Chi Sono
Utente: arietta
...ma guarda un pò che arietta!...

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Labbra Blu - Diaframma
C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. .

C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano carro che non vuol cadere nella stupidita'. .

Sulle labbra era il sapore del mattino che hai inventato tu guarda adesso come piove sulle mie labbra blu. Guarda adesso come piove sui sentieri in fondo all'anima storie che non hanno odore, e' la mia realta'.br>
Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c'e'. ma ogni cosa e' una ferita che mi ricorda te.

Labbra blu - Diaframma

mercoledì, 28 novembre 2007
Abramo uccidi tuo figlio....

Mai un genitore dovrebbe sopravvivere ad un figlio. Non è naturale. Non è accettabile.

E invece la vita segue percorsi  la cui logica disattende teoremi, distanze calcolate di iperboli, ellissi simmetriche, fattori elevati a potenza.

La vita ha in comune con la logica matematica solo  il concetto di incognita. Ma in questo caso quasi mai calcolabile. Quasi mai prevedibile.

E dunque succede che un padre debba piangere la morte di un figlio. E mai più la sua vita sarà la stessa, non sarebbe neanche vita se non per quella necessità vaga di respirare e nutrirsi e piangere.

Ma che un genitore sia la causa della morte della sua stessa progenie  non è plausibile.

fratellini pappalardi

Non mi scaglio contro Pappalardi  il padre di Gravina di Puglia  così come non mi sono scagliata contro Anna Maria Franzoni  o contro quei genitori per i quali non è possibile accertare un’effettiva  colpevolezza, mi astengo dal formulare congetture e attendo che la giustizia compia il suo corso. Però la sola ipotesi  sfinisce il mio senso materno.

Le accuse sono talmente gravi da apparire ridicole. Uccidere entrambi i figli in un eccesso d’ira per aver disatteso un divieto? Avere inveito in maniera talmente violenta  su 2 innocenti  da causarne la morte? E per quale offesa? Per esser stati trovati in piazza a spruzzarsi acqua da pistole giocattolo, piuttosto che in camera a scontare una punizione la cui efficacia doveva garantire un’educazione pregevole ?

Mio Dio, la verità non può essere tanto feroce.

Le braccia che avrebbero dovuto accoglierli a riparo di tutto il male del mondo  sono diventate armi impietose generatrici di morte? Machete? Clava? Cappio?

Non posso accettare questa condanna. Perché in questo caso dovrei concepirne la colpa. E la mia piccola mente non è in grado di lasciare spazi che possano essere invasi da realtà tanto abbiette.

Voglio appellarmi(non solo in questo caso) a quell’unico ragionevole dubbio che fa di un assassino un presunto colpevole.

Per onor del vero ad inchiodare Filippo Pappalardi non ci sarebbero prove tangibili ma una minuziosa ricostruzione dei fatti. Frasi estrapolate da intercettazioni alle utenze convaliderebbero la sua colpevolezza… e invece  non voglio credere a tanto orrore che si cela dietro una presunta lucidità reiterata davanti ai media per un anno e mezzo.

 E mai vorrei un finale comune ai fratellini Brigida e quella madre piegata in due sul sito circoscritto da bande a strisce bianche e rosse  il cui viso resta impresso nella mia memoria come la maschera di dolore più macabra che abbia mai visto.

Guardo i  miei figli in faccia. Gli leggo gli occhi, ne assaporo i baci. Uso il mio corpo come scudo e coperta. Faccio da cassa di risonanza ai loro sogni. Gli insegno l’amore che per le cattiverie e gli abomini ci penserà questo cazzo di mondo….

 

Scritto da: arietta alle ore 14:50 | link | commenti (41) | Categoria: bambini, seriamente, emozioni




lunedì, 26 novembre 2007
Complimenti vivissimi " redditando"

Questa settimana per la categoria "complimenti vivissimi"

The Winner is:

"Stu beddu spicchiu di mennula amara"

Ohhh! Finalmente un posto dove si sta benino. Tutto bello, pulito, ordinato, organizzato. Finalmente un posto dove la legalità ha la faccia di Calderoli e l’ordine il braccio di Bitonci.

E chi cazzo è Bitonci?

Cazzo… è il braccio dell’ordine di Cittadella.

Il fatto è che a tutto questo ordine, a tutta questa pulizia io non sono abituata. Ma io sono nata a sud che un poco più a sud c’è solo il polo (ma non quello delle libertà che il Berlusca lo aveva sciolto prima di metter su casa).

Ma per non lasciare l’informazione all’approssimazione procediamo con ORDINE.

Un bel giorno, il sindaco (lega nord) di Cittadella (PD) un certo Massimo Bitonci decide che nella Sua città (sua di proprietà) per concedere la residenza a chi volesse abitarci  occorre un reddito minimo di 5 mila euro al mese.

Perché ovviamente a fare il monaco è prima di ogni cosa l’abito.

E’ normale che un essere umano  che guadagna meno di 1000, 2000, 3000 mila euro al mese è un poveraccio schifoso che non merita di stare da nessuna parte. Che dignità vuoi avere? Praticamente  non sei degno di esser chiamato uomo, figurati se ti lasciano entrare a Cittadella

 Questo provvedimento è volto a tener lontano tutti i malviventi con un reddito inferiore a questa cifra, perché si sa… che se uno sfruttatore della prostituzione, se un trafficante di droga, se un terrorista ha più di 5 mila euro al mese non è mica uno spacciatore, un magnaccio, un pazzo assassino. E’ un gran signore che si può permettere l’autista e la mercedes e magari qualche bella collanazza d’oro al collo, da mezzo chilo.

 E no caro sindaco Bitonci tu sei un discriminatore!  Tu discrimini il crimine e questo non è bello.

Ma a quanto pare, al nord , se non hai un discreto giro d’affari non sei un malvivente come si deve.

A parte lo scherzo, credo che questa faccenda rasenti l’impossibile e pure l’illegalità e lo ha ben capito la procura di Padova che ha provveduto a richiamare , con un’informazione di garanzia,  Massimo Bitonci per abuso d’ufficio. A parte la scandalosa presa di posizione da parte del primo cittadino è da condannare in toto tutta la manifestazione sostenuta dalla cittadinanza  che ieri si è unita in piazza con, ovviamente, la lega nord.

Della lega ho detto e stradetto che adesso non c’ho più voglia, però mi fa rabbia la stupidità, l’occlusione mentale, l’ignoranza. Queste sono caratteristiche che generano odio, intolleranza, paure. Eppure gli italiani sono conosciuti nel mondo (a parte per Berlusconi) per la loro ospitalità, per l’accoglienza, per la loro generosità. Se in Italia non ci sentiamo sicuri non è colpa degli immigrati, dei poveri, di chi è diverso da noi. La colpa è proprio nostra che lasciamo a chiunque la possibilità di fare razzia. Ma non è con le ronde o con le generalizzazioni che si crea l’ordine o la pace. Queste sono condizioni di civiltà che vanno tutelate con la legge e il rispetto di questa entro i termini di legalità.

Ma immaginiamo se ogni sindaco di Italia decidesse di porre condizioni di abitabilità e residenza nel proprio comune….i poveri, gli emarginati, i disgraziati, i reietti, i ladri e le loro famiglie avrebbero tempo breve? Ci sarebbe una caccia all’uomo? Una cacciata globale. Oppure in barba a tutti, il prtoganista di questo affaire, crede di aver risolto da solo il problema della povertà in Italia? "Eliminiamoli e basta!" avrà pensato, "Cancelliamoli dal nostro perimetro che occhio non vede e cuore non duole", ma mi faccia il piacere! Non avrà mai sentito parlare di dignità ed educazione a prescindere dalla condizione sociale. L'uomo per bene, l'onesto lavoratore, colui il quale crede nel quieto vivere secondo il rispetto della legge e le convenzioni sociali prescinde l'importo della busta paga.

Mi scusi sindaco Bitonci, questo non è neanche razzismo è l’ultima frontiere del nazismo. Priebke al suo cospetto mi pare un’educanda di concetto, si tenga stretta la sua Cittadella.

Che gusto c’è a vivere in un posto monocromatico? Dove tutti sono di serie, con le loro belle macchine da 50.000 euro, i cartier al polso e le Vuitton sottobraccio. E’ questa la città che vuole per se e per i suoi figli?

Si accomodi pure

 

Scritto da: arietta alle ore 22:12 | link | commenti (34) | Categoria: politica, scemenze, pop , complimenti vivissimi




sabato, 24 novembre 2007
E aspetto...

Mapplethorp- solitudineAffondo gli occhi nel buio e mi concedo ad una serata di solitudine totale.

La  casa tace, non c’è nessuno al di fuori di me. L’assenza di rumore rimbalza sulla superficie dei  muri lasciando che l’orecchio si sintonizzi sulle frequenze del silenzio.

Ho tempo per riflettere.

Amare significa ,anche,  muoversi come un funambolo attento.

Ma non è mantenendo sempre l’equilibrio che si costruisce un rapporto. Perché quell’amore di cui tanto si parla non può occuparsi di non urtare la permalosa sfera del pensiero dell’altro. Il controllo dovrebbe prescindere l’amore e l’abbandono dovrebbe essere una  condizione essenziale. L’intimità non dovrebbe  temere  limiti di parola, di azione, di pensiero.

Se chi ama deve preoccuparsi di non offendere la fonte  del proprio sentimento, se deve misurare le parole, modulare il tono, sperare che il giorno che inizia sia un giorno buono o al massimo un giorno così così, di che amore si va dicendo? E come lo si potrebbe accettare?

Eppure io sono fatta così. Mi rabbuio per un nonnulla, divento scontrosa se non mi sento compresa. Mi chiudo come un pugno se mi sento attaccata. Allontano gli altri prima che diventino un preludio di indispensabilità.

Soffro per non soffrire, piango per non parlare, mi trasformo in pietra per non agire.

E aspetto…

Aspetto che qualcosa cambi, forse aspetto di morire  o solo di giungere ad uno stadio di stasi interiore, dove la calma procede impetuosa senza che si possano scorgere attimi di impazienza febbrile.

E aspetto…

Aspetto che  le lacrime ghiaccino in stalattiti appuntite e che il martellare del cuore sia solo di sottofondo al silenzio assoluto. E che  il ghiaccio diventi coperta. E il nero luce. E la fragilità speranza.

Esiste qualcosa del genere?

Perché non riesco più a sentire nulla?

E aspetto…

E se aspettare non bastasse? E se questo fosse il destino che mi è stato cucito addosso quando ero solo un’ipotesi? Un’armatura contro gli imprevisti del mal di vivere?

In fondo aspettare ha in se un che di romantico, di illusorio. O è solo un modo per impiegare il tempo quando ci si  accorge che non si ha altro da fare.

Questo silenzio è baccano.

Scritto da: arietta alle ore 21:52 | link | commenti (34) | Categoria: dentro dentro




venerdì, 23 novembre 2007
vaaa beneee!!!

Pare che Berlusconi abbia designato il suo successore.

E se la delfina 

delfina 

la prescelta  

icona

la favorita  

cortigiana

avrà  questo da offrirci:

brambilla1            brambilla2

 

Siamo a posto!!!! ( al calduccio almeno)

Scritto da: arietta alle ore 17:28 | link | commenti (68) | Categoria: politica, scemenze, pop




martedì, 20 novembre 2007
io. cazzo! (piccola revisione al post)
 

lady in black

Sono un mostro.

Ho la faccia di bronzo, il corpo di pietra e il cuore di plastica.

e inoltre aggiungo:

Chi cazzo sei?

Che vuoi da me? Che volete da me e dico a chi punta il dito?

Non capite e pretendete. Non vi soffermate e giudicate.

Tu questo, tu quello. Tu di qua, tu di la.

Mica ti tedio con le mie questioni intime e intimistiche. Sono una che tira dritto io. Non mi soffermo. Devo andare avanti, devo sempre andare avanti. Perché nessuno si aspetta niente ma neanche che mi soffermi sui miei dolori.

Non c’è pace  lo so, l’ho sempre saputo e allora ho dovuto fare alchimie è trasformare il tessuto cardiaco in pvc  affinchè non si ledesse con questi continui sussulti.

Mi hanno crocifissa anzitempo perché ero come ero e allora a darci dentro in tanti “che tanto da te ci aspettiamo grandi cose”. Tutti ad aspettarsi qualcosa, la testa, il cuore, la figa.

Eccomi qui, sono carne da macello.

Venghino signori che qui c’è roba buona…..

Che ne sai delle mie lacrime? Che ne sai delle mie paure? Di come tengo stretto il cuscino di notte quando intorno c’è solo gelo?

Che ne sai di quello che si prova a cercare certezze in un pozzo senza fondo di rifiuti e porte chiuse?

Sono stata mille io diverse, ogni volta nella speranza di accontentar qualcuno.

Quale tremenda verità  ferisce te più di me?

Che l’amore mi sfiora ma non mi travolge?

Pensi che questo supplizio ferisca più te o più me?

Hai pensato a cosa si prova a portarsi appresso una zavorra al posto del cuore. Ci hai pensato cazzo?

Eri tu che cercavi amore in me mentre io ti dicevo che avresti trovato solo mattoncini lego con cui costruire castelli ed ipotetiche alcove.

Cosa credevi? Che ti dicessi queste cose per far la preziosa? Per fare quella che se la tira con le sue ARIETTE da principessina da salvare.

No tesoro, qui c’e strazio allo stato puro. Un mondo di dolore che ammorba ogni cellula sconfitta. Qui c’è il suicidio che si è arreso alla vita. Una vita uguale e fine a se stessa.

Non c’è posto per l’amore qui dentro e parlo di quell'amore che lega 2 persone in un unico affare.

Cerco di rispettare il prossimo e pretendo di essere ripagata con la stessa moneta, parlo chiaro sempre, metto me stessa sopra un tavolo per non esser accusata di pubblicità ingannevole.

E non dire che non ti avevo avvertito. Hai voluto sfidare la sorte ma i dadi ti hanno detto male questa sera.

 

Scritto da: arietta alle ore 16:31 | link | commenti (35) | Categoria: seriamente, dentro dentro




lunedì, 19 novembre 2007
Fate entrare l'imputato...

creaz_2[1]

L’uomo o meglio la mente umana non finirà mai di sorprendermi.

Andando in giro per il web mi sono imbattuta in una bizzarra notizia ovvero:

Rumeno querela Dio.

Un omicida rumeno di 40anni, tale Mircea Pavel ,ha querelato  Dio per Abuso d’ufficio. Al cospetto di una corte che gli aveva inferto una pena di 20 anni di galera per omicidio questo fantasioso malandrino ha voluto chiamare in causa chi, secondo lui, è stato l’artefice delle sue malefatte . L’uomo sosteneva che Dio“in persona” non aveva tenuto atto al patto sancito con il battesimo e lasciandolo senza alcuna protezione non lo ha protetto dal male che invece lo ha investito in pieno. E perciò lo ha denunciato. Ovviamente  il giudice ha dovuto respingere l’istanza perché non era possibile inviare un mandato di comparizione per sconosciuto  indirizzo ufficiale.  Sarebbe stato forse più indicato un mandato di Apparizione?

Ma la sorpresa vera e propria giunge da un’ulteriore notizia correlata a questa,  Ernie Chambers un senatore di Omaha cita anch’esso in giudizio il creatore perché lo ritiene responsabile di "infinite morti, eccidi e calamità naturali" (nelle parole del deputato), questo per creare un precedente legale al quale ogni essere umano potrà fare riferimento in caso di incidenti, disgrazie, avversità.

Adesso dico io...ma un viaggetto a Lourdes per entrambi no? Magari nella speranza di un patteggiamento misericordioso….

 

Scritto da: arietta alle ore 15:28 | link | commenti (14) | Categoria: chiesa, ihihih




giovedì, 15 novembre 2007
Pacs o non pax?

Hai capito il buon Gianfranco Fini? Zitto zitto e buono buono  ha dato il benestare all’ avvocato Giulia Bongiorno ,deputato di AN e portavoce dello stesso, di confermare tutte le indiscrezioni trapelate nei mesi passati.

La faccenda è comune alle metà della popolazione mondiale ovvero separazione dalla coniuge (Daniela Di Sotto, in questo caso) e coronamento ,suggellato da una futura nascita, dell’amore segreto con una nuova compagna (la signora Elisabetta Tulliani già ex di quel gran signore di Luciano Gaucci ex presidente del Perugia calcio, nonché latitante per le vicissitudini del fallimento della sua gestione).

Fin qui niente di strano a parte qualche zaffata di gossip disinteressato,  ma siccome sono un’imperdonabile cattivella  sghignazzo sotto i baffi (che non ho, merito della ceretta) e mi interrogo su un aspetto più costituzionale….  gridando a gran voce:

Cazzo Gianfranco sei anche tu un PAX al momento…

Come la mettiamo?

Ihihih

Scritto da: arietta alle ore 17:58 | link | commenti (36) | Categoria: politica, scemenze, ihihih




lunedì, 12 novembre 2007
"io non mi voglio"

Mi infilo la vestaglia e mi alzo dal letto, solo pochi passi per giungere alla finestra.

C’è sempre il mondo lì fuori.

Ma non mi appartiene.

Nulla mi appartiene se non queste ossa

che pesano come se avessi altri corpi sopra il mio.

Anche ieri non ho mangiato.

Sono stata brava.

Devo continuare così.

Prima danzavo, adesso non posso.

 Ma quando troverò la mia “forma” ideale dovrò riprendere le esercitazioni.

Forse un giorno riuscirò ad essere come mi voglio.

Ma come mi voglio?

In effetti non lo so.

Io non mi voglio.

Perché altri non mi hanno voluto.

E l’essenza diventa assenza.

Assenza dell’essere in un corpo da annientare.

Torno a farmi assorbire dalle molecole del materasso.

Loro non mi respingono anzi mi accolgono.

Mi inghiottono.

E forse anche oggi riuscirò a non mangiare.

 

Sui cartelloni pubblicitari delle nostre città non campeggia più l’immagine di Isabelle Caro, la modella anoressica che ha fatto discutere nei mesi passati. L’attenzione è calata su questo argomento che comunque sarà rispolverato alla prossima morte. Saremo tutti li a guardare nuove immagini di orrori che comunque continuano ad accatastarsi a mucchi.

Allora di tanto in tanto io mi occuperò di questo argomento. Per tenere alta l’attenzione. La mia sicuramente e di tutti quelli che vorranno lasciarsi condurre su questo sentiero doloroso. Le manifestazioni di questo disturbo sono molteplici. Le motivazioni infinite. L’aiuto necessita di informazione.

Pubblico qui sotto alcune immagini. Immagini forti, immagini che parlano chiaro. Immagini che non lasciano possibilità di interpretazione, che hanno il potere di scuotere gli animi.

anoressia 1

L’anoressia è una malattia che prima di giungere al corpo nasce nell’anima.

Ci vogliono almeno un paio di mesi prima che la perdita di peso cominci ad essere rilevante ed i certi casi anche di più. Il comportamento di una persona anoressica è chiaramente individuabile. Basta notarlo.

anoressia3

E’ fondamentale non attaccare chi è vittima di disturbi alimentari, un consiglio per chi decide di affrontare l’argomento con la “vittima” è quello di prepararsi in anticipo.

La comunicazione con queste persone, in alcuni casi, passa anche per il silenzio. Non occorrono parole, è sufficiente la presenza. L’esserci per l’altro.

Carezze volutamente distratte, baci lievi come l’aria, piccole attenzioni da nulla possono fare molto.

Occorre stabilire un reale contatto fisico fatto di comprensione ed accettazione prima di affrontare qualsiasi discorso in merito al problema.

 

anoressia2

La giusta attenzione a chi ci sta accanto può scongiurare l’ipotesi di un reale calvario e in alcuni casi anche di morte.

I nostri figli, i nostri alunni, i nostri ragazzi in genere hanno bisogno di noi.

Non abbassiamo la guardia.

MAI.

(grazie)

Scritto da: arietta alle ore 10:57 | link | commenti (25) | Categoria: seriamente, anoressia




domenica, 11 novembre 2007
"complimenti vivissimi" I (razzolando)

Oggi voglio inaugurare una nuova rubrica, quella dei “complimenti vivissimi” che andranno a chi si è distinto per una particolare azione, parola, idea.

La vincitrice di oggi domenica 11 novembre 2007 è la signora Mariella Mazzetto nonché capogruppo della lega nord di Padova. La cronaca del misfatto campeggia oggi su tutti i quotidiani dunque spenderò poche parole in merito. L’idea strabiliante della signora è stata quella di condurre al guinzaglio un maialino innocente su quello che avrebbe dovuto essere il sito della nuova moschea, destinato dalla amministrazione del comune veneto. Che c’è di male? Avranno pensato in molti, ebbene codesta azione ha scongiurato la possibilità di una costruzione dell’edificio del culto islamico perché contaminato dalla presenza dell’animale considerato impuro dagli islamici. Padova ha così “riavuto” il suo terreno e forse anche la tranquillità di chi la pensa nello stesso modo della capogruppo.

Inutile dire che questa azione è stata, per me, disonesta e meschina inoltre non è che una negazione del diritto che la lega nord vuole invece che le sia riconosciuto, ovvero di potere esprimere il proprio parere in merito. Se continueremo ad agire senza possibilità di dialogo è facile pensare che ben presto ognuno si arrogherà il diritto per qualcosa a prescindere dagli altri. Un casino insomma.

La lega ci tiene a specificare che l’idea è da appoggiare ma non nei modi (dovere di cronaca) ma questo non costerà il posto alla signora e la soddisfazione per la “maialata”.

Se ne avessi l’opportunità vorrei fare qualche domanda alla signora Mazzetto, come per esempio:

-          Pensa dunque che l’identità italiana di ognuno di noi possa vacillare con l’edificazione di un luogo di culto di un credo differente al nostro?

-          Ritiene che tale identità sia direttamente proporzionale ai mt.quadri? o cubici?

-          Possiamo noi del sud (isole comprese) esprimere il nostro giudizio o i Km fungono da variabile identificativa?

-          Dovremo abituarci all’idea di vedere graziosi maialini in giro a delimitare percorsi mentali e fisici?

Oggi è il compleanno del mio bambino, vorrei potergli regalare la speranza di un mondo migliore. Un mondo in cui un rumeno è un rumeno e non un assassino. Un mondo tranquillo in cui il giorno di ringraziamento a Dio (uno) i figli possano andare per mano coi padri e pregare. Un mondo in cui il confronto dovrebbe essere difeso ad ogni costo ed il parlare non fosse una necessità di offesa. E che la madri musulmane non debbano temere di non potere piangere sui corpi dei figli nei casi di morte, perché disintegrati in una esplosione. E che i popoli possano vivere secondo le proprie tradizioni nel rispetto di tutte le moltitudini.

Vorrei regalargli l’idea di un mondo da vivere.

E non questo senso di distruzione imminente.

 

Scritto da: arietta alle ore 13:15 | link | commenti (23) | Categoria: politica, seriamente, pop , complimenti vivissimi




giovedì, 08 novembre 2007
Visci Donato e le molestie

“Il dott. Visci Donato era un ometto come tanti altri in tutti i sensi. Piccolo borghese cresciuto in grembo all’azienda aveva faticato parecchio per arrivare al suo posto. 25 anni di ligio servigio erano bastati a stento a farlo accedere al quadro dei “quadri”. Arrancava sulla scala gerarchica ma da qualche anno il ruolo di capo del personale gli aveva conferito quell’aurea di potere, magnifica per ogni essere umano.

Certo  si rendeva conto di suscitare negli altri una specie di repulsione, ma questi erano ormai solo dettagli. Il dott. Visci Donato si specchiò nel vetro del battente; I suoi 140 cm. di altezza e i  93 kg di peso non lo proiettavano nell’olimpo degli uomini di gran fascino. Anche la pelata arricchita da 2 ciuffi di peli ricci ai lati ,proprio sulle orecchie e il naso a nodo di cravatta non erano granché ma la caratteristica, che anche egli stesso, reputava abbastanza fastidiosa erano gli angoli della bocca costantemente bianchi per degli strani depositi di bava che continuavano a schiumare.

Eppure non poteva lamentarsi. Nonostante il fatto di non essere sposato la sua attività sessuale andava a meraviglia. Non era una pratica del tutto convenzionale ma  comunque sortiva i suoi effetti. Perché il dott. Visci Donato aveva trovato una sorta di escamotage per aggirare il problema dei continui rifiuti. Lui si imponeva. Cazzo come era semplice.

Questo pensiero gli diede un’erezione blanda ma comunque pulsante.

Era semplice si. Bastava convocare qualche giovane fanciulla “da curriculum vitae” e il gioco era fatto. Anche se le meno resistenti erano le donne tra i 40 e i 50, quelle massacrate dalla vita insomma, quelle che cercavano un lavoro per il sostentamento di una famiglia appoggiata sul precariato. Le giovani laureate cominciavano a sbattergli la porta in faccia, stupide, piccole dottoresse del cazzo. Erano convinte che il loro bel titolo valesse più del culetto e che se non lì, sicuramente da un’altra part, avrebbero trovato “un posto fisso” senza qualche piccolo pom…ehm  favore.

Le donne mature conoscevano il sapore amaro della sconfitta, conoscevano la frustrazione di un ulteriore fallimento . Non sopportavano il peso di un ritorno a casa a mani vuote.

E lui tutto contento preparava il suo altarino sulla scrivania per il colloquio di lavoro del giorno: fazzolettini imbevuti, preservativi e all’occorrenza quel nuovo gel lubrificante tanto pubblicizzato. Se fosse andata bene avrebbe rimediato una buona scopata e l’assicurazione che la neo assunta avrebbe soddisfatto le sue esigenze anche in periodi successivi, se invece la stronza gli avesse riso in  faccia avrebbe sempre potuto chiamare nel suo ufficio quella ragazza disabile del centralino che nei casi di emergenza, anche se piangente, si girava verso il muro e subiva lamentandosi.

E si…... Lui nella vita era uno che era riuscito a realizzarsi.”

 

Ogni riferimento a persone somiglianti è puramente casuale. Ho voluto tracciare questo breve profilo per puntare l’attenzione su un terribile problema della nostra società, ovvero quelle delle molestie sessuali nel mondo del lavoro. Il paradosso consiste nel fatto che sempre la donna pur essendo la parte lesa, viene penalizzata in caso di denuncia. L’unica alternativa è l’abbandono del posto di lavoro. Dunque la molestia resta un fatto privato e doloroso, un duro prezzo da pagare per mantenere (spesso) l’unica fonte economica di sostentamento per le famiglie sempre più penalizzate dalla crisi economica. I meccanismi innescati da approcci sessuali negli ambienti lavorativi sono di reale sottomissione e accettazione schifata: le perplessità e la sfiducia nei confronti di chi denuncia rimanderebbero ad una serie di giudizi ed indagini umilianti e pietose nei confronti della parte lesa.

In Italia non esiste una normativa dettagliata in questo senso.

Gli artt.4 ed 8 della Legge 125/91 "Realizzazione parità uomo - donna", in base ai quali si prevede la "Possibilità di agire in giudizio contro il datore di lavoro per atti o comportamenti che portino ad una discriminazione anche indiretta sui lavoratori in ragion del sesso" non tutelano contro gli abusi sessuali.

In caso di molestie , si può ricorrere alle norme circa gli atti di libidine violenta, atti osceni, atti contrari alla pubblica decenza, violenza privata e aggressione; oppure all'artt.660 del Codice Penale, "molestia o disturbo" ed ancora  al reato di "Abuso di atti di ufficio, concussione", e all'artt.2087 del Codice Civile: "dovere dell'imprenditore è di fare il necessario per tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro".

E' opportuno che le signore si facciano seguire o consigliare da un avvocato di sesso femminile.

Io sono molto più drastica. Punto tutto sull’evirazione.

 

Scritto da: arietta alle ore 09:34 | link | commenti (32) | Categoria: seriamente, sesso, caricature




martedì, 06 novembre 2007
Il diario di Jane somers
donnescialle[1]

Alcuni libri calibrano i  nostri sentimenti.

Il loro indurci alla riflessione fa senz’altro parte di quell’itinerario che un vero autore si propone di intraprendere con i propri lettori. Perché, diciamolo pure, di autori piccolini, pseudo autori e quaquaraquà ce ne sono a bizzeffe. In molti sono convinti che saper scrivere possa concedere loro l’autorizzazione a pubblicare, a dire, a raccontare. Ma di molte chiacchiere se ne farebbe volentieri a meno.

(E comunque non comprare un libro è sempre un’ottima alternativa al comprarlo.)

Leggere, dicevo, ci aiuta a mettere a fuoco concetti tralasciati, dimenticati. Leggere ci spinge a guardare oltre, a considerare le visioni altrui e a ponderarle. E anche se ciò che abbiamo letto non ci è piaciuto è comunque  entrato a far parte di quel  nostro patrimonio personale che costituisce la nostra richezza.

Quando giungono a noi autori o opere del tutto inaspettati, i segmenti di sentimento che abbiamo accantonato cominciano a palpitare come pezzi monchi di noi messi da parte perché considerati superflui. E ci accorgiamo che la vita e l’amore e le intelligenze ci tengono in vita anche se continuiamo a fingere di non vederle. Di non sentirle.

Il diario di Jane Somers è un libro sorprendente e feroce.  Bellissimo direi.

Non per niente a scriverlo è stata il premio nobel per la letteratura 2007 Doris Lessing.

Chi me lo ha regalato lo ha fatto con un scopo , penso. Voleva spalancarmi  gli occhi su un mondo troppo spesso negato. L’amore e l’amicizia. Ne ho tratto una parte di me sepolta ma comunque viva e vibrante.

Janna, la protagonista, è una giovane 50enne dalla vita caotica e piena che usa come cuscino per attutire obblighi  irrisolti e sentimenti taciuti. La morte del marito prima, quello della madre poi, scavano al suo interno voragini di silenzi inferti e subiti. Ma il vero problema è proprio nel confronto  con la morte. La negazione di questa la spinge lontano da ciò che dovrebbe fare, ovvero assistere le persone più importanti per lei  proprio al momento della loro agonia  e della successiva dipartita.

L’incontro con una donna vecchia e sola, lercia e povera  ma disarmante per la sua fame di amore e considerazione la induce a rivedere quel contratto stipulato con l’esistenza  . Le carezze alla “piccola Maude” solo pensate e a volte appena accennate le fanno varcare la soglia della dimensione altruistica che in ogni uomo è posta ai limiti dell’anima.  La quotidianità  è scandita da piccoli impegni fino a poco prima al di sopra di ogni possibile concezione, come la pulizia della topaia priva di servizi  nella quale la vecchia amica vive o anche della persona, spesso lurida e maleodorante. Nasce pian piano un’intesa di estrema tenerezza, scandita de sguardi accigliati per i ritardi inevitabili di una donna al centro di  un mondo glamour e patinato e lunghi silenzi per gli appuntamenti mancati e ardentemente attesi da chi non ha altro da fare se non aspettare .

Due forze totali si fronteggiano: Da una parte la solitudine della vecchiaia di chi vive ai margini dei sentimenti altrui e dall’altra il bisogno di amicizia da donare a chi ne ha veramente bisogno.

Ma questo rapporto rappresenta anche l’estremo tentativo di recuperare ciò che ormai è perso per sempre, come il  dare le dovute cure a chi in quel momento non ha altro e dunque un tentativo di ricongiungimento  con la figura del marito amante e della madre silente il cui affetto diventa prerogativa di una sorella sempre presente, sempre perfetta, sempre migliore.

Il diario di Jane Somers è un libro complicato ed affascinante perché il suo spessore è dato dalla intensità di sentimenti elementari  e  fondamentali……

Chi di noi sarebbe disposto a non rientrare a casa dopo un’estenuante giornata di lavoro per far la spesa e cucinare e rigovernare la casa di una donna estranea?

Chi di noi scambierebbe il proprio tempo con lunghe notti di veglia in ospedale, per una amica di cui fino a poco prima non si conosceva l’esistere?

Quanti di noi sono disposti a restituire alla vita il bottino saccheggiato in anni di agiatezza per regalare un sorriso sincero e una lacrima vera nell’ultimo istante di vita di una sconosciuta?

donnescialle[1]          donnescialle[1]                 

        donnescialle[1]

Scritto da: arietta alle ore 21:08 | link | commenti (23) | Categoria: libri




venerdì, 02 novembre 2007
Michè...(Mura mura)

 

 (Mura mura. Gianna Nannini)

2 Novembre.

Varco il cancello del cimitero

E’ tutto talmente ghiacciato in questo posto.

(aria aria fredda,  aria aria lenta, aria aria)

Mi seggo sotto l’arco della piccola cappella di famiglia e aspetto. Chiudo gli occhi nell’attesa di essere raggiunta dal suo odore, dalla sua voce tintinnante, da quella presa sicura che in molte occasioni mi ha evitato il baratro. Mia nonna.  N’trusciata (avvolta) nei suoi scialli lavorati all’uncinetto,  invadendomi l’anima mi raggiunge.  Lei sa che mi occorre coraggio.

(Chiudo gli occhi  sono cieca o vedo luce dentro me?Luce luce luce bianca, luce luce stanca, luce luce)

Ho un’altra visita da compiere. Rimandata troppo a lungo. Inutilmente.

Michele.

Il mio amico, la mia gioia, il mio tanto.

Michele.

(Apro gli occhi, non c'è vento adesso: non sei più con me. Sole, sole sole nero, sole sole greco, sole sole)

Una lapide bianca per segnare il punto in cui sono custoditi 27 anni di amicizia andata a male

(pietra, pietra pietra chiusa, pietra pietra muta, pietra pietra). 

Non c’è la foto, meno male. Non la voglio lì neanch’io. A quanto pare non la vuole nessuno quella orribile foto di ceramica a forma di uovo. A me non serve. Io mi ricordo tutto. Non ho perso un attimo di noi. Quel nostro essere fratelli. Sempre insieme.

Da ragazzini stavamo per ore nella stessa stanza senza parlare. Ognuno faceva le sue cose come se l’altro non ci fosse. Credo che questo sia il più alto grado di intimità e di complicità fra 2 persone.

Abbiamo dormito, mangiato, bevuto, studiato insieme. Abbiamo abitato nella stessa casa di universitari  amandoci fraternamente, senza mai un equivoco, senza mai una carezza che non fosse una pura e semplice carezza o un bacio  che non fosse un puro e semplice bacio.

“Michè… Ti ricordi quella sera in cui hai bussato alla mia porta e dopo esserti steso sul divano  hai detto “ho un cancro”?

(ferro ferro freddo, ferro ferro dentro, ferro ferro).

Da quella sera non ti ho più visto, non ti ho più sentito. Te ne sei andato e ti sei portato dietro la tua parte di noi che adesso mi manca terribilmente.

Hai portato via le tue mail dall’altro capo del mondo, quelle orribili sciarpe di lana, il tuo sacco a pelo, la tua pipa, quella luce argentata negli  occhi. Il nostro parlare per ore pure la notte, le canzoni di Vasco urlate al mare, quel tuo annodare le dita intorno alle mie.

Mi manca la necessità che avevi di me. Quel tuo ascoltare solo le mie parole. Quella continua richiesta d’amore e di attenzioni. Mi hai lasciato al freddo Michè…

(Muro duro duro duro, muro muro crudo, muro muro)

Qualche tempo fa…molto tempo fa, ho incontrato tua madre.  Per poco non mi salutava, sono stata io a destarla. Mi ha guardata negli occhi e si è messa a piangere. Le ho preso la busta della spesa e ci siamo sedute in macchina. Non la incontravo dal giorno del tuo funerale, ci siamo sentite qualche volte ma null’altro. Io non ho più il coraggio di andare a casa tua. E’ troppo grande quella casa, troppo importante, non riesco a sostenerla senza di te. Dicevo di tua madre, di come è cambiata da quando te ne sei andato. Non riesce più a parlarmi però dice che vuole ascoltarmi  perché io so cose di te che nessun altro conosce.

Non ti preoccupare, non le saprà mai nessuno.

Tutti pensavano e forse speravano che un giorno ci saremo sposati. Loro non sapevano cosa ci unisce ancora. Un legame qualsiasi sarebbe stato troppo riduttivo per noi due, il sesso poi….storie di umanità comune (come dicevi sempre tu). E invece noi eravamo spiriti eletti stretti nella morsa dell’amore che non distingue sessi o razze o età. E tu che gridavi sempre ridendo…”un amore così non lo auguro a nessuno…”

Sono passati 2 anni. 2 anni che non ti vedo, che non ti sento, 2 anni che tento di spiegare ai ragazzi cosa è davvero la morte. 2 anni in attesa di quella rassegnazione che stenta ad arrivare.

(Cerco un corpo, contro i sassi tremo, non c’è un’anima per me)

Io non ci torno in questo posto. Non sopporto l’idea che tu sia li sotto e che io non possa raggiungerti. Che io non possa scavare con queste mani la terra che ti copre e che ci separa. Non sopporto l’idea che tu debba riposare mentre qui c’è tanto lavoro da fare. Hai presente come mi consolavi quando mi sono separata? Giuravi che mi avresti aiutato tu coi ragazzi, che saresti stato tu a portarli in piscina o alle gite. Mi dicevi che mi avresti scelto un altro marito perché da solo non saresti riuscito a gestirmi (ma questa volta meno stronzo) e che questa volta non mi avresti fatto da testimone ma se fosse davvero successo allora ti saresti vestito da damigella e ridevi...ridevi.

Mi hai lasciata sola. Ed io devo farmene una ragione.

Mi accorgo che non ti ho portato neanche un fiore. Però ti lascio le mie lacrime.

Me ne vado Michè. Torno a casa.

(torno indietro, troppo grigio scende,tutto buio al mondo è)

 

Scritto da: arietta alle ore 15:12 | link | commenti (57) | Categoria: emozioni, michele