


Mi capita sempre più spesso di cedere alla parole e lasciare che queste influenzino i miei momenti.
Chi mi conosce sa che ho sempre cercato la parola giusta attribuendo a queste un potere fortissimo.
Quando leggo un libro mi arrendo davanti ai concetti tessuti da particelle lessicali, punteggiatura, costruzioni grammaticali.
Lascio che l’autore compia il suo dovere portandomi esattamente dove ha programmato che il lettore arrivasse.
Questa estate ho letto uno dei libri più belli che mi sia capitato da moltissimo tempo.
Il libro si intitola Il Profumo.
La storia di per se è abbastanza particolare, il protagonista davvero sui generis ma quello che mi travolge in questa lettura sono le descrizioni. La bravura di Süskind consiste soprattutto nel fatto che con le parole è riuscito a rendere perfettamente concreto ciò che non si può né vedere né udire ma solo intuire in una narrazione, ovvero gli odori.
Così capitava che nelle dolci serate di luglio, quando il cielo temporeggia a scurirsi e tutt’intorno è un finire di grilli e strani insetti, io mi sedessi sul dondolo in giardino e mi arrendessi a quelle pagine.
Seguivo con il dito il rigo, quasi a voler accarezzare il senso di ciò che i svelava davanti i miei occhi… quasi a volere toccare quel personaggio che non capivo ma che non riuscivo ad odiare. E per incanto dopo pochi periodi venivo, ogni volta, catapultata indietro nel tempo e alle costole di questo giovane uomo che non conosceva né amore né il profumo di se stesso, procedevo per le vie di una Parigi buia e sporca per poi inoltrarmi nella Provenza fino a giungere a Gràs. Tutt’intorno spire dense dell’odore di ogni cosa, delle pietre, del ferro, del vetro, della sabbia, perché ogni cosa ha un odore se lo si riesce a percepire. E l’odore diventa vista e gusto e tatto e udito, ma tutto insieme, a delimitare ogni oggetto e stato d’animo, costituendo una sorta di magico sesto senso che in pochissimi possiedono.
La storia è questa:
Jean-Baptiste Grenouille vede la luce in una Parigi lurida e popolosa della seconda metà del XVIII secolo. Non voluto dalla madre viene partorito e gettato fra le frattaglie del mercato del pesce, ma inspiegabilmente (miracolosamente o diabolicamente) sopravvive. Non una carezza ad accoglierlo, non il profumo dell’acqua saponata o il calore del fiato di una nutrice.
Solo puzza.
Una puzza tremenda.
Di pesci sventrati e ratti famelici e piscio.
Qui è racchiuso tutto quanto, a mio vedere.
Jean-Baptiste Grenouille non ha anima ma solo uno straordinario olfatto. Un olfatto strabiliante e magico che si insinua fra le pietre dei muri, fra il buio di migliaia di anni di solitudini, nei pori della pelle degli altri a carpirne le paure o le impercettibili variazioni suscitate anche dai pensieri.
Lui entra dentro la materia e ne scova le sottili particelle olfattive. Questo lo aiuta a vedere oltre le pareti e dentro gli animi.
E’ come se questa capacità gli avesse sottratto il tempo per ogni altra cosa, anche la più elementare. Non parla, cammina a stento e si propone come un animale buono solo per sfruttarne le forze a compiere qualsiasi tipo di lavoro sfinente e impossibile.
Ma lui è felice perché il suo mondo è fatto di continua ricerca e di soddisfatta esperienza odorosa.
Ma la scoperta del proprio non odore lo scaraventa in un inferno psicotico di strabiliante esasperazione…..
Preferisco non andare avanti con la storia.
Mi basta pensare di avere insinuato una minima curiosità…
Di Patrick Süskind so poco e per altro le notizie sono state reperite in rete, però ho visto il film con l’inevitabile delusione che comporta assistere ad una visione dopo avere letto il libro. E’ una riproduzione abbastanza fedele anche se priva di quel quid che invece sospinge le dita a girare una pagina e poi ancora quella seguente e cercare di succhiare ancora un’emozione da un foglio di carta. Gli attori mi sono sconosciuti, giusto un paio e fra loro un grande Dustin Hoffman nella parte del profumiere Giuseppe Baldini. Mi pare però che manchi la volontà, sottolineata dall’autore, di specificare che qualsiasi cosa muova il protagonista è tutto tranne che amore.
La potenza descrittiva di Suskind è strabiliante. Ricama sottili fili che si incastrano tra il cervello e il naso, creando un intreccio reale di percezione olfattiva. Chapeau.
Buona lettura
Ovviamente il template era un altro, una meravigliosa vista sul mare.
guardo da giorni questa pagina bianca. Non che non abbia niente da dire ma ciò che c'è dentro non riesce a trovare una via d'uscita.
Ma lo farà, eccome se ci riuscirà!
Mi occorre la goccia che fa traboccare il vaso...solo una piccola goccia e di seguito l'inondazione.