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Labbra Blu - Diaframma
C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. .

C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano carro che non vuol cadere nella stupidita'. .

Sulle labbra era il sapore del mattino che hai inventato tu guarda adesso come piove sulle mie labbra blu. Guarda adesso come piove sui sentieri in fondo all'anima storie che non hanno odore, e' la mia realta'.br>
Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c'e'. ma ogni cosa e' una ferita che mi ricorda te.

Labbra blu - Diaframma

domenica, 30 dicembre 2007
Guardo

Guardo la mia immagine riflessa allo specchio e penso che il tempo sia stato inesorabile ma benevolo.

Guardo mia figlia e la rivedo come in quella prima volta, con la consapevolezza  di conoscerla da sempre  e la sensazione che fosse in me fin dall’inizio dei giorni, a prescindere da tutto, a discapito degli altri. I suoi capelli adesso sono lunghi e di seta e non l'ho mai creduta tanto bella come adesso con le guance rosa di caldo di legna che arde e quello scintillio nello sguardo di gemma che sboccia.

Guardo la mia casa e la vedo capanna e castello, accogliente , protettiva, sincera e calda . I muri sono rivestiti di fiato e vapore di cucina, fumo di legna e sicurezze. I pavimenti non cedono ai passi anzi sorreggono cuori pesanti e menti pensanti. E' riparo. E' fortezza. E' alcova. E' approdo sicuro e salvezza.

Guardo mia madre e ho certezza che il perdono arriva sempre e si poggia come un velo ad assorbire rancori e paure. Restituendo ai dubbi verità sottratte . E dignità all’amore.

Guardo il mio cane e mi accorgo di quale essenza  è fatta l'amicizia sincera. L'affetto, certe volte, assume forme strane di occhi lucidi e musi che si strusciano nella certezza di una carezza, nella richiesta di un' attenzione, nella speranza di un cenno  che parli e tranquillizzi, "dai vieni qui bella, stammi vicina".

Guardo il mio mare e penso di non ricordare cosa ho provato quando lo ho visto per la prima volta  perché è sempre stato qui davanti ai miei occhi e questa immensità mi appartiene... cristalli di salsedine nel vento e aria che si impiglia fra i capelli. E nulla, in fondo, ci potrà cambiare  l'uno nei confronti dell'altra.

Guardo i giorni che sfilano come  piccoli soldatini di piombo a passo di marcia, ordinati, ubbidienti, silenti. Penso agli altri  che verranno e troverò un modo nuovo per guardare anche tutti quelli che seguiranno ancora...Perchè di giorni e giorni è fatta la vita e questa vita non mi basta mai...dovesse durare in eterno.

Guardo avanti e non mi volto indietro. Mai. Ciò che ho trovato mi ha arricchito, ciò che ho perso mi manca ma ormai è andato.

E se anche non guardassi, vedrei tutto ugualmente, perche ormai sono quella che sono e questo mi basta.

Scritto da: arietta alle ore 14:44 | link | commenti (30) | Categoria: emozioni, dentro dentro




giovedì, 27 dicembre 2007
Per amore solo per amore?

Cosa c’è di più gratificante, di più entusiasmante, di più romantico che sentirsi dire dal proprio uomo “ti amo” o “sei la mia vita” o ancora “tu mi dai gioia e felicità”? Nulla suppongo, a patto che chi proferisce queste parole sia davvero il proprio uomo e non quello che un’altra inconsapevolmente ti cede part-time.

C’è una categoria di donne che da sempre si muove dietro le quinte, bravissime e silenziose si accontentano di momenti rubati, di briciole di tempo sottratte ad altre come piccoli uccellini ladri. Sono le amanti.

Donne, la cui unica colpa sembra essere quella di essersi innamorate del marito di un’altra.

Alcuni le definiscono “sfascia famiglie”, altri “puttane senza scrupoli” e invece sono esseri delegati a rendere un grande servigio alla società: Rafforzare i legami. Altrui.

Non per nulla Oscar Wild diceva che “La gioia dell’uomo sposato….è chi non ha sposato”anche se i suoi riferimenti erano altri.

Il fatto è che l’uomo piuttosto che affrontare i problemi di  un matrimonio che funziona poco  cerca ricovero tra le pieghe di un’altra a patto che non rompa le palle, che non diventi impegnativa o esigente.

Perché se poi vengono spaventati da situazioni che potrebbero divenire imprevedibili, allora tornano con la coda tra le gambe a casa, in attesa di non farcela di nuovo e fuggire tra le cosce di un’altra.

Nell’immaginario comune delle amanti c’è un’idea sempre uguale a se stessa ovvero che il “proprio” uomo viva in una condizione quasi terribile, che la sua vita sia tetra, muta, infelice entro le mura domestiche. E invece il più delle volte non è così. L’uomo non soffre a vivere in casa sua, a godere dei propri figli, delle proprie comodità, dei propri amici. E la cosa più sorprendente è che anche con la signora legittima ha i suoi bei rapporti sessuali, che magari consuma con cadenza settimanale o oltre, ma comunque comprensivi di amplesso  ed eiaculazione di parole melliflue.

Ma allora il punto della situazione è che gli uomini sono dei gran bastardi? Che la colpa è tutta loro?

No. Non dico questo.

Il fatto è che in amore non esistono leggi. Può essere giusto tutto e il contrario di tutto.

Ci sono donne che scelgono il ruolo di amante per comodità. Che giocano con questo o con quello senza nessuna complicazione sentimentale. Quelle che usano i mariti delle altre mentre altre usano  i loro. Quelle che non aspettano alcuna telefonata e non si rammaricano per un appuntamento disatteso, per un incontro saltato.

Però ci sono anche quelle che vivono rapporti lunghissimi e irrisolvibili. Quelle che diventano seconde mogli senza essersi liberate delle prime. Quelle che accettano un figlio non desiderato, solo per amore. E per amore tacciono e subiscono regalando a chi non lo merita anni che non torneranno indietro.

Ho letto da qualche parte che tale atteggiamento è pari ad una vera e propria perversione sentimentale, una bulimia del cuore, un atto di punizione pari a quei piccoli tagli che menti autolesioniste  si producono sul corpo.

Ma quello che mi chiedo o meglio che vorrei chiedere ad una delle signore che hanno deciso di seguire questo percorso:

Ma per uno qualsiasi di questi maschietti, ne vale veramente la pena?

Perché se lui è un bel bamboccione che ama stare con un piede in due scarpe, che non sta con voi nell’attesa di lasciare la moglie ma sta con voi nell’attesa che lo lasciate per trovarne un’altra….o che vive tranquillamente prendendo a destra e a manca…

allora signore datevi da fare e fate scoppiare la bomba…magari giusto per l’ultimo dell’anno.

Sai che botti…..

 

Scritto da: arietta alle ore 10:00 | link | commenti (31) | Categoria: donne, sesso, pop , dubbi




mercoledì, 26 dicembre 2007
postfest

“Passata è la tempesta e nella mia testa odo  augelli far festa….

e la gallina tornata in su la via ripete il suo verso”

Oddio, mi alzo o non mi alzo?

Mi alzo o non mi alzo?

Questa sembra l’unica frase che riesco a formulare stamani dopo gli stravizi di questi 2 giorni...

E i propositi per il nuovo anno?

Cazzo sono in ritardo! Non ho ancora compilato la lista dei buoni proponimenti….Che poi il 2008 è anno bisesto (anno funesto) e dunque attende al varco tutti quelli che per un motivo o per un altro hanno eluso questo obbligo .

Ok…ok  mi metto di impegno e ci penso su.

Scritto da: arietta alle ore 13:03 | link | commenti (8) | Categoria: scemenze




venerdì, 21 dicembre 2007
i miei auguri

A tutti quelli che….”quest’anno non faccio il regalo a nessuno” e poi si rovinano all’Euronix più vicino.

A tutti quelli che….”mi metto a dieta non appena finiscono le feste”, ma non si è ancora capito di quale anno.

A tutti quelli che….”che palle i tuoi parenti” e poi tra un brindisi e l’altro ti risposerebbero  di nuovo e pure la tua famiglia.

A tutti quelli che….il Natale è dei bambini e poi stanno l’intero giorno a sparare petardi.

A tutti quelli che….Natale è una festa come le altre e poi si vestono di rosso ed entrano dalla parta urlando OH OH OH.

A tutti quelli che…. Non festeggerebbero più alcun Natale.

A tutti quelli che…. Sperano sia sempre Natale.

A tutti quelli che…ci credono davvero e non tengono conto di nulla, se non di Lui.

A tutti quelli che…. Nascono ancora in una grotta.

A tutti quelli che …. Non nasceranno.

Ai miei  figli che hanno reso la mia vita la più bella da vivere.

Ai miei genitori, a cui ho reso la vita la più bella da rimpiangere.

Al mio cane e alle mie due tartarughe che morirebbero senza di me.

A chi sta tentando con grande tenacia di spalancare la porta del mio cuore.

All’uomo piccolo che non sa con quale meraviglioso dono stupire.

Alla stronza che se la tira un sacco che non sa cosa indossare.

Alla zoccola incoerente che invece lo sa (cosa non indossare).

A chi non c’è più, ma non per questo significa sia andato via.

A chi ho conosciuto per caso e mi è entrato nel cuore.

A chi ho perso per strada nella speranza di poterlo ritrovare.

Ai miei amici vicini e lontani.

Ai miei nemici che si mantengano il più a lungo lontani

A tutti quanti davvero

Scritto da: arietta alle ore 20:18 | link | commenti (50) | Categoria: poesie




martedì, 18 dicembre 2007
Che ci siamo persi per strada?

Mi pare di aver notato una cosa strana. E’ un Natale sottotono, un natale difficile per la popolazione, un Natale povero forse, ma sicuramente più povero degli ultimi. La cosa strana che mi pare di aver notato è che questa realtà abbia un potere aggregativo. Ci si incontra per strada e pur sorridendo sembriamo bastonati e stranamente accomunati dallo stesso destino, perché la crisi ci ha veramente presi tutti (a parte quelli lassù in cima).

E allora mi chiedo se veramente non ci siamo lasciati prendere troppo la mano.

Abbiamo veramente perso di vista i punti saldi della vita in genere e del vivere civile?

Contano ancora quei beni morali come la parentela, la cultura e dunque la scuola,  i legami sinceri, il senso di giustizia, la salute?

Oppure li abbiamo sostituiti coi fast-food, internet ,gli I-pod , il cattivismo  i Tom Tom che ci danno punti di riferimento sicuri?

Ma vogliamo veramente rimpiazzare gli altri… con cose che ci indebitano rendendoci vulnerabili all’astio, all’insofferenza, al qualunquismo ?

Perché così facendo poi non ci si aiuta più, non ci si accorge del nostro vicino che crepa sul lavoro e di un lontano parente che ha venduto la casa. Non ci si accorge di quanto ci stiamo impoverendo sia nelle tasche sia negli affetti.

E’ una realtà così difficile da accettare da fingere che non esista ?

Scritto da: arietta alle ore 21:58 | link | commenti (37) | Categoria: dubbi




domenica, 16 dicembre 2007
buon natale tesoro

Era il Natale del 1990. Un Natale stanco e offeso e chiuso. Le cose non andavano bene a casa, così preparai la mia roba e senza dir nulla a nessuno, la mattina del 24 ritornai a Palermo. Sola.

Li vivevo in una casa bellissima, oddio era pur sempre la casa di universitari, ma il fatto che una delle coinquiline ( l’altro era Michele) fosse la proprietaria mi aveva assicurato un decoro da non sottovalutare.

Lo stabile era un palazzo signorile dell’800 su una delle arterie principali della città,  in una zona adibita ormai a dare alloggio perlopiù a studenti. Sotto di noi la Vucciria. L’appartamento era enorme con le stanze che si aprivano l’ una nell’altra, le grandi finestre protette da scuri in legno , i soffitti a botte altissimi e i pavimenti in maiolica. Bello davvero.

Nel pomeriggio, intorno alle 18 telefonai a Michele ad Agrigento. Ovviamente urlò dall’altro capo del telefono e molto indignato mise giù senza neanche salutare.

La sera scivolò lentamente in un buio pesto avvolto nel freddo della solitudine. Mi aggiravo per le stanze gelide  e mute nella speranza di ricacciare indietro le lacrime che invece volevano riempire quel vuoto enorme che avevo intorno. Sarebbe stato il Natale più triste di tutti quelli vissuti.

A Natale mai nessuno dovrebbe restar solo. Le mancanze affiorano prepotenti, i ricordi si trasformano in fiocchi ghiacciati che cadono fitti sulla superficie  della tristezza più implacabile. Tutto viene acuito e in certi casi distorto al lume della solitudine. E siccome il Natale contiene, in tutta la sua pienezza, il senso di famiglia lo si dovrebbe passare con chi si ama, al caldo degli affetti più veri, cantando Jingle Bells, mangiando panettone e giocando a tombola.  

In quel momento non avevo che me, 22 anni e la speranza che un giorno la mia vita sarebbe stata diversa da quella vissuta fino a lì… un continuo camminare su un tappeto di uova, sempre  attenta a calibrare ogni passo, ogni parola detta, ogni accenno di sentimento improvviso. Decisi di infilarmi a letto e li rimasi al buio, come chiusa in una scatola che qualcuno aveva dimenticato in soffitta. A scaldarmi il cuore e anche tutto il resto… solo una bottiglia di vino.

Il rumore delle chiavi nella porta mi  sorprese ma non mi spaventò

- “Il Natale lo si passa in famiglia.”-, urlò dall’ingresso.

E lui, la mia famiglia, era venuto da me .Aveva lasciato i suoi genitori, gli amici e prima di cena si era messo in viaggio con un pandoro, una bottiglia di spumante e il suo regalo: un’enorme scatola di cioccolatini di  Modica di cui sono sempre stata golosissima e una raccolta di Pirandello “Maschere Nude”, 2 volumi rilegati in pelle.

Posò la roba in cucina, sfilò via il giubbotto e i suoi orribili anfibi e mi raggiunse sotto le coperte. Si gelava. Non parlammo per un po’, io poggiavo la testa nell’incavo tra la sua spalla e il collo e come in mille altre occasioni aspettammo di bastarci. Riuscivamo a riempiere ogni piccola crepa si aprisse in noi, bastava che ci fossimo.

Michele aveva vissuto fin da ragazzino la malattia di mia madre, i suoi tormenti, i suoi sbalzi d’umore. Ormai sapeva tacere davanti alla mia disperazione offrendomi un appiglio sicuro che mi sottraesse al dolore, al rifiuto,al digiuno del corpo e dell’anima.

E come in mille altre occasioni ci ubriacammo cantando, ridendo, piangendo. Fratelli di cuore, di mani, di testa eravamo. Non ci eravamo scelti. Il destino lo aveva fatto per noi.

Sono passati 17 anni da quella vigilia e dopo 3 Natali di incomprensibile assenza mi chiedo se in momenti come questi lui sente la mia tristezza. Se ha memoria della nostra fratellanza. Se sta sfidando l’impossibile per raggiungermi anche solo con un alito di vento, col sentore di un profumo fresco. Perchè sono sicura che se queste cose accadono realmente, prima o poi troverà il modo di giungere fino a me. Come in quella notte.

Buon Natale tesoro.

Scritto da: arietta alle ore 08:46 | link | commenti (47) | Categoria: emozioni, michele




giovedì, 13 dicembre 2007
Letterina a Babbo Natale

Caro Babbo Natale quest’anno pure io voglio inviarti la mia letterina. Ne scrivo almeno un paio, per gli altri, tutti gli anni ma questa volta voglio concedermi questo privilegio e averne una tutta per me , non si sa mai qualcuno oltre te e me … la leggesse.

Inutile dirti di quel paio di stivali con cui tutte le mattine faccio l’amore, quelle di quel negozio fantastico in centro, che penso che se continuo a spalmarmi sulla vetrina prima o poi si decideranno ad anticiparmi lo sconto di qualche settimana.

Avrei anche pensato ad una nuova macchinetta per il caffè, una bella Saeco professionale, colore acciaio.

E poi ci sarebbe quel bellissimo televisore LCD 70 pollici della Samsung , ti giuro che se me lo fai trovare sotto l’albero non lo perderò mai di vista.

E poi mi piacerebbe un pò di tranquillità e qualche ora in più di sonno e che i miei capelli allungassero in fretta dopo la cazzata che ho fatto tagliandomeli. Vorrei anche un incantesimo per arrestare questa mia  necessità di spendere ogni soldo che ho in tasca e visto che ci siamo una ripresa miracolosa del mio conto in banca.

Non ti chiedo l’amore della mia vita perché mi rendo conto del breve preavviso… magari l’anno prossimo.

Un occhio ai ragazzi che non guasta mai e un attimo di pace per tutti quanti, un attimo basta in questa costante tempesta.  Per fermarsi a riflettere, soppesare e valutare.

Troverai apparecchiato con latte e biscotti, come da tradizione.

E quando arrivi fai in modo che Renna Renata e Renna Rina non facciano troppo casino sbattendo le corna sulla porta.

Baci

Ari.

Scritto da: arietta alle ore 19:29 | link | commenti (38) | Categoria: scemenze




martedì, 11 dicembre 2007
Sarà un grande natale, il più grande!

Oggi è stata una giornata da paura.

In coda al distributore di benzina per 50 minuti che poi ho dovuto anche pagare e facendo due conti ho perso un euro a minuto perché la mia dolce compagna di viaggio ha fatto il pieno. E siccome con la testa tra le mani non ci so stare mi è pure toccato di pensare.

Nel tardo pomeriggio sono giunta al supermercato. Strabiliante. Ho visto la gente litigare alla cassa mentre spingeva carrelli che soccombevano al peso di tutta la roba possibile.

Ecco come gli italiani spenderanno la loro tredicesima. In viveri. Perché siamo in  stato di guerra.

Ho girato i tacchi e sono andata via senza comprare neanche il pane, forse domani mi toccherà fare la fila anche per quello.

Però, adesso, seduta al mio pc sorrido.

Spero che gli autotrasportatori non mollino. Questo mi crea disaggio, ma prego perché tengano duro. Che blocchino questo paese. Che inneschino la bomba del mercato nero.

Che diano inizio alla danze.

Intanto comincio a pregare affinchè i signori che ci governano si mettano addosso una bella paura.

E che comincino SUBITO a lavorare per noi, perché noi proprio non ce la facciamo più a lavorare per loro.

Che capiscano che gli italiani si sono rotti davvero i coglioni.

E che lavorare è prima di tutto un diritto e poi un dovere.

E che capiscono che morire sul lavoro è un dato infamante e non allarmante.

E che con 1.200,00 euro al mese una famiglia non può vivere se deve nutrirsi di pane che subisce rincari, se deve usare il carburante ma mica per fare andare la macchina che ormai è un lusso, ma per accendere quegli stessi motori che poi esplodono e sommergono vite sotto un mare di fuoco e olio.

I Tir bloccano tutto? E Le industrie mandano a casa i dipendenti e sospendono la produzione pure del Pandoro. A Natale! Ma stiamo scherzando? (e non per il pandoro ovviamente ma per tutte le famiglie che temono una natività al freddo e al gelooooooo).

E che capiscano che  i pensionati sono i nostri e i loro padri. Gente anziana che deve gestirsi con 360,00 al mese. E si mettono in coda a guardare il “Red Carpet” della prima alla Scala….non ci pensano davvero a guardare l’opera a loro basta vedere sfilare le ministre e le mogli dei finanzieri tutte bardate. Che bello spettacolo.

Che si rendano conto che si uccide per spiccioli. Perché la fame è nera.

Ma cosa gli ci vuole per accorgersi che viviamo come se fossimo in guerra?  Forse sono solo confusi dal fatto che giocano entrambi i ruoli. Quello di carnefici  e di difensori. Un vero paradosso.

Sono una pacifista, ma qui col buonismo non battiamo chiodo.

Ci pigliano per brava gente, pensano che noi in quanto popolo possiamo accettare tutto, sopportare ancora di più.

D’altra parte anche loro si credono popolo, perché da qui giù son passati….e adesso svolazzano sui predellini.

Spero che quelle 4 vite passino alla storia come l’inizio della rinascita.

Spero che quegli uomini sui loro carri d’acciaio e metallo diventino truppe di rivoluzione.

C’è una strana arietta….

Spero davvero che sia un Grande  Natale!

Il più grande!

Scritto da: arietta alle ore 23:06 | link | commenti (36) | Categoria: politica, seriamente, pop




lunedì, 10 dicembre 2007
La cosa

bandieraQuesta è una bandiera rossa.

perizomaQuesto è un perizoma rosso.....

A chi sia venuto in mente di chiamarla Cosa Rossa, anche se provvisoriamente, non  è ben chiaro. Però è sicuro che in certi casi vogliamo farci del male. Già il solo pensiero di chiamare una qualsiasi cosa… “cosa” appunto, mi lascia un po’ interdetta, suvvia tutto ha un nome e l’approssimazione non depone mai a vantaggio di nessuno soprattutto di un partito politico.

 La cosa rossa è un cosa che non si capisce cosa sia e che facilmente da adito a battutine del genere “e si vede che è irritata…” oltre a quella divertentissima della Littizzetto che ovviamente la ha attribuita alla Brambilla laggiù….

Però i nostri politici hanno un po’ perso il senso delle ragioni che gli hanno lastricato la strada fin lassù. Ormai rifondare i partiti significa puro e semplice restyling , un fatto di colori, di gradazioni, di nomi, di numeri. I simboli sono diventati più importanti dei proponimenti per cui il fatto che la falce e il martello non siano visibili sullo stendardo significa che la sinistra non considera più il lavoro e i lavoratori come il punto fondamentale della propria ideologia .I programmi vengono dopo, se vengono…e comunque sono solo un pretesto che li autorizzi a restare al vertice e non mollare quell’appiglio di potere per cui darebbero via il culo. Perché spesso i programmi vengono distorti, disattesi, aggirati. Io proprio non mi rassegno a questo scempio. Mi sembra di vivere in un film diretto da un ibrido di Almodovar e Tarantino, mi sembra tutto così pulp, così aggressivo e isterico.

La politica non è più politica. E’ una specie di nuovo network televisivo, una passerella  nella quale dar mostra di se e delle proprie capacità comunicative e di impatto col pubblico. E’ una azienda di relatori pubblici mossi dall’urgenza di giustificare ciò che viene proposto più che proporre realmente.

E allora penso che dovremmo pensare a come venire fuori da questo casino.

Ma il popolo italiano cosa vuole veramente? Più giustizia? Ma allora perché continua ad accettare le ingiustizie?

Tu, popolo italiano cosa vuoi veramente?

Scritto da: arietta alle ore 21:01 | link | commenti (33) | Categoria: politica, seriamente, scemenze, pop




giovedì, 06 dicembre 2007
Il capo, i capi e le origini in Sicilia

Io “Il capo dei capi” non lo ho visto,però ho seguito il dibattito tutto italiano che ne è conseguito.

Io del capo dei capi ne ho sentito parlare, però vivevo a Palermo quando hanno arrestato Totò Riina e ho visto la gente esultare, i ragazzi abbracciarsi per strada, gli anziani ad alzare le dita al cielo in segno di vittoria..

Io con la mafia quella “concettuale” ci convivo e sorrido alle volontà del buon Mastella che all’ultima puntata sentenzia che è sbagliato far circolare visioni simili perché si rischia l’emulazione. Vorrei potergli dire che l’emulazione spesso la garantisce la fame o il desiderio di potere e rispetto che circola in certi ambienti, ma mi pare che queste voci gli siano già pervenute.

La mafia è la mafia. Puoi contrastare quella che si esprime in associazioni a delinquere, ma quella che alberga dentro il dna siculo è più difficile. Non dico, ovviamente, che ogni siciliano è un potenziale sanguinario, dico solo che le radici di questa essenza affondano in tempi assai remoti. Ho già scritto di questo  ma mi ripeto. I primi riscontri si hanno intorno all’anno mille, ma allora era di ben altra stazza. L’esigenza nasceva dal fatto che spesso chi ci governava non risiedeva nell’isola demandando il potere a signori del luogo che agivano da luogotenenti. La sua forma malandrina cominciò a serpeggiare fin da subito perché da sempre i siculi ,essendo un popolo fiero ed orgoglioso, poco tolleravano i soprusi. Spesso le varie beghe dei locali non venivano neanche riportate ai sovrani, si tendeva piuttosto a sbrigare le faccende in loco considerandole “cosa nostra” e non  di chi aveva vinto questa terra al lancio del giavellotto. Nel corso dei secoli si è dunque assestato uno stato nello stato che se prima riferiva ai sovrani designati,  col tempo e gli interessi ha cominciato a sviluppare una propria autonomia specifica.

Con l’unità d’Italia, dovendo rendere conto al governo piemontese, si hanno i primi atti giudiziari nei quali compare il sostantivo mafia. Ma questa è storia conosciuta.

La mafia che io ho vissuto, quella assassina, quella bombarola, quella che ti fa rintanare in casa secca dalla paura  è cosa diversa di quella di cui mi parlava mia nonna, nei lunghi pomeriggi impastati di colori ad olio e caffè. Quella era quasi una favola nella quale figure di briganti si intrecciavano con lavandaie e signorotti.

Però c’è sempre stata una costante, la collusione col potere politico.

Non voglio giustiziare nessuno ne tantomeno giustificare colpe evidenti, dico solo che probabilmente è un dato impossibile da modificare. Il politico, per ovvi motivi, si relaziona a più gente possibile ed essendo questo un territorio abitato per almeno il cinquanta per cento da individui che con la mafia ci hanno a che fare,è difficile non stringere la mano a qualcuno o allungare lo sguardo su qualcuno o ascoltare le parole di qualcuno che con la mafia interagisce. In certi casi l’atteggiamento mafioso è anche comodo e parlo di quell’aspetto prepotente e arrogante che sveltisce le cose. Lo sguardo truce a mo di intimidazione, il ricorso all’amico per dimezzare i tempi delle pratiche, lo scambio di un favore per un altro, con l’intesa del debito, sono tutte attività nelle quali ci siamo cimentati almeno una volta nella vita. Il gusto del potere, il brivido della possibilità sono caratteristiche insite nell’animo umano.

E’ trarre un profitto a scapito degli altri che crea la differenza. Una differenza sostanziale pagata col sangue e con le lacrime, pagata con lo spreco nella morte di menti eccellenti, di animi integri, di appassionati della giustizia.

Perché il signor capo dei capi e il capo più indietro di lui nel tempo, ma di poco, hanno stravolto un’essenza che per quanto odiosa aveva ben poco a che fare con lo schifo della violenza per le strade o nelle stazioni. Da che esiste il mondo l’uomo uccide, lo sa bene caino che ha visto  la sua eterna condizione di temine fisso di paragone. Che l’uomo uccide per natura non lo si deve ad Hobbes e al  suo Homo homini lupus, lo si deve forse ad una volontà o ad una distrazione di Dio. Che l’uomo uccida, non per sopravvivere, ma per prevaricare…è questa la nota stonata. Se poi lo si fa per denaro e non per difesa, se poi lo si reitera per  abitudine a risolvere  i propri affari allora diventa abominevole e sicuramente condannabile.

Che oggi la mafia sia intesa come risoluzione di una condizione spesso disagiata non mi stupisce, mi stupisce di più che la scuola sia obbligatoria fino a 12 anni e poi tutti a casa o a lavorare. Lavorare si fa per dire, perché nel paese dove oggi il precariato è una certezza, esiste una terra dove lo è sempre stato, un pò per mollezza dovuta al caldo, un pò per quel senso di abbandono entro il quale ci siamo rinchiusi.

E poi ci sono le famiglie, quelle reali,  quelle fatte di padri e di madri e di figli parenti, quelle entro le quali si parla, forse di meno di un tempo al nord, ma sicuramente di più oggi qui nel sud. La mediazione tra una realtà brutale e una condizione perseguibile è la grande scommessa tra le generazioni. Oggi pare si stiano ottenendo buoni risultati anche se certi siti restano fortemente ancorati a discutibili  valori.

Tutti conosciamo i personaggi passati alla storia per il loro esempio di integrità e onestà e più che a Borsellino e Falcone, spiriti fondamentali ed integerrimi, io penso di continuo a quel ragazzino che faceva il giudice e che si chiamava Livatino che ha perso la vita correndo su una strada che percorro ogni giorno quando porto a scuola i miei figli. E tremo al pensiero che questi stessi figli un giorno mi possano dire di voler intraprendere la carriera della giustizia ma tremo anche alla possibilità che vogliano fare i politici o i medici o i commercianti o gli avvocati o gli appaltatori.

In fondo tremo all’idea che possano svendersi all’illegalità ma non attribuirei mai tale scelta all’emulazione di qualcuno bensì alla mia incapacità di potere sottoscrivere con essi un patto di eterna alleanza al bene.

 

Scritto da: arietta alle ore 16:17 | link | commenti (39) | Categoria: politica, emozioni, dubbi




martedì, 04 dicembre 2007
Quando fare la puttana era una cosa seria

Non ci sono più le puttane di un tempo. Parlo di quelle vere, di quelle che svolgevano la professione con impegno e dovizia. Parlo di quelle che avevano ereditato il mestiere dalle madri , di quelle che crescevano nei bordelli e che imparavano i rituali magici del donare piacere.

Fare la puttana non era per tutte. Saper manovrare l’arnese ,un tempo, era un’arte importante. Le mogli proprio non ci riuscivano, le amiche delle mogli forse lo facevano meglio ma con la filosofia del “ Non qui, non adesso”.

Oggi tutte si improvvisano puttane e più che quello riescono ad essere troie, che diciamocelo non è esattamente la stessa cosa.

Basta avere un bel culo e un bel paio di tette ed ecco tutte quante a fare la fila alla camera dei deputati o a Cologno Monzese  che è poi la stessa cosa.

La legge Merlin aveva disposto la chiusura delle case chiuse, dei bordelli, forse per questo sono stati creati gli studi televisivi.

Non voglio improvvisarmi la bacchettona che non sono ma sinceramente di tutte queste letterine e letteronze, veline e velette, troniste ,naufraghe e sorelle del grande… fratello non se ne può più.

E’ una reale pietà vederle danzare a stento, sfilare incespicando sui tacchi, recitare ossignoreiddio a soggetto e cimentarsi in ogni settore possibile che tanto è spettacolo e dunque mica ci vuole preparazione.

Troie, troiette, troiettine pronte ad uscire con questo o con quello, a sniffare a ubriacarsi… che se ti va bene ti presentano il tipo giusto e poi finisce che ti sistemi, con un bel posto in una redazione o ancora meglio ti apri la tua bella boutique al centro.

Che ne sanno degli stantuffi che si usavano un tempo per fare le dovute abluzioni o il tempo che si passava a preparare l’alcova a secondo del cliente di turno?

Oggi sono puttane in serie, mi viene da dire “Buttane Industriali” ma anche quella è una citazione troppo colta al cospetto del “passaparola”inquietante.

Poi esiste questo strano connubio tra la gnocca e la politica, che allora mi viene da pensare che è pure uno scontro titanico tra "potere e potere". Perché ormai in Italia….dopo la biblica frase del nano gobbo (ma molto intelligente) “Il potere logora chi non ce l’ha”, si sono messi tutti quanti a “poterizzare”, dal posteggiatore all’ingresso di ogni ufficio pubblico all’ultimo impiegato comunale che ti chiede “la marchetta” per una fatturazione equa e solidale.

E allora il potere è diventato prostituzione tout court

c’è chi fa vedere la figa e chi invece spalanca le cosce dei palazzi….E così poco importa se sei uomo  o donna, bello o brutto,  Costantino o Vittorio Emanuele…in Italia non fa differenza.  Mele, gnocche e capitoni mi pare di essere al mercato.

E allora ti ritrovi a 40 anni senza un briciolo di invidia a guardare la tele del tardo pomeriggio che se anche non sei soda e fatale…c’hai una cosa che si chiama integrità nella quale ti sei esercitata leggendo, studiando e valutando e non è stato tempo perso ma forza guadagnata e non è da tutti. E poi c’è il rispetto per te stessa e quello vale più di di ogni altra cosa, perché a  dare il peso a questo condizione è il sudore reale (non dei savoia o di scopate nel privato del pubblico) e il buttar sangue…che la preparazione fa sempre la differenza (anche se in questo post non sembra, ma ho dato corso ai miei pensieri usufruendo di una sorta di licenza poetica. Conosco l’italiano io, mica sono stata in esilio in Svizzera).

Scritto da: arietta alle ore 15:12 | link | commenti (48) | Categoria: donne, sesso, pop




sabato, 01 dicembre 2007
A volte ritornano...
Savoia[1]

Emanuele Filiberto - Papino, papino mi canti la storiella che mi piace tanto?

Vittorio Emanuele -  Ma certo creti…bellino, vieni qui vicino a papino:

note musicali

“C’era una volta ….

un ‘epoca in cui ai nani diceva bene

e più che sbavare dietro Biancaneve

gli uscivan  gli occhi fuori dalle orbite per il potere.

C’era anche un regno incantato

da questi nani popolato

la cui forma di stivale,

gli concesse un onore tale

 della cacciata

con nel sedere una gran pedata.

Il sovrano che era poi tuo nonno,

ci perse la casa e pure il sonno

E grazie a lui e al suo  regnare strano

Tu non hai potuto imparare bene l’italiano”

note musicali

Marina Doria Scusa tonto… ehm…  mio sovrano, ma ti rendi conto che per colpa di quel nano, io non posso più di tanto, fare acquisti per incanto?

Vittorio Emanuele -  Hai ragione mia regina,fra le tante la più bellina,  ma sono o no il re del tuo stivale? E allora vedrai quanto vale…

corona

…260 milioni di euro, ecco quanto vale a sentire loro! Ed anche la restituzione di tutte le proprietà avocate  allo  stato, fra questi il Quirinale a Roma, Palazzo Carignani e Palazzo Madama e il Palazzo Reale a Torino, palazzi meno noti ma comunque opulenti e bellissimi, appezzamenti, borghi e via dicendo…però c’è chi ha fatto i conti ancora meglio che padre e figlio e allora sarebbe il caso di precisare alla famiglia felice che solo un ventesimo di quanto richiesto entrerebbe nelle loro reali tasche.

Perché lo stato confiscò o avocò  a sé solo un quinto dei possedimenti dei Savoia, quelli relativi ad Umberto II. Di questi beni un’unica parte andrebbe ai reali del mio stivale e le altre tre, alle sorelle cenerentole, Titti, Tetti e Tutti…

Ma c’è un piccolo particolare non proprio insignificante che andrebbe tenuto in considerazione e che non deporrebbe  a favore dei richiedenti:

il fu regnante e padre, Umberto II, privò Vittorio Emanuele di titolo e rango passando il testimone al nipote Amedeo D’Aosta….o il nunzio reale non è ancora giunto a palazzo col bando ad informare la famiglia Stucazz?

Stenderei un velo pietoso sulle posizioni “reali” che consegnarono il nostro paese nella mani del fascismo e del nazismo e che costarono la vita di migliaia e migliaia di italiani mal difesi o per niente protetti dal proprio sovrano che pur di lavarsi le mani alla Ponzio Pilato delegava ogni potere al noto nano despota, definendosi egli stesso: Cieco, sordo e non competente.

“Cosa vuol dire avere un metro e mezzo di statura…te lo rivelan gli occhi e le battute della gente…”

Veramente una mezza idea a chi chiederlo oggi, io ce la avrei….

Dissertando di politica, che è un argomento che al momento mi diverte assai, pensavo:

Mi sento un po’ confusa….

Vittorio Emanuele vuole essere risarcito perché suo padre  ha lasciato che la nostra nazione fosse violata, oltraggiata, defraudata ed in parte assassinata.

Il governo Prodi di sinistra, così si dice, priva con tasse gravose ed inutili gli italiani di eurini che deposita in un conticino chiamato tesoretto e che tutti conoscono ma nessuno sa a che o a chi serve.

L’esponente più alto (ihihihihi) del maggiore partito di destra, cioè Berlusconi, gioca a fare il mancino, sostituendosi ad una sinistra ,che in Italia quasi non esiste, "con il partito del popolo o il polo del popolo o la casa del popolo o il popolo del popolo e tutti a casa del polo o il popolo a casa e lui al polo, oppure tutto il polo del popolo a prendere un thè in gazebo…"

E si, sono confusa.

Un aiutino si può avere?

Scritto da: arietta alle ore 14:16 | link | commenti (32) | Categoria: politica, scemenze, pop , ihihih