




“Ho gli occhi allagati di mare.
Non mi avevano detto che sarebbe stato il primo nemico da temere.
Ci lasciamo alle spalle le nostre famiglie, le nostre case, le nostre storie che anche se storie da poco, storie da nulla, sono pur sempre le uniche cha abbiamo.
E il mare ci divora.
Mi chiedo se la mia esistenza valga meno di giorni e giorni di traversata. A fissare il vuoto che ingoia pure l’orizzonte. A sentire i lamenti e i pianti di chi come me eviscera se stesso in un addio.
Forse la nostra speranza è solo il gesto di salire su un battello di legno e cartone. Perché quando sei compresso tra altri corpi di vivi e di morti pensi che la tua vita è tutta lì in pochi metri di disperazione. Sai che non rivedrai più chi hai amato e scansi questi pensieri con il sogno di un ritorno ma è un sogno dal prezzo troppo caro. Perché lo paghi con la vita o con la sconfitta.”
Sono rimasta molto turbata in questi giorni. La spiaggia di fronte la mia porta è stata presa d’assalto da mezzi di polizia e pompieri. Gli elicotteri sembravano campane a morto. E i morti erano li, stesi sulla spiaggia.
I cadaveri galleggiano sul pelo dell’acqua. Per noi sono solo corpi, per altri padri e madri e fratelli e amanti.
Non c’è tempo per scagliarsi in sterili accuse. C’è sempre, a questo mondo, un debole e un forte, un carnefice e una vittima, un assassino e un morto. Ma adesso che sono qui, davanti ai miei occhi, avvolti nei sudari dei loro stessi stracci, con gli occhi mangiati dai pesci e le alghe aggrovigliate tra i capelli, c’è solo il tempo per una preghiera che li possa accompagnare oltre il confine di questa esistenza. Perché non si sentano soli e impauriti pure nella morte.
“Corri fratello…che adesso comincia il bello!”
![platinette[1]](http://files.splinder.com/02d741286d82bbb61c5b98aa82438c54.jpeg)
La vipera della famiglia delle GranButtana è un essere talmente velenoso da concedere poche possibilità di divertimento. Spegne ogni fantasia per cui è necessario conoscerla per evitarla.
Buttana c’è nata e su questo non ci piove. Al momento del parto esce dal ventre materno tutta blu (très chic) e attorcigliata in metri di cordone ombelicale che così la facciamo tragica fin da subito.
Antipatica e manesca fin dai primi anni di vita impara presto a scambiare caramelle con quattrini sonanti esercitandosi nella corruzione che è una gran figata e di cui disporrà per il resto della vita. Fa presto ad alzare la gonna che pare una pratica di sicuro successo.
Cresce rinvigorendosi nella sua bruttezza che non sempre è quella o solo quella fisica. Però praticamente è spesso la cozza del gruppo. L’invidia non le lascia fiato rischiando l’embolo impazzito di continuo. Ma c’ha “i sordi” e questo ritorna assai comodo. Per cui compra tutto o almeno ci prova.
Lei sa tutto. Di tutti.
Lei capisce tutto. Legge il labiale. Ha l’orecchio bionico e la lingua biforcuta.
Divulga la notizia meglio della rete.
Ma usa la lingua anche per altro, (che le vipere sono le migliori altro che bolognesi).
Vive con la pancia risucchiata all’interno.
E col culo speranzoso in fuori.
Va a Messa tutte le domeniche e la dottrina di cui è seguace è: "Ama Iddio e fotti il prossimo".
Venera S. Maria De Filippi che a spigoli e intrallazzi non è seconda a nessuno e che delle vipere è la santa protettrice.
Lei la da. Quando gliela chiedono. E siccome non capita spesso… si fa i cazzi degli altri tanto per restare in tema (che poi sono sempre meglio dei propri).
Ma sa anche essere una brava massaia: Taglia e cuce. Lei coltiva zizzania. Prepara bocconi amari. E lascia cuocere nel proprio brodo.
Lei è ovunque. Si materializza dal nulla quando cerchi discrezione.
E se ti scova per puro caso comincia a tremarle il sopracciglio sinistro e a tirarle l'angolo destro della bocca in un eccesso di felicità che questa non era in programma.
Lei non sparla, dice le cose così…tanto per dire. E le dice sorridendo che per poco non ci scappa la paresi facciale e intanto constata,soppesa, misura… il danno fatto . E se nota turbamento le si accellera il processo di crescita dei peli delle ascelle.
Ti incontra e ti gracchia “ Ma come sei sciupata!… sembri malata!!!” Questo significa che contestualmente gonfia dalla rabbia per la tua linea ritrovata, le si ingrossa il pelo, le gonfia la carotide e assume il definitivo aspetto di Platinette . Affaire compreso.
Ha l’antennino UMTS sottopelle che non gli serve comporre il numero. In mancanza di segnale usa la comunicazione telepatica perchè proprio non resiste a trattenersi dal divulgare alle compari l’ultima, succulenta, verità nascosta. Ogni pettegolezzo le giunge per incanto e se il canale è momentaneamente ostruito, non c’è problema: LO INVENTA.
Appena la vedi per abitudine prima ti tocchi le palle e poi ti giri guardinga con la sensazione di essere stata scoperta anche se se stai semplicemente buttando l’immondizia nel cassonetto.
Perché lei ti legge il pensiero. Altrimenti non potrebbe celebrare il processo alle intenzioni. Se ti vede parlare con qualcuno…suppone… e allora scatta la fase di indagine, che non avendo studiato diritto, quasi mai è preliminare ma fortemente definitiva. Senza possibilità d’appello.
Difficilmente trova la strada della redenzione. In tarda età la si trova spalmata al vetro della finestra alla quale ha tolto pure la tenda così spia meglio.
Ha sempre lo spiraglio della porta con un filo di luce che traspare, quando rientri la notte.
Perché lei non dorme. Veglia la notizia prima che si dissolva con le prime luci dell'alba.
E non muore presto perché quando è morta non sanno dove metterla.( In Paradiso no che è per pochissimi, al Purgatorio c’è la fila (roba di precari) e all’Inferno non si capisce una mazza perché con l’indulto si era svuotato un poco ma adesso ci sono i problemi di sempre….poveri dannati. E la vipera non la vogliono che già hanno il loro bel da fare col serpente).
Ho sostituito l’intimismo con un sano pragmatismo.
Ho lasciato che il tempo e l’impiego di questo prendessero il posto delle atmosfere rarefatte, della malinconia o dei desideri.
Dei sogni.
Ad un certo punto la vita mi ha imposto una scelta. Prendere o lasciare era il messaggio.
E io ho preso.
Ho preso la situazione tra le mani e mi sono messa a lavoro.
Non è stato semplice, non lo è mai quando occorre adattarsi a qualcosa che non hai voluto.
Però è in queste occasioni che occorre dimostrare a se stessi che sopravvivere è solo una delle possibilità. Perché si può scegliere di vivere. A testa alta.
Le scelte. Ecco cosa mi spaventa….le scelte.
E quando in casa sei tu sola a prenderle ti preoccupi che siano quelle giuste, se non altro perché poi non sai a chi rifilare la colpa in caso di debacle. E non stiamo parlando di quale detersivo usare per i capi scuri o di che colore tinteggiare le pareti nella stanza degli ospiti. Sto parlando di quelle scelte che possono compromettere il buon esito di un’intera vita.
Il fatto è che all’improvviso si diventa adulti.
Non sai come succede ma all’improvviso la prospettiva cambia e ciò che era non è più. C’è un’effettiva presa di posizione che ci impone di non poter più demandare ad altri responsabilità e decisioni. C’è che ad un tratto coerenza e fermezza diventano strane presenze con le quali è un obbligo convivere.
E può capitare di rivedersi negli stessi panni di chi ci ha preceduto.
Può capitare di ritrovarsi a dire quelle stesse frasi che si odiavano, quando a proferirle era nostra madre, ma che adesso hanno un senso assolutamente nuovo perché maturato dentro di noi.
Oggi ho udito me stessa urlare – Questa casa non è un albergo! – Non era possibile eppure così è stato.
Chi poteva supporre che la richiesta di una pietanza diversa a pranzo e a cena o l’incuria di lasciare 3 televisori accessi contemporaneamente o la strafottenza di insozzare, per una doccia, l’intera stanza da bagno e non spegnere neanche la luce avrebbe potuto consegnarmi la licenza di albergatrice? Di locandiera di 2 ragazzi sempre meno presenti in casa?
“Questa casa non è un albergo” è il tempo che passa anche per me.
E’ la paura di potere scoprire un giorno che questi stessi figli non sono venuti su bene, come invece speravo.
E’ aver ceduto il passo ad una condizione superiore che mi relega lontano dalle fantasie intrise di spirali di fumo e tacchi da 12.
Ma questa casa non è un albergo è anche la consapevolezza di una scelta precisa:aver consegnato loro le chiavi del mio cuore.
E’ la volontà che comprendano che avrei potuto anche scegliere altro.
E invece ho scelto loro… E quel continuo andar di stanza in stanza a smorzare interruttori.

Siamo tutti rinchiusi in esistenze in bilico.
Trafelati,insonni, stanchi.
I più fortunati vivono la vita che hanno desiderato, voluto, costruito.
Tutti gli altri si adattano a quella che hanno.
Alcuni non si lamentano per condiscendenza nei confronti del destino e altri invece vorrebbero sempre essere da un’altra parte, a fare qualcos’altro.
Io sono fra questi.
Questo freddo irrigidisce gli ingranaggi della mia piccola mente, quasi fossero parti di metallo che ad un certo punto non si incastrano più come in origine, quando il progetto aveva superato tutte le fasi del collaudo. Mi ritrovo a pensare cose che non dovrei e che vorrei e questa insoddisfazione grava sulle mie spalle come fosse un pesante mantello di pelle di animale. Ritorna sempre in me il desiderio di spogliarmi di tutto e andare per strada come un piccolo scheletro.
Essenziale. Scarno. Vuoto.
Chiuderei ogni porta alle mie spalle e procederei verso il mio “non luogo”.
Un posto bellissimo oltre i limiti della mente.
Già mi vedo a camminare scalza lungo una battigia immaginaria ed infinita incastonata di conchiglie e piccoli sogni.
Mi stenderei sulla sabbia aspettando che il cielo mi coli addosso.
E sentirei solo il peso dell’aria che si gonfia di vento autunnale.
Consegnerei i miei occhi ad una solitudine sconfinata e mi perderei nel nulla…
Anche solo per pochi attimi.
Ihihihih.
Mastella" mi fa morire". (Un po’ come la storia di Berlusconi che è amico di Apicella) .
Il nostro guardasigilli, che fra un po’ guarderà quelli degli “altri” ,ha un unico problema:
NON C’HA LE FISIQUE DU ROLE.
Tieni duro tesoro…..
a quanto pare la crisi al momento è scongiurata, aggiornamento delle 21.10 ma terrà,? Non è che la vedo benissimo.... Ma forse dovremo considerare il precariato come uno status di diritto. Tutto in Italia sembra precario, dal governo, al lavoro, ai guadagni. Siamo una nazione fondata sul PRECARIATO altro che lavoro....
La zoccola incoerente ci appartiene tutti. E’ la cugina di secondo grado. E’ la vicina di casa, la collega del nostro compagno, la cassiera della tabaccheria all’angolo.
E’ una donna femmina. E su questo non si discute.
Ed è incoerente perché uno ne ha sposato ma se li farebbe tutti. Che poi è pure simpatica, solo molto zoccola di suo, che c’ha i cromosomi coi tacchi a spillo e la tendenza a passeggiare.
Ha sempre meno della tua età. E più capelli. Di quelli lungi, rossi, bruni o biondi poco importa ma comunque scintillanti.
E ha l’occhio svelto , che non fai in tempo a fermarlo e te lo ritrovi stampato sul sorriso del bamboccione che hai accanto.
E’ disinvolta, molto sexy con i jeans a vita bassa e le autoreggenti che si vedono dalle gonne. Che a lei la cellulite non la attacca per una questione di principio. E la guardi con la coda dell’occhio per non farti notare. Tutta soda. Marmorea.Con un culo da paura. Un gran bel pezzo di gnocca.
Profuma di acqua di rose, che ti lascia la scia sul pianerottolo e ti fai 2 palle così perché nel tuo bilancio familiare la voce “profumo” compare ogni 3 mesi per cui lo usi con parsimonia. Quasi tutti i maschietti cadono nella sua trappola e siccome sono quasi tutti e non tutti speri che il tuo sia fra quelli illesi perché il tuo le altre non le guarda… (seee vabbè).
E invece ci sta eccome, insieme a tutti gli altri.
Che poi il suo, di marito, non è niente di che ma una tanto brava persona, gran lavoratore e in casa non c'è mai. Che non puoi mandarli a fanculo senza un motivo per una questione di deontologia umana, ma li aspetti al varco... prima o poi dovranno pur sbagliare in qualche cosa.
E ti incazzi quando la mattina te la ritrovi davanti col suo tailleur gessato da strafiga, che riempie di curve dolci e collinose laddove a te tira da promontorio della paura. E quando è in disordine ha questi fantastici capelli legati sulla nuca da una matita che le lascia cadere le giuste ciocche li sul collo, con nonchalance tricologica e gli occhialini da intellettuale e la tuta per star comodi che a te fa tanto befana e a lei abbastanza Nicole Kidman.
“Ciao, scusa” ti dice, “mi passi il tuo maritino che lo devo ragguagliare sull’ultima clausola del contratto” e tu speri che quel “mi passi” non sia in senso letterale e di li a poco vedi lui che si sposta col cordless e gira per casa ridendo e inciampando sulle parole come un cretino appena uscito dalla fase brufolosa adolescenziale. Sghignazza come una iena mentre si riportano gli ultimi pettegolezzi aziendali…. E ti rendi conto che sicuramente, ogni giorno, il suo attrezzo fa le flessioni al suo passaggio (e poi dice che non fa esercizio fisico).
La zoccola incoerente ti spacca i maroni ma con classe, perché lei non si arroga il diritto di ciò che è tuo, ma sa che se volesse potrebbe decidere della tua crisi. E allora non dici nulla per non fare cattiva figura, tanto per lei sono tutti uguali e speri che possa volgere la propria attenzione da qualche altra parte ma molto lontano da casa tua .
Lei si allena all’attività in cui è più brava: La seduzione.
Guarda gli uomini delle altre con uno sguardo che cola sensualità dalle lunghe e folte ciglia (ma chi era tua madre Bambi?), e si inumidisce le labbra con la lingua che se no poi si screpolano. Praticamente ti spiazza con la saliva.
Lei non cammina, scodinzola.
Lei non parla, squittisce.
Lei non si inchina a prendere qualcosa, si piega a 90 gradi come da manuale.
E la posizione del missionario è roba di chiesa che lei invece preferisce le mosse tantriche.
E ad ogni passo, con movimento fermo di tette, tutte sode, tutte sue pare dirti: “in campana Signore, che io non ho colpa se non siete come me”.
E tu di contro pensi “In campana zoccola che se continui così fra 15 anni ti ritrovi ad ingrossar le fila delle stronze”…o almeno lo speri.
Una porta chiusa.
Oltre quella solo silenzio.
Chissà se respiravi. O piangevi. O tenevi gli occhi sbarrati nel buio.
Non hai mai voluto parlarmi di questi momenti. Quasi non mi appartenessero.
Eppure mi hanno violentata e devastata e modificata per sempre.
Non ho mai pensato di attribuire la colpa ad alcuno. La vita ha deciso di scagliare un colpo basso nella nostra direzione e noi non abbiamo avuto la possibilità di scansarci.
Tu lo hai incassato che eri ancora incinta, io non sono nata che 5 anni dopo . Però quel colpo ha determinato il destino di tutti noi.
Perché non abbiamo mai parlato sul serio noi 2? Perché hai sempre pensato che fosse inutile o troppo doloroso o invasivo? Perché non hai tentato di spiegarmi che ci sono dolori che ci tengono distanti da tutto anche se non vorremmo? Perché hai pensato che una porta chiusa fosse meglio di una madre malata?
Una madre è una madre. Tutto il resto conta poco.
Adesso che ti ho, bellissima e anziana, non mi manca più come eri.
Però non ti ho avuta quando mi servivi dentro. Non ti ho avuta quando le mie domande avevano bisogno di risposte e il mio freddo di braccia forti che lo respingessero.
Alla fine ce l’ho fatta ad arrivare fin qui. Sono una madre che è anche padre e scusami se lo dico, pure nonna. Ma poco importa soprattutto quando vedo la mia ragazza che ti rimette i capelli a posto e ti passa un filo di rossetto sulle labbra. Si sta facendo grande anche lei e fra non molto ci metteremo alla finestra, te ed io, aspettando che rincasi.
L’unica cosa che mi fa davvero male è la consapevolezza di non sapere più parlare. Parlare veramente intendo. Ho sviluppato una capacità oratoria non indifferente per camuffare il mio non dire nulla. Perché quella porta chiusa occupa ogni mia visuale. Ogni ricordo. E diventa barriera per ciò che dovrebbe venir fuori. Ho lasciato che le mie mani si servissero di carezze o i miei occhi di quei lunghi sguardi e queste manifestazioni sono solo per i miei ragazzi e non per altri.
Oggi ho 39 anni e poca voglia di dar voce a sentimenti che per una vita ho ritenuto superflui e angoscianti. Sono stata accanto ad un uomo senza mai pensare di amarlo, ho accudito te e lui misurando in ogni momento la pesantezza di quel peso enorme che porto dentro al posto del cuore, senza astio ma con un po’ di fastidio.
Milioni di volte mi sono ripetuta di essere una roccia e lo sono stata davvero, fredda e dura, senza calore, senza odore, senza espressione. Immobile mentre la vita mi scorre intorno.
Oggi vedo persone che tentano di scuotermi. Ascolto le loro parole. Sento le loro mani che mi toccano, mi prendono, mi gettano. Le vedo andare via e penso che già lo sapevo. Che questa è la storia della mia vita. Perché non è importante cosa vedono loro in me ma cosa vedo io in me stessa.
E se penso a me sai cosa vedo?
Una porta chiusa.
E tu oltre la soglia.
Tu che non parlavi, non piangevi. Non eri.
Avrei voluto spalancarla quella porta e urlarti che in 2 un dolore si sopporta meglio, che un peso se condiviso diventa poca cosa ma in realtà ancora queste cose non le sapevo. Ero solo una bambina. Ero l’altra figlia. Quella buona. Quella intera. Ma tu sentivi in te solo l’altro, quello rotto, quello demolito da quel colpo toppo basso.
Credo che questo abbia innescato il meccanismo che mi ha tormentata fino ad ora.
Per questo ho voluto ammalarmi. Trasformarmi in ARIA, quasi il mio nome fosse una profezia.
E Arietta mi ha sempre chiamato mio padre nella speranza di sentirmi tirare... un giorno.
Ma non voglio parlare di questo.
L’importante è guardarti adesso, anziana e bellissima e sperare di potere essere amata dai miei figli nello stesso modo in cui tu sei amata dai tuoi.
E come ogni sera ti poso un bacio sulla fronte. E tu mi guardi. E sorridi. Muta. Chiusa.
"Ho una mamma che non sta molto bene. E’ sempre nervosa e non fa altro che urlare. Alcune volte mi scuote tanto da farmi male.
Io la amo.
E’ la mia mamma.
Sta meglio quando prende le sue pillole, allora usciamo e andiamo a passeggiare al parco.
Papà lavora tutto il giorno.
Rientra la sera e io gli corro sempre tra le braccia, soprattutto se la mamma non ha preso le medicine.
Lui le dice che deve seguire la cura che il medico le ha dato, ma lei sostiene che in alcuni giorni non è necessaria.
Oggi lei dice che non è necessaria.
Però trema.
Anch’io tremo nel vederla così.
Non vedo l’ora che ritorni papà, allora dopo cena mi aiuterà a fare il bagno e poi sul letto mi riempirà di polvere di talco e mi solleticherà mentre mi fa indossare il pigiama. Leggeremo una storia come ogni sera e mi farà sentire al sicuro. Reciteremo anche le preghierine e io dirò alla Madonnina se domani potrà far sentire meglio la mamma così magari potrà anche baciarmi.
Torna papà. Torna papino.
Adesso prendo una sedia e mi metto al balcone, vedrò arrivare la macchina e lo chiamerò.
Si, qui la sedia va bene.
Non ti preoccupare mammina che non mi sporgo tanto.
Non gridare, per favore, non mi sporgo tanto.
Non mi dare botte mammina, voglio solo vedere quando arriva papà.
No! mamma no! così no o cado giù….."
Il resto purtroppo è cronaca di oggi
Ogni giorno milioni di bambini sono succubi della violenza degli adulti. Gli abusi perpetuati su di essi sono fisici o psicologici. Le violenze sessuali, lo sfruttamento per il lavoro minorile, l’obbligo alla guerra sono solo alcuni degli abomini che vengono inferti ai più piccoli.
Ma esiste anche la violenza entro le mura domestiche ad opera dei genitori o dei fratelli che può mettere a repentaglio la vita dei più deboli.
Malattie come le tossicodipendenze, l’alcolismo, la depressione hanno la stessa valenza e lo stesso potere distruttivo di un fucile a canne mozze.
Esistono organi per il controllo e la denuncia per le violenze sui minori.
Usiamoli se necessari.
Una telefonata può fare la differenza.
Ho passato la vita schivando l’amore anche se in certi momenti pareva fosse inevitabile non resistergli. Non so perché tanta ostinazione nel volere scansarlo.
Forse ne intuivo la tragicità.
Non ricordo quando lo ho incontrato per la prima volta, però ricordo che mi ha spaventato.
Era qualcosa di enorme e mi schiacciava. Era come un sacco di juta spessa che mi avvolgeva togliendomi il respiro. Una sorta di legaccio ai piedi che faceva oscillare le mie gambe rendendomi malferma. Forse come un virus che si attaccava allo stomaco lasciandomi inappetente.
Ho creduto di doverlo combattere fino allo stremo delle forze.
Però devo essere stata brava, convincente, perchè alla fine non mi ha più cercato.
On air: Lost - Annie Lenox
Il contrappeso all’uomo piccolo è la stronza che se la tira un sacco. E siccome deve reggere il paragone se la tira veramente tanto.
Ha un’età indefinita ma portata benissimo ( almeno ne è assolutamente convinta) ma al contrario della sua figura speculare è stata sposata e giustamente “posata”.
C’ha il SUV. Che ci vuole un sacco di spazio a caricarci le buste dello shopping. E poi c'ha un sacco di vani portaoggetti per tutta la roba che se no le gonfia la baguette. E poi così guarda tutti dall’alto in basso che per pochi cm non gli scatta l’autonomia per le comunità montane.
C’ha pure il volpino, che fa tanto Paris Hilton, povera bestia confezionata come un pacco regalo. Ma con l’impermeabilino di Burberry’s . Che quando la sera va a fare popò ci incontra gli amici. Quattro cani per strada….
Va in palestra. Fa just pump. C’ha la tutina DEHA. La Fascetta DEHA. E l’asciugamano DEHA. Come vuoi che si senta una così? Uno straccio che non va dal parrucchiere da tre giorni. Perché lei c’ha il colpo di sole feroce e le vele e le spagnole e i colpi di luce che con tutti sti colpi si è polverizzato il salottino del cervelletto e ora giace sbrindellato sul pavimento della scatola cranica.
C’ha le unghia con le french, che non se le mangia perché è pure lei sempre a dieta. E non lava i piatti . E fanno la mano più sexy che è quello che importa veramente.
Si fa la ceretta 2 volte a settimana che il pelo è il primo nemico da sconfiggere, altro che colesterolo e radicali liberi.
C’ha le scarpe Prada. E Pure la Borsa Prada. Che se non ci fossero loro col cazzo che Miuccia si poteva permettere la Luna e pure Rossa.
Lavora nella azienda dell’ex marito. Si occupa di public relation. Cioè non fa una benemerita minchia, però c'ha i bigliettini da visita e il sito personale per pubblicizzare le sue specialità...professionali come tuttologa, arredatrice, manager e confidente .
Fa pure volontariato. Porta da mangiare ai gatti randagi dei quartieri degli altri perché nel suo non ci possono entrare che ci vuole il pedigree.
E’ intollerante al silicone scadente, l’ultimo labbro le è scoppiato come niente. E ogni tanto le tira la palpebra che il botox è un ottimo socializzatore e pare che fa l’occhiolino pure al postino. E si scopa il giardiniere alla Eva Longoria di Disperate Houswife. Perchè lei è una disperate Houswife nel profondo dell'anima.
La stronza che se la tira un sacco ha una abilità specifica…rompere i coglioni a “chi che sia “. Parla di continuo dell’ultimo acquisto “una cosa carinissima che pareva fatta apposta per lei” e dell’ultimo viaggio in quella nuova beauty farm “una tappa obbligatoria per allentare lo stress” E ci credo con sto gran tirare e… pure la pesantezza del SUV.
Va al cinema ogni settimana che poi c'è il dopo film e l'indomani può scrivere le recensioni (delle amiche) sul suo blog segreto. Che lei c'ha il blog "AssssssolutamenteIoooooooo" e di nik fa "svampitacool" e dice di avere 25 anni.
Legge Vanity Fair che è interessantissimo con tutta quella pubblicità che ti da le dritte su cosa indossare.
Ascolta Madonna e sorseggia un merlot nella bolla mentre si veste per l’appuntamento serale e balla davanti lo specchio come la Demi di Streaptease. E si mette le canottierine Liu-Jo (ma c’hai 40 anni…cretina).
Inevitabilmente, porta il sigaro all’uomo piccolo e fanno 4 chiacchiere al mare, che lui c’ha pure il coltello ed è ancora libero.
Ma in realtà cambia "ragazzo" ogni 2 settimane, che non si capisce perchè non c'è verso di trattenerne uno più a lungo di tanto.
Però tutti "piccoli" li sceglie, perchè gli altri sono troppo spessi di cervello. E pesano parecchio. E parlano sempre loro.
Quando è con l'uomo piccolo pensi che è bello vederli insieme. Credi nell’esistenza di Dio e di come talvolta sbagli (confortante)generando " l’apoteosi del nulla" in mezzo a tanta perfezione.
Di Renato Guttuso ho scritto intere pagine, siano state queste di tesi di laurea o di un moleskine che custodisce i miei sentimenti più intensi, poco importa.
Considero come se fra noi esistesse un legame sanguigno dato dall’essere conterranei e così come ho gia scritto:“La carnalità delle sue opere mi appartiene. La sua visione “pesante” della realtà mi appartiene. I suoi colori forti e caldi mi appartengono. Perché sono gli stessi colori che colgo ogni giorno nelle strade, nei caffè, nel cielo quando questo si poggia sui tetti delle case.” (Per leggere il post su Guttuso cliccare caffegrazie.splinder.com/post/12004113#comment) Quasi fosse quel dialetto cantileneto e trascinato della mia terra.
Renato Guttuso diceva:
"La pittura è il mio mestiere. Cioè è il mio mestiere ed il mio modo di avere rapporto con il mondo. Vorrei essere appassionato e semplice, audace e non esagerato. Vorrei arrivare alla totale libertà in arte, libertà che, come nella vita, consiste nella verità."
Appassionato lo è stato veramente così come audace ma la sua ricerca della verità lo ha portato ben oltre dall’essere semplice o non esagerato. La sua complessità o l’esagerazione intesa come drammaticità hanno reso un gran servigio al mondo dell’arte donandoci tele intrise di umano senso.
La sua produzione pittorica è un tentativo costante di ragionamento sulla realtà circostante, quasi un combattimento su carta o tela affinchè possa essere chiara la reale percezione della propria verità da donare agli altri.
Ma l’aspetto che oggi voglio considerare è la sensualità che permea i soggetti che tracciano i contorni dell’eros secondo l’autore.
Le sue figure di donne hanno un reale potere evocativo tale da creare istanti che si fissano nella memoria,costituendo momenti di eternità visiva. Il suo realismo pittorico avanza con arroganza tra le cosce delle donne da lui rappresentate per dare respiro ad immagini dalla metrica poetica.
"umida bocca tonda - umida carezza
che mi sospende a una voce
la carne interrompe la sua vita
e i sensi si fanno cielo."
Renato Guttuso
E fin dal 1936 alla sua morte avvenuta nel 1987 Renato Guttuso accarezzerà i suoi nudi di donna con china, matita, carboncino, acrilico, colori ad olio, spalmando forme ed odori su carta e tele.
Uno dei particolari che mi ha molto colpito è che il pittore in queste particolari opere si arrende al sesso femminile tralasciando il volto del soggetto che rappresenta. Il protagonismo è consegnato alle curve, alle pieghe, alle anse di pelle, ai particolari rapporti che i tessuti delle calze o delle giarrettiere o ancora delle lenzuola stabiliscono con la morbidezza della pelle femminea.



Solo nella rappresentazione dell’amplesso fra 2 donne rende visibili i contorni del viso a volere sottolineare l’intensità di un legame, forse dell’amore.
Gli uomini “piccoli” hanno un difetto. Sono piccoli.
E per piccoli intendo piccoli dentro, quasi microbici.
(Ma al momento non te ne accorgi).
Sono belli. Quasi tutti. Hanno una buona posizione sociale, un buon lavoro e un buon conto in banca.
La cosa allarmante è che sono singles. E allora ti domandi come ha fatto un bel 40enne (tra i 40 e i 50) a non sposarsi….
C’ha la macchina bella. C’ha pure la moto…bella. E manco a dirlo, neanche la mountain bike sembra da meno.
E’ tutto griffatello. Con la tracolla di Gucci per metterci i 3 telefonini e pure l’I pod. E pure il viks sinex che con la moto prende aria e poi gli cola il naso.
Si è fatto tatuare le sue iniziali sui bicipidi nel caso lo trovano morto in mare perché è affogato con la sua attrezzatura da sub. Che… c’ha pure il coltello da sub che sfodera nel caso dovesse servire, come per esempio tagliare la cima…del sigaro che gli porta la zoccola di turno.
E di zoccole ce ne sono assai. E quindi ha un sacco di sigari. E usa un sacco di volte il coltello.
Colleziona Ray-Ban , mutande con l’elastico che si vede dai pantaloni (ma c’hai 40 anni… coglione!) e scarpe di ginnastica ma solo Nike che sono le più belle.
Non c’ha figli ma c’ha i nipoti che la sera lo tengono a casa a giocare con la play-station e gli scaricano le minchiate sul cellulare col Bluetooth. E i nipoti sono come i figli. Ma di sua sorella.
Ha i capelli alla marines, i muscoloni che gli sbocciano dalla camicia e la pelle scura perché lui è tosto e i tosti se non si tostano alla luce di 10.000 lampadine che tosti sono?
E’ figo, con il vestito gessato e le scarpe da tennis. Contatta con gli sms e ti dice “Tranq, ki 6? Nn so”.
E’ sempre a dieta e poi quando si va tutti al ristorante mangia come un porco perché lui mangia solo pesce. Così resta leggero (di testa).
E siccome è piccolo vive ancora a casa dei genitori ,però camuffa la sostanza col fatto che d’inverno resta al mare nella casa estiva. E si paga la bolletta del cellulare. E pure la cena a base di that’s amore findus che sono i surgelati più buoni di tutti. E la biancheria la lava la mamma che altrimenti ci resta male.
Non va in palestra perché c’ha l’attrezzatura a casa coi ganci al soffitto alla Richard Gere di American Gigolo però non li usa che se gli va il sangue alla testa poi gli cala la pressione e lui sta solo in casa (3 mesi l’anno… che qui l’estate dura tanto) e se gli viene un collasso resta appeso e diventa il prosciutto più grosso del mondo.
Scopa discretamente bene (questo lo salva…in parte) ma siccome è piccolo soddisfa poco.
L’uomo piccolo resta piccolo e ama attorniarsi di amici grandi, perché gli specchietti per le allodole fanno sempre comodo, anche se c’è differenza tra allodole e passere .
Ma a lui le passere gli svolazzano intorno perché è uno brillante (manco fossero falene).
Un consiglio per l’uomo piccolo : Non scegliere mai una compagna dalla mente troppo aguzza…il contatto intellettuale potrebbe pregiudicare le sue prestazioni.
E se l’uomo piccolo si buca e si sgonfia sono cazzi perché in realtà è solo un pallone gonfiato….
Mi sono alzato presto questa mattina. Fa ancora caldo e fuori continuano a sparare.
Da quando sono nato sento sempre sparare. Mio padre dice che c’è la guerra. Nel mio paese c’è sempre la guerra. Le persone non riescono ad andare d’accordo e si odiano.
Esco e vado a scuola. Quando arrivo mi siedo con gli altri bambini e apro il Corano. Leggiamo. Non scriviamo mai. Non usiamo mai i colori. Dobbiamo solo leggere e imparare a memoria le sure. Così saremo dei buoni musulmani. In nome di Allah.
Quando torno a casa, mia madre mi prepara il pranzo. Pomodori, carote, patate. La carne la mangiamo di sera, quando tutta la famiglia è riunita.
Ogni giorno corro al mare. Lo guardo. Lo guardo perché è tutto davanti a me, lui non si nasconde. Non ha paura il mare e mi viene incontro.
Gioco con le pietre. Gioco con la polvere. Gioco con quello che trovo per terra. Pezzi di fucile o pezzi di lamiere. Non c’è altro. Solo polvere, pietre e pezzi di latta.
Samir mi dice che in altri posti non è così. Io non so se ci sono altri posti. Ho 7 anni e sono sempre stato qui. Dove si spara. Dove c’è la guerra. E dove per fortuna c’è il blu del mare.
Oggi faccio un gioco nuovo. Lo chiamo esercizio. Faccio finta di essere sordo. Mi chiamano e io non mi volto. Occorre che mi scuotano, allora io rispondo. Questo esercizio mi serve per non sentire quando invece sento. Così non ho paura delle bombe. Così non ho paura delle urla quando mi svegliano di notte. Così non sento mia madre quando piange in cucina.
Samir mi chiama. Io non lo sento. Mi dice che sono scemo. Io non lo sento.
I ragazzi più grandi hanno i fucili. Loro hanno finito la scuola e si preparano a combattere. Pure mio fratello era un combattente ma è morto. Pure mia mamma pare morta perché non parla quasi mai. Piange e qualche volta mi chiama. Mi cerca.
Mia sorella fa i lavori. Mi guarda e si rattrista. Dice che anch’io fra un po’ sarò un combattente perché pare non ci sia verso che questa guerra finisca prima che io diventi grande.
Io non divento grande. Mi metteranno una cintura pesante e mi manderanno in città vicino al mercato o vicino ad una delle loro scuole.
E porterò con me altri bambini in paradiso.
Chissà se li troverò una bicicletta? O delle matite colorate?
(arietta)
Il video è :Heaven/Where True Love Goes di Yusuf Islam (cat Stevens)
Da qualche giorno ho sentito il bisogno della preghiera.
Una specie di contatto silenzioso con quel Dio di cui ho certezza.
Mi basta guardare gli occhi dei miei figli.
Sono entrata in chiesa e mi sono messa in fondo, perché come per le lezioni di spinning, se non ci vai per un po’ quello è il posto che ti tocca. Devi conquistartelo con la frequenza lo sguardo attento del trainer.
E’ stato bello. Tutto ciò che è rituale, scandito, solenne, ha su di me uno strano potere.
Ovviamente non ho potuto prendere l’eucarestia.
A noi separati, divorziati o sposati con questi ultimi non è concesso. Eppure avrei voluto perché se dopo molto tempo ti ricongiungi con un amico con cui hai rotto, la prima cosa che fai quando ti apre la porta è quella di saltargli addosso e riempirlo di baci.
Ma l’uomo, il saccente, il chierico si è intromesso parecchio tra Dio e la sua varia umanità. Ha dato per buona la frase “Che nessuno separi ciò che Dio unisce” tralasciando quell’ “amate gli altri come io ho amato voi” e ha posto fuori le porte della chiesa il popolo dei ricreduti facendolo assistere alle celebrazioni direttamente dalla piazza grazie ai maxischermi.
Concordo nel non prendere troppo alla leggera il significato di vincolo matrimoniale, chino il capo alla forza di quella promessa che pare avere in se tutta la poesia del mondo “In salute e malattia, in ricchezza e povertà, nella buona e nella cattiva sorte finché morte non ci separi”, ma la vita è strana, è mutevole e soprattutto è lunga, per cui non è difficile non ritrovarsi in una promessa fatto molto, molto tempo prima.
Il valore di ciò che ci viene proposto come Parola Del Signore è sicuramente universale ma secondo me neanche Dio poteva prevedere come sarebbero andate le cose in questo mondo dopo 2 o 3 mila anni però ha dato all’uomo un bene fondamentale ovvero l’intelligenza. Grazie a questa l’adattamento ai tempi che man mano si vivono dovrebbe essere consequenziale.
Allora mi chiedo perché la chiesa resta ancorata a certi valori tralasciandone altri quali la ricchezza, l’umiltà o la comprensione?
Sono andata a rivedere le posizioni della chiesa in merito e credetemi la risata finale è stata doverosa: Perché la professione di fede prevede una certa condiscendenza nei confronti del coniuge “abbandonato” a patto che questi continui a reiterare nel tempo la promessa fatta, in maniera silente. Significa quindi che “tu bastardo mi tradisci, mi lasci ed io amandoti vorrei trattenerti ma non posso, per cui dopo che te ne sei andato da casa io continuo a considerarti marito e a restarti fedele fino alla morte con la consapevolezza che mai ti odierò e sarò sempre pronta a venire al tuo fianco se tu mai ne avessi bisogno”…. Vabbè!
Ma l’atteggiamento più cattivo è sicuramente nei confronti di chi si unisce in matrimonio a chi lo è stato precedentemente per poi pentirsene. La punizione è doppia in quanto non solo vieni condannato per la scelta fatta ma il tuo sentimento non viene riconosciuto come puro ed edificante.
Io la mia separazione ed il consecutivo divorzio l’ho voluto, mica è colpa mia se è stato inevitabile prendere lo stronzo a calci nel culo, che se fosse stato per lui non è che se ne sarebbe andato così facilmente…..visto la perfezione con la quale stiravo le sue camice.
Mi sa che dovrò intensificare lo spinning (a questo punto).
Comunque per onore al vero l’unica figura che pare si sia distinta anche in merito a questa atavica querelle è sempre lui cioè Giovanni Paolo II al quale si deve un’apertura non relativa a tutto il popolo dei ricreduti. per chi volesse saperne di più http://www.vatican.va/.../cfaith/documents/rc_
Hai coscienza dei tuoi occhi?
Me li appunti sulla pelle di continuo come spilli.
Invadenti mi entrano dentro nei momenti più indiscreti
e scavano, scavano,
piccoli minatori dell’anima.
Li sento al buio,
arrivano di soppiatto e mi allagano il cuore,
mi colmano di acqua argentata
che calda scivola giù
e mi tormenta di desiderio.
Hai coscienza dei tuoi occhi?
Della meraviglia che li intrappola
quando anticipo i tuoi pensieri?
Quando ti sorprendo col sorriso
e invece tu sospettavi solo pianto?
Quegli occhi,
i tuoi occhi
sono il mio altrove.
Lontano da qui…