
La mansarda era in penombra, solo alcuni fasci di luce si infilavano tra le assi di legno ,mirando decise a porzioni di muro. Il sole scivolava sulle tele appese rimanendo impigliato tra i colori accesi.
L’odore di quel posto era un composto vitale. La fragranza della campagna aleggiava nell’aria d’estate impastando il grano ai limoni ed anche all’odore di carboncino e cera e olio e tela e roba ammucchiata negli angoli.
Era lo studio di un pittore? Forse era solo un luogo dell’anima. Dell’anima di Anna.
Era la penultima di 11 figli, 10 ragazze e un bambino.
Sette delle sorelle maggiori erano in convento, vittime di una sorte beffarda. L’essere fanciulla agli inizi del secolo scorso significava dote e ricerca di un marito all’altezza.
10 ragazze era davvero difficile poterle sistemare, l’alternativa più logica era quelle di consegnarle ad un Dio che ne aveva previsto il destino. Maria, la più grande, viveva rinchiusa in una stanza della casa, il suo debole cervello pareva esploderle nella testa ad ogni pensiero. Michelina aveva trovato marito che era ancora bambina e a soli 15 anni era andata in sposa ad un signorotto di provincia.
Annuzza invece era uno spirito libero, nessuno sarebbe riuscito ad imprigionarla fra quattro mura o allo scuro di un noviziato o fra le braccia di un uomo per un contratto sancito senza traccia d’amore. Già dal colore degli occhi era possibile intuirne l’essenza, il verde smeraldo assolutamente raro diceva tutto di lei. Era unica. Irripetibile. Aveva 19 anni, di una bellezza travolgente e di un’intelligenza imbarazzante ecco chi era la donna che se ne stava ritta davanti al cavalletto a scrutare il campo bianco su cui cominciare a tracciare l’inizio di una nuova storia. E lei di storie e visioni ne aveva in gran quantità.
Era nata nel 1905 in una famiglia benestante della provincia Siciliana,aveva da subito mostrato il suo carattere forte ed indipendente sostituendo con gran volontà il pennello a tutti gli altri oggetti in uso alle donne di quel periodo quali aghi e filo o pentole e ramazze. I suoi veri amici erano stati i libri che di nascosto rubava alla biblioteca paterna. Le figure e le parole avevano finito col condizionare la sua visione della realtà regalandole una possibilità in più, ovvero quella di potere esprimersi tagliando via le catene del silenzio e della sottomissione imposte da un ordine atavico e impenetrabile.
La sua infanzia era trascorsa in una tenuta “ I Garebici” presso una contrada esposta al mare africano.
Gli anni erano volati tra i campi di grano e le vigne. Anni di una bellezza struggente, anni semplici di sorelle e di scoperte, anni che le avevano tracciato addosso i colori di un paesaggio prepotente e testardo, intenso e magnifico. Il giallo del grano che si tuffava a picco su un velo celeste macchiato di spruzzi blu qua e là. L’amaranto della terra che si arrendeva ad un marrone bruciato e il verde assoluto degli ulivi che pareva penetrarle gli occhi. Adorava il viola rossiccio della buganvillea e il glicine raffinato che impreziosiva la ringhiera del cancello di recinzione e aveva deciso che avrebbe vissuto tra i colori e che questi avrebbero parlato della sua vita, delle sue idee, delle sue passioni e delle paure.
Quando le prime sorelle dopo il noviziato presero i voti una strana inquietudine cominciò a serpeggiarle dentro. Non erano più Pinuzza e Sarina e Nunziatina ma Suor Benedetta e Suor Anna Celsa e Suor Camilla, si erano invecchiate di colpo in quegli abiti scuri e pesanti e lunghissimi. I loro capelli avevano cessato di danzare nel dondolio di una corsa domenicale a chi arrivava per prima alla fontana e al pozzo e i loro sguardi parevano impagliati come quei brutti uccelli morti nello studio del padre.
La sua sorte non sarebbe mai stata quella, una realtà monocromatica non avrebbe potuto contenerla tutta per cui dopo avere conseguito gli studi minimi disse all’uomo duro che le sedeva davanti di voler continuare. Convincerlo non fu difficile, le bastò ammettere di aver letto gran parte dei volumi presenti nella sua notevole biblioteca e di alcuni fogli del Giornale di Sicilia che riusciva a trafugare di tanto in tanto. Non avrebbe potuto affrontare il convento sapendo di Cartesio e di Baudelaire e della guerra cruenta che squarciava le genti. Non avrebbe potuto camminare per quei lunghi corridoi col rosario in mano e nella testa e negli occhi il Bacco e Arianna di Tiziano o La Maja dello scandalo o Maja desnuda di tal Francisco Goya.
L’ipotesi di un increscioso comportamento non parve al padre per nulla remota e dunque dovette arrendersi. Le fu affiancato un insegnante che la condusse privatamente al diploma superiore. Ma lei non era sazia, aveva la smania di cercare ancora, di sapere di più, di concedersi al suo grande amore, la pittura.
L’Accademia delle Belle Arti di Palermo.
Lei aspirava a quello.
(continua)

Io sono una che si fa un sacco di seghe mentali. Oggi dunque sto di merda, ma notevolmente di merda.
Il fatto è presto detto: Sabato sono uscita con un gruppo di amici, tutte persone più o meno della stessa età, tutti o quasi nella stessa condizione…separati, con figli e con la stessa identica volontà di non volersi arrendere al tempo che passa e che ci sfugge inesorabile. Siamo quei quarantenni che si illudono di avere ancora tutta la vita davanti e giocarsela a dadi in una notte di baldoria. Piccoli esseri contenti che esista una sindrome, quella di Peter Pan, a giustificare le cazzate che di tanto in tanto non ci lasciamo sfuggire.
Bene… abbiamo bevuto e abbiamo ballato. E quanto abbiamo bevuto… e come abbiamo ballato.
Ad un certo punto mi sono ritrovata sul tavolo del locale e li sono rimasta per tutta la notte ancheggiando come una ventenne disorientata. La nonna sul cubo. Squallido e tristissimo. Ovviamente eravamo l’attrazione del circo, tutti guardavano pietosamente ma a noi sembrava non ci interessasse nulla, ovviamente il rum e pera a cicchetti ha fatto la differenza.
Questa mattina mi sono guardata allo specchio. Questa mattina mi sono riconosciuta. Questa mattina ho dovuto fare i conti con me stessa nel tentativo di spiegarmi chi fosse quella della notte precedente. Avete presente quando particolari rimossi riaffiorano in flash disegnando uno scenario che invece si vorrebbe non ricordare? Avete presente la sensazione che si impossessa della testa e di tutto il corpo quando ci si rende conto che è ormai troppo tardi e che non è possibile cambiare l’accaduto? L’impotenza generata da una sorta di disperazione gratuita?
Io ho 2 figli. Sono ancora dei bambini ma ho sempre agito pensando a loro per primi. Ho sempre scelto di fare cose per le quali non dovermi vergognare rimediando giustificazioni da quattro soldi. Eppure ieri sera non pensavo a loro. Pensavo a me. Per una volta pensavo a me. E basta.
Adesso mi tocca riconquistare parte di quella dignità che devo aver lasciato appesa al palo della Lap dance di un postribolo a cui darei volentieri fuoco.

Siamo ridotti all’osso e Lui… il taumaturgo del paese, che fa? Concede un prestito di 300 milioni di euro ad Alitalia….
Sinceramente l’idea che la nostra compagnia aerea di bandiera vada nelle mani di scrocconi francesi o comunque stranieri, certo, mi disturba…ma che gli prestasse i suoi di soldini e non i miei o quelli della zia Pina che poveraccia ancora bestemmia per la pensione da fame che percepisce e quasi non riesce a mangiare tutti i giorni del mese.
L’Europa si interroga, anzi ci interroga e pretende risposte mentre Padre (papà) Silvio farnetica un intervento continentale… un aiutino, manco fossimo al quiz giornaliero della Clerici e Bigazzi (sti cazzi).
Sarà mica colpa dell’ UE se il consiglio di amministrazione di Alitalia ha polverizzato un capitale pazzesco?
Sarà mica colpa dell’ UE se i manager con le ali (ai miei tempi c’erano i porci con le ali, ma mi pare che non siamo molto lontani) non hanno avuto la lungimiranza di assicurarsi sul caropetrolio e dunque non hanno potuto ammortare il costo del biglietto che al contrario delle altre compagnie continua a lievitare manco fosse un soufflé?
Cominciamo bene dunque…
A parte che già litigano e la cosa mi fa morir dal ridere:
Formigoni resta abbarbicato al Pirellone (col cazzo che lo molla) mentre a Bossi di duro pare sia rimasto solo il nervo facciale che lo costringe ad una smorfia grottesca. Sinceramente trovo, in un certo senso, giusta l’idea del federalismo fiscale, la gestione del denaro pubblico deve essere monitorata ad evitare sperperi agghiaccianti di caste e mafie….ma sarebbe opportuno riequilibrare, almeno inizialmente, le regioni italiani e quei 300 milioni di euro che vengono fuori dal cilindro magico un po’ servirebbero.
Poi c’è il totoministri e qui ne ho sentite delle belle:
La Brambilla ministro dell’ambiente? E certo …sicuramente la signora, figlia di una delle dinastie industriali dell’acciaio, sarà cresciuta in odor di ecologia e rispetto dell’ambientino da lei frequentato(almeno Pecoraro Scanio aveva il nome a supporto della carica).

Bossi e Calderoli alle riforme istituzionali? Cazzo, siamo messi benino, ogni famiglia italiana dovrà possedere per legge un fucile e prestare il proprio servizio (almeno una volta a settimana)per le ronde di quartiere.
La Prestigiacomo alla difesa? Almeno godranno i nostri soldatini all’estero quando la ministra andrà a fargli gli auguri a natale.
Castelli alla giustizia? Ihihih dopo Mastella tutto è legittimo.
E dulcis in fundo Elio Vito ai rapporti col parlamento….
Hops dimenticavo, la Carfagna alla famiglia e a mia figlia nessuno toglierà dalla testa che per affermarsi nella vita, l’unica strada da seguire sarà quella del “velinaggio”.
Non tacciatemi di qualunquismo o superficialità…sto solo tentando di far trascorrere allegramente parte di questi 5 anni….

Meme&meme
www.argeniogiuliana.splinder.com
Giuli mi ha attirato in questa catena di fiori e conchiglie. Come potere rifiutare il favore a questa gentile presenza che spesso soffia sugli strati di polvere che mi si posano sopra?
Colgo la palla al balzo e comincio a palleggiare (da fare invidia a Maradona)
Citare chi mi ha pensato…
Elencare 6 cose che mi piace fare…
OK, Ci STO!
Sei cose che amo fare… 6 cose che amo fare….
Devo rispondere sinceramente? Senza rintanarmi in cosine graziose che rendono fighe? Bene…..
1) Fare l’amore : Mi piace da pazzi, mi piace sedurre ed essere sedotta, mi piace il prima e il dopo e soprattutto il durante (di paura please).
2) Fare la doccia: lo faccio dalle 2 alle 3 volte al giorno. Mi sento bene sotto l’acqua come se riuscissi realmente a pulirmi dalle schifezze di ogni giorno, dalla puzza di fumo a quella del fritto, dallo smog alle ipocrisie di molte persone. Devo ripetere tutti i giorni quell’atto purificatorio e battesimale (chiamasi mania).
3) Pettinare il cuore dei miei figli: è un atto quotidiano e di grande importanza. Ogni giorno ci dedichiamo del tempo(solitamente la sera) per parlare delle nostre cose. Mia figlia ha i capelli molto lunghi, così prendiamo a pretesto il gesto del pettinarci…solitamente comincio io, la pettino e nel frattempo lei mi racconta della sua giornata. Quando i suoi capelli sono lucidi, lisci e ordinati continuando a parlare lei pettina me e poi è il turno del mio ragazzino, passiamo del tempo a dirci un sacco di cose e così è venuta fuori l’idea del “pettinamento del cuore” bellissimo davvero.
4) Lavare le terrazze di casa: 2, 3 volte a settimana (a secondo del vento) occorre spazzare le terrazze, per cui mi metto in pantaloncini e canotta e armata di ramazza e tubo di acqua corrente comincio a dar lustro alle verande. E’ un atto quasi spirituale…ho un sacco di tempo (piedi a mollo) per pensare ed un pretesto in più per concedermi al sole.
5) Bere un buon bicchiere di vino bianco ghiacciato come aperitivo: Tutte le sere (soprattutto a casa) un bicchiere bello pieno di “Bianco di Nera” un vinello buonissimo fatto ad un tiro di schioppo da casa mia Campobello di Licata…ve lo consiglio.
6) Scrivere: Ho sempre avuto questa sorta di mania e continuo a farlo tutti i giorni, ogni santo giorno della mia vita. Quello che traccio qui sul blog è solo una millesima parte, del resto …un po’ mi vergogno e un po’ me lo tengo stretto perché appartiene solo a me e punto.
Adesso aggiungo i nomi dei 6 a cui voglio dare (in un pacchettino color carte del pane) la mia sincera stima e affetto e gratitudine per quello che sono riusciti a darmi attraverso il vetro di questo desktop:
Sinceramente:
www.fedifrago.splinder.com (un amico sincero che conosco dal mio arrivo qui, un uomo speciale, particolare, tematico e davvero adorabile, sempre pronto a chiedermi se va bene o male e molto spontaneo nel comunicarmi, di tanto in tanto i suoi stati d’animo).
www.iviaggidicorto.splinder.com Rebus, una persona che ho amato (e continuo) fraternamente. Sempre sulle righe, sempre sopra tutto. My big friend.
www.lacortedilimoni.splinder.com Rudina, una ragazza speciale dal cuore chiaro come il vetro dopo una passata di vetril. Premurosa e attenta sarebbe una magnifica amica se vivessimo a poca distanza. Adesso la reputo una figura a cui faccio spesso riferimento.
www.nonnacarina.splinder.com Una donna dallo spessore notevole. Mi accorgo di attendere i suoi commenti e se non arrivano le mando le mail per sapere se sta bene.
www.avante.splinder.com Ciccio avante…ci siamo conquistati in cammino. Le nostre idee sono diametralmente opposte…speculari, assolutamente differenti eppure l’attrazione e l’amore virtuale hanno compiuto il miracolo.
www.Dalloway66.splinder.com l’amica più grande e generosa e dolce che abbia mai avuto.
Magnifici 6 eccovi la palla, non dovete giocarla necessariamente ma io ve l’ho lanciata ed insieme ad essa una grande dichiarazione d’amore: Grazie per essermi amici e per tutto quello che avete (forse anche da ignari) per me. arietta

(Vi prego, guardate il videoooo…)il video è opera di SilvioSuperStar e lo ho trovato su you Tube
Ok, Ok, il cavaliere con molte macchie e alcune paure ha vinto, onore al merito forse… oppure onore e merito vanno a quella caxxo di sinistra che dopo 2 anni ancora se la menava dicendo “C’è tempo per pensare realmente al paese”
Adesso il tempo dovranno scontarlo nelle segrete del parlamento e del senato…registrando giornalmente debacle e sconfitte, sputi, bivaccate a base di mortadelle e ammonimenti a suon di “Coglioni”..
E noi sinistri, sinistroidi e via dicendo conteremo i giorni che ci separano dalle prossime elezioni evidenziando le cadute di stile del nostro amabile premier…
Certo quest’uomo è riuscito a stupirci con effetti speciali, come l’inspiegabile elevazione dal suolo, l’inaspettata ricrescita dei capelli e l’espressione estatica da lifting.
E visto che i discepoli… ops, futuri ministri saranno dodici mi inquieta la volontà” cavalleresca ” di volere uguagliare le capacità di un Dio in cui ripongo ben altre speranze. Magari venisse a casa mia (Berlusconi dico) a moltiplicare i pani e i pesci, ne comprerei pochini e poi inviterei una moltitudine di genti per sdebitarmi da inviti e obblighi. Questo sarebbe un ottimo modo per sconfiggere inflazione e aumento di prezzi….
Sicuri che non si sia affidato a queste sue possibilità? Perché l’Italia di miracoli ha bisogno
Alcuni sono già visibili.
Cuffaro da mafioso è divenuto senatore.
La Santanchè….da gnocca è stata trombata…e visto che lei è una stronza che se la tira un sacco giusto un miracolo ci voleva.
Mastella, Bertinotti e Prodi svaniti nel nulla e Fassino, Dini, Boselli …polvere erano e polvere sono tornati.
Di Pietro…beh…di pietra è rimasto… ma non la pietra angolare che egli stesso sperava.
Vabbè avremo modo di divertirci in questo lasso di tempo (lunghissimo) e triste che ci separa da altre speranze…e tra parabole e citazioni , quelle più accreditate pare siano tratte da “ Il vangelo secondo Gianni Letta”, tra brambille assunte in cielo e carrocci trainati da un 8% per nulla da sottovalutare ci accodiamo alla carovana circense che farà dell’Italia “qualcosa di cui sparlare”.
arietta alle ore 13:10 | link | commenti (53)
Di padri amorevoli che accudiscono e allevano i propri figli poco si dice. Eppure sono uno schieramento la cui forza va oltre il quotidiano vivere .
Sono uomini intensi.
Sono uomini attenti.
Amorevoli, fieri e orgogliosi del proprio ruolo, accompagnano i figli nella crescita.
Le separazioni e i divorzi sono in aumento, spesso (quasi sempre) tali realtà assomigliano a puzzle, a mosaici, i cui pezzi offrono una visione interamente frantumata di un insieme che non è più insieme.

E il padre è il pezzo più solo di tutti.
Quasi sempre, per motivi più o meno legittimi, i figli vengono affidati alle madri, la cui cura, si dice, sia maggiormente adatta alla crescita di questi. Ovviamente non sempre è così. Perché ci sono madri impegnate, stanche, deluse, menefreghiste e qualunquiste. Madri la cui attenzione è sempre rivolta ad altro. Ad altri.
I padri amano come le madri ed è sempre stato così. Oggi hanno scoperto un nuovo modo per esprimere questo sentimento, abbandonando consapevolmente quell’immagine rigida e grigia da anni 50. Oggi i padri giocano coi figli, li aiutano nello studio, li accompagnano , li seguono, gli parlano. Ma alcuni fra questi, uomini speciali, fanno molto di più: Li crescono. Si prendono cura di essi in ogni particolare, dalla cena al bucato, dal bagnetto alle coliche. E questo loro impegno fa la differenza. Rende i figli forti e giusti.
Un consiglio alle donne separate che armano lotte ingiuste contro gli ex: il fatto che questi siano stati dei pessimi compagni non sempre significa che siano dei cattivi padri, anzi non lo sono quasi mai.
Amare i propri figli significa concedere loro il meglio. Un padre è il 50% di questo meglio che difficilmente riesce ad esprimersi in un fine settimana su 2. Non poniamo ostacoli spazio temporali all’amore. Non precludiamo ai nostri figli la possibilità di essere felici, anche se in maniera differente, è il minimo che si possa fare.

Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre se anche fossi a me un estraneo,
per te stesso egualmente t'amerei.
Ché mi ricordo d'un mattin d'inverno
Che la prima viola sull'opposto
Muro scopristi dalla tua finestra
E ce ne desti la novella allegro.
Poi la scala di legno tolta in spalla
Di casa uscisti e l'appoggiasti al muro.
Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell'altra volta mi ricordo
Che la sorella mia piccola ancora
Per la casa inseguivi minacciando
(la caparbia aveva fatto non so che).
Ma raggiuntala che strillava forte
Dalla paura ti mancava il cuore:
ché avevi visto te inseguir la tua
piccola figlia, e tutta spaventata
tu vacillante l'attiravi al petto,
e con carezze dentro le tue braccia
l'avviluppavi come per difenderla
da quel cattivo che eri il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio
Padre, se anche fossi a me un estraneo,
fra tutti quanti gli uomini già tanto
pel tuo cuore fanciullo t'amerei.
Camillo Sbarbaro (raccolta poesie – Pianissimo 1914)
On air: father and son – cat Stevens
Le opere: oli su tela – lindsay dawson
arietta alle ore 09:55 | link | commenti (42)
Il mio giardino...


Questo l'orto...


E questo è il mio mondo all'interno... prego accomodatevi...

Qui scrivo... parlo... respiro…vivo
e qui...

alcune volte dormo, ma spesso penso, piango, ascolto musica, leggo, coccolo i miei figli e mi strutturo... giorno per giorno, uno dopo l'altro....
E questa è la cappella di famiglia (come la chiamo io)… luogo di culto per me, perché nutrire chi amo è una vera missione…

Senti che arietta…

La realtà, in certi casi, mi confonde e mi strapazza e mentre in Francia la fiaccola olimpica arresta la sua magnifica marcia e salta sul pulman che la condurrà incolume fino in Cina, proprio da questa porzione di oriente giunge una storia che ha saputo restituirmi, per qualche istante, quel mio sorriso di bambina. Perché alcune volte la natura, saggia e ironica, sfida e vince se stessa mettendo in scena la massima rappresentazione del Gioco delle Parti.
Allo zoo di Pechino (mi pare fosse proprio quello) un lupo si innamora di una capretta e questo amore è talmente deciso e arrogante da spiazzare ogni volontà di contrasto e dare ai 2 la possibilità di mettere su casa insieme. La storia comincia quando uno dei guardiani dimentica di chiudere il recinto della piccola che, mossa da curiosità, decide di sfidare le convenzioni e si intrufola secca secca e impertinente (per il bosco) nell’area di rifugio del baldanzoso lupo. Al mascalzone non sembra vero e giunge di fretta leccandosi i baffi che lo rendono l’irresistibile marpione che è. La sciagurata signorina pare abbia cominciato a tremare e quel tremore le ha conferito quell’aspetto irresistibile che ha fatto la differenza. Il lupo, infatti, dopo averla odorata a dovere (sotto gli occhi terrorizzati degli avventori) è esploso in un ululato liberatorio “ Ecco, ho trovato la mia compagna”sembrava urlare ad una luna incredula. Adesso i 2 vivono nello stesso loft per la gioia di grandi e bambini, l’unica cosa che non riescono a condividere sono i pasti infatti l’ovina(?) non rinuncia alle sue erbette e insalatine mentre lui (?) non accetta che bistecche.
Tutto questo ha poco a che vedere con gli stupidi uomini che proprio non riescono a cedere alla tentazione di mettersi in discussione… tracotanti e rigidi come pali della luce non accettano che la propria ragione possa arrendersi alle mille altre esistenti.
I cinque cerchi olimpici sono divenuti manette e io me le sento ai polsi perché le ingiustizie mi legano al palo della mortificazione e le catene pesano come quella logica irrazionale che difficilmente riusciamo ad accantonare. Non voglio giudicare la riottosità di certe menti ma non posso non sentirmi frantumata contro il muro di gomma dello scontro fisico e ideologico in nome di stupide verità le cui certezze oggettive di alcuni sono soggettive per altri.
Mi piacerebbe invitare chi di competenza a riflettere. Nulla è insormontabile, forse difficile, forse improbabile, ma non necessariamente impossibile. Se la natura cede a se stessa in casi come quello citato o ancora come nel caso della piccola Lala, bimba indiana, nata con due facce e cioè 4 occhi, 2 nasi, 2 bocche e per questo venerata come una dea dai genitori e dagli abitanti del suo villaggio che proprio non vogliono considerare la possibilità di operarla, allora perché certe maggioranze non possono cedere ad alcune minoranze che non ledono e non offendono?

Fare l’amore… Una meravigliosa esperienza. Ogni volta.
Non è solo sesso, certo che no!
Non è solo tenerezza, affatto.
Non è solo comunione, neanche semplice comunicazione.
E’ un po’ di tutte queste cose insieme in una ricetta dal dosaggio perfetto.
E’ un piacere che si distende sul letto del tempo. Inizia ed è subito impeto, voglia, fame alchemica e si protrae fino allo sfinimento, allo stordimento dei sensi.
Sintetizzarsi nell’altro diventa un gioco in cui la percezione della somma stabilisce l’equilibrio funambolico di quegli attimi intensi
E il ritmo del respiro diventa una voce assordante che sovrasta la folla di tutto il resto.
E i gemiti… note sinfoniche che colano dal pentagramma dell’anima.
Fare l’amore è dirsi tutto quanto con le mani.
Fare l’amore è dare modo ai sussulti di divenire linguaggio e le parole carne e il tempo un semplice dettaglio
Fare l’amore è una gioia che riesce anche a far male tanto è intensa… quando è intensa.
Fare l’amore è averti negli occhi e nella bocca.
E sopra.
E dentro.

La delusione ha il sapore amaro della birra scura dei frati trappisti.
La delusione ha il colore verde chiaro penicillina, l’odore di una polvere purgante e il peso di un macigno di calcestruzzo.
In un primo momento ti si palesa davanti come una nuvola nera che promette solo pioggia a catinelle.
Poi diventa una sorta di vapore e l’umidità si insinua sottopelle e infradicisce le ossa che sembrano gonfiarsi ed espandersi e premere, premere su quel vano strettissimo , quasi un loft di terz’ordine del nostro io più profondo.
La delusione è una lampada al neon la cui luce giallognola scivola sull’intonaco bianco rendendo tutto asettico e ospedalizzato.
La delusione morde più di tutti i cagnacci che ti popolano il sonno dopo una notte di bagordi.
La delusione è meccanismo strano, si innesca quando ciò che credi perfetto comincia a manifestare segni di intolleranza e dunque a palesare strani e deformi bubboni.
Te la ritrovi nella scatola delle lettere del cuore a chiazze amebiche di muffa stantia e sai che nulla servirebbe a salvarne il contenuto, vanno solo buttate che quella carta non te la ricicla nessuno.
E i “ti amo” diventano “Chi sei?”
E Il tuo nome quello di un’altra.
E il sudore appiccichiaticcio invece di sensuale.
E le lacrime viscide invece di sanguigne.
La delusione trasforma tutto e rende le intelligenze kit di memoria e la bellezza un insieme di discreti difetti e le parole maniera stilografica …
E me…
Una donna sola
al cospetto delle mie aspettative…

E’ scoppiata la moda dei sexy toys…. “Oddio”, mi dico, “ci sarà da divertirsi?”
Sempre più spesso sento parlare di “cassetti magici”,di “scatole delle sorprese”,di “ stanze dei giochi”, che mi chiedo “Ma proprio gli adulti non vogliono crescere?” Ma andando a fondo della questione mi rendo conto che quei cassetti, quelle scatole non sono esattamente piene di yo-yo o girandole.
La parola “vibratore” è ormai più comune di trigliceridi o di chiodi di garofano, il punto G è diventato più importante del punto A e di quello B, i sexy shop woman friendly sembrano essere la nuova frontiera per il sorriso delle ragazze… altro che shopping all’outlet di Gucci .
Entrare in un sexy shop non è più una cosa scandalosa. Maneggiare un pene di plastica sotto gli occhi divertiti di belle commesse (che nulla hanno a che fare con l’idea lercia e squallida di maitresse con calze a rete o salivose), è un’esperienza divertente. Così come è esilarante scoprire gadget per tutti i gusti…Certo trovarsi al cospetto di un Dildo
in titanio è un po’ inquietante ma la paura passa presto quando ti viene proposto
il Rabbit
ovvero un vibratore vaginale con le orecchie da coniglio….(che fanno il resto). E poi che meraviglia… ci sono i giochi waterproof (a prova di acqua) o quelli da conservare in frigo per un’ esperienza agghiacciante o le perle giapponesi, o certi ring
che luccicano più di fedi nuziali e la cosa entusiasmante, a sentire l’addetta alle vendite è che “ sono tutti lavabili con acqua e sapone”….”Azz,” penso io, “sai che sollievo a non doverli bollire a 300 gradi prima o dopo l’uso.
Forse ormai non ho più l’età…certo non sarò più la 25enne tutta gaia e tutta soda con tanta voglia di scoperta, ma ai miei tempi la possibilità di poter aver e un sabato sera a disposizione col mio ragazzo era l’idea più trasgressiva che potessi concedermi. Questo ha fatto in modo che conferissi al sesso quel ruolo importante di coadiuvante e collante all’interno di un rapporto. Oggi, mi fa un po’ impressione sentire che ragazze tra i 25 e i 30 anni , con un buon lavoro, un partner di tutto riguardo e una vita davvero gradevole debbano sentire il bisogno di concedersi qualche svago in più e di dar luce a quel fondo di cassetto che a quanto si dice è in ognuna di noi.
Non sono una bacchettona per costituzione, la mia mentalità elastica si allunga abbastanza fino a comprendere il bisogno fortissimo che ognuno di noi ha di conoscere se stesso e il proprio corpo. La sperimentazione dell’autoerotismo è legittima come quella della sopportazione del dolore o della resistenza in apnea, l’allargamento dei propri orizzonti dovrebbe sempre stimolarci ad una maggiore conoscenza anche in campo sessuale, ma un allenamento all’orgasmo mi pare una pratica un po’ sterile così come un po’ inutile mi pare trovare spazio a cosucce che alla fine provvederemmo a tenere ben nascoste.
Ma vi immaginate cosa potrebbe succedere se il nostro cane riuscisse ad infilarsi in bocca quel meraviglioso vibratore afro, ultimo acquisto del fine settimana, e se ne andasse in giro tutto contento proprio mentre è venuta a trovarci mammà o la delegata del comitato parrocchiale per la raccolta dei fondi per la festa della Madonna Della Catena?
Io penso che al giorno d’oggi, tempo in cui tutto ha una sua collocazione, legittimazione, diritto d’essere dovremmo davvero concederci più tempo per noi stessi, alla ricerca di ciò che siamo realmente. Alla ricerca di quella libertà mentale che possa definire nuovi contorni a ideali fondamentali come la cultura, la politica, l’educazione…. Anche il sesso certamente… ma alla fine suppongo sia meglio un “reale” compagno/a (questo poco importa) o anche due se si ama la confusione…in carne ed ossa.
Perché queste pratiche strumentali mi pare che aiutino solo a sopperire un eros stanco e annoiato…o no?
(Sarà per questo motivo che l’editoria ha subito un tracollo?)

“Sarei già andato davvero lontano, tanto lontano quando è grande il mondo, se non mi trattenessero le stelle che hanno legato il mio al tuo destino”….(Goethe)

E’ davvero tanto caparbio l’amore?
E’ davvero tanto arrogante da spazzare via ogni nostra convinzione e sistemarsi al centro di tutto?
E davvero tanto potente da non darci possibilità di scelta se andare o restare?
Ci lascia, l’amore, senza via di scampo, annullando ogni nostra volontà a reagire?

Vorrei poter sciogliere questo nodo scorsoio di stelle e sospiri… vorrei poter guardarti mentre vai via di spalle senza voltarti indietro. E non sentire nulla, se non il rumore dei tuoi passi che si perdono ai margini di una strada che non è più la nostra.

Ho superato ostacoli maggiori, mi dico, eppure questa realtà non serve a lenire il dolore che giorno dopo giorno si sistema a strati come fogli di carta in pila sui q