


Mi dispiace...
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Le nostre vite cambiano. Sentimenti, interessi, paure e scopi si modificano così come il nostro corpo. E' la vita!
da un pò non entravo su splinder e questa sera, dopo averlo fatto, ho trovato 14 pvt dalla redazione. Riporto il testo:
a causa di violazioni di copyright o di non rispetto delle condizioni di utilizzo di Splinder (TOS) e' stato rimosso il file caricato il 12/11/2007 - 10:49, dal titolo: anoressia2 |
In futuro, per evitare la cancellazione del tuo account, ti consigliamo di leggere attentamente i TOS di Splinder, prima di caricare altri file.
la Redazione di Splinder
fermo restando che le immagini riportate le ho trovate sul web, deduco che forse il testo potrebbe sembrare oltraggioso o dannaso.
Ma de che?
a parte il fatto che il "ti consigliamo" già mi pesa sui cog...... perchè a sbagliare sono bravissima da me, io ho parlato di un problema vissuto e rivissuto sulla mia pellaccia.
Io ancora visualizzo il post in questione e se anche per voi è lo stesso, dategli una scorsa... perchè è fondamentale non sottavalutare IL MIO PUNTO DI VISTA.
Se mi si volesse cancellare l'account che facciano pure... dalle mie parti si dice
minchiate....
sopravvivo senza splinder ma che non mi si censuri perchè sono una persona stabile e molto responsabile e non vado in giro a fottere le persone con idee insane.
Io parlo di ciò che credo e rispondo alla mia coscienza.. non ad una redazione bacchettona e parruccona (e tra l'altro pure ignorante)....
see you lather?
perhaps!
La mia casa.
Mura alte e soffitti pieni.
Un senso di pace che non so dire, le voci dei bambini che si accavallano a questo mio essere inquieto.
La mia casa, un non luogo che non so spiegare.
Un posto che mi appartiene anche se è tappezzato da un codice html che definisce colori e contorni.
Questa sono io, e quel che sono certe volte mi basta e altre mi spaventa.
Vorrei raccontarvi di ciò che mi è successo in questo periodo.
Di ciò che mi ha toccato e trafitto.
Di ciò che ho sperimentato.
Di ciò che ho immaginato e supposto e sperato….
E scansato.
La mia vita è cambiata un giorno in cui altre vite sono cambiate.
Una donna era in macchina coi sui bambini e percorreva una strada solita.
Sempre la solita.
Aveva salutato il marito poche ore prima, si erano dati appuntamento
per il pranzo.
Sempre il solito.
E lui aveva baciato i suoi ometti e loro lui in un gesto scontato.
E poi tutto è finito.
Un crash da ricordare per sempre.
E per sempre quelle vite sono diventate nulla.
Non so spiegare l’effetto.
Ma mi resta poco dentro e a stento riesco a trovarlo.
Forse un giorno saprò parlarne.
Forse un giorno….
![pin-up[1]](http://files.splinder.com/578e683a9b9136077d761f7540c0ca26_medium.jpg)
Rieccomi a casa, giusto il tempo di riordinare un pò e poi tutto quanto ritornerà alla normalita.
Attimi rubati a ricordi senza peso .
Labbra appiccicate ad altre labbra
e occhi che si chiudono in un battito di ciglia.
Battiti.
Attimi scontati quando tutto è consueto,
occhi spaventati e labbra aride di paura,
notti insonni a cercare di capire perché la vita è così dura.
Battiti.
Battiti di un cuore sempre appeso.
Battiti di storie ed un tam tam di segni e suoni
Ed un amore accartocciato in attimo sospeso.
Ti ho incontrato, avuto e poi perduto.
Un battito seduto,
senza forze ad affrontare
l’immenso senso che mi manca per capire....
(arietta)
Ora mi rifaccio con un bel post....
corro a prepararlo.
Ci sono sensazioni impalpabili che vanno oltre ogni spiegazione e come un velo di umidità si appiccicano sulla pelle facendoci rabbrividire.
Ci sono presenze impalpabili che lievemente si frappongono fra noi e la nostra stessa ragione e riempiono attimi di vuoto che altrimenti ci distruggerebbero.
Ci sono ricordi impalpabili che si addensano in parole e scivolano solidi nero su bianco a significare ciò che siamo stati e quel che abbiamo vissuto.
"Mio caro Michele,
qui è tempo di sagra. Migliaia di persone per strada a rincorrere una primavera che anche da queste parti tarda a mandare i primi segnali. Piove sempre, il cielo da un lato è sgombro e dall’altro gonfio di nubi grigie e pesanti. Un po’ come il mio cuore che non riesce a decidere da che parte esporsi. Eppure ti sento, come ieri ad esempio, quando seduta sulla poltrona a leggere un libro ho avuto l’impressione di dita fra i capelli a comporre note dolcissime di una carezza. Come se si trattasse di qualcosa di normale ho ceduto a quella sensazione piegando di lato la testa, consentendo a quel sentire di darmi un po’ di conforto.
Ho chiuso gli occhi e accennato un leggero sorriso.
Poi mi sono irrigidita ricordando di esser sola in casa, i ragazzi erano al doposcuola e questo tu lo sai bene.
Sei passato a tenermi un po’ di compagnia mentre sprofondavo tre pagine di una storia che non mi appartiene. Sei passato a ricordarmi che non sono mai sola anche quando uso questa condizione a difesa di una stabilità che si è arresa ormai da tempo.
Ma d’altra parte quale è davvero il senso di un’amicizia come la nostra, se non questo? Trascendere i limiti umani dello spazio e del tempo. Offuscare la ragione con il calore dei ricordi e dare ai sogni un senso sempre nuovo.
Le tue mani le conosco bene, mi hanno sostenuto in momenti di precario equilibrio. Mi hanno imboccato quando il cibo era nemico, mi hanno scosso quando la stupidità prevaleva sul buonsenso, mi hanno acchiappato quando la mia voglia di fuggire avrebbe distrutto la mia vita.
Le tue mani hanno un senso, sono il mio appiglio a quella vita di cui tu non hai potuto godere fino in fondo come avresti voluto…, e che io non comprendo a dovere solo perché ce l’ho.
Le tue mani reali ancora le ricordo e non dimentico quel nostro modo di aggrapparci l’uno all’altra, per questo le ho disegnate..
Ciao tesoro, a presto, (speriamo).
Da oggi “VENERE” comincia il suo transito nel mio segno zodiacale che durerà fino a giugno:
STICAZZI ....
oserei dire, ma non lo dico, non si sa mai, che se dovesse pentirsene e decidere di transitare da qualche altra parte, chissà quando la ribecco.
E comunque ne avrei davvero bisogno. Da un po’ di tempo non si batte chiodo, alcun palpito, pochissime scariche cardiache, calma quasi piatta.
E allora …. Ci diamo una mossa che qui c’è gente che aspetta?
Era appena nata, qualche secondo prima era dentro di me e poi con un gesto sapiente di un chirurgo pratico me la ero ritrovata sanguinante e brutta/bella sul mio seno. I nostri cuori palpitavano all’unisono ma dall’esterno. Era una sensazione nuova e realmente carnale. Una sensazione profonda che difficilmente potrò dimenticare tra mille voci che mi tranquillizzavano sullo stato delle cose e quell’odore impastato di fluidi corporei e mentali.
Come ad alcune capita i giorni a seguire furono caratterizzati da una sensibilità acuta, piangevo e ridevo contestualmente, colpa del calo di ormoni, così dicevano. Eppure ricordo come fosse ora un giorno di quasi 11 anni fa quando, con lei fra le mie braccia, misi per la prima volta in discussione me stessa..
Le promisi che avrei fatto di tutto per renderla felice, che non le avrei mai (volutamente) causato dolore, anzi, che la avrei difesa con tutta me stessa da ogni bruttezza e che l’avrei sorretta ad ogni duro colpo.
Sono una madre intensa, una di quelle che spiega tutto, una di quelle che non si nasconde dietro un dito… brutale in qualche occasione, sincera sempre, flessibile quando occorre.
Eppure mi sento in colpa. Il mio sentire è dovuto da una promessa infranta, da un compito non portato a temine.
Ieri sera l’ho scoperta mentre piangeva. Aveva una fotografia in cui tutti e 4 sembravamo felici. La mia inadeguatezza di madre è esplosa in una rabbia sorda, le ho urlato che quella realtà non esisteva più e doveva farsene una ragione.
Stamani l’ho svegliata riempiendola di baci, lei pareva avere dimenticato e come tutte le mattine mi ha abbracciato come se niente fosse successo. Aveva realmente dimenticato? Aveva registrato quella mia perdita di senso? Era riuscita a mediare con se stessa(più di me) su quanto accaduto? Oppure è ormai abituata agli sbalzi d’umore di una madre profonda e approssimativa insieme?
Mentre lei era ancora a scuola ho preso quella foto, scattata 9 anni fa per il battesimo del fratello, una di quelle foto da studio con il capofamiglia in piedi ed io in poltrona col neonato in braccio e la piccola al mio fianco in una espressione spiritosa. L’ho inquadrata in una grande cornice d’argento e l’ho messa nello scaffale centrale della libreria nella sua camera.
Quella, per lei, è una realtà a cui fare riferimento. E’ la solidità del suo essere a prescindere da tutto. E’ la sua storia, il suo albero genealogico, il suo DNA. La sua certezza di essere. La sua famiglia. Le sue radici.
Ringrazio il mio tesoro per avermi insegnato il rispetto per i sentimenti di altri. Per avermi dato la capacità di vedere altro. Per la volontà di essere una persona e una madre migliore.
Le distanze tra genitori e figli sono frutto di sensi di colpa non eviscerati.
Il mio è un invito alla riflessione, Ciò che non si affronta scava buchi, trincee, voragini. I nostri figli sono frutto ed incipit di ciò che siamo e di ciò che diventeremo…..
La violenza sulle donne non è solo quella fisica che è sicuramente la più terribile per la profanazione di corpo e anima.
C’ è un altro tipo di violenza muta, pesante, subdola.
Una violenza che tarpa le ali a giovani e meno giovani farfalle,
che le zittisce e le annulla rinchiudendole nel regno del possesso che spesso gli uomini (piccoli uomini) fortificano con minacce e divieti.
Ci sono anime forti in corpi delicati che riescono a sottrarsi a tali sopraffazioni e ci sono anime lievi che invece non riescono ad opporsi ad ordini e cattiverie.
E subiscono, piccole stelle, vivendo tra la paura e l’infelicità di un rapporto che non vorrebbero ma dal quale non riescono a fuggire, per incapacità o volontà.
Il mio pensiero oggi è per loro e a tutte le donne voglio dedicare questa bellissima canzone di E. Bennato
La Fata.
Ho scoperto da poco Facebook. Non c’entra niente con splinder, lo so, ma è divertente. Lo associo un po’ al grande fratello che ovviamente non mi piace, (vi prego fidatemi della mia intelligenza) ma che di tanto in tanto guardo perché ogni personaggio ha comunque una storia, una realtà nella quale si muove e sicuramente delle motivazioni che lo spingono ad essere quello che è.
Mi piace il genere umano, se mi fosse possibile vivrei sempre in piazza ad osservare. Perché ogni persona è differente dalle altre, ha gesti propri, parole proprie, emozioni proprie ma non tutti realizzano che scrivere è una marcia in più…
Internet ha modificato le nostre vite, me ne sono accorta in questi giorni di buio perché non averlo mi ha fatto sentire a metà, quasi catapultata nell’età di mezzo o medioevo. Io con internet ci vivo, accendo la macchina non appena sveglia e tiro avanti fino a notte. Non chatto, mai, ma lo utilizzo per ogni cosa dalla ricerca dei numeri telefonici su pagine bianche, alle ricette da portare in tavola, dalle curiosità alle immagini, dalle recensioni alla musica da scaricare. Mi addentro negli archivi, leggo il giornale, faccio le mie rimostranze e mi tengo in contatto con tutti con quintali di gB di posta.
E poi ho il mio blog. Che amo, che rileggo, che abbellisco e rimaneggio. Ma “senti che arietta” è lo specchio della mia anima, il mio momento interiore nel contesto di una giornata , niente a che vedere con tutto il resto.
Sto passando un periodo difficile. Un momento incerto in questa vita che certe volte pare fatta di cemento ed altre di cartone. A giorni avrò l’udienza per il divorzio, non che non la voglia, anzi, ma è un momento importante che gestisco male, sarà per i sensi di colpa nei confronti dei miei ragazzi, sarà perché la registrazione di un fallimento, nero su bianco, è sempre un frangente doloroso per ognuno di noi.
In certi momenti mi sembra mi manchino le parole per dare forma ai miei pensieri. Però qui mi sento a casa e a prescindere chi e in quanti mi leggono, ciò che ho da dire sarà inciso solo su queste pagine.
Torneranno le parole, tornerà quel mio lato impertinente che al momento è sepolto sotto quintali di dura realtà….
Ma voi ci siete su FACEBOOK?
datemi anche con PVT i vostri contatti e vi aggiungo fra gli amici....
Tratto da una storia vera....
Era una ragazzina carina, dentro nascondeva una solitudine insopportabile e per questo fuori mostrava una sicurezza bugiarda, di quelle che fanno paura. Aveva conosciuto un tipo più grande di lei almeno di 10 anni, ragazzino anche lui ma con la macchina e la barba da fare tutti i giorni. Lei sembrava innamorata ma quell’amore era difficile da vivere perché 13 anni al cospetto di 24 sono davvero pochi.
Stavano insieme, così si dicevano quando all’uscita di scuola lui la passava a prendere con la sua golf beige di un beige orribile.
Poi una sera lei andò ad una festa, era carnevale e per quello si era vestita in maniera davvero estrosa con un costume viola e rosso di tulle, di una cugina che lo aveva utilizzato per un saggio di danza classica. Quel costume sembrava rafforzare una personalità inesistente perché tra tante bambine/ragazzine vestite da Cleopatra, dame e fate, un vestito da giullare di corte sembrava rompere con una certa consuetudine primi anni ottanta.
E poi a quella festa in un garage sotto un palazzo di periferia si imbatté in lui, ragazzino figlio di puttana con un sacco di storie per storia e una gran voglia di finire nei guai. Un lento, poi un altro e alla fine la conquista di un anfratto buio e nascosto. Il sesso a quell’età è davvero curiosità e ricerca e per questo lei aveva infilato la mano nella patta guidata dalla voglia impertinente di un 15enne arrapato.
Baci, carezze e un’eiaculazione precoce e definitiva. Se solo avesse saputo che con quella pratica era inevitabile sporcarsi e tracciare le sorti di una vita…..
Alla fine della festa aveva raggiunto l’amica che l’aveva accompagnata e che guarda caso era proprio la sorella del giovanotto che tutte le mattine passava a prenderla con la sua golf dall’orribile colore beige…
-Ti sei sporcata – aveva precisato tracciando i contorni di un imbarazzo indicibile. Quella macchia di giovane sperma era lì davanti i suoi occhi, una macchia bianchiccia e sbavata. Una macchia per la vita.
L’indomani aveva incontrato il suo pseudo amore. Un incontro normale. Un incontro fatale che mai avrebbe dimenticato: Lui pareva sereno, aveva guidato fino ad un boschetto vicino al mare e si era posteggiato in tranquillità.
“So che ti sei divertita ieri sera” - aveva detto senza mostrare alcuna emozione e mentre lei, ragazzina carina, cercava giustificazioni appropriate le arrivò il primo colpo… e poi un altro e poi un altro ancora a sfinirla dal dolore.
Le spiegazioni a difesa servirono a poco , fu aperta nell’intimo a costatare se la sera precedente aveva causato quel danno che invece si compieva al momento e mentre lo stronzo 24enne veniva dentro di lei pronunciava il nome dell’altro, del quindicenne arrapato, figlio di puttana.
L’ironia della sorte malevola e troia volle che alla prima volta il senso della vita si completasse in un atto di odio e rancore.
Lei rimase incita.
Aveva 13 anni.
Lui la fece abortire dopo un paio di mesi tracciando le sorti di una vita sporca e inutile.
E poi come succede in questi casi il tempo (che è un gran galantuomo) scorse sul suo letto dando ai protagonisti di questa faccenda storie diverse, motivi diversi, dannazioni diverse.
A distanza di 25 anni, quella gran troia dell’ironia della sorte non sembrava stanca di prendere per il culo faccende e faccendieri e per questo stabilì che la ragazzina carina e il ragazzino arrapato e figlio di puttana si rincontrassero. E finissero con lo stare ancora insieme in una sorta di storia confusa e dannata. Lei gli diede tutto quello che aveva perché credeva fortemente nel senso di giustizia che ognuno vorrebbe per la sua esistenza. la quadratura del cerchio, il cerchio della vita che si chiude ad anello tra il prima e il dopo senza considerare il durante...
Morale della favola?
Fu lui a lasciarle, per ultimo, un figlio.