


Il non aver nulla a cui dedicarsi, l’assenza concreta di interessi e passioni ti spinge oggi nella mia direzione.
Il fastidio che credi di crearmi è davvero relativo visto l’esiguità del tempo che in questo periodo dedico a queste pagine.
Mi pare strano tu non sappia che oggi gli utenti anonimi non lo sono più su questa piattaforma visto che ogni commento anonimo è contraddistinto da un AI ovvero un numero identificativo. Nei giorni scorsi ho provveduto a cancellare i tuoi commenti di disturbo, oggi invece ho fatto pervenire a splinder i vari numeri seriali, la polizia postale farà il resto.
Questo… quanto riportato da splinder: Quelli che vedi sono degli A.I. ovvero degli anonymous indentifier - identificatori di anonimi.
In ottemperanza alla legge sulla privacy ( legge n. 675 del 31 dicembre 1996 ) abbiamo oscurato gli IP degli utenti anonimi, in quanto questi possono essere considerati dei dati personali (seppur non sensibili).
L'IP dei commentatori viene criptato e associato a un A.I. univoco: ciò consente ai gestori dei blog di riconoscere volta per volta lo stesso commentatore anonimo, anche senza vederne direttamente l'IP - che viene comunque registrato per ragioni di sicurezza sui DB Splinder
Adesso non potrai più infilarti in casa mia, spero che la tua esistenza sia piacevole comunque, ma non credo visto la pochezza che ti avvolge.
Credo di non avere altre parole per te.
Ops dimenticavo, il mio sistema operativo è Vista più difficilmente attaccabile da virus e robaccia varia.
Mi spiace…..
…La mamma dei coglioni è sempre incinta!
Per cui sono costretta a bloccare i commenti anonimi.
Scusate eventuali disagi. I virus mentali dei cervelli devastati dal nulla mi inquietano più di quelli informatici.
A presto (spero)
Attesa.
Pretesa.
Offesa.
Intesa?
Ascesa.
Discesa.
Arresa.
Difesa.
On air: Coldplay – Beautiful world

Risvegli….
Mi piace restare fra le lenzuola quando , appena sveglia, la luce per nulla timida invade la stanza. I miei sogni sono ancora lì, aleggiano nell’aria come sospesi, la saturano e quasi mi stordiscono.


Fra un po’ farai irruzione in me, coi tuoi sorrisi accennati, coi tuoi sguardi prepotenti, con le parole che non mi hai mai detto e con quelle che mi hai urlato nella speranza che mi raggiungessero. Mi allungo sul letto e la tua idea fa tendere i miei muscoli in una pulsione istintiva e vitale.

Guardo fuori, la vita mi danza davanti e le sue evoluzioni rapiscono il mio sguardo. Il suo respiro gonfia le tende e indugia fra i miei capelli come in un gioco sensuale. Mi invita a seguirla, questa esistenza puttana, che oggi mi strega e domani mi inganna.
E a me non resta altro che alzarmi e andarle incontro…
Procedo verso te in un continuo risveglio.

Original oils on canvas – Chen Bolan
Morti abbracciati…
(per esalazioni di monossido e fango.)
Quando ci decideremo a fare qualcosa?
La sintassi dell’amore segue regole proprie. Le relazioni modulari creano visioni in cui trovano posto concretezze ed illusioni, sospiri e respiri, pelle e anima, amplessi ed estasi, una concatenazione di sintagmi che attorcigliano cuore e sensi in un groviglio impossibile da gestire.
I battiti diventano fonemi.
E la struttura del sentire, morfologia d’amore.
Ti guardo mentre mi guardi e sorrido. Ti cerco mentre sei distante e quando ti ho trovato mi sento a casa. Sento le tue dita che mi scavano dentro per far posto a parti interiori di te che a nessun’ altra vorresti concedere e resto immobile nell’illusione che tutto questo possa durare per sempre, ma fra noi l’infinito dura il lasso di un gemito, di un singulto. Dovrò arrendermi all’idea che l’eternità, la nostra eternità, si cristallizza tra il verde chiaro del tuo sguardo e il marrone profondo del mio, che questa nostra eternità è solo un nodo di mani in un continuo tentavo di sorreggersi a vicenda su questo terreno instabile che è la quotidianità, indumento appiccicaticcio delle nostre vite bislacche.
Ci siamo cercati e ora che siamo l’uno al cospetto dell’altra ci perdiamo di continuo con estrema sofferenza. Però, a distanza di tempo siamo ancora qui. Quante parole, quante lacrime, quanti rifiuti inutili….tutto passa quando i nostri odori si mescolano e saturano l’aria, quando il fiato si stende sul collo e scivola a gocce giù per la schiena. E quel senso di appartenenza emerge dal fondo come uno scoglio in una notte di bassa marea.
Le regole sono regole, vanno solo rispettate.
E il mio cervello non sa reggere il confronto con la forza del mio cuore
Avete mai notato il disinteresse altrui quando si parla del più e del meno?
Io da un po’ di tempo ci faccio caso, non con l’atteggiamento da inquisitrice o di chi ci resta particolarmente male ma con un sano interesse per il comportamento del genere umano.
Giusto ieri ho messo in atto uno stratagemma per avvalorare la mia tesi:
Cena di fine anno con la classe di uno dei miei ragazzi.
95 persone riunite in una pizzeria all’aperto.
Adulti, ragazzi, genitori, insegnanti etc etc . I soliti convenevoli di rito. La ballata del “come stai?”, “ come è andata?”, “Da quanto tempo….” Ma superata la fase iniziale dei saluti ecco che comincio a notare l’occhio vitreo e assente di chi si perde nei meandri dei propri cazzi . Al secondo sguardo che galleggia nel nulla delle mie parole (sempre le stesse) decido di essere determinata e cattiva:
Ad una mamma comincio ad elencare i nomi dei 7 nani (che sono 7 ma non so perché finisco col dimenticarne sempre un paio e mai gli stessi), la persona che ho di fronte annuisce garbatamente e per rendere il momento ancora più suggestivo, fra Brontolo e Cucciolo, interviene verbalmente con un “ certo… certo” che è tutto un programma.
Sorrido e mi avventuro in questa rilevazione statistica mirata a quantificare il grado di scazzamento universale.
Ad un altro genitore, dopo il primo breve momento che segna l’impatto d’interesse, comincio a raccontare che "la Nonna è preoccupata perché Cappuccetto Rosso non le ha ancora portato le focacce", mi guarda fisso negli occhi e allora penso di essere stata colta in flagrante ma poi mi rendo conto del particolare stato di smarrimento emotivo perché mi risponde che “al giorno d’oggi tutti i ragazzi hanno perso i loro punti di riferimento” a quel punto la confusa sono io… la risposta potrebbe essere calzante se non fosse che una quarantenne sta parlando con un cinquantenne, nel giardino di una pizzeria, di Cappuccetto Rosso, della nonna e fra un po’ pure del lupo.
Sono assolutamente convinta che questo atteggiamento non è volutamente maleducato ma diventa una spia della visione "monoesistenzialista" (non credo esista davvero questo termine, ma rende perfettamente l'idea) di ognuno di noi, di quanto ci perdiamo restando incastrati nella ferraglia dei nostri pensieri. Certo questo non avviene tutte le volte, magari quando un certo vissuto o certi sentimenti ci uniscono ad altri che chiamiamo amici allora la faccenda assume altri contorni, esiste un reale interesse ma in genere questo accade al cospetto di chi non ci appartiene se non visivamente o per pura cordiale educazione.
Fate la prova…. Io intanto ho trasformato una serata “tritapalle” in un momento di esilarante divertimento.
Il giudizio ha in se qualcosa di perverso. Un inutile tentativo di elevazione ai livelli divini.
Chi giudica si arroga un diritto che non gli compete se questa azione viene svolta fuori dalle aule di un tribunale.
Il giudizio morale implica sempre una maleducazione di fondo e anche una mediocrità di pensiero non indifferente. Sarebbe sempre opportuno riflettere in tempo e concedersi una buona ragione per tenere a freno la lingua o la penna o la tastiera del pc. Perché certi pensieri non hanno il pass per accedere agli ambiti privati dove altri custodiscono i propri sogni e i propri mostri. E i propri silenzi.