tempo va trattata come una persona cara e anziana a cui fa piacere di tanto in tanto prendere aria al parco su una panchina all’ombra tra un gelato alla crema e un atterraggio di colombe.
Resto immobile.
Voglio sentire il peso del tempo che mi si poggia addosso. Il contatto è percettibile, quasi un’emozione così come la visione del mare che si increspa quando il vento lo sfiora.
Spesso rincorriamo il tempo, lo aggrediamo con la nostra fretta, lo dissacriamo con ritmi incalzanti e compulsi, lo zittiamo con fiumi di parole che lo riempiono tutto e ci annegano.
Resto immobile.
Voglio capire il senso del tempo quando averne o non averne non fa differenza. E’ potente quella sospensione interiore che si prova quando si ha la percezione di un attimo che dura un’eternità e il senso di eterno che ci sfugge .
Resto immobile.
E mi perdo nel mare che si increspa quando il vento lo sfiora.
C’è una sottile linea di separazione fra la felicità e l’abisso. E noi, funamboli improvvisati, cerchiamo un equilibrio troppe volte impossibile.

L’estate confonde le menti. Le imprigiona con l’aria salmastra e i colori sfumati e concede attimi di incontenibile leggerzza dell’essere. Momenti che sembrano emergere da realtà già vissute e per nulla dimenticate.

Pensieri come pezzi di conchiglie.
Sentimenti che scivolano sulla sabbia come onde schiumose.
Certezze e incertezze che si incrociano su quel filo di orizzonte che incolla il cielo al mare .

Certe volte penso quanto sia bello essere un essere unano e farsi scuotere da correnti interne a generare ondate di sensazioni, maree che avanzano e si ritirano ossigenando il sangue. Il poggiare lo sguardo su un tramonto estivo o su uno scoglio incrostato di salsedine e alghe dà potere alla vista che nel corso del tempo mi ha insegnato ad allagare il cuore di visioni mozziafiato. Essere un essere umano è una fortuna e una dannazione per il dolore e l’impotenza che ogni tanto ci investe.
C’è una sottile linea di separazione fra la felicità e l’abisso. E noi, funamboli improvvisati, cerchiamo un equilibrio troppe volte impossibile.
Opere: Agostino Cancogni
On air: Apologize - Timbaland
Coldplay – Viva la vida da Viva or Death and All His friends (2008)
Mia nonna era una pittrice .
Vivevamo nella stessa grande casa ed io piuttosto che correre in giardino a giocare restavo a guardarla per ore mentre dipingeva. I giorni estivi trascorrevano dolcemente nella terrazza che si affacciava sul mare. Credo che il mio amore per l’arte sia nato in quei pomeriggi assolati e distesi. Mentre mi sporcavo le dita coi colori ad olio ascoltavo i suoi racconti. Mi parlava di artisti dai nomi esotici, mi raccontava la storia dell’arte come solo chi ci vive dentro può fare.
Mi sono innamorata di Van Gogh al primo sguardo e da quel momento non ho potuto fare a meno di continuare ad amarlo.
Lo incontrai in“Un paio di scarpe”, un olio su tela del 1887 .

Mi pareva impossibile come un pittore, un vero pittore potesse aver dedicato tanta attenzione ad un soggetto così poco aulico. Nel mio immaginario infantile gli artisti riproducevano particolari della realtà che proponevano le ampiezze della campagna, le trasparenze dei fiori o al massimo l’opulenza cromatica dei cesti di frutta. Quelle scarpe mi parvero una magnifica nota stonata in un contesto in cui la perfezione regnava sovrana. Chi fosse veramente quell’uomo lo scoprii di li a poco.
Tra gli effetti di mia nonna trovai un libriccino nel quale Van Gogh narrava se stesso in una raccolta di lettere al fratello Theo, sostegno di vita. In questa raccolta trovai le sue stesse parole a svelare la costruzione delle sue opere ma al contempo ne veniva fuori il ritratto di un essere mortificato dal suo stesso genio, sovrastato dall’intensità delle sue percezioni .
In quelle scarpe avevo visto un sacco di cose , ma solo attraverso le sue parole e solo in un secondo momento capii che parlavano dell’appartenenza alla terra, del duro lavoro, della fame. Narravano le storie dei minatori di Wasmes di cui tratterà nei suoi primi schizzi. Le loro condizioni di vita, le loro esistenze. A questa precarietà, nel corso della sua produzione (immensa) associa per contrasto gli ambienti aperti e sconfinati, le campagne, le vedute sui laghi, i cieli stellati.
Queste scarpe mi danno il senso di appartenenza alla vita e forse il senso della vita stessa.


Per questo, da qualche giorno, in maniera del tutto spontanea, associo queste tele al nuovo singolo dei COLDPLAY “viva la vida” . Dare voce e musicalità alle immagini mi aiuta a capirle meglio o forse solo a creare un file interiore per poterle meglio catalogare e conservare dentro di me.
Questo nuovo album "Viva la vida or death all his friends"è bellissimo. Mi pare stia in quello spazio immaginario ed impegnato che precede una prossima e assoluta commercializzazione del prodotto, ovvero la stessa musica del gruppo.
C’è una frase che vista danzare tra note e pentagramma potrebbe essere resa alla perfezione da quelle inquietanti ed incantevoli visioni di Van Gogh:
Era un lungo e scuro Dicembre
quando le banche diventarono cattedrali
e la nebbia,diventò Dio
Preti aggrappati alle loro Bibbie
bucate per provare i loro fucili
e la croce era tenuta alta.
Seppelliscimi con l’ armatura
quando sarò morto e colpisci il terreno.
Il mio amore si oppone ma non si piega
se tu mi ami
non mi lasceresti sapere?
Spesso le farneticazioni danno vita a probabilità improprie, ma altrimenti che gusto ci sarebbe ad avere pensieri diversi dagli altri in questa varia umanità?