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Labbra Blu - Diaframma
C'e' una ferita in fondo al cuore grande come non l'hai vista mai guarda il sangue e il suo colore ... e' bellissima. .

C'e' un grande salto in fondo al cuore prima deserto, adesso un'oasi via i cancelli per favore, che non mi servono piu'. Via le lame dal mio cuore, via le cose che lo umiliano carro che non vuol cadere nella stupidita'. .

Sulle labbra era il sapore del mattino che hai inventato tu guarda adesso come piove sulle mie labbra blu. Guarda adesso come piove sui sentieri in fondo all'anima storie che non hanno odore, e' la mia realta'.br>
Vorrei dare un nuovo nome, nuova linfa a tutto quel che c'e'. ma ogni cosa e' una ferita che mi ricorda te.

Labbra blu - Diaframma

giovedì, 12 novembre 2009
Succede che ...
 
moi 
Succede che non sempre ciò che desideriamo è il meglio per noi, anzi in certe occasioni può essere l’esatto contrario.
Succede che ciò che adesso ci sembra impossibile, in un altro momento, sia invece l’unica possibilità di scelta che ci resta per salvarci la vita.
E il respiro diventa di vetro e le parole di carta.
Succede che ti siedi in terra e disponi sul pavimento tutti i tuoi pezzi cercando un ordine, un senso, una logica opportuna che ti possa restituire quello che ti scoccia aver perduto.
E l’anima è un peso e il fiato si addensa in fumo.
Succede che ti svegli nel cuore della notte e anneghi gli occhi nel buio aspettando un’alba che non vuole arrivare e nel silenzio urli senza voce tutta la rabbia per quello che non sei riuscito a dire, a spiegare e l’impotenza diventa un compromesso e la delusione un’arma per ferire te stesso.
E speravi in una seconda possibilità ma forse ti saresti accontentato anche di una possibilità di seconda mano.
Succede che stringi fra le mani una tazza di te caldo e appunti le spalle al muro e senti più freddo del solito. E la tua immagine ti restituisce solo una parte di te e il resto dovrai recuperarlo mille volte ancora…
Scritto da: arietta alle ore 18:19 | link | commenti (13) | Categoria: paure, dubbi, dentro dentro




martedì, 10 novembre 2009
Mi dispiace...
io io ioMi dispiace...
Faccio spazio alla tua mancanza, rimetto insieme i resti di un’esistenza che non ti accoglie più.

Mi dispiace ma...
Mi sento pronta a lasciare libero il mio addio.

Mi dispiace...
Sono un’altra ora.
Una più vecchia, una che sa che dopo un tradimento niente ritorna più come prima.

Mi dispiace ma...
C’è voluto tempo e sbagli e appigli per giungere fino a qui.
e ora che  ci sono e ci resto.

Mi dispiace ma...
Restituisco alla tua assenza ciò di cui l’avevo privata:
Disinteresse.

E adesso...
Scusami ma ho una vita che mi aspetta!
Scritto da: arietta alle ore 10:33 | link | commenti (19) | Categoria: emozioni, dubbi, dentro dentro




mercoledì, 04 novembre 2009
Praga (1)
praga 1
Praga la accolse con un inaspettato inverno. Il cielo sfidava la forza di gravità trattenendo un carico di nubi che pareva dovesse scivolare in terra da un momento all’altro. La luce era di un argento metallico nonostante fosse piena mattina.
Una dolce inquietudine la pervase.
Si strinse nel giubbotto di piume d’oca, spinse il berretto di lana fino sotto le orecchie e con il bagaglio a mano si affrettò all’uscita dell’aeroporto.
Ad attenderla c’era una vettura della società per la quale lavorava. L’autista, in un inglese spigliato, le comunicò che l’avrebbe accompagnata in albergo. Lei sprofondò nel sedile posteriore e si fece confortare dalla morbida pelle color crema, un sottile filo di musica classica le si insinuò nel cervello consegnandola ad un’altra dimensione.
Il tragitto non sembrò lungo, ben presto le strade furono ingombre di mezzi che si tuffavano in una consuetudine da metropoli, pedoni calpestavano il selciato con passo solerte ma non affannoso, giovani donne con stivali e baschi, anziani con sacchetti di plastica di ritorno dal mercato, uomini in giacca, cravatta, guanti e zainetto. Tutti quanti disegnavano traiettorie invisibili di un vivere quotidiano.
Periferia.
Le periferie raccontano sempre storie d’avanguardia. Le periferie si arrendono alle maestosità dei centri vivendo di vita propria, le periferie soccombono al fascino e si allargano a dismisura nel tentativo di introdurre modernità a storie di altri tempi. Le periferie reclamano attenzione e rispetto.
E danno sempre il benvenuto a chi giunge da un’altra parte.
Tutto sembrava ovattato non solo nei suoni ma anche in ciò che vedeva, una sorta di nebbia liquida si frapponeva tra gli occhi e le cose sfumandone i contorni, come i segni grigi di un carboncino assorbiti dai fogli spessi e ruvidi di un album da disegno.
Ad un tratto un esercito di guglie cominciarono a sfilare, altere e noncuranti, seguendo una cadenza senza tempo. Catturavano lo sguardo con l’imponenza delle architetture e della storia e di mille storie che avrebbero potuto narrare. Un muro alto e sostenuto tracciava un percorso infinito e incantevole, popolato da pioppi  ma anche da pompelmi e fichi che sostenendo la magia che aleggia sulla città sfidano le basse temperature e l’incredulità di chi le osserva.
Ad un tratto un nome le si insinuò sui fili stesi della memoria. Kafka.
Kafka era praghese e tutto sembrava che cominciasse ad  avere un senso.
Il fascino, l'inquietudine, il mistero. E quel castello di cui egli spesso parla, per averlo contemplato a lungo dalla sua casa dell Arco d'oro.
La maestosità del castello le metteva quasi un brivido di pelle e fluire di sangue, sfilò via il cappello e i guanti e si concesse ad una visione unica, di quelle che non si sarebbero più ripetute, perché le prime volte hanno in sé la magnificenza della sorpresa e dello stupore. E dalla torre di Dalibor, una delle tante, parve che una lacrima di violino le scivolasse addosso. In quella torre si narra vi fosse rinchiuso un cavaliere delicato, che per aver  preso parte alle rivolte del latifondo praghese si guadagnò una condanna a morte. Le note del suo violino scioglievano il cuore dei castellani che si accorsero della sua morte non udendo più la dolcezza della sua musica.
Palazzi aristocratici sfilavano in sequenza, rami spogli sembravano tracciare le tele di un ragno solerte e tutto pareva ingabbiato dal fumo spesso che si sprigiona dopo un incendio.  L’incendio dell’anima.
 
L’albergo era in centro, uno di quegli alberghi di ultima generazione che per sapienza di architetti validi riescono ad integrare il vetro e l’acciaio nella  pietra e nei marmi. Un calore hawaiano e stridente l’accolse restituendole colore alla guance. Si scorse allo specchio dell’ascensore che la proiettava a piani impensabili e nel consueto vedersi si accorse di una scintilla negli occhi, una scintilla Ceca.
 
Il primo incontro di lavoro si sarebbe svolto la sera, una cena “informale”, così recitava il programma. Da lì al primo evento effettivo sarebbero trascorse molte ore. Ore che parevano incanto davanti a quel mistero di guglie e pioppi e palazzi d’altri tempi…..Non c’era tempo per il riposo, giusto qualche attimo per rinforzare lo strato di indumenti che la avvolgevano….
(continua)
Scritto da: arietta alle ore 16:08 | link | commenti (19) | Categoria: viaggi, racconti, emozioni, dentro dentro




venerdì, 30 ottobre 2009
Praga
praga2[1]


Questo fine settimana sarò a…
 
PRAGA!


   
Che dire?
Scritto da: arietta alle ore 15:04 | link | commenti (12) | Categoria: viaggi, emozioni, dentro dentro




martedì, 27 ottobre 2009
C'è nessuno?
Bersani meglio di Marino o di Franceschini?
 
Credo sia più importante ritrovare la sinistra, mettendo da parte segretari e portavoce.

Io ho vissuto una vita orientata a sinistra per un reale problema fisico. Il mio orecchio sinistro ode meglio, il mio occhio sinistro piglia meglio, il mio lato sinistro (al contrario di ciò che potrebbe sembrare) è più bello… un mezzo millimetro più alto, una mezza mini caloria più magro, un mezzo punto luce più chiaro.
Io non c(’)entro nulla , è solo genetica!
Adesso mi sento disorientata, quasi orfana. Mi manca il lato mancino del mio essere.

Il fatto è che sono cresciuta con la convinzione che ogni individuo va rispettato e se questo si attiene alle regole che la società gli impone, allora va oltremodo tutelato.

Sono cresciuta nella convinzione che ogni lavoro nobilita l’uomo che lo svolge e che vanno supportate quelle categorie di lavoratori la cui voce giunge più flebile di altre.

E credo nella famiglia a prescindere dal suggello delle unioni. Credo nell’amore rispettoso a prescindere dal sesso e nel mutuo soccorso nonostante le ronde. Credo che “credere” sia  un valore aggiunto , la fede dona forza e motivazione, ci rende migliori. Per questo ritengo che ognuno possa e debba affidarsi a chi sente più vicino, sia questo… Gesù, Maometto, Buddha o Nonna Papera.

Oggi vivo in una società che mi rappresenta molto poco.

Vivo in una società che non garantisce il lavoro imponendo ad esseri umani una soglia di povertà che si spalanca sulla disperazione e che invece assicura ,ad altri, enormi guadagni all’insegna dello spreco.

Vivo in un paese dove la tolleranza è scesa a patti con la paura, dove la furbizia scalza di continuo la meritocrazia e la giustizia è ormai un ideale pret-a-porter.

Vivo nell’instabilità delle mie certezze che ormai programmo al tempo  delle legislazioni.

Vivo in bilico tra attesa e crescita,  persa in una folla di maestri unici, perdenti posto e puttanieri che viaggiano in escort o auto blu.
 
Vivo praticamente come la particella di sodio dell’acqua Lete
images[11]
interrogandomi di continuo
 
C’è nessuno?
Scritto da: arietta alle ore 06:33 | link | commenti (18) | Categoria: politica, dubbi, ihihih




sabato, 24 ottobre 2009
Passaggi...
Berlusconi: vuoi un passaggio in “escort”?
 
Marrazzo: No, grazie prendo il “ trans
Scritto da: arietta alle ore 08:08 | link | commenti (14) | Categoria: politica, caricature, ihihih, complimenti vivissimi




mercoledì, 21 ottobre 2009
Bugie mattutine...
Non è che in questo periodo io abbia qualcosa di particolare contro i maschi ma visto le tempeste e i giochi pirotecnici estivi adesso ho l’ormone depresso e poca voglia di confrontarmi con loro.
Se poi questi evidenziano una particolare deficienza mentale il tutto diventa più complicato.
C’è S. il marito della mia amica C., uomo belloccio del tipo frizzante, che in questo momento si fa portavoce  dei diritti dell’uomo di mezz’età annoiato e viziato  e  alla soglia dei suoi 45 anni ha deciso di guardarsi in giro
L’altro giorno lo vedo di sfuggita sullo scooter in compagnia di una tipa piuttosto giovane. Un paio di sere dopo lo rivedo con la stessa squinzia  mentre fumano una sigaretta intenti a discutere in un atteggiamento che lascia poco spazio all'immaginazione. Lui si accorge che io lo noto e mentre sorrido abbassa lo sguardo ammettendo un malintenzionato proposito.  
Fosse stato solo questo avrei continuato la mia vita ugualmente con , forse, una maggiore convinzione che se la mamma dei cretini è sempre incinta  quella degli stronzi è assidua nei parti plurigemellari,  invece no… me lo vedo piombare in casa , di buon’ora,  mentre sto preparandomi per uscire.
Avete presente una donna che sta preparandosi per uscire?
Beh, io sono una di quelle che saltella da una stanza all’altra sempre in ritardo , può capitare che mentre mi metto il rimmel passi la pezza sul lavabo nell’estremo tentativo di lasciare la casa in ordine oppure che prepari la tavola per il pranzo e allo stesso tempo cerchi di infilarmi gli stivali.  Ed ecco che  mentre sono al telefono con l’orecchio violentato dalle urla di mia figlia che ha dimenticato il compito di tecnica,lui mi prega di ascoltarlo in quel suo patetico tentativo di arrampicata  sugli specchi da gatto ubriaco.
Ma siamo impazziti?
Alle 7.30 di lunedì mattina? (ma a che ora è uscito da casa?)
Caxxo mi si è pure sfilata una calza! Quasi sudata già di prima mattina lo tengo a bada fuori della porta del bagno mentre mi cambio velocemente… ricaxxo sono  le 7,35 dovrei essere fuori già da 10 minuti.
Esco dal bagno. Lo pietrifico con lo sguardo. Lo invito graziosamente fuori dalla porta e sul pianerottolo mento spudoratamente comunicandogli che ho già riferito tutto alla moglie. Lo lascio qualche passo indietro e me la do a gambe levate  sghignazzando come una pazza.
Passerà una mattinata di mer..?
 
Deciderà di scusarsi con C ammettendo la colpa anche se lei “finge” di non sapere nulla?
 
O passerà un brutto periodo(giurando dentro di sé che non si ripeterà ancora) con gli occhi sempre incollati al pavimento sapendo che lei sa senza che in effetti sappia nulla?
 
Ihihih…
Scritto da: arietta alle ore 08:55 | link | commenti (32) | Categoria: amicizia, caricature, ihihih




sabato, 17 ottobre 2009
Da "tenere" e da "buttare"|
mars
Sabato pomeriggio, nessun passerotto che svolazza in giro.
Quiete. I ragazzi sono appresso alle loro vite, il cinema, il calcetto, la pizza con papà.
Io decido di cimentarmi in uno dei lavori che rimando ormai da secoli ovvero quello di rimettere ordine in questa mia scrivania che è talmente grande e piena di cassetti, vani e pertugi da assomigliare più ad una roulotte che ad un tavolo...
Decido che è arrivato il momento e per avvalorare questo mio intento mi fornisco di 2 scatole di cartone, una “da tenere” e una “da buttare”, una sorta di contropartita  di necessaria organizzazione.
Il disordine che assomiglia all’ordine... questo mi fa paura!
Fogli e fogli impilati, pressati l’uno sull’altro in una risma di appunti e note e scarabocchi che evocano lunghe telefonate con chissà chi. Carpette sbiadite rigonfie di vita quotidiana, di dare e avere, di “pagati”, da “pagare” ,di appuntamenti dal dottore,  di scontrini di incauti acquisti che sarebbe meglio dimenticare e di biglietti della lavanderia che invece avrei dovuto ricordare.
Di tanto in tanto inciampo in qualche sorpresa, una penna perduta, una foto sdrucita, una carta di Mars che documenta qualche giornata amara affogata nel cioccolato.  E fra molliche e fili di tabacco evasi dalle tante sigarette che nascondo ritrovo un biglietto scritto da lui. Una cosa a metà tra una lista della spesa e un organaizer, per cui sotto la voce schiuma da barba c’è un numero da chiamare per le ore 15, quasi che il signor schiuma da barba prima non fosse reperibile.
Così era lui, abbastanza disordinato, un uomo della specie marito, uno di quelli che dopo che ti ha conquistato, pur restando affettuoso, si trasforma in un ibrido a metà tra l’orso e il nonno. Ora, dopo che gli hanno  tolto un po’ di cibo per alcune intolleranze alimentari, ha assunto quella particolare e sorprendente espressione che caratterizza tutti gli uomini del pianeta quando non stanno benissimo, Fosse solo un’unghia incarnita o 37 di febbre ecco che l’esemplare maschio della razza umana viene colpito dalla sindrome del malato terminale.
 Mi accorgo che anche la sua calligrafia non mi provoca più emozioni, un po’ come la sua voce quando di tanto in tanto lo sento.
Ripiego il “pizzino”  .
Avrei voluto tenerlo, ma hops, con un gesto maldestro lo infilo in quella “da buttare”.
(tengo però la carta del mars, quella si mi provoca emozioni)
Scritto da: arietta alle ore 22:21 | link | commenti (23) | Categoria: scemenze, dubbi, ihihih




giovedì, 15 ottobre 2009
Un giorno ti incontrerò...
Un giorno ti incontrerò mio perduto amore…
E avrai gli occhi di mare e il respiro che sa di tabacco e stupore.
Avrai il vento fra i capelli d’argento e uno strano senso di stanchezza nella barba che si mostra appena tra i pori di un viso deciso.
 
Un giorno ti incontrerò mio bramato amore…
E il tuo cuore sarà di ardesia ed io potrò inciderci sopra con le mie unghie affilate.
Ti mostrerò i miei denti e i miei segreti.
Ti dirò delle mie paure e di cosa sono fatti i miei sogni e le mie fantasie.
 
Saprai ascoltarmi amore mio e vorrai raccontarmi di te e di ciò in cui non credi, in cui non speri, di cui non sogni.
Non ti offenderai ai miei rifiuti, alle mie distrazioni, ai miei tradimenti.
Mi ripagherai con la stessa moneta… perchè questo amore sarà al di sopra di ogni umile, umana consistenza.
 
Un giorno ti incontrerò mio anelato amore…
E i tuoi occhiali saranno di osso, le tue vene di carbonio e il tuo corpo di roccia.
La tua età sfiderà la mia, la tua intelligenza si approfitterà della mia, il tuo senso soccomberà al mio.
 
Un giorno ti incontrerò mio adorato amore
E 2 + 2 farà 4 e il rosso di sera porta buon tempo almeno si spera.
 
Tutto sarà scontato ed incredibile.
Tutto sarà come doveva essere
Scritto da: arietta alle ore 19:05 | link | commenti (21) | Categoria: poesie, amore, dentro dentro




martedì, 13 ottobre 2009
Attendo...
Soffia il vento. Un vento autunnale mi sembra, non freddo ma che promette acqua.
La mia calma non è apparente, è solo rubata.
Ripongo conchiglie e stelle cadenti e mi rimetto al mondo dopo un lungo intervallo.
La luce rossastra che mi ritrae è quella estiva, adesso mi sento grigia e offuscata, appesantita dagli oneri e dalle fini. Sempre in attesa…
 
Attendo l’odore delle caldarroste
E le nubi che si gonfiano di grigio.
Attendo che il mio cuore si fermi in un attimo
prima di un’incredibile corsa
e l’attesa diventa fremito
e il fremito impulso per quello che sarà.
Io non mi sono mai arresa
E il mio non arrendermi è attesa.
 
Mi accovaccio sul divano e stendo sulle gambe un plaid leggero, è autunno quasi, e il sentir d’inverno è ormai alle porte, almeno nel cuore. Ho bisogno di fermarmi e riposare ed incassare i colori scuri e metabolizzarne gli effetti. Ho bisogno di scrivere, ho bisogno di trasformare i pensieri in tessere che poi appiccicherò l’un l’altro vicini, in un mosaico di vetro e saliva. Ho bisogno di stare qui, in questa casa inespugnabile e vana al contempo. In questo posto mio, dove io sono io.
Scritto da: arietta alle ore 20:56 | link | commenti (18) | Categoria: dentro dentro




lunedì, 12 ottobre 2009
Senza parole
Non sempre ciò che si riporta ad altri come “accaduto ad un amico” è qualcosa accaduto a noi stessi di cui abbiamo vergogna, è che certe volte abbiamo amici davvero fessi…
 
Si erano incontrati circa un anno fa e sembravano fatti l’uno per l’altra. Una coppia “adulta” 38 anni lei, 43 lui. Entrambi bellocci, benestanti, mai sposati. Avvocato lui, insegnante lei. La cosa che li differenziava era che lei aveva sempre pensato, sognato, bramato il matrimonio. Lui evidentemente no. Il rapporto non parte benissimo ma si sistema con il tempo e piano piano li  si vede sempre più spesso insieme, magari al cinema, magari  a cena, magari a fare spese ed anche la spesa.  Lei ancora in casa coi genitori, lui evidentemente…anche, nel senso che da sempre vive da solo in una graziosa casa di campagna poco fuori città ma che in realtà occupa abusivamente nei mesi invernali per poi renderla ai legittimi proprietari , mamma e papà, nei mesi estivi ricomponendo il nucleo familiare d’origine..
 E così la mia amica si ritrova a far la ragazzetta di 15 anni a dover consumare frettolosi amplessi sul sedile posteriore dell’automobile durante tutta l’estate (lunghissima e calda da queste parti). La cosa che non si spiegava era per quale motivo lui la tenesse sempre oltre il cancello della graziosa casa di campagna e non solo di quella. Quando gli anziani coniugi decisero di far ritorno in città tutti tirammo un sospiro di sollievo, l’avvocato 43enne per il recupero dei propri spazi, la mia amica per la riconquista di una apparente normalità quasi matrimoniale ed io per non dovere subire ore di telefonate farcite di non so quanti “Ma ti rendi conto?” o “ Ma ti pare possibile?”.
Ieri l’altro ero accovacciata sul mio divano a vedere la replica del bellissimo primo episodio di Flash Forward quando lo squillo del telefono mi sembrò più inquietante del solito.
“ Oddio Arietta è proprio uno stronzo…” e di lì giù a valanga. In pratica mentre lei si aspettava da un momento all’altro la più pomposa delle proposte di matrimonio con allegato anello magari antico della nonna, pare che lui si sia rivelato per quello che è e mentre si trastullavano sul letto nudi e crudi, dopo aver sentito un rumore che pareva di una porta che si apriva, lui pallido e sudato pare sia saltato giù dal talamo e con un gesto maldestro  le abbia scaraventato in faccia la borsa consigliandole di uscire dalla finestra.
Oddio, ho pensato, quella madre lì deve avergli bendato il cervello col cordone ombelicale.
Ho dunque invitato la mia amica ad uscire dal portale di questa storia senza farsi troppi scrupoli con la certezza che quello giusto arriverà di certo (e possibilmente orfano please)
Scritto da: arietta alle ore 19:26 | link | commenti (6) | Categoria: amicizia, caricature, ihihih




domenica, 11 ottobre 2009
Io prendo te con me per sempre
Lui appuntò il suo sguardo su un riccio riverso di lei, che le toccava la spalla.
Era bella, nascosta da quel velo leggero che le scendeva sul viso.
La carità è paziente,
è benigna la carità;la carità non invidia, non si vanta…”
E mentre quelle parole sfilavano lungo il chiostro che porta il senso dall’orecchio alla mente, lui le sfiorava la pelle di seta col fiato.
 18 anni c’erano voluti per giungere insieme all’altare, praticamente erano stati insieme tutta la vita e insieme avevano deciso di restare, fin quando la sorte o dio o loro stessi avessero voluto.
Giovani di una giovinezza in cui gli anni contano e non contano, belli di una bellezza in cui la bellezza stessa si afferma e si impone, si  scambiarono gli anelli sull’altare di una chiesa piccola nascosta tra fronde e fiori selvatici. E quando furono fuori sul sacrato e il vento li colse con un soffio caldo … lui, dopo anni e anni di sesso e carezze e baci, la guardò pensando
-         “Quando potrò averti amore mio?”
Ma lei stava già rispondendo a quel richiamo silente e lo avvolse nell’organza del suo amore…
Scritto da: arietta alle ore 13:10 | link | commenti (5) | Categoria: amore




giovedì, 08 ottobre 2009
E poi, magari… capita
 
 
 
 
Magari capita che all’improvviso ti innamori, magari succede perché incontri una persona più giusta delle altre, una di quelle “AFFINI” a cui piacciono gli stessi argomenti che piacciono a te, gli stessi libri, gli stessi film.  
Magari ci piacevano gli stessi cibi e avevamo le stesse abitudini del tipo seratina tranquilla a casa, un bel film, un po’ di coccole e quella sensazione soave di cotone nel cuore.
Riflettevo la mia anima allo specchio e vedevo una donnina piacevole e intensa, una di quelle con cui è gradevole parlare magari di politica, magari di ciò che capita. Una donnina che ha sempre mille cose da fare e il sogno di un vero amore, uno giusto.
Così, magari capita che la vita va avanti e ci trascina con sé, non più in turbine, ma in uno strano meccanismo di dare e avere, di fare ed attendere. Di vivere.
E poi, magari capita che all’improvviso ti scuoti e sistemi i pezzi in modo inequivocabile. Tu sai chi sei veramente, tu sai cosa sospinge il tuo essere te stessa, quali sono le tue motivazioni, le tue proiezioni e le tue aspettative.
E scopri che sono passati anni di nulla, di mera compagnia, senza costruire, senza capire.
Magari capita che lo affronti e gli dici – “ Al momento ho bisogno di stare da sola”.
Magari capita che al centro commerciale scorgi il suo viso tra tanti e come in una pellicola al rallentatore, ti lasci assorbire dalla folla per essere inghiottita da un anonimo camerino di provincia.
Magari capita che non hai più lui, però hai te.
Scritto da: arietta alle ore 19:03 | link | commenti (8) | Categoria: dentro dentro




sabato, 15 agosto 2009
Io non sto zitta

Le nostre vite cambiano. Sentimenti, interessi, paure e scopi si modificano così come il nostro corpo. E' la vita!

da un pò non entravo su splinder e questa sera, dopo averlo fatto, ho trovato 14 pvt dalla redazione. Riporto il testo:

a causa di violazioni di copyright o di non rispetto delle condizioni di utilizzo di Splinder (TOS) e' stato rimosso il file caricato il 12/11/2007 - 10:49, dal titolo: anoressia2 |

In futuro, per evitare la cancellazione del tuo account, ti consigliamo di leggere attentamente i TOS di Splinder, prima di caricare altri file.

la Redazione di Splinder

fermo restando che le immagini riportate le ho trovate sul web, deduco che forse il testo potrebbe sembrare oltraggioso o dannaso.

Ma de che?

a parte il fatto che il "ti consigliamo" già mi pesa sui cog...... perchè a sbagliare sono bravissima da me, io ho parlato di un problema vissuto e rivissuto sulla mia pellaccia.

Io ancora visualizzo il post in questione e se anche per voi è lo stesso, dategli una scorsa... perchè è fondamentale non sottavalutare IL MIO PUNTO DI VISTA.

Se mi si volesse cancellare l'account che facciano pure... dalle mie parti si dice

minchiate....

sopravvivo senza splinder ma  che non mi si censuri perchè sono una persona stabile e molto responsabile e non vado in giro a fottere le persone con idee insane.

Io parlo di ciò che credo e rispondo alla mia coscienza.. non ad una redazione bacchettona e parruccona (e tra l'altro pure ignorante)....

see you lather?

perhaps!

Scritto da: arietta alle ore 04:24 | link | commenti (11) | Categoria: seriamente, denuncia, anoressia




sabato, 04 luglio 2009
Un giorno...

La mia casa.

Mura alte e soffitti pieni.

 Un senso di pace che non so dire, le voci dei bambini che si accavallano a questo mio essere inquieto.

La mia casa, un non luogo che non so spiegare.

Un posto che mi appartiene anche se è tappezzato da un codice html che definisce colori e contorni.

Questa sono io, e quel che sono certe volte mi basta e altre mi spaventa.

Vorrei raccontarvi di ciò che mi è successo in questo periodo.

Di ciò che mi ha toccato e trafitto.

Di ciò che ho sperimentato.

Di ciò che ho immaginato e supposto e sperato….

E scansato.

La mia vita è cambiata un giorno in cui altre vite sono cambiate.

Una donna era in macchina coi sui bambini e percorreva una strada solita.

Sempre la solita.

Aveva salutato il marito poche ore prima, si erano dati appuntamento

per il pranzo.

Sempre il solito.

E lui aveva baciato i suoi ometti e loro lui in un gesto scontato.

E poi tutto è finito.

Un crash da ricordare per sempre.

E per sempre quelle vite sono diventate nulla.

Non so spiegare l’effetto.

Ma mi resta poco dentro e a stento riesco a trovarlo.

Forse un giorno saprò parlarne.

Forse un giorno….

Scritto da: arietta alle ore 00:44 | link | commenti (14) | Categoria: emozioni, dentro dentro




venerdì, 03 luglio 2009

 

pin-up[1]

 

Rieccomi a casa, giusto il tempo di riordinare un pò e poi tutto quanto ritornerà alla normalita.

Scritto da: arietta alle ore 17:13 | link | commenti (8) | Categoria:




domenica, 26 aprile 2009
BATTITI (attimi)

Attimi rubati a ricordi senza peso .
Labbra appiccicate ad altre labbra
e occhi che si chiudono in un battito di ciglia.
Battiti.
Attimi scontati quando tutto è consueto,
occhi spaventati e labbra aride di paura,
notti insonni a cercare di capire perché la vita è così dura.
Battiti.
Battiti di un cuore sempre appeso.
Battiti di storie ed un tam tam di segni e suoni
Ed un amore accartocciato in attimo sospeso.
Ti ho incontrato, avuto e poi perduto.
Un battito seduto,
senza forze ad affrontare
l’immenso senso che mi manca per capire....

(arietta)

Scritto da: arietta alle ore 14:03 | link | commenti (4) | Categoria: poesie




lunedì, 20 aprile 2009
Quel posto che non c'è ha ingoiato tutti tranne me
Scritto da: arietta alle ore 14:46 | link | commenti (2) | Categoria: amore




venerdì, 10 aprile 2009
Scritto il lunedì 6 aprile 2009
E poi… all’improvviso… tutto cambia. La sorte ama tirare ai dadi, oggi è capitato all’Abruzzo, domani chissà.
Per un attimo metto da parte torte e faccende varie e mi fermo a guardare i miei figli. Altri genitori, in questo momento, piangono i loro.
Li guardo ed è come se li vedessi per la prima volta, sforzandomi di immaginare a come sarebbe se fosse l’ultima.
Confrontarsi con la morte, con la disperazione, con l’impotenza è sempre difficile. Dopo valuteremo le colpe o gli onori, al momento c’è spazio solo per la tragedia.
Siamo, tutto sommato, un grande popolo. Fra un po’ cederemo alla routine di tutti i giorni e la disperazione di altri sarà per noi solo una dolorosa notizia da tg, ma in questo frangente tutta l’Italia è da una parte sola e questo mi riempie d’orgoglio. Perché a prescindere dalla destra o dalla sinistra, a prescindere dal credo o dalle preferenze sessuali oggi questo nostro paese è solo Abruzzo.
Cosa significa veramente trovarsi davanti alla propria casa in macerie? Cosa si prova veramente a scavare tra il disastro nella speranza di recuperare qualcosa che ci è appartenuto, qualcuno dal quale non avremmo mai voluto separarci, qualcosa che non recupereremo mai più se non nei ricordi che forse riemergeranno da una rimozione assoluta?
Sentivo di persone che si arrampicano sui tetti coi caschi da moto, per evitare calcinacci, nella speranza di sentire flebili sussurri di sopravvissuti. Ho sentito di alcuni giocatori della squadra di Rugby dell’Aquila che in cerca di un loro compagno hanno finito col soccorrere altri e altri ancora.
Mi sembrava orrendo che 27 persone fossero rimaste uccise, questo accadeva alle 11 di stamani, adesso sono le 15 e 35 e le vittime accertate sono già 92. Migliaia di sfollati, 1500 feriti e troppi dispersi ….
E poi ci sono i centri storici, veri ricami di pietra, che polverizzati esalano gli ultimi respiri e quella polvere si impasta alle lacrime di chi lì ha vissuto, di chi in quei posti ha visto il dipanare della propria esistenza e di quella di molti cari, matassa informe in queste ore.
Il governo apre le casse, gli ospedali aprono i battenti, gli italiani aprono i cuori… temo l’orribile ombra dei container e delle scuole di metallo, bidonville moderne… figlie dell’emergenza. Niente più piazze, ritrovo di amici, niente più bar dello sport dove fermarsi a sparlare, niente più mercato e ritrovarsi a fare la spesa….
Io credo in Dio, alcune volte è più difficile del solito, ma continuo a tenere duro…
Oggi è il giorno dei funerali....
Il papa aveva degli importanti impegni e ha dovuto passare oltre. certo il tenere questa notte la croce per la via crucis avrà significato mangiare parecchio alla sua tavola imbandita, per acquistar forze.
La via crucis è  nel cuore di chi ha ,ormai,  solo macerie.
Una cosa mi ha sconvolto e travolto più di tutte, una bara bianca, piccola, troppo piccola posta sopra una più grande...
madre e figlio.
Straziante!!!
Scritto da: arietta alle ore 21:25 | link | commenti (6) | Categoria: amicizia, emozioni, giorni no, dubbi




venerdì, 06 marzo 2009
Io credo
Io credo.
Credo nella mia casa, unico riparo, e nel fuoco del  camino acceso  e nel vapore che si trasforma  in condensa ed incarta le pareti del mio cuore stanco .
Io credo
Credo nelle risa dei miei bambini, credo nello strusciarsi dei miei cani e nel sorriso lento di mia madre che non comprende eppure non condanna. Le sue carezze si sciolgono dolci sui miei capelli ed io abbasso lo sguardo, cancellando in un battito ciò che adesso non ha più importanza.
Io credo nella fatica di ogni giorno, credo  negli ostacoli che ci fortificano e nel dolore che ci tempra, credo al fatto che perdersi è già l’inizio per ritrovarsi e ritrovarsi ancora.
Credo nella vita che si trasforma in ogni istante e procede inesorabile, amica distratta, a volte cattiva e in altre tenera e sorprendente.
Io credo nell’amore in tutti i sensi. In quello dei miei figli che non sanno come gestirlo e si affrettano a dichiararlo a baci ed abbracci.
In quello del mio uomo che ,anche se non sembra mai convinto, mi inonda di passione, una passione che gli cola giù dallo sguardo ad ogni mio passo
e le loro carezze hanno il tintinnio di pendenti di cristallo rapiti per un attimo da una folata di vento di scirocco.
Io credo nella forza dell’ essere genitori, nella tenacia di essere amici e nell’illusione di essere amati.
E credo nel trasporto, nella rabbia che ci mette in discussione, nell’impegno che ci accomuna ai santi e nella stasi che tutto sospende e tranquillizza, chiudendo i battenti alle tempeste che continueranno a cercarci e a scuoterci ancora.
Io credo in me e nei miei sentimenti, per questo sono.
Scritto da: arietta alle ore 08:02 | link | commenti (30) | Categoria: capitoli




giovedì, 05 marzo 2009

Ora mi rifaccio con un bel post....

corro a prepararlo.

Scritto da: arietta alle ore 14:26 | link | commenti (1) | Categoria:




domenica, 22 febbraio 2009
Arietta Risponde
Come promesso eccomi qui…
Non è male come inizio mi sembra, per cui… io ci provo:
Caro seven, domande impegnative la tue, ma l’arietta non si arrende:
Sogna di essere felice, questo ti darà una certa felicità ,almeno per un po’,( ma la felicità è un attimo se poi hai lo STOK 84 sei apposto).
Per la seconda questione ti consiglio una bella, massiccia canna… sarai felicissimo e di sognare neanche a parlarne…. perché cadi rincoglionito sul letto e chi si è visto si è visto.
Alla prossima dolcezza e intanto tanti baci.
 
Amico Sira, non c’è nulla che non possa esser fatto, per cui, prenditi di coraggio compragli una scatola di cioccolatini e tienilo d’occhio, non appena lo vedi passare… lo fermi, chissà che non nasca qualcosa tra voi 2.
Fammi sapere!
 
Madda, io ci provo al massimo ci perdo la faccia dell’avatar. Ma che belli i tuoi cuccioli ma come sai era dei tuoi all’evento…
 
PKiara, certo che lo so, ma se permetti lo tengo per me (mica scema). Baci
Scritto da: arietta alle ore 23:47 | link | commenti (7) | Categoria: la posta




lunedì, 16 febbraio 2009
chissà se va....
In questi giorni di assenza ho ricevuto alcune mail, fra queste 2 non erano di amici o conoscenti ma di blogger che, per chissà quale motivo, hanno ritenuto opportuno chiedermi qualche consiglio. La cosa mi ha, abbastanza, divertito al punto che ho ritenuto rispondere davvero sinceramente.
E siccome al momento mi pare che tutto vada davvero lentamente, soprattutto qui su Splinder, ho pensato di dare una diversa impostazione a
…Senti che arietta…
Voglio provare a provare, per cui passate parola, da qui si risponde più o meno seriamente, con poco o tanta competenza a qualsivoglia domanda.
Lasciatele nei commenti o inviate dei pvt specificando se volete che la risposta sia pubblica o privata e se posso pubblicare le fonti, io ci sarò e questa cosa già mi piace tanto….
Scritto da: arietta alle ore 14:44 | link | commenti (11) | Categoria: pop




mercoledì, 04 febbraio 2009
le tue mani

Ci sono sensazioni impalpabili che vanno oltre ogni spiegazione e come un velo di umidità si appiccicano sulla pelle facendoci rabbrividire.

Ci sono presenze impalpabili che lievemente si frappongono fra noi e la nostra stessa ragione e riempiono attimi di vuoto che altrimenti ci distruggerebbero.

Ci sono ricordi impalpabili che si addensano in parole e scivolano solidi nero su bianco a significare ciò che siamo stati e quel che abbiamo vissuto.

"Mio caro Michele,

qui è tempo di sagra. Migliaia di persone per strada a rincorrere una primavera che anche da queste parti tarda a mandare i primi segnali. Piove sempre, il cielo da un lato è sgombro e dall’altro gonfio di nubi grigie e pesanti. Un po’ come il mio cuore che non riesce a decidere da che parte esporsi. Eppure ti sento, come ieri ad esempio, quando seduta sulla poltrona a leggere un libro ho avuto l’impressione di dita  fra i capelli a comporre note dolcissime di una carezza. Come se si trattasse di qualcosa di normale ho ceduto a quella sensazione piegando di lato la testa, consentendo a quel sentire di darmi un po’ di conforto.

Ho chiuso gli occhi e accennato un leggero sorriso.

Poi mi sono irrigidita ricordando di esser sola in casa, i ragazzi erano al doposcuola e questo tu lo sai bene.

Sei passato a tenermi un po’ di compagnia mentre sprofondavo tre pagine di una storia che non mi appartiene. Sei passato a ricordarmi che non sono mai sola anche quando uso questa condizione a difesa di una stabilità che si è arresa ormai da tempo.

Ma d’altra parte quale è davvero il senso di  un’amicizia come la nostra, se non questo? Trascendere i limiti umani dello spazio e del tempo. Offuscare la ragione con il calore dei ricordi e dare ai sogni un senso sempre nuovo.

Le tue mani le conosco bene, mi hanno sostenuto in momenti di precario equilibrio. Mi hanno imboccato quando il cibo era nemico, mi hanno scosso quando la stupidità prevaleva sul buonsenso, mi hanno acchiappato quando la mia voglia di fuggire avrebbe distrutto la mia vita.

Le tue mani hanno un senso, sono il mio appiglio a quella vita di cui tu non hai potuto godere fino in fondo come avresti voluto…, e che io non comprendo a dovere solo perché ce l’ho.

Le tue mani reali ancora le ricordo e non dimentico quel nostro modo di aggrapparci l’uno all’altra, per questo le ho disegnate..

Ciao tesoro, a presto, (speriamo).

Scritto da: arietta alle ore 16:07 | link | commenti (18) | Categoria: sogni, amicizia, emozioni, michele




martedì, 03 febbraio 2009
Era ora...

Da oggi “VENERE” comincia il suo transito nel mio segno zodiacale che durerà fino a giugno:

STICAZZI ....

oserei dire, ma non lo dico, non si sa mai, che se dovesse pentirsene e decidere di transitare da qualche altra parte, chissà quando la ribecco.

E comunque ne avrei davvero bisogno. Da un po’ di tempo non si batte chiodo, alcun palpito, pochissime scariche cardiache, calma quasi piatta.

E allora …. Ci diamo una mossa che qui c’è gente che aspetta?

Scritto da: arietta alle ore 13:28 | link | commenti (17) | Categoria: scemenze




venerdì, 30 gennaio 2009
foto di famiglia ... (e sensi di colpa)

Era appena nata, qualche secondo prima era dentro di me e poi con un gesto sapiente di un chirurgo pratico me la ero ritrovata sanguinante e brutta/bella sul mio seno. I nostri cuori palpitavano all’unisono ma dall’esterno. Era una sensazione nuova e realmente carnale. Una sensazione profonda che difficilmente potrò dimenticare tra mille voci che mi tranquillizzavano sullo stato delle cose e quell’odore impastato di fluidi corporei e mentali.

Come ad alcune capita i giorni a seguire furono caratterizzati da una sensibilità acuta, piangevo e ridevo contestualmente, colpa del calo di ormoni, così dicevano. Eppure ricordo come fosse ora un giorno di quasi 11 anni fa quando, con lei fra le mie braccia, misi per la prima volta in discussione me stessa..

Le promisi che avrei fatto di tutto per renderla felice, che non le avrei mai (volutamente) causato dolore, anzi, che la avrei difesa con tutta me stessa da ogni bruttezza e che l’avrei sorretta ad ogni duro colpo.

Sono una madre intensa, una di quelle che spiega tutto, una di quelle che non si nasconde dietro un dito… brutale in qualche occasione, sincera sempre, flessibile quando occorre.

Eppure mi sento in colpa. Il mio sentire  è dovuto da una promessa infranta, da un compito non portato a temine.

Ieri sera l’ho scoperta mentre piangeva. Aveva una fotografia in cui tutti e 4 sembravamo felici. La mia inadeguatezza di madre è esplosa in una rabbia sorda, le ho urlato che quella realtà non esisteva più e doveva farsene una ragione.

Stamani l’ho svegliata riempiendola di baci, lei pareva avere dimenticato e come tutte le mattine mi ha abbracciato come se niente fosse successo. Aveva realmente dimenticato? Aveva registrato quella mia perdita di senso? Era riuscita a mediare con se stessa(più di me) su quanto accaduto? Oppure è ormai abituata  agli sbalzi d’umore di una madre profonda e approssimativa insieme?

Mentre lei era ancora a scuola ho preso quella foto, scattata 9 anni fa per il battesimo del fratello, una di quelle foto da studio con il capofamiglia in piedi ed io in poltrona col neonato in braccio e la piccola al mio fianco in una espressione spiritosa. L’ho inquadrata in una grande cornice d’argento e l’ho messa nello scaffale centrale della libreria nella sua camera.

Quella, per lei, è una realtà a cui fare riferimento. E’ la solidità del suo essere a prescindere da tutto. E’ la sua storia, il suo albero genealogico, il suo DNA. La sua certezza di essere. La sua famiglia. Le sue radici.

Ringrazio il mio tesoro per avermi insegnato il rispetto per i sentimenti di altri. Per avermi dato la capacità di vedere altro. Per la volontà di essere una persona e una madre migliore.

Le distanze tra genitori e figli sono frutto di sensi di colpa non eviscerati.

Il mio è un invito alla riflessione, Ciò che non si affronta scava buchi, trincee, voragini. I nostri figli sono frutto ed incipit di ciò che siamo e di ciò che diventeremo…..

Scritto da: arietta alle ore 23:39 | link | commenti (15) | Categoria: bambini, famiglia, emozioni, dubbi




mercoledì, 28 gennaio 2009
... Ma da sempre tu sei quella che paga di più...
possessività

La violenza sulle donne non è solo quella fisica che è  sicuramente la più terribile per la profanazione di corpo e anima.

C’ è un altro tipo di violenza muta, pesante, subdola.

Una violenza che tarpa le ali a giovani e meno giovani farfalle,

che le zittisce e le annulla rinchiudendole nel regno del possesso che spesso gli uomini (piccoli uomini) fortificano con minacce e divieti.

Ci sono anime forti in corpi delicati che riescono a sottrarsi a tali sopraffazioni  e ci sono  anime lievi che invece non riescono ad opporsi ad ordini e cattiverie.

E subiscono, piccole stelle, vivendo tra la paura e l’infelicità di un rapporto che non vorrebbero ma dal quale non riescono a fuggire, per incapacità o volontà.

Il mio pensiero oggi è per loro e a tutte le donne voglio dedicare questa bellissima canzone di E. Bennato

La Fata.

Scritto da: arietta alle ore 14:51 | link | commenti (8) | Categoria: musica, donne, denuncia




lunedì, 26 gennaio 2009
Momenti di dura realtà

Ho scoperto da poco Facebook. Non c’entra niente con splinder, lo so, ma è divertente. Lo associo  un po’ al  grande fratello che ovviamente non mi piace, (vi prego fidatemi della mia intelligenza) ma che di tanto in tanto guardo perché ogni personaggio ha comunque una storia, una realtà nella quale si muove e sicuramente delle motivazioni che lo spingono ad essere quello che è.

Mi piace il genere umano, se mi fosse possibile vivrei sempre in piazza ad osservare. Perché ogni persona è differente dalle altre, ha gesti propri, parole proprie, emozioni proprie ma non tutti realizzano che scrivere è una marcia in più…

Internet ha modificato le nostre vite, me ne sono accorta in questi giorni di buio perché non averlo mi ha fatto sentire a metà, quasi catapultata nell’età di mezzo o medioevo. Io con internet ci vivo, accendo la macchina non appena sveglia e tiro avanti fino a notte. Non chatto, mai, ma lo utilizzo per ogni cosa dalla ricerca dei numeri telefonici su pagine bianche, alle ricette da portare in tavola, dalle curiosità alle immagini, dalle recensioni alla musica da scaricare. Mi addentro negli archivi,  leggo il giornale, faccio le mie rimostranze e mi tengo in contatto con tutti con quintali di gB di posta.

E poi ho il mio blog. Che amo, che rileggo, che abbellisco e rimaneggio. Ma “senti che arietta” è lo specchio della mia anima, il mio momento interiore nel contesto di una giornata , niente a che vedere con tutto il resto.

Sto passando un periodo difficile. Un momento incerto in questa vita che certe volte pare fatta di cemento ed altre di cartone. A giorni avrò l’udienza per il divorzio, non che non la voglia, anzi, ma è un momento importante che gestisco male, sarà per i sensi di colpa nei confronti dei miei ragazzi, sarà perché la registrazione di un fallimento, nero su bianco, è sempre un frangente doloroso per ognuno di noi.

In certi momenti mi sembra mi manchino le parole per dare forma ai miei pensieri. Però qui mi sento a casa e a prescindere chi e in quanti mi leggono, ciò che ho da dire sarà inciso solo su queste pagine.

Torneranno le parole, tornerà quel mio lato impertinente che al momento è sepolto sotto quintali di dura realtà….

Scritto da: arietta alle ore 22:34 | link | commenti (10) | Categoria: dentro dentro




venerdì, 23 gennaio 2009

Ma voi ci siete su FACEBOOK?

datemi anche con PVT i vostri contatti e vi aggiungo fra gli amici....

Scritto da: arietta alle ore 17:15 | link | commenti (8) | Categoria:




lunedì, 19 gennaio 2009
La quadratura del cerchio

Tratto da  una storia vera....

Era una ragazzina carina, dentro nascondeva una solitudine insopportabile e per questo fuori mostrava una sicurezza bugiarda, di quelle che fanno paura. Aveva conosciuto un tipo più grande di lei almeno di 10 anni, ragazzino anche lui ma con la macchina e la barba da fare tutti i giorni. Lei sembrava innamorata ma quell’amore era difficile da vivere perché 13 anni al cospetto di 24 sono davvero pochi.

Stavano insieme, così si dicevano quando all’uscita di scuola lui la passava a prendere con la sua golf beige di un beige orribile.

Poi una sera lei andò ad una festa, era carnevale e per quello si era vestita in maniera davvero estrosa con un costume viola e rosso di tulle, di una cugina che lo aveva utilizzato per un saggio di danza classica. Quel costume sembrava rafforzare una personalità inesistente perché tra tante bambine/ragazzine vestite da Cleopatra, dame e fate, un vestito da giullare di corte sembrava rompere con una certa consuetudine primi anni ottanta.

E poi a quella festa in un garage sotto un palazzo di periferia si imbatté  in lui, ragazzino figlio di puttana con un sacco di storie per storia e una gran voglia di finire nei guai. Un lento, poi un altro e alla fine la conquista di un anfratto buio e nascosto. Il sesso a quell’età è davvero curiosità e ricerca e per questo lei aveva infilato la mano nella patta guidata dalla voglia impertinente di un 15enne arrapato.

Baci, carezze e un’eiaculazione precoce e definitiva. Se solo avesse saputo che con quella pratica era inevitabile sporcarsi e tracciare le sorti di una vita…..

Alla fine della festa aveva raggiunto l’amica che l’aveva accompagnata e che guarda caso era proprio la sorella del giovanotto che tutte le mattine passava a prenderla con la sua golf dall’orribile colore beige…

-Ti sei sporcata – aveva precisato tracciando i contorni di un imbarazzo indicibile. Quella macchia di giovane sperma era lì davanti i suoi occhi, una macchia bianchiccia e sbavata. Una macchia per la vita.

L’indomani aveva incontrato il suo pseudo amore. Un incontro normale. Un incontro fatale che mai avrebbe dimenticato: Lui pareva sereno, aveva guidato fino ad un boschetto vicino al mare e si era posteggiato in tranquillità.

“So che ti sei divertita ieri sera” -  aveva detto senza mostrare alcuna emozione e mentre lei,  ragazzina carina, cercava giustificazioni appropriate le arrivò il primo colpo… e poi un altro e poi un altro ancora a sfinirla dal dolore.

Le spiegazioni a difesa servirono a poco , fu aperta nell’intimo a costatare se la sera precedente aveva causato quel danno che invece si compieva al momento e mentre lo stronzo 24enne veniva dentro di lei pronunciava il nome dell’altro, del quindicenne arrapato, figlio di puttana.

L’ironia della sorte malevola e troia volle che alla prima volta il senso della vita si completasse in un atto di odio e rancore.

Lei rimase incita.

Aveva 13 anni.

Lui la fece abortire dopo un paio di mesi tracciando le sorti di una vita sporca e inutile.

E poi come succede in questi casi il tempo (che è un gran galantuomo) scorse sul suo letto dando ai protagonisti di questa faccenda  storie diverse, motivi diversi, dannazioni diverse.

A distanza di 25 anni, quella gran troia dell’ironia della sorte non sembrava stanca di prendere per il culo faccende e faccendieri e per questo stabilì che la ragazzina carina e il ragazzino arrapato e figlio di puttana si rincontrassero. E finissero con lo  stare ancora insieme in una sorta di storia confusa e dannata. Lei gli diede tutto quello che aveva perché credeva fortemente nel senso di giustizia che ognuno vorrebbe per la sua esistenza. la quadratura del cerchio, il cerchio della vita che si chiude ad anello tra il prima e il dopo senza considerare il durante...

Morale della favola?

Fu lui a lasciarle, per ultimo, un figlio.

Scritto da: arietta alle ore 20:57 | link | commenti (11) | Categoria: amore, donne, racconti, emozioni, denuncia, dentro dentro